Differenze tra le versioni di "Storia della letteratura italiana/Modernità e avanguardie"

Jump to navigation Jump to search
completo
 
(completo)
{{Storia della letteratura italiana|sezione=7}}
I primi anni del Novecento in Italia sono caratterizzati da gravi conflitti sociali, ma anche da un miglioramento della qualità della vita, che porta a una maggiore diffusione della cultura tra la popolazione e alla diminuzione dell'analfabetismo (soprattutto nelle classi piccolo-borghesi). Per gli intellettuali si profila un nuovo pubblico, che cerca l'evasione nella letteratura di consumo, ma che si interessa anche alle ideologie politiche che stanno prendendo piede, nelle quali si palesa la scontentezza che serpeggia nel paese.<ref name="Ferroni857">Giulio Ferroni, ''Profilo storico della letteratura italiana'', Einaudi, Torino, 2001, p. 857.</ref>
All'inizio del Novecento esplodono a livello europeo le cosiddette avanguardie, movimenti artistici che intendono rompere definitivamente i ponti con le forme più tradizionali della letteratura.
 
In quegli anni, Benedetto Croce giudica molto severamente quasi tutti gli scrittori contemporanei, influenzando così un largo numeri di critici accademici. Molto importante è la fondazione, nel 1908, da parte di Giuseppe Prezzolini (Perugia 1882 - Lugano 1982) e Giovanni Papini (1881-1956) de ''La Voce'', rivista di cultura e politica, le cui pubblicazioni continuano fino al 1916. È una delle più importanti riviste culturali italiane del Novecento, protagonista del dibattito intellettuale all'inizio del secolo.
Tra i maggiori movimenti d'avanguardia, sia in campo artistico che letterario, sono il dadaismo con Marcel Duchamp; la pittura volutamente deformata di Picasso e in generale del Cubismo; l'espressionismo, che tendeva a far interagire codici linguistici e stilistici diversi tra loro; il futurismo, la prima e più consapevole avanguardia letteraria in Italia.
 
==L'eta giolittiana==
Benedetto Croce giudicò molto severamente quasi tutti gli scrittori contemporanei, influenzando così un largo numeri di critici accademici. All'inizio del XX secolo si colloca, unica e folgorante, l'esperienza artistica del poeta Dino Campana che nel 1914 pubblica i Canti Orfici.
[[File:Giovanni Giolitti.jpg|thumb|left|Giovanni Giolitti]]
Nei primi anni del XX secolo si impone la figura di [[w:Giovanni Giolitti|Giovanni Giolitti]], che sarà più volte presidente del Consiglio e avrà un ruolo di guida nella politica italiana fino all'ingresso del paese nella prima guerra mondiale nel 1915. La situazione in quel periodo è relativamente stabile: il sistema liberale sembra trovare un proprio equilibrio, grazie soprattutto alle grandi doti di mediazione dimostrate da Giolitti nella fase dei conflitti sociali che si erano sviluppati. La politica protezionistica favorisce inoltre la crescita dell'economia industriale nelle regioni settentrionali, mentre negli Stati Uniti e nei paesi avanzati d'Europa prendevano piede nuove tecnologie. Nonostante le contraddizioni del periodo, si registra un miglioramento della qualità della vita, a cui si accompagna l'espansione della cultura e l'estesione dei servizi pubblici nelle città.<ref name="Ferroni857" />
 
Intanto, viene avanzato un nuovo piano imperialistico, che risponde alla generale scontentezza della popolazione sia circa l'esito del processo risorgimentale - e in particolare per l'«irredentismo» delle terre italiane ancora sotto il controllo straniero, come Trento e Trieste - sia per l'espansione in Africa, che vede l'Italia in secondo piano rispetto alle altre potenze europee. In questo nuovo nazionalismo confluiranno anche elementi dell'ideologia mazziniana e repubblicana, a cui si associa il rifiuto del mondo borghese e la difesa della società agricola. Tra gli intellettuali-guida di questo movimento ci sono Alfredo Oriani (1852-1909) e soprattuto Enrico Corradini (1865-1931), fondatore dell'Associazione Nazionalistica Italiana nel 1910 e in seguito sostenitore del [[../Letteratura e fascismo|fascismo]].<ref>Giulio Ferroni, ''Profilo storico della letteratura italiana'', Einaudi, Torino, 2001, p. 859.</ref>
Nel 1908 fu fondata, da Giuseppe Prezzolini e Giovanni Papini, ''La Voce'', rivista di cultura e politica. Continuò le pubblicazioni fino al 1916. Fu una delle più importanti riviste culturali italiane del Novecento. Con l'interventismo emergono autori come Scipio Slataper e Filippo Corridoni.
 
