Storia della letteratura italiana/Commedia dell'arte
Uno dei fenomeni più originali del teatro italiano è la commedia dell'arte, che nasce in Italia alla metà del Cinquecento[1] e rimane popolare fino alla metà del Settecento e alla riforma goldoniana della commedia.[2] D'altra parte, il termine "commedia dell'arte" è un'etichetta più tarda, usata per indicare un fenomeno molto ampio e vario: la prima definizione si incontra solo nel 1750, nella commedia Il teatro comico di Carlo Goldoni, in cui parla di attori che recitano le «commedie dell'arte» usando delle maschere e improvvisano le loro parti.[3][4] Si riferisce al coinvolgimento di attori professionisti, e usa la parola "arte" nell'accezione di "professione", "mestiere", e come l'insieme di quanti esercitano tale professione. Con la commedia dell'arte, infatti, per la prima volta nel teatro occidentale si hanno compagnie di attori stabili con una gestione imprenditoriale.[5] Le rappresentazioni non sono basate su testi scritti, ma su canovacci (detti anche scenari). I primi tempi gli spettacoli si tengono all'aperto, nelle piazze e nelle strade, con una scenografia fatta di pochi oggetti, ma poi si spostano nei teatri a pagamento.
Origini della commedia dell'arte
[modifica | modifica sorgente]La nascita della commedia dell'arte è legata alle trasformazioni della società italiana italiana dopo il sacco di Roma del 1527. Le principali opere della produzione drammatica erudita cinquecentesca si hanno infatti nel primo trentennio del secolo, e sono legati alle ambizioni dei signori, che attraverso la cultura e il teatro voglio promuovere il loro potere. Il sacco di Roma, però, apre una fase di decadenza politica, economica e sociale per la penisola italiana. Il modello medievale e rinascimentale di teatro, visto come un'arte al servizio del signore, lascia il posto a una mentalità borghese, che considera lo spettacolo un bene di consumo che è possibile comprare.[6]
Attorno al 1550, Antonio Francesco Grazzini detto il Lasca, in un madrigale intitolato Sopra l'andare a vedere le commedie del Zanni, si lamenta che i giovani fiorentini hanno l'abitudine di andare a vedere «commediacce rattoppate», recitate da «brigate infami». Da questo e altri madrigali del Lasca sappiamo quindi che, alla metà del Cinquecento, nelle piazze e nelle strade di Firenze si svolgono spettacoli popolari di vario tipo, senza particolari pretese artistiche, che però hanno successo e in cui si esibiscono artisti (più tardi chiamati «ciarlatani») impegnati in attività che le élite considerano «truffaldine». Lo stesso Lasca, tuttavia, usa toni entusiastici per descrivere un tipo di commedia che si basa sull'uso delle maschere e ha come proprio simbolo lo Zanni,[7] un personaggio che rappresenta un contadino del lombardo-veneto. Gli interpreti delle commedie dello Zanni sono attori di strada, ma le loro performance mostrano una novità rispetto agli altri spettacoli: con loro nasce il moderno mercato dello spettacolo, gestito da attori professionisti il cui lavoro risponde alla legge della domanda e offerta.[8]
Le prime compagnie
[modifica | modifica sorgente]Il 25 febbraio 1545 un gruppo di otto attori veneziani, davanti a un notaio di Padova, firmano un contratto con cui si accordano di lavorare insieme per un anno. È un documento importante, perché testimonia la vivacità e la diffusione di queste forme di teatro nella Repubblica di Venezia. Ma soprattutto, fornisce informazioni sulle compagnie di attori dell'epoca, caratterizzate dall'equilibrio tra i diritti e doveri dei sottoscrittori (anche nella spartizione dei ruoli) e dalla presenza di un capocomico, un primus inter pares.[9] Inoltre, testimonia la presenta, alla metà del Cinquecento, di un mercato dello spettacolo.[10]
Un altro contratto, datato 10 ottobre 1564 e stipulato a Roma, dimostra invece l'esistenza di donne attrici in Italia: una novità che rompe con il teatro rinascimentale, che invece ammette solo attori uomini. Ciò finisce per trasferire sul palco anche una serie di elementi sensuali legati al rapporto uomo-donna - un elemento che genera anche critiche e polemiche da parte di chi, in pieno clima controriformistico, considera questi spettacoli amorali e perversi.[11]
Tra le compagnie più celebri, che alla fine del Cinquecento si esibiscono anche fuori dall'Italia, ci sono i Gelosi, gli Uniti, gli Accesi, i Desiosi, i Confidenti.[5] Nella seconda metà del secolo, si può quindi assistere a spettacoli tenuti da attori professionisti, che si esibiscono in apposite "stanze" e che si mantengono attraverso la vendita di biglietti al pubblico, ma sopravvivono anche gli spettacoli di mestieranti, che vanno in scena nelle piazze, nelle strade e nei giorni di mercato, e che per mantenersi fanno affidamento al buon cuore degli astanti, che donano spontaneamente del denaro.[12]
Dalla strada provengono le forme embrionali dei soggetti comici, i cosiddetti contrasti fra Magnifico e Zanni.[13] Questi soggetti sono mutuati dalla produzione popolare. I contrasti comici fanno parte della tradizione giullaresca e sono diffusi sia nelle piazze e nelle fiere che nei palazzi nobili e le corti fin dal Quattrocento.
