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Storia della letteratura italiana/Letteratura e Controriforma

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Storia della letteratura italiana
Storia della letteratura italiana

La grande fioritura letteraria del Rinascimento avviene soprattutto nei primi decenni del Cinquecento e si può considerare sostanzialmente conclusa all'inizio del pontificato di Paolo IV (1555). Le forme rinascimentali si esauriscono negli ultimi decenni del secolo, quando una lenta trasformazione conduce alle soglie della nuova civiltà barocca del Seicento. Sono decenni dominati dalla Controriforma cattolica, che influenza la cultura e tutte le attività pratiche.

L'età compresa tra il 1559 e il 1690 è inoltre caratterizzata dalla società di Ancien Régime ("antico regime"), che vede l'affermazione delle grandi monarchie assolute. Le strutture economiche e sociali diventano sempre più rigide, sorgono durissimi meccanismi di repressione del dissenso e si accentua il processo della rifeudalizzazione. La società torna così a essere divisa in tre classi, detti "stati", senza però conservare gli antichi equilibri: la borghesia, infatti, viene inquadrata nel terzo stato, in una posizione nettamente subalterna rispetto alle prime due, cioè la nobiltà e il clero.[1]

A modificare il contesto intervengono anche le scoperte geografiche e le innovazioni tecniche, che hanno conseguenze sui commerci, sulle vie di comunicazione, sulle relazioni tra gli uomini e sul rapporto tra uomo e natura. Per finire, le scoperte scientifiche impongono una nuova immagine dell'universo, aperta e dinamica.[2]

La Riforma e le guerre di religione

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Cranach il Vecchio, Ritratto di Martin Lutero, 1529

Durante l'Umanesimo cresce l'interesse non solo per i classici latini e greci, ma anche per la Bibbia: ci si propone, infatti, di avvicinare i fedeli all'autentico messaggio di Cristo. La Bibbia è il primo libro stampato da Gutenberg (1453) e nel 1517 Erasmo da Rotterdam pubblica un'edizione del Nuovo Testamento in greco con una traduzione in latino, fedele al testo originale. Allo stesso tempo, molti chiedono un profondo rinnovamento della Chiesa.[3]

Negli anni dieci del XVI secolo, papa Leone X (1513-1521) bandisce una vendita di indulgenze per ottenere i fondi necessari a costruire la basilica di San Pietro. Numerosi predicatori si scagliano contro la decisione: tra questi c'è Martin Lutero, monaco agostiniano e teologo a Wittemberg, che a partire dal 1517 critica apertamente il pontefice. Lo scontro porta alla scomunica di Lutero (1521), ma le sue dottrine hanno ormai molti seguaci. Nasce così una nuova Chiesa riformata, separata da quella di Roma. Il luteranesimo si espande verso nord, in Scandinavia, mentre in Svizzera Ulrico Zwingli riforma la Chiesa di Zurigo (1522-1523) e Giovanni Calvino, da Ginevra, diffonde le sue dottrine teologiche in Francia, Paesi Bassi e Scozia. In Gran Bretagna il re Enrico VIII promuove l'anglicanesimo, e in Scozia prende piede il presbiterianesimo.[3]

Come reazione, la Chiesa cattolica indice il concilio di Trento, che si apre nel 1545 e prosegue, con delle interruzioni, fino al 1563. Il concilio approfondisce le spaccature con il mondo protestante e avvia un movimento di Controriforma, che da un lato contrasta la diffusione della Riforma e dall'altro, attraverso personalità come Carlo Borromeo e ordini religiosi come la Compagnia di Gesù, porta avanti un processo di rinnovamento della Chiesa cattolica.[4]

La Riforma ha però conseguenze anche a livello politico. Aderendo alla Riforma, i principi tedeschi si separano dalla Chiesa di Roma e si ritengono sciolti dal giuramento di fedeltà all'imperatore Carlo V d'Asburgo, posizione che viene ribadita dalla dieta di Spira (1529): da questa "protesta" deriva il termine "protestantesimo", con cui viene indicata la Riforma. Nel 1531 nasce la Lega di Smalcalda, che riunisce i principi protestanti, ma anche paesi cattolici come Francia e Baviera, e che si oppone all'imperatore. La pace di Augusta (1555) sancisce la vittoria dei principi tedeschi, che non devono restituire i beni della Chiesa che avevano in precedenza confiscato e possono imporre la loro religione ai propri sudditi.[5] Tuttavia, conflitti tra cattolici e protestanti si consumano in varie parti d'Europa: è il periodo delle guerre di religione, che proseguono fino alla metà del Seicento.