Decisivo in questi anni è inoltre la crescita dei consensi per il [[w:Socialismo|socialismo]]. Mentre molti intellettuali guardano con sospetto e disdegno all'affermarsi di questa ideologia nell'età giolittiana, questa si fa strada nella popolazione, grazie anche alle conquiste della dirigenza riformista del Partito Socialista Italiano (PSI), riconosciute da Giolitti attraverso miglioramenti della classe operaia. Al pubblico degli operai vengono offerti romanzi educativi a sfondo sociale, che riprendono i modelli della cultura popolare dell'Ottocento: esempio di queste produzione sono ''Gli ammonitori'' (1903) di Giovanni Cena (1870-1917) e ''La folla'' di Paolo Valera (1850-1926).<ref>Giulio Ferroni, ''Profilo storico della letteratura italiana'', Einaudi, Torino, 2001, p. 860.</ref>
Il libro poetico più rilevante della fase primonovecentesca è senza dubbio ''L'allegria'' di Giuseppe Ungaretti<ref>[http://books.google.it/books?ei=XWyzTOytKMzp4gaiptX8Bg&ct=result&hl=en&id=s2DzAAAAMAAJ Alberto Casadei, "''Il Novecento''", il mulino, Bologna, 2005]</ref>. Per quanto riguarda la narrativa, essa si presenta in Italia dotata di una tradizione molto meno forte rispetto alla lirica, e comunque dominata per lungo tempo dal modello de ''I Promessi Sposi'' di Alessandro Manzoni. In questo primo novecento occupano la scena della narrativa Gabriele D'Annunzio e Antonio Fogazzaro. Ma la critica tende oggi a individuare i testi più significativi fra quelli di Luigi Pirandello, che, pur partendo da premesse tardoveriste, si propone nel 1904 come sperimentatore e addirittura precorritore di alcune soluzioni metanarrative con ''Il fu Mattia Pascal'', in cui si colgono nel testo le componenti della poetica pirandelliana più tipica: l'antipositivismo e l'antirazionalismo, non ben apprezzate da Croce.
 
==Le avanguardie==
Nel contempo, intorno agli anni venti, si veniva rafforzando una tendenza antinovecentesca, cioè ostile ai caratteri sperimentali tipici del primo novecento, che trovava il suo punto di riferimento nel ''Canzoniere'' di Umberto Saba.
{{vedi pedia|Avanguardia}}
All'inizio del Novecento esplodono a livello europeo le cosiddette avanguardie, movimenti artistici che intendono rompere definitivamente i ponti con le forme più tradizionali della letteratura. Tra i maggiori movimenti d'avanguardia, sia in campo artistico che letterario, sono il dadaismo con Marcel Duchamp, la pittura volutamente deformata di Picasso e in generale del cubismo, l'espressionismo, che tendeva a far interagire codici linguistici e stilistici diversi tra loro, il [[../Futurismo|futurismo]], la prima e più consapevole avanguardia letteraria in Italia. Le avanguardie nascono dalla collaborazione di artisti diversi che riuniscono per stendere programmi estetici condivisi - spesso espressi in un manifesto - e diffonderli nella società. Compito di questa nuova arte è scuotere il pubblico e spingerlo all'azione.<ref>Giulio Ferroni, ''Profilo storico della letteratura italiana'', Einaudi, Torino, 2001, p. 875.</ref>
 
[[File:La Voce.jpg|thumb|Prima pagina della ''Voce'']]
 
Molto imporante nel panorama italiano è inoltre l'attività letteraria legata alla rivista ''La Voce'', a cui si è già accennato. Sebbene all'inizio avesse un'impostazione prettamente politica, con il tempo diede più spazio ai collaboratori che cercavano nuove forma di espressione letteraria. Come scrive Ferroni, a «letteratura vociana» si caratterizza per una fusione di moralismo, autobiografiso e frammentismo. Nella poesia come nella prosa il frammento è il principale modo di espressione, perché più autentico e immediato. A questo si accompagna una prospettiva polemica di autocritica, tutti elementi che la avvicinano alla corrente dell'espressionismo. Tra i principali collaboratori, oltre ai fondatori Papini e Prezzolini, si ricodarno: Scipio Slataper (Trieste 1888 - 1915), autore dell'opera autobiografica ''Il mio Carso'' (1912), visse con passione la condizione irredenta della sua terra natia e fu un fervente intervenista (arruolatosi, morì in guerra); Renato Serra (Cesena 1884 - Podgora 1915), anch'egli interventista, pubblicò sulla rivista ''Le lettere'' (1914) e l'''Esame di coscienza di un letterato'' (1915); Sibilla Aleramo (pseudonimo di Rina Faccio, 1876-1960), poetessa e narratrice che sottopone ogni problematica culturale all'indagine autobiografica (''Una donna'', 1906, ''Amo dunque sono'', 1927).
 
