Storia della letteratura italiana/Neoclassicismo e preromanticismo

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Storia della letteratura italiana
  1. Dalle origini al XIV secolo
  2. Umanesimo e Rinascimento
  3. Controriforma e Barocco
  4. Arcadia e Illuminismo
  5. Età napoleonica e Romanticismo
  6. L'Italia post-unitaria
  7. Prima metà del Novecento
  8. Dal secondo dopoguerra a oggi
Bibliografia

Gli anni tra lo scoppio della rivoluzione francese e la Restaurazione si caratterizzano per la rapida successione di eventi che avranno vasta risonanza e genereranno reazioni vivissime e contrastanti. In generale, il richiamo alla ragione sostenuto dall'Illuminismo aveva coinciso con la riscoperta della "classicità", intesa come «vergine forza liberatrice» che secondo gli intellettuali dell'epoca poteva essere ripristinata.[1] Nella cultura illuministica, tuttavia, si intrecciano tre correnti: oltre al razionalismo ci sono il sensismo, tendenza affermatasi nella seconda metà del Settecento, e la sensiblerie, che si diffonde insieme alle teorie di Rousseau e concentra l'attenzione sul sentimento. In Italia la circolazione delle opere del filosofo francese è contrastata dalla censura, avversate dai fautori di un assolutismo illuminato. Queste giungono comunque sotto altre forme, attraverso le opere degli inglesi Richardson e Macpherson.[2] Si diffonde inoltre in Europa l'interesse per le letterature nordiche, contrapposte a quelle del sud, e il gusto per i paesaggi cupi e notturni, la malinconia e le passioni tempestose. Questo tipo di produzione verrà definita dai critici «preromantica».[3]

L'Italia nell'età napoleonica[modifica]

Napoleone ritratto da Andrea Appiani (1805)

Nel 1796 le truppe francesi entrano in Italia. L'evento porta con sé importanti conseguenze: sulla penisola nascono strutture statali ispirate al modello francese. Sono le cosiddette "repubbliche sorelle" o "repubbliche giacobine", e in particolare la Cispadana e la Traspadana, che nel 1797 si uniranno nella Repubblica Cisalpina, la Repubblica Romana (1798-1799) e la Repubblica Partenopea (1799). In seguito la Cisalpina diventerà Repubblica Italiana (1802-1805) e poi Regno d'Italia (1805-1814). Con l'affermazione del regime napoleonico, alcune monarchie italiane passano sotto il controllo dei familiari di Napoleone, come accade per il Regno di Napoli. Varie regioni vengono inoltre annesse direttamente allo Stato francese (è il caso del Piemonte, della Toscana e del Lazio).

Il regime napoleonico modernizza l'economia italiana. Vengono abbandonate le strutture dell'antico regime e vengono tolti i lacci imposti dagli istituti feudali. Grazie alla privatizzazione dei demani e alla vendita dei beni ecclesiastici si rafforza la borghesia terriera. L'eliminazione delle barriere doganali interne e la costruzione di nuove vie di comunicazione favorisce inoltre gli scambi commerciali. Il ruolo egemone della Francia nell'economia dell'impero, tuttavia, finisce di frenare lo sviluppo dell'Italia.

Vengono inoltre riformate la pubblica amministrazione, l'organizzazione dell'esercito e la scuola. Per quanto riguarda invece il sistema giudiziario, viene esteso ai territori in Italia il codice napoleonico. Si forma così un nuovo corpo di ufficiali, insegnanti e funzionari pubblici. I ceti medi italiani, fino ad allora privi di una coscienza di classe e di un peso politico-culturale, acquistano una fisionomia più moderna. Le classi sociali nate con l'ingresso di Napoleone in Italia saranno protagonisti, durante l'Ottocento, del Risorgimento.[4]

L'avvento del regime napoleonico in Italia fa sorgere in molti la speranza di un rinnovamento politico. Tra i "patrioti" sostenitori delle innovazioni francesi c'è un'ala decisamente democratica che aspira a una radicale riforma politica e sociale in nome degli ideali di uguaglianza. Accanto a questa esiste però anche un orientamento più moderato, per il quale le riforme devono essere graduali e non devono intaccare alcuni principi inviolabili, come la proprietà privata, il potere dei ceti altolocati e la necessità di contenere le spinte eversive delle classi popolari. Sarà poi quest'ultimo schieramento a prevalere durante l'età napoleonica, ma la dualità tra democratici e moderati si ripresenterà, in forme diverse, durante il Risorgimento.

