Storia della letteratura italiana/Romanticismo

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Storia della letteratura italiana
  1. Dalle origini al XIV secolo
  2. Umanesimo e Rinascimento
  3. Controriforma e Barocco
  4. Arcadia e Illuminismo
  5. Età napoleonica e Romanticismo
  6. L'Italia post-unitaria
  7. Prima metà del Novecento
  8. Dal secondo dopoguerra a oggi
Bibliografia

Dopo la caduta di Napoleone, le nazioni europee si accordano per tornare agli equilibri che avevano caratterizzato l'antico regime. Tuttavia i sentimenti di indipendenza e libertà diffusi dalla Francia rivoluzionaria avevano finito per rafforzare i sentimenti nazionali in Italia, Belgio, Germania e Spagna. Cresce così il malcontento per la dipendenza politica da paesi stranieri, che porterà allo scoppio di moti nazionali.[1] La società europea conosce importanti trasformazioni, e l'avanzare della borghesia porta a una crisi delle istituzioni culturali tradizionali. L'arte, la letteratura, la musica e in generale il gusto del pubblico nella prima metà dell'Ottocento sono profondamente influenzati dal Romanticismo, un movimento che rivoluziona la cultura europea e segna il distacco dalla produzione illuminista settecentesca, la quale era rimasta ancorata ai modelli classici elaborati durante il Rinascimento.[2]

L'Europa della Restaurazione e dei moti nazionali[modifica]

Wikipedia-logo-v2.svg Per approfondire su Wikipedia, vedi le voci Restaurazione, Primavera dei popoli e Risorgimento.
Gli Stati italiani dopo il Congresso di Vienna (1815) (clicca sulla cartina per ingrandirla)

L'epopea napoleonica si conclude con la sconfitta definitiva del generale francese a Waterloo (1815) e il suo esilio sull'isola Sant'Elena, nell'Oceano Atlantico. Le potenze vincitrici, riunitesi a Vienna, decidono di restaurare i sovrani che erano stati deposti, rifacendosi al principio di legittimità. La necessità di mantenere l'equilibrio tra le potenze impone tuttavia alcune deroghe, e in alcune regioni viene imposto un dominio diverso da quello in vigore negli anni precedenti l'avvento di Napoleone. Un esempio è il Veneto, che viene annesso all'impero austriaco ponendo fine all'indipendenza delle Repubblica di Venezia. Allo stesso modo, nessuna potenza si oppone quando il Regno di Napoli annette il Regno di Sicilia, dando vita al Regno delle Due Sicilie. Per mantenere infine l'ordine tra gli Stati, Austria, Prussia e Russia stipulano un patto dal quale nasce la Santa Alleanza, uno strumento di repressione internazionale. L'assetto politico scaturito dal Congresso di Vienna manterrà i suoi caratteri più significativi fino al 1830: per indicare questo periodo gli storici parlano di età della Restaurazione.

La società europea all'inizio dell'Ottocento è però profondamente diversa da quella del Settecento. In quasi tutti i paesi la borghesia ha acquisito una propria coscienza di classe e si è affermata come protagonista dello sviluppo economico. Conscia della sua importanza nella vita nazionale, cerca nuovi spazi di azione politica e si dimostra insofferente verso le strutture ereditate dall'antico regime. Come conseguenza dell'intraprendenza dei borghesi l'economia europea conosce un grande sviluppo, e dall'Inghilterra la rivoluzione industriale si estende ad altri paesi del Vecchio continente e negli Stati Uniti d'America.[3] L'affermazione dell'industria è dovuta a una serie di innovazioni tecnologiche, prima tra tutte l'introduzione delle macchine a vapore: si pensi per esempio all'impatto che la ferrovia e le navi a vapore hanno avuto sui trasporti. Diventano quindi centrali settori come l'estrazione del carbone e del ferro, la siderurgia, la meccanica. Si affermano così il liberalismo e il modello economico del capitalismo, in cui hanno un ruolo centrale non solo i proprietari delle imprese ma anche chi controlla i capitali e i movimenti di denaro; da qui acquisiscono sempre più importanza le banche e nasce una nuova figura di grande peso nella società, quella del finanziere.[4]