Nascita dei teatri a pagamento
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La diffusione della commedia dell'arte è favorita dalla nascita dei teatri privati, specialmente a Venezia, dove le famiglie nobili iniziano una politica di diffusione, all'interno della città, di nuovi spazi spettacolari dedicati alla recitazione di commedie e melodrammi a pagamento. Per la prima volta le famiglie Tron e Michiel fanno costruire due "stanze" per le commedie nella zona di San Cassiano, da cui i teatri prendono il nome, che si trova oltre Rialto, e per la prima volta nel 1637 i due teatri aprono anche al pubblico popolare, da sempre escluso dagli spettacoli eruditi, prodotti per i principi e le loro corti.[14]
Sulla scia dei teatri di San Cassiano, anche altre nobili famiglie veneziane si cimentano nella costituzione di questa nuova industria, cosa che d'altra parte non stupisce visto la predisposizione mercantile e imprenditoriale della città lagunare. Anche i Vendramin e soprattutto la famiglia Grimani (che all'inizio del Settecento monopolizzano l'intera, o quasi, industria degli spazi teatrali veneziani) fanno costruire teatri per le rappresentazioni dei comici dell'arte, come il Teatro Santi Giovanni e Paolo nel sestiere periferico di Cannaregio, il Teatro San Moisè, il Teatro San Luca e il Teatro Sant'Angelo costruiti sul Canal Grande, sintomo dell'importanza che i teatri a pagamento hanno all'inizio del Seicento non soltanto a Venezia.
Caratteristiche della commedia dell'arte
[modifica | modifica sorgente]L'introduzione di attrici donne
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I comici della commedia dell'arte introducono un elemento di portata rivoluzionaria: la presenza delle donne sul palcoscenico. In un contratto stipulato con un notaio di Roma, il 10 ottobre 1564, fa la sua prima apparizione una donna: la "signora Lucrezia Di Siena"[15] ingaggiata da una compagnia che si propone di far commedie nel periodo di carnevale, probabilmente un personaggio di elevata cultura in grado di comporre versi e di suonare strumenti. Solamente alla fine del secolo le donne prendono posto a pieno titolo nelle compagnie teatrali.