Bisogna però precisare che queste tendenze interessano solo i ceti colti. In questo periodo, l'intellettuale non è più il philosophe dell'età dei lumi, ma assume il compito di diffondere le idee progressiste. Ritorna in auge, inoltre, la figura del poeta cortigiano, che celebra i fasti del potere (il più tipico esempio è quello di Vincenzo Monti). Il resto del popolo però, composto per lo più da masse contadine, sarà estraneo a queste istanze progressiste e rimarrà legato alle strutture politiche e religiose tradizionali. D'altra parte l'affermazione del regime napoleonico finirà alienarsi il sostegno degli intellettuali più "giacobini", che guardano alla nascita dell'impero napoleonico come a un tradimento degli ideali rivoluzionari. Alla fine del cosiddetto "triennio giacobino" (1796-1799) si diffondono tra gli intellettuali sentimenti di frustrazione e delusione, sentimenti che avranno riflessi anche sulla letteratura di questi anni (come si vedrà, per esempio, nell'esperienza foscoliana).[5]

Il neoclassicismo[modifica]

Joachim Winckelmann ritratto in un dipinto del XVIII secolo

In senso lato, il termine "neoclassico" può indicare ogni progetto di recupero della cultura del mondo antico. In senso storicamente determinato il neoclassicismo si propone come un composito movimento che influenza, oltre l'arte e la letteratura europea, anche i costumi, la moda, l'arredamento e le arti minori. In particolare, sebbene in Italia il classicismo abbia conosciuto una tradizione secolare, quello che si diffonde negli ultimi decenni del Settecento presenta della caratteristiche nuove rispetto al passato (da qui il nome di "neo-classicismo").

Il neoclassicismo si oppone sia al Barocco sia al Rococò e propone una concezione classica dell'arte, fondata sulla linearità, sulla misura, sull'armonia e sul decoro, secondo un'aspirazione che si ricollega ai modelli greci. L'intenzione originaria è di superare l'esperienza barocca, esausta e artificiosa, in nome di una concezione di bellezza intesa come fusione di natura, intelligenza, passione ed equilibrio razionale, secondo gli insegnamenti dell'età classica ed ellenica.

Il sogno neoclassico di nostalgia per civiltà, tempi e opere d'arte ritenuti perfetti non manca di analogie per il preromanticismo, che fiorisce, con intenzioni decisamente anti-classiciste, negli stessi decenni. Il preromanticismo è un movimento molto diverso ed eterogeneo, che colloca alcune delle proprie aspirazioni in terre lontane ed esotiche e in epoche oscure e primitive. Al di là delle differenze i due movimenti sono dunque accomunati dalla nostalgia per tempi lontani e per realtà differenti da quella in cui si vive.

Il classicismo del secondo Settecento viene alimentato anche dallo straordinario interesse suscitato nell'opinione pubblica dagli scavi archeologici iniziati attorno al Vesuvio (nelle città di Ercolano, 1738, e Pompei, 1748). Dall'ammirazione per le opere riportate alla luce deriva un culto dell'antichità classica considerata, in chiave mitica, come tempo perfetto di una bellezza superiore a quella di ogni altra epoca, che i moderni devono assumere come modello e imitare. Al centro della concezione di Johann Joachim Winckelmann, principale teorico di questa corrente, c'è la tensione a rivalutare, nelle arti, la figura dell'uomo e la sua bellezza sublime: da ciò deriva l'amore neoclassico del nudo. L'uomo è il fulcro della rappresentazione artistica, in quanto espressione di naturalezza bella e ideale, se la sua bellezza è, come nei capolavori greci, nobilmente semplice, proporzionata, tranquillamente grande.