Parallelamente, anche un'altra classe sociale acquisisce una nuova coscienza di sé: il proletariato, visto come soggetto passivo nel modello capitalistico, inizia a organizzarsi per avere un ruolo più attivo nel mondo industriale. Si diffondono tra i lavoratori le dottrine del socialismo e del comunismo, e nel 1848 il Manifesto del Partito Comunista di Karl Marx e Friedrich Engels diventa un punto di riferimento ideologico per la classe operaia. Inoltre svolgono un ruolo politico e sociale anche le classi intermedie tra borghesia e proletariato, come quella dei funzionari di Stato. Questi vanno a ingrossare l'apparato burocratico necessario negli Stati per gestire le nuove esigenze di organizzazione e gestire i settori pubblici che non possono essere demandati all'iniziativa popolare.[5]

Camillo Benso conte di Cavour

L'Europa della prima metà dell'Ottocento è però segnata da moti insurrezionali che porteranno, entro la fine del secolo, alla formazione di nuovi Stati indipendenti. Cruciale è il 1848, l'anno della cosiddetta "Primavera dei popoli", durante il quale varie insurrezioni esploderanno in tutto il continente, Italia compresa. Nella penisola il Congresso di Vienna aveva ristabilito la situazione in vigore fino al 1796, e il suo territorio era quindi suddiviso in vari Stati. Ben presto però ha inizio un processo di unificazione, destinato a cambiare l'assetto politico della penisola. Dopo i moti del 1820-1821 e quelli del 1830-1831, nel 1848 una serie di rivolte portano alla concessione di costituzioni da parte dei governanti del Regno delle Due Sicilie, del Granducato di Toscana e dello Stato della Chiesa. Queste costituzioni vengono presto ritirate, mentre rimane in vigore lo Statuto Albertino, promulgato il 4 marzo da Carlo Alberto di Savoia, re di Sardegna. Lo Statuto, dopo l'unità, diventerà la legge fondamentale del Regno d'Italia e rimarrà in vigore fino alla nascita della repubblica nel 1946.

Proprio il Piemonte sabaudo si fa promotore dell'unità d'Italia e sempre nel 1848 guida la prima guerra d'indipendenza contro gli austriaci, che si conclude con la sconfitta di Carlo Alberto nelle battaglie di Novara e Custoza e il ritorno allo status quo precedente il conflitto. A imporre una svolta al processo risorgimentale è l'ingresso sulla scena politica del conte Camillo Benso di Cavour, che nel novembre 1952 diventa primo ministro del Regno di Sardegna. Da subito Cavour intesse una serie di relazioni con le potenze europee, e in particolare con la Francia di Luigi Napoleone. Durante la seconda guerra d'indipendenza (1959) l'appoggio militare francese consente al regno sabaudo di ottenere importanti vittorie e di strappare la Lombardia, l'Emilia, la Romagna e la Toscana al controllo austriaco. Nel 1960 la spedizione dei Mille guidata da Giuseppe Garibaldi annette al Regno di Sardegna anche il Regno delle Due Sicilie. Il 17 marzo 1861 Vittorio Emanuele II (che nel 1949 era succeduto a Carlo Alberto) assume il titolo di re d'Italia. Negli anni successivi Umbria e Marche scelgono tramite un plebiscito di aderire al Regno d'Italia, mentre con la terza guerra d'indipendenza (1866) vengono annessi Mantova, il Veneto e parte del Friuli. Infine, nel 1970 l'esercito italiano entra a Roma, mettendo fine al potere temporale del papa. La città diventa capitale d'Italia e si apre la questione romana: il pontefice Pio IX rifiuta l'autorità del regno sabaudo e si definisce prigioniero dello Stato italiano.

Romanticismo: definizioni e interpretazioni[modifica]

Il Romanticismo è un movimento culturale che si sviluppa in Germania a partire dagli ultimi decenni del Settecento e i primi decenni dell'Ottocento. Nasce come reazione all'Illuminismo e al neoclassicismo, cioè alla razionalità e al culto della bellezza classica. A queste vengono contrapposte la spiritualità, l'emotività, la fantasia, l'immaginazione e soprattutto l'affermazione dei caratteri individuali d'ogni artista.