La presenza di donne segna una rottura rispetto al teatro rinascimentale. Alle donne viene data una nuova possibilità di guadagno: nelle compagnie, le attrici sono ricercate e interpretano ruoli importanti. La presenza femminile è inoltre apprezzata dal pubblico. Per le donne che si dedicano allo spettacolo, quindi, si prospetta un lavoro autonomo che offre possibilità di ottenere fama e ricchezza.[16]
Al tempo della Controriforma, d'altra parte, la presenza di donne sulla scena viene criticata, soprattutto per le scene che vengono portate agli spettacoli, che mostrano relazioni amorose particolarmente libere, in netto contrasto con la morale cattolica.[17]
I canovacci
[modifica | modifica sorgente]Gli spettacoli della commedia dell'arte richiedono versatilità, perché devono adattarsi a piazze e diversi tipi di pubblico. Da qui l'esigenza di ricorrere al canovaccio, che può essere composto in poco tempo, così da rispondere alle richieste e alla preferenze del pubblico.[18] I testi che ci sono giunti in forma di canovacci sono numerosi e coprono l'arco di due secoli.[19] Nel 1611 sono pubblicati quelli di Flaminio Scala nel Teatro delle favole rappresentative, la prima e unica raccolta curata da un attore professionista.[20]
Le maschere
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L'uso delle maschere negli spettacoli è molto antico: è una tradizione che risale alla commedia ellenistica, poi passata al teatro romano (Plauto) e sopravvissuta, nel Medioevo, nelle farse carnevalesche. Le maschere corrispondono a dei tipi fissi di personaggio, che lo spettatore può riconoscere facilmente, e che danno vita a situazioni che si ripetono. Ci sono tre grandi tipologie di maschere:[21]
- i servi, i "motori comici" della situazione, sono esponenti della mentalità popolare e in scena sono quasi sempre due, uno astuto (in genere Brighella) e uno stupido ma funzionale alla storia (solitamente Arlecchino); l'importanza dei servi è tale che il più famoso personaggio della commedia dell'arte è lo Zanni, il servo bergamasco, e questo tipo di spettacoli sono talvolta chiamati "commedie degli zanni";
- i vecchi, cioè esponenti della borghesia, possono essere mercanti (Pantalone), dottori (Balanzone) o militari (Capitano Spavento), e con la loro supponenza danno vita a moltissime scene comiche insieme ai servi;
- gli innamorati, gli unici senza maschera, sono protagonisti di storie serie di carattere sentimentale e parlano in un italiano aulico, che si contrappone alle parlate dialettali dei servi e dei vecchi, i quali sono invece impegnati in scene comiche.
Per l'attore della commedia dell'arte, la maschera è il nucleo attraverso cui dà sfoggio delle sue doti interpretative. Attraverso l'improvvisazione, l'attore prosegue lo sviluppo del personaggio per tutta la sua vita, lo rende proprio e gli dà via via diverse caratteristiche, che lo rendono flessibile e facile da adattare alle varie situazioni. La maschera consente all'attore, inoltre, di entrare subito in rapporto con il pubblico, che riconosce subito il personaggio e la sua origine popolare.[22]
La commedia dell'arte in Europa
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Le compagnie teatrali compiono vere e proprie tournée, anche fuori dall'Italia. In Francia, l'arrivo del modello teatrale italiano porta a innovazioni non solo a livello drammaturgico, ma anche economico e organizzativo: si diffondono anche Oltralpe le compagnie teatrali e gli spettacoli a pagamento. I rapporti diventano più intensi negli anni settanta del Cinquecento: nel 1571 la compagnia di Alberto Naselli, in arte Gian Ganassa, è invitata a esibirsi a Parigi per il matrimonio di Carlo IX.[23] Sempre durante il regno di Carlo IX, attori della compagnia dei Gelosi figurano sotto il nome di Comédiens du Roi. Altri attori comici italiani sono invitati alle corti del re di Navarra e di Elisabetta I d'Inghilterra.[5]
Dopo varie esibizioni, iniziate negli ultimi decenni del Cinquecento, 1660 comici italiani si stabiliscono a Parigi, con il sostegno del re, presso il teatro Petit Bourbon, dove si alternano con la compagnia di Molière. Lo stesso Molière aveva avuto come amico e maestro Tiberio Fiorilli, creatore della maschera di Scaramuccia (Scaramouche). Con il trasferimento oltralpe, i comici iniziano a recitare non solo in italiano (come avevano fatto fino ad allora), ma anche in francese, riuscendo addirittura a vincere la concorrenza degli attori parigini.[5] Il successo dei comici italiani prosegue fino all'ultimo scorcio del Seicento, quando Luigi XIV chiude l'Hôtel de Bourgogne, l'ultima sede degli Italiens. Nel 1716 Luigi Riccoboni dà vita al Théâtre italienne che, con il nome di Comédie Italienne, prosegue la sua attività fino al 1762. L'emigrazione dei comici italiani in terra francese ha quindi dato vita a un fenomeno a sé stante, caratterizzato da uno stretto rapporto con il potere politico.[24]
Intanto, comici italiani iniziano a esibirsi, con successo, anche in Europa centrale e orientale (Austria, Germania, Boemia, Polonia, Russia), dove nascono anche dei discepoli. La sconcezza che caratterizza i loro spettacoli, tuttavia, porta anche qui a critiche e censure, sia da parte della Riforma protestante sia della Controriforma cattolica.[5][25]
Note
[modifica | modifica sorgente]- ↑ Commèdia dell'arte, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- ↑ Claudio Longhi, Carlo Goldoni, in Storia della civiltà europea a cura di Umberto Eco, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2014.