I canoni del neoclassicismo sostenuti da Winckelmann sono quindi la nobile semplicità e la quieta grandezza ottenute allontanandosi dalla verità piuttosto che dalla bellezza. Il bello e il buono dovranno coincidere per avvicinarsi a quella perfetta bellezza ideale che lo scrittore vede già raggiunta nelle opere greche: tipico esempio è la statua dell'Apollo del Belvedere, attribuita allo scultore greco Leocare e conservata a Roma. La bellezza neoclassica concepita da Winckelmann conserva le tracce di una grazia tipica del Rococò e darà origine alla variante più raffinata e morbida della bellezza ideale. Le si contrapporranno, nell'ambito della medesima tendenza, le versioni più severe ed eroiche rappresentate, ad esempio, dai quadri di Jacques-Louis David, il cui neoclassicismo è ispirato a un ideale di grandezza morale eroica, sorretto dall'adesione politica ai valori dapprima rivoluzionari, poi napoleonici.

Il neoclassicismo dell'età napoleonica assimila l'impero francese a quello romano, e le arti sono tese a celebrarne i fasti. Accanto a questo c'è però anche un neoclassicismo più autentico, che guarda all'antichità come a un mondo di armonia, equilibrio e bellezza. Nella letteratura italiana, il vertice di questo atteggiamento sono Le Grazie di Ugo Foscolo, per il quale l'antico non è un paradiso perduto, ma un mondo perfetto di cui il popolo italiano è erede diretto.[6]

Anche la lingua letteraria prosegue nel solco della tradizione: gli scrittori utilizzano una lingua aulica che si rifà a modelli illustri e che non ha nessun uso parlato. Il lessico della poesia è elevato e prezioso, e anche la sintassi è ampia e complessa, modellata sulla grammatica latina. Questo tradizionalismo linguistico trova espressione nella teoria del purismo, che guarda al modello bembiano e si oppone alla libertà linguistica affermata dagli illuministi del Caffè (si veda anche il modulo sulla Questione della lingua nell'Ottocento). La letteratura continua quindi a essere una cosa di élite, rivolta a un ristretto gruppo di intellettuali che condividono gusti e cultura.[7]

La letteratura preromantica in Europa[modifica]

James Macpherson, autore dei Canti di Ossian, ritratto da George Romney

Nello scontro fra tendenze neoclassiche e preromantiche nell'Europa della seconda metà del Settecento, sono le seconde ad affermarsi sempre più negli ultimi decenni del secolo. Il preromanticismo, tuttavia, non è un movimento o una scuola letteraria in senso stretto, quanto piuttosto un nuovo e sfumato atteggiamento poetico e filosofico, per molti versi opposto a quello razionalistico e sensistico. È la critica successiva ad aver imposto tale nome a questo movimento perché in esso, e negli autori ad esso riconducibili, sono state viste le premesse del Romanticismo ottocentesco.[8]

Il preromanticismo propone in effetti molti temi, aspetti e caratteri tipici del Romanticismo maturo: la rivolta contro il classicismo e il razionalismo illuministico, la critica radicale dell'ottimismo dell'età dei lumi, il culto del sentimento, l'esaltazione della natura, il senso drammatico del mistero, del dolore e della morte, le tematiche dell'infinito, del sublime e della caducità della vita.

I primi esempi di questa nuova sensibilità provengono dalle letterature nordiche. In Inghilterra si diffonde la poesia di Edward Young e di Thomas Gray, mentre James Macpherson pubblica, nella seconda metà del XVIII secolo, due poemi (Fingal e Temora) facendoli credere traduzioni di canti del leggendario bardo gaelico Ossian e divenuti famosi con il titolo Canti di Ossian. Oggi si sa che l'opera è costituita da frammenti di canti risalenti alla tradizione popolare. Il successo dei poemi ossianici è ovunque enorme e contribuisce a diffondere un nuovo gusto poetico, fondato su visioni notturne, paesaggi crepuscolari o lunari, malinconiche evocazioni della morte.

In Germania, fortemente influenzata dall'ossianismo di origine britannica, ha origine la poesia idillico-elegiaca di Friedich Gottlieb Klopstock, la cui lirica è fondata su metri e contenuti innovativi. Il tema centrale riguarda la fragilità della natura umana, incapace di opporsi al dilagare del male nell'universo.