Dopo la pace di Cateau-Cambrésis, che aveva messo fine a un lungo periodo di guerre, l'Italia conosce una fase di stasi. Gli accordi tra Enrico II di Francia e Filippo II di Spagna disegnano i confini degli Stati regionali nella penisola, destinati a durare sostanzialmente invariate per tutto il Seicento. La Spagna detiene un vero e proprio dominio sull'Italia, poiché controlla il ducato di Milano (amministrato da un governatore spagnolo), lo Stato dei presidi e, attraverso tre viceré, il regno di Napoli, la Sicilia e la Sardegna. L'influenza spagnola si estende inoltre anche a Genova e Firenze. Altri Stati, come la repubblica di Venezia, il ducato di Savoia e lo Stato della Chiesa, conservano la loro autonomia ma sono militarmente deboli.[6]

L'età della Controriforma

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Per approfondire su Wikipedia, vedi la voce Controriforma.
Il Concilio di Trento tenutosi nella Chiesa di Santa Maria Maggiore, in un dipinto conservato presso il Museo diocesano tridentino, che trae spunto da una stampa precedente.

Dopo il concilio di Trento (1545-1563), che porta a una sistemazione dei dogmi e della gerarchia ecclesiastica, la Chiesa cattolica da un lato guarda alla conquista missionaria dei territori extraeuropei, dall'altro tenta di ridestare nell'Europa cattolica il rigore morale e religioso. L'opera di difesa e restaurazione, definita con il termine di Controriforma, si rivela essenzialmente conservatrice. La Chiesa, timorosa del pericolo incombente della Riforma, cerca di imporre una nuova severità di costumi e di frenare ogni manifestazione di libero pensiero: impone un'ortodossia rigorosa, attraverso il tribunale dell'Inquisizione (che viene riorganizzato nel cosiddetto Santo Uffizio) e l'appoggio del potere politico.[7] Un doppio autoritarismo, religioso e politico, pesa per molti decenni sull'Europa e segna il temporaneo declino dello spirito di tolleranza, di libera e spregiudicata ricerca che era stata la manifestazione più significativa della civiltà rinascimentale.

La difesa della Chiesa cattolica dall'attacco della Riforma non interessa solo gli aspetti dogmatici, ma anche quelli istituzionali legati al potere temporale. Il papato si impegna a tutelare le strutture organizzative che si erano formate tra la fine del Quattrocento e l'inizio del Cinquecento, e persegue progetti sempre più ambiziosi. Anche lo Stato della Chiesa diventa una monarchia assoluta e centralizzata, che si appoggia al supporto della potenza spagnola. La stessa città di Roma nel corso del Seicento cambia volto grazie alla realizzazione di meravigliose opere d'arte, commissionate allo scopo di rafforzare la fede della masse e dare lustro al potere del papa.[8]

La Madonna dal collo lungo (1534-9) di Parmigianino, tra i più importanti pittori manieristi. Galleria degli Uffizi, Firenze

In Italia gli uomini di cultura si piegano, generalmente, alle esigenze della Controriforma, molto spesso per convenienza. La Chiesa cerca di conciliarsi con la cultura umanistica, inquadrandola in una solida visione religiosa, come aveva cercato di fare anche nel passato. In realtà, la civiltà rinascimentale italiana ha ormai perso la sua creatività e si sta adagiando in uno stanco ideale di decoro formale. Ogni autentico interesse ed entusiasmo sono ormai tramontati e anche l'arte da sorgente viva della coscienza si cristallizza in un classicismo formale, che si fonda su una minuta e pedante precettistica. La letteratura è ormai legata all'accademia, cioè a una ristretta minoranza intellettuale, che non era riuscita a diffondere gli ideali rinascimentali. Si veniva così a sancire il trionfo della forma sul contenuto, dell'eleganza raffinata sulla realtà. Si suole definire la produzione di questa seconda metà del XVI secolo con il termine di manierismo, ripreso dalle arti figurative.[9]

Il risveglio religioso voluto dalla Chiesa si attua solo parzialmente e, d'altra parte, le limitazioni imposte alla libertà di pensiero impediscono la realizzazione di un intimo rinnovamento. Peraltro, la rinnovata religiosità riporta nelle coscienze il senso del peccato e del limite umano. Un senso di insicurezza e di fragilità domina ormai la nuova visione dell'uomo, che si sente soggetto al flusso alterno e cieco della sorte. Tale concezione, già presente in Guicciardini, si approfondisce drammaticamente in Tasso, per poi trapassare nella civiltà barocca del Seicento.