Origine del termine "Romanticismo"[modifica]

Friedrich Schlegel

Il termine "Romanticismo" viene applicato per primo da Friedrich von Schlegel (1772) alla letteratura da lui considerata "moderna" e contrapposta a quella "classica". Suo fratello August Wilhelm scrive, nel suo Corso di letteratura drammatica, che è un termine più che adeguato per definire il movimento che è sorto verso il 1790, perché allude alla lingua romanza, originatasi dalla mescolanza dei dialetti tedeschi con il latino. E proprio la diversità e l'eterogeneità sono rappresentative, secondo lui, dell'era romantica, in cui l'uomo non è più integro, unico e sufficiente a se stesso come nell'antichità classica, quando veniva predicato il concetto latino dell'autarkeia. Secondo filosofi come Arthur Schopenhauer, che si rifanno in parte a Johann Gottlieb Fichte, l'uomo, essere finito, tende all'infinito, cioè è alla costante ricerca di un bene o di un piacere infinito, mentre nel mondo finito a sua disposizione non trova che risorse limitate. Questo fa sì che l'uomo senta un vuoto, una mancanza, che lo relega in una inevitabile situazione di infelicità. Tale posizione era già presente in Blaise Pascal, che però usava l'argomento a sostegno della ragionevolezza del cristianesimo; è invece un elemento originalmente romantico l'aver confrontato tale condizione dell'uomo moderno con la condizione dell'uomo nel mondo classico. Come dice August Schlegel «...presso i greci, la natura umana bastava a sé stessa, non presentiva alcun vuoto [...] la religione sensuale de' Greci non prometteva che beni esteriori e temporali».[6]

Il termine "Romanticismo" viene quindi utilizzato dapprima per riferirsi a una nuova tendenza della sensibilità basata sull'immaginazione; in seguito a un orientamento più diffuso del pensiero filosofico, parlando, via via, non solamente più di arte romantica, ma anche di scienza o filosofia romantiche.

Gli atteggiamenti interpretativi degli studiosi riguardo al termine romantico sono stati molto vari, e ciò crea problemi a chi voglia definire con maggior precisione questo termine. Wellek restringe il Romanticismo solamente a quei movimenti letterari europei che nella prima metà dell'Ottocento si rifecero a questo nome. Mario Praz collega il Romanticismo a un cambiamento della sensibilità avvenuto nel Settecento e vivo ancora oggi. Filosofi come Friedrich von Schlegel e Friedrich Nietzsche considerano il Romanticismo come uno dei due cardini sul quale ruota continuamente la spiritualità dell'uomo, distinguendo il primo fra classico e romantico, il secondo tra apollineo e dionisiaco.

Le opinioni divergono non solo sul termine ma anche sulla omogeneità europea del fenomeno sostenendo una sostanziale omogeneità come Wellek o sulla diversità delle sue manifestazioni nazionali come Elijah Lovejoy.

Ancor oggi nel linguaggio comune le differenze sono molteplici: infatti, mentre in tedesco romantisch evoca immagini letterarie di paesaggi e di ricordi medievali, in inglese romantic si collega con il sentimento e l'amore.

Nel considerare il termine solo per indicare alcuni precisi fenomeni letterari bisogna in ogni caso tener presente che essi si svilupparono in date differenti (tra il 1800 e il 1830) nei diversi paesi europei. Il Romanticismo nasce dapprima in Germania (con la fondazione della rivista Athenaeum, creata dallo stesso Schlegel, insieme al fratello Wilhelm e al poeta Novalis, il cui gruppo viene usualmente chiamato come "gruppo di Jena", 1798) e Inghilterra (pubblicazione delle Lyrical ballads di Coleridge e di Wordsworth, 1798) poi in Francia (pubblicazione, a Londra ma in francese, di De l'Allemagne di M.me De Stael, 1813) e infine in Italia grazie alla Biblioteca Italiana appoggiata dagli austriaci (1816).

