Poesie (Palazzeschi)/Chi sono?

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Nelle varie pubblicazioni intitolate Poesie, questo è di solito il brano di apertura. Anche se le varie poesie sono in genere ordinate secondo un criterio cronologico, in questo caso si riscontra un'eccezione, dato che non si tratta di un pezzo d'esordio.

Dati essenziali
Titolo Chi sono?
Anno 1909
Raccolta originale Poemi
Metro versi liberi con schema di rime ripetuto che divide il componimento in quattro parti.

Con questo componimento il poeta si presenta al suo lettore ideale (attivando il cosiddetto asse metaletterario dell'atto di scrittura). Si instaura dunque un dialogo tra l'io poetico e la persona che si accinge a leggere le poesie palazzeschiane.

Da artista disadattato, con i suoi versi Palazzeschi rifiuta l’etichetta di poeta, distanziandosi dall’onore ed dal prestigio che questo titolo comporterebbe. Egli considera la sua poesia come un atto giocoso, atteggiandosi in maniera irriverente nei confronti delle opere della grande tradizione letteraria. Alla fine del componimento, Palazzeschi finirà per autodefinirsi un saltimbanco.

Ciò che consentirà al lettore di comprendere la sua opera non è nient'altro che la lente indicata in questa poesia. Con questa metafora, Palazzeschi allude alla propria opera: la lente, interpretabile come la poesia, renderà visibile l'animo di chi scrive a tutti i suoi interlocutori ideali, sarà una sorta di specchio dell'anima.

La poesia ha una chiarissima struttura data dalla divisione in parti simili a strofe, le quali ripetono la stessa struttura. La sequenza di ogni parte è:

  • A - Domanda (Son forse un poeta? eccetera)
  • B - Risposta negativa (no, certo...)
  • C - Finale con la rima in ía. (follia)
  • A - Nuova domanda per la parte successiva (Son dunque un pittore?), ecc.

Lo schema si ripete per quattro volte. L'uso sistematico di sostantivi che rimandano alle professioni (poeta, musico, pittore, saltimbanco) o ai ferri del mestiere (penna, tavolozza, tastiera) conferiscono al testo una certa uniformità (coesione). Lo stesso riguarda per l'uso, non molto generoso, di rime (follia, malinconia, nostalgia...). Dal punto di vista metrico, va notato l'uso frequente di -n-, anche perché la poesia è ricchissima di negazioni.

Elementi ricorrenti nella poesia di Palazzeschi[modifica]

Nonostante egli asserisca di non essere né musicista né pittore, è evidente che alcuni elementi della pittura e della musica si ritrovano ripetutamente nella produzione palazzeschiana. La poesia Chi sono è presumibilmente il componimento più celebre del Palazzeschi, anche perché è da considerarsi come assai rappresentativo per buona parte della sua produzione.

  • La tendenza "pittorica" di Palazzeschi, in teoria rifiutata categoricamente in Chi sono? riemerge in diversi quadretti tradotti in poema, come La croce, Ara Mara Amara e Rio Bo.
  • Anche una particolare attenzione alle dimensioni del suono testimoniano un'inclinazione al musicale. È questo il caso dell'uso dell'onomatopea in versi come quelli della Fontana malata o nel gioco libero con sillabe prive di senso autonomo come in Lasciatemi divertire.
  • Un elemento che ricorre molto spesso in questa ed in altre poesie di Palazzeschi è il verso libero, cioè l'uso a piacere di diverse lunghezze sillabiche. A partire dal 1909, infatti, l'artista rifiuta la costrizione di schemi metrici per preferire questo sistema tanto amato all'epoca da correnti d'avanguardia come quella futurista. Altri esempi si ritrovano in componimenti come Rio Bo, Lasciatemi divertire e La passeggiata.
  • In questa poesia traspare comunque una spiccata preferenza per il ritmo ternario, cioè quello generato da versi di 3, 6 o 9 sillabe. Tutte le prime poesie di Palazzeschi si erano attenute a questo schema (tanto per cominciare La croce); uno schema assai rigido, ma concepito come sfida alla metrica tradizionale.
  • Per finire, il tema del "saltimbanco" e quello della lente rimandano ad una componente giocosa che, a differenza di quanto si asserisce comunemente, non rappresenta semplicemente una sorta di un'infantile tendenza da parte di Palazzeschi. Il gioco, insieme alle tematiche del grottesco, è di solito inteso dal poeta fiorentino come un impulso emancipato, indipendente e sovversivo, ma anche come una reazione al dolore dell'esperienza umana, un sentimento a cui allude ripetutamente in diverse delle sue prime Poesie.

I componimenti proposti in questa serie seguono, a partire dalle prossime sezioni, l'ordine cronologico.

Collegamenti esterni, testo[modifica]