La letteratura manierista

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La letteratura di questo periodo è caratterizzata in primo luogo da un'estrema e raffinata elaborazione formale, accompagnata da accanite discussioni teoriche sulla poesia, spesso fini a se stesse. Viene meno la fiducia rinascimentale nelle lettere, e l'interesse per le opere degli antichi degenera fino a cristallizzarsi in un classicismo puramente precettistico. Altro elemento essenziale ma allo stesso tempo contraddittorio è il proposito moraleggiante, in ossequio alla Controriforma, unito alla preoccupazione per l'ortodossia. È però quasi sempre un ossequio esteriore: prevale, in realtà, un'ispirazione sensuale sotto il conformismo di spiriti inclini all'ipocrisia e al compromesso. In generale si diffonde un senso di fallimento e di stanchezza.[10]

Le modalità espressive del manierismo concedono allo scrittore la possibilità di esprimersi più liberamente, non dovendo più seguire l'ossessione per la misura, che inevitabilmente restringeva i limiti dell'invenzione artistica. Nelle opere si respira un sentimento di irrequietezza. Il dettaglio diventa l'oggetto principale dell'opera. È come se esaurite le possibilità artistiche, l'uomo non possa che rifugiarsi nella foga del dettaglio insignificante, nel mancato desiderio di un progetto grandioso. Ma non è una resa incondizionata, piuttosto è una rincorsa caotica e affannata al dettaglio, al bizzarro, all'inusuale, una sorta di caccia al significato. È un periodo di crisi, specialmente per l'Italia, che al di là della corte papale vive il suo distacco dalla storia. È il senso di crisi, quasi di stanchezza, che spinge l'uomo verso questa dimensione di profondo disequilibrio, a cavallo tra la misura ancora classica del Rinascimento e la stravaganza del Barocco.

In Torquato Tasso, il dissidio culturale e letterario assume un più profondo e drammatico carattere interiore. Nel filosofo e poeta Giordano Bruno la crisi del pensiero rinascimentale si risolve nella ricerca di una nuova sistemazione filosofica anti-aristotelica, nell'affermazione della libertà di pensiero e in una rivolta al conformismo che gli costano la vita. Un altro autore considerato manierista è Battista Guarini, la cui più famosa opera poetica, la tragicommedia Il pastor fido, è seguita e preceduta da un'ampia ricognizione sul valore dei generi letterari.

  1. Giulio Ferroni, Profilo storico della letteratura italiana, Torino, Einaudi, 2003, p. 351.
  2. Giulio Ferroni, Profilo storico della letteratura italiana, Torino, Einaudi, 2003, p. 351.
  3. 3,0 3,1 Atlante storico, in La biblioteca del sapere - Corriere della Sera, vol. 30, Milano, Rizzoli-Larousse, 2004, p. 257.
  4. Atlante storico, in La biblioteca del sapere - Corriere della Sera, vol. 30, Milano, Rizzoli-Larousse, 2004, p. 260.
  5. Atlante storico, in La biblioteca del sapere - Corriere della Sera, vol. 30, Milano, Rizzoli-Larousse, 2004, p. 259.
  6. Atlante storico, in La biblioteca del sapere - Corriere della Sera, vol. 30, Milano, Rizzoli-Larousse, 2004, pp. 294-295.
  7. Giulio Ferroni, Profilo storico della letteratura italiana, Torino, Einaudi, 2003, p. 353-354.
  8. Giulio Ferroni, Profilo storico della letteratura italiana, Torino, Einaudi, 2003, p. 354.
  9. Giuseppe Petronio, L'attività letteraria in Italia, Palermo, Palumbo, 1969, p. 328.
  10. Giuseppe Petronio, L'attività letteraria in Italia, Palermo, Palumbo, 1969, p. 329.