- ↑ Carlo Goldoni, Il teatro comico, atto II.
- ↑ Roberto Tessari, La Commedia dell'Arte. Genesi d'una società dello spettacolo, Roma-Bari, Laterza, 2013, p. 33.
- ↑ 5,0 5,1 5,2 5,3 5,4 Silvio D'Amico, COMMEDIA DELL'ARTE, in Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- ↑ Claudio Bernardi e Carlo Susa (a cura di), Storia essenziale del teatro, Milano, Vita e Pensiero, 2005, pp. 148.
- ↑ Roberto Tessari, La Commedia dell'Arte. Genesi d'una società dello spettacolo, Roma-Bari, Laterza, 2013, pp. 10-12.
- ↑ Roberto Tessari, La Commedia dell'Arte. Genesi d'una società dello spettacolo, Roma-Bari, Laterza, 2013, pp. 13-14.
- ↑ Roberto Tessari, La Commedia dell'Arte. Genesi d'una società dello spettacolo, Roma-Bari, Laterza, 2013, pp. 13-14.
- ↑ Roberto Tessari, La Commedia dell'Arte. Genesi d'una società dello spettacolo, Roma-Bari, Laterza, 2013, p. 15.
- ↑ Roberto Tessari, La Commedia dell'Arte. Genesi d'una società dello spettacolo, Roma-Bari, Laterza, 2013, p. 16.
- ↑ Roberto Tessari, La Commedia dell'Arte. Genesi d'una società dello spettacolo, Roma-Bari, Laterza, 2013, p. 44.
- ↑ Mario Apollonio, Il duetto di Magnifico e Zanni alle origini dell'Arte, in Maria Teresa Muraro (a cura di), Studi sul teatro veneto fra Rinascimento ed età barocca, Firenze, Olschki, 1971.
- ↑ Teatro San Cassiano, su teatrosancassiano.it. URL consultato il 16 febbraio 2026.
- ↑ Claudio Bernardi e Carlo Susa (a cura di), Storia essenziale del teatro, Milano, Vita e Pensiero, 2005, p. 151.
- ↑ Roberto Tessari, La Commedia dell'Arte. Genesi d'una società dello spettacolo, Roma-Bari, Laterza, 2013, p. 19.
- ↑ Roberto Tessari, La Commedia dell'Arte. Genesi d'una società dello spettacolo, Roma-Bari, Laterza, 2013, p. 19.
- ↑ Claudio Bernardi e Carlo Susa (a cura di), Storia essenziale del teatro, Milano, Vita e Pensiero, 2005, pp. 149-150.
- ↑ Siro Ferrone, La Commedia dell'Arte, Torino, Einaudi, 2014, p. 11.
- ↑ Leonardo Spinelli, SCALA, Flaminio, in Dizionario biografico degli italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- ↑ Claudio Bernardi e Carlo Susa (a cura di), Storia essenziale del teatro, Milano, Vita e Pensiero, 2005, pp. 150-151.
- ↑ Claudio Bernardi e Carlo Susa (a cura di), Storia essenziale del teatro, Milano, Vita e Pensiero, 2005, p. 150.
- ↑ Claudio Bernardi e Carlo Susa (a cura di), Storia essenziale del teatro, Milano, Vita e Pensiero, 2005, p. 154.
- ↑ Roberto Tessari, La Commedia dell'Arte. Genesi d'una società dello spettacolo, Roma-Bari, Laterza, 2013, p. 53.
- ↑ Roberto Tessari, La Commedia dell'Arte. Genesi d'una società dello spettacolo, Roma-Bari, Laterza, 2013, p. 51.
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