Il giovane Goethe in un ritratto nel 1775

Sempre in Germania vede la luce, opera di Johann Wolfgang Goethe, il romanzo epistolare I dolori del giovane Werther, che ha per protagonista un giovane suicida per amore. L'opera riscuote un successo enorme, influenzando in seguito anche il celebre romanzo epistolare Le ultime lettere di Jacopo Ortis di Ugo Foscolo. Goethe è uno dei massimi scrittori mondiali e è inizialmente legato al movimento preromantico tedesco dello Sturm und Drang ("tempesta e impeto"), fiorito in Germania dopo il 1776.

Nel preromanticismo prevale una nuova sensibilità in cui l'uomo è in armonia con la natura e recupera un'ammirazione per la poesia popolare. Secondo i preromantici, l'ispirazione poetica nasce dal cuore e dai sentimenti, piuttosto che dall'accademismo delle scuole di retorica. La sensibilità artistica dei poeti li induce a descrivere nuove sensazioni dell'animo, e a manifestare al lettore le personali angosce e i loro profondi tormenti, come pure le gioie ed i piaceri, utilizzando versi liberi e nuove immagini.

In Francia gli scritti di Jean-Jacques Rousseau offrono un nuovo modello di "eroe", teso ad affermare i propri sentimenti e le proprie emozioni contro gli schemi aridi della ragione. In Germania gli intellettuali del movimento Sturm und Drang producono nuove forme poetiche e letterarie, in cui le caratteristiche umane, psicologiche ed intellettuali degli autori sono prevalenti rispetto alla "forma", considerata come modello, regola, schema.

Particolare importanza ha proprio lo Sturm und Drang, che viene convenzionalmente collocato tra il 1765 e il 1785 anche se ciò non è completamente esatto. Prende il nome dal dramma pubblicato nel 1776 da Friedrich Maximilian Klinger, Wirrwar (Caos), rinominato con l'espressione spregiativa Sturm und Drang da Christoph Kaufmann (1751-1795), un conoscente svizzero, l'allora celebre Genieapostel, l'apostolo del genio degli Sturmer. Lo Sturm und Drang contribuisce, assieme al neoclassicismo, alla nascita del Romanticismo tedesco.[9] Alcuni storici della letteratura e germanisti sostengono la possibilità di includere lo Sturm und Drang assieme al neoclassicismo e al Romanticismo in un movimento culturale più ampio e complesso definito spesso età di Goethe (1749-1832), basandosi anche sulle considerazioni che nel 1830 il tedesco Heinrich Heine fa sul periodo appena trascorso.

Note[modifica]

  1. Giuseppe Petronio, L'attività letteraria in Italia, Palermo, Palumbo, 1969, pp. 557-558.
  2. Giuseppe Petronio, L'attività letteraria in Italia, Palermo, Palumbo, 1969, pp. 560-561.
  3. Giuseppe Petronio, L'attività letteraria in Italia, Palermo, Palumbo, 1969, p. 562.
  4. Guido Baldi, Silvia Giusso, Mario Razetti e Giuseppe Zaccaria, Dal Barocco al Romanticismo, in Moduli di letteratura, Torino, Paravia, 2002, p. 38.
  5. Guido Baldi, Silvia Giusso, Mario Razetti e Giuseppe Zaccaria, Dal Barocco al Romanticismo, in Moduli di letteratura, Torino, Paravia, 2002, pp. 39-40.
  6. Guido Baldi, Silvia Giusso, Mario Razetti e Giuseppe Zaccaria, Dal Barocco al Romanticismo, in Moduli di letteratura, Torino, Paravia, 2002, pp. 41-42.
  7. Guido Baldi, Silvia Giusso, Mario Razetti e Giuseppe Zaccaria, Dal Barocco al Romanticismo, in Moduli di letteratura, Torino, Paravia, 2002, pp. 40-41.
  8. Giuseppe Petronio, L'attività letteraria in Italia, Palermo, Palumbo, 1969, p. 562.
  9. Guido Baldi, Silvia Giusso, Mario Razetti e Giuseppe Zaccaria, Dal Barocco al Romanticismo, in Moduli di letteratura, Torino, Paravia, 2002, pp. 42-43.