Isolata e solitaria è la posizione del giovane filosofo Carlo Michelstaedter (Gorizia 1887 - Firenze 1913), ricordato per la sua sola opera compiuta, ''La persuasione e la rettorica'', la tesi di laurea che completò poco prima di togliersi la vita. Intriso di pensiero pessimistico, esperto di matematica, di letteratura greca, di Schopenhauer, Nietszche e [[../Giacomo Leopardi|Leopardi]], estraneo alla letteratura vociana, concentra la sua riflessione sulla contrapposizione tra la ''persuasione illusoria'' su cui si basa la vita umana (tesa ad allontanare la paura della morte) e la ''persuasione autentica'' della vita immediatamente presente a se stessa. «Persuaso» è chi sa impossessarsi del presente, ma la difficoltà di questa situazione dà origine alla ''rettorica'', cioè un insieme di valori apparenti.<ref>Giulio Ferroni, ''Profilo storico della letteratura italiana'', Einaudi, Torino, 2001, p. 910.</ref>
 
==La narrativa==
Nei primi decenni del Novecento è forte l'influenza sui giovani intellettuali di [[../Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]] da una parte e [[../Benedetto Croce|Croce]] dall'altra. Rimane però forte il desiderio di partecipare ai cambiamenti che caratterizzano la modernità, entrando in polemica con la politica giolittiana. Vengono respinti i principi liberali e democratici, in favore di uno spirito di conquista ispirato al vitalismo dannunziano, che mira a imporre all'orizzonte sociale nuovi e assoluti spazi ideali.<ref>Giulio Ferroni, ''Profilo storico della letteratura italiana'', Einaudi, Torino, 2001, p. 858.</ref> Questo spirito tende ad esaltare la figura dell'intellettuale e dello scrittore, inteso come promotore del movimento della storia.
 
Il libro poetico più rilevante della fase primonovecentesca è senza dubbio ''L'allegria'' di Giuseppe Ungaretti<ref>[http://books.google.it/books?ei=XWyzTOytKMzp4gaiptX8Bg&ct=result&hl=en&id=s2DzAAAAMAAJ Alberto Casadei, "''Il Novecento''", il mulino, Bologna, 2005]</ref>. Per quanto riguarda la narrativa, essa si presenta in Italia dotata di una tradizione molto meno forte rispetto alla lirica, e comunque dominata per lungo tempo dal modello de ''I Promessi Sposi'' di Alessandro Manzoni. In questo primo novecento occupanocontinuano a occupare la scena della narrativa Gabriele D'Annunzio e Antonio Fogazzaro. Ma la critica tende oggi a individuare i testi più significativi fra quelli di Luigi Pirandello, che, pur partendo da premesse tardoveriste, si propone nel 1904 come sperimentatore e addirittura precorritore di alcune soluzioni metanarrative con ''Il fu Mattia Pascal'', in cui si colgono nel testo le componenti della poetica pirandelliana più tipica: l'antipositivismo e l'antirazionalismo, non ben apprezzate da Croce.
 
==La poesia==
I nuovi poeti, per la maggior parte di estrazione borghese, hanno una forte concezione dell'illusorietà di qualsiasi uso celebrativo della parola e avvertono la frattura tra arte e modernità. Prendendo le distanze dall'esperienza dannunziana, cercano quindi un linguaggio che non falsifichi la realtà ed evitano ogni partecipazione al movimento del mondo. A dare voce a questa condizione di crisi saranno i [[../Crepuscolarismo|crepuscolari]], le cui poesie trattano di argomenti dimessi e di breve respiro.<ref>Giulio Ferroni, ''Profilo storico della letteratura italiana'', Einaudi, Torino, 2001, p. 863.</ref>
 
All'inizio del XX secolo si colloca, unica e folgorante, l'esperienza artistica del poeta [[../Dino Campana|Dino Campana]] che nel 1914 pubblica i ''Canti Orfici''. Il libro poetico più rilevante della fase primonovecentesca è però senza dubbio ''L'allegria'' di [[../Giuseppe Ungaretti|Giuseppe Ungaretti]].<ref>[http://books.google.it/books?ei=XWyzTOytKMzp4gaiptX8Bg&ct=result&hl=en&id=s2DzAAAAMAAJ Alberto Casadei, ''Il Novecento'', il mulino, Bologna, 2005]</ref> Nel contempo, intorno agli anni venti, si veniva rafforzando una tendenza antinovecentesca, cioè ostile ai caratteri sperimentali tipici del primo novecento, che trovava il suo punto di riferimento nel ''Canzoniere'' di [[../Umberto Saba|Umberto Saba]]. Tra gli anni dieci e venti è da ricordare inoltre l'attività poetica di Clemente Rebora (Milano 1885 - Stresa 1957), autore delle raccolte ''Frammenti lirici'' (1903) e ''Canti anonimi'' (1922).
 
==Note==
 
[[Categoria:Storia della letteratura italiana|Modernità e avanguardie]]
{{Avanzamento|25100%|112 giugnoagosto 2014}}

Menu di navigazione