Il delitto di Cogne/Capitolo 9

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Chiesetta di Cogne.jpg

CopertinaIl delitto di Cogne/Copertina
  1. Capitolo 1: PremessaIl delitto di Cogne/Capitolo 1
  2. Capitolo 2: Prima analisi dei fattiIl delitto di Cogne/Capitolo 2
  3. Capitolo 3: La famigliaIl delitto di Cogne/Capitolo 3
  4. Capitolo 4: L’ambienteIl delitto di Cogne/Capitolo 4
  5. Capitolo 5: Cronologia dei fattiIl delitto di Cogne/Capitolo 5
  6. Capitolo 6: Il seguito cronologicoIl delitto di Cogne/Capitolo 6
  7. Capitolo 7: La scena del crimineIl delitto di Cogne/Capitolo 7
  8. Capitolo 8: Ipotesi madre colpevoleIl delitto di Cogne/Capitolo 8
  9. Capitolo 9: Ipotesi madre innocenteIl delitto di Cogne/Capitolo 9
  10. Capitolo 10: ConclusioneIl delitto di Cogne/Capitolo 10

Ipotesi madre innocente[modifica]

Prima considerazione, il movente: che motivi aveva la Franzoni di uccidere il proprio figlio? La perizia psichiatrica ha dimostrato che è perfettamente sana di mente, in grado di intendere e volere.

Uscendo, la Franzoni ha lasciato la porta della camera dei bambini aperta, al rientro l’ha trovata accostata. Dunque l’assassino l’ha accostata convinto che Samuele fosse nella propria camera, dunque il suo obiettivo non era il bambino, era lì per altri scopi, ma poi essendoselo trovato di fronte nella stanza matrimoniale, ha dovuto eliminare un imbarazzante testimone. Dato che la Franzoni ritornando dalla fermata dello scuolabus, nell’avvicinarsi alla casa non ha visto nessuno e visto il risicato tempo a disposizione, se l’assassino non poteva già essere uscito vuol dire che era ancora in casa. E’ salito verso la mansarda e quando la Franzoni è scesa al piano ”notte” lui se n’è andato. Tra l’altro così si spiega la situazione illustrata dalla Ferrod, la quale entrando in casa per prendere il bicchiere d’acqua come richiesto dalla Satragni, trova la porta aperta, mentre rientrando la Franzoni l’aveva chiusa. Dunque l’ha aperta l’assassino per uscire.

L’assassino non poteva prevedere che la Franzoni proprio quella mattina avrebbe lasciato la porta aperta, ma certamente era organizzato per aprirla se fosse stata chiusa. L’ipotesi più logica è che avesse una copia delle chiavi; i Lorenzi hanno lascito le chiavi in custodia varie volte ai vicini, nel corso del tempo, e in qualche modo gli è stato possibile fare una copia. Il fatto poi che quella mattina la madre non ha preso con sé Samuele è stato un inconveniente perché il suo obiettivo, come già detto, era un altro. Se non che se lo trova davanti, Samuele vede in camera una persona che non è la madre, comincia a urlare. Tutta la pianificazione fatta non serve più, anzi, deve far tacere il bambino, una cosa non prevista. La rabbia, il panico lo portano ad agire con così tanta ferocia sul bambino.

Riassumendo: l’assassino conosce le abitudini della Franzoni e conosce bene la disposizione dei locali della casa. Sa che al massimo in casa può trovare Samuele, ma in quanto solo, crede che il bambino stia dormendo nella sua cameretta e per questo accosta la porta. E’ una persona che frequenta la Franzoni e può avere avuto nei suoi confronti dei dissapori, anche di carattere sentimentale. Oppure prova invidia o gelosia nei confronti della famiglia o in special modo dei figli. Era quindi noto a Samuele che avrebbe dunque potuto indicarlo alla madre. Doveva agire proprio quella mattina per fare qualcosa nella casa inerente alla festicciola del pomeriggio. Solo un esterno poteva avere la possibilità di far sparire l’arma del delitto.

La Franzoni è dunque innocente.