La nuova sensibilità[modifica]

La nuova poetica romantica alla fine del Settecento, non va ricercata nelle novità formali, ma nell'invenzione di numerosi temi e motivi che verranno più ampiamente sfruttati tra il 1820 e il 1840. Il principale mutamento nella scelta del soggetto concerne sia l'aspetto letterario che storico. Da una parte ormai si preferiva Shakespeare, Jean Froissart e Ossian agli autori classici, dall'altra è la storia nazionale e non più quella antica a diventare protagonista delle tele.

Com'è naturale la riscoperta di Shakespeare avviene in Inghilterra, dove venne promossa la creazione di una Shakespeare Gallery a Boydell, composta di opere commissionate a una trentina di artisti a partire dal 1786, su temi tratti dalle tragedie del drammaturgo. Tra queste il quadro di John Runciman con Re Lear nella tempesta (1767, Edimburgo, National Gallery).

In Francia, per iniziativa del conte d'Angiviller, furono commissionate pitture e statue dedicate agli eroi della storia francese, tra queste nel 1781 Robert Ménageot realizzò la tela con La morte di Leonardo, un quadro di forte assonanza con la pittura romantica, anche nei colori e negli effetti teatrali tesi a drammatizzare l'avvenimento. Con la Deposizione di Atala, del 1799, l'allievo di Jacques-Louis David: Anne-Louis Girodet-Trioson inserì le figure in un mondo primitivo, fonte di turbamenti e sentimenti non più controllati dalla ragione.

Nel Salon del 1808 Antoine-Jean Gros presenta la tela con Napoleone sul campo di battaglia di Eylau il 9 febbraio 1807, un tela storica di carattere encomiastico, che presenta, nei morti e feriti in primo piano, forti accenti di carattere realistico. Nel 1831 il periodico romantico «L'Artiste» scriverà: "Non abbiamo dubbi: Napoleone sul campo di battaglia di Eylau segna la nascita della scuola romantica".

Temi del Romanticismo[modifica]

Caspar David Friedrich, Mattino sul Riesengebirge (1810-1811). Friedrich è uno dei massimi pittori del Romanticismo

Il Romanticismo si rifà in linea di massima alla necessità di attingere all'infinito. A causa di ciò sono spesso ricorrenti alcuni punti cardine come:

  • Assoluto e titanismo: caratteristica inequivocabile del Romanticismo è la teorizzazione dell'assoluto, l'infinito immanente alla realtà (spesso coincidente con la natura) che provoca nell'uomo una perenne e struggente tensione verso l'immenso, l'illimitato. Questa sensibilità nei confronti dell'assoluto si identifica nel titanismo: viene paragonata dunque allo sforzo dei Titani che perseverano nel tentativo di liberarsi dalla prigione imposta loro da Zeus, pur consapevoli di essere stati condannati a restarci per sempre.
  • Sublime: secondo i romantici, l'infinito genera nell'uomo un senso di terrore e impotenza, definito sublime, che non sono tuttavia recepiti in modo violento, tali da deprimere il soggetto, ma al contrario l'incapacità e la paralisi nei confronti dell'assoluto si traduce nell'uomo in un piacere indistinto, dove ciò che è orrido, spaventevole e incontrollabile diventa bello.
  • Sehnsucht: dal tedesco traducibile come desiderio del desiderio o male del desiderio. È la diretta conseguenza di quanto sperimenta l'uomo nei confronti dell'assoluto, un senso di continua inquietudine e struggente tensione, un sentimento che affligge il soggetto e lo spinge a oltrepassare i limiti della realtà terrena, opprimente e soffocante, per rifugiarsi nell'interiorità o in una dimensione che supera lo spazio-tempo.
  • Ironia: la consapevolezza della finitudine delle cose che circondano l'uomo e che egli stesso crea si traduce nell'ironia, per cui l'uomo prende coscienza della sua stessa limitatezza. L'ironia, che Socrate medesimo usava per autosminuirsi quando si confrontava con i suoi interlocutori (ironia socratica), si identifica quindi in un atteggiamento dissimulatore.
  • Negazione della ragione: gli autori romantici rifiutano l'idea illuministica della ragione, in quanto questa non si è rivelata in grado di spiegare la totalità delle cose che sono. Per questo nell'era romantica c'è un grande progresso nell'esplorazione dell'irrazionale: la follia, il sogno, le visioni assumono un ruolo di primaria importanza.
  • Esotismo: è una fuga dalla realtà, che può essere temporale o spaziale, e che può andare verso un luogo esotico o comunque lontano da quello di appartenenza, oppure in un'epoca diversa da quella reale, come il medioevo o l'età classica.
  • Soggettivismo e individualismo: con la mancanza della ragione illuministica, tutto ciò che circonda l'uomo, la natura, non ha più una sola e razionale chiave di lettura, ed è così che si arriva al concetto per cui ogni uomo riflette i propri problemi, o comunque il proprio io, nella natura, che ne diventa così il prodotto soggettivo.
  • Concetto di popolo e nazione: una fonte di ispirazione dei poeti romantici è l'opera di Omero, che si prefigura come risultato della tradizione orale e folcloristica di un intero popolo: in questo periodo infatti, l'individualismo diventa, su grandi dimensioni (quindi a livello statale) una forma di nazionalismo, che sfocia per esempio nella ricerca di origini antiche delle moderne nazioni (da qui anche l'interesse per il medioevo, che viene rivalutato).
  • Ritorno alla religiosità: mancando il supporto della ragione illuminista, l'uomo romantico cerca stabili supporti nella fede e nella conseguente tensione verso l'infinito. Si determina così un ritorno all'utilizzo di pratiche magiche e occulte, spesso accidentale motivo di importanti scoperte scientifiche.
  • Studio della storia: mentre nel Settecento illuminista l'uomo veniva considerato quale essere razionale e quindi di pari dignità nel corso della storia, in età romantica si recupera una visione dell'uomo in fieri, cioè in costante cambiamento. Si sviluppano così nuove discipline come la numismatica, l'epigrafia, l'archeologia, la glottologia. Due importanti teorizzatori della lettura più scientifica e oggettiva della storia sono Theodor Mommsen e Barthold Niebhur. Parallelamente si sviluppa una forte critica allo spregiudicato uso del lume della ragione che nel Settecento portò molti pensatori illuministi a stigmatizzare il popolo del Medioevo, oppresso dal peso di una religione oscurantista: i romantici, predicando un ritorno alla religiosità e invitando al tuffo nella fede, riabilitano i tempi bui del Medioevo, apprezzando quei caratteri che l'illuminismo criticava.

Romanticismo e idealismo[modifica]

Wikipedia-logo-v2.svg Per approfondire su Wikipedia, vedi la voce Idealismo tedesco.
Friedrich Schelling

La filosofia in età romantica si riflette nel pensiero dei massimi esponenti dell'idealismo, in particolare di quello tedesco, rappresentato da Johann Gottlieb Fichte, Friedrich Schelling e Georg W.F. Hegel. È però anticipato da Kant, che nella Critica del Giudizio aveva aperto la strada alla concezione della natura come inesauribile e spontanea forza vitale dove si esprime la divinità.

È importante inoltre evidenziare che l'idealismo non si identifica come la filosofia del Romanticismo, pur risultando a pieno titolo la sintesi meglio riuscita della corrente: colui che riesce maggiormente a interpretare la sensibilità romantica è Schelling, soprattutto per l'importanza attribuita al momento estetico dell'arte e al mito. Sarà invece l'idealismo di Hegel a dare adito a pesanti critiche al Romanticismo, pur eccependone i princìpi cardine, contestandone la svalutazione delle facoltà non solo intellettuali ma anche razionali dell'individuo.

La filosofia romantica propone infatti un superamento dell'illuminismo, il cui massimo esponente, Immanuel Kant, pur tracciando le fondamenta del sapere umano con l'attribuzione all'intelletto (facoltà del finito) della possibilità di costruire scienza, aveva relegato però la ragione unicamente all'ingrato compito di rendere conto dei limiti della conoscenza umana e conseguentemente dell'impossibilità di fondare la metafisica. La posizione di Kant è in parte ripresa da Fichte, che rivaluta l'intuizione e accentua l'impossibilità di cogliere l'Assoluto con la sola ragione. Mentre il Romanticismo predica una sostanziale incapacità della ragione nel cogliere la più intima essenza della realtà, contrapponendo a essa il sentimento, l'ironia e l'istinto, l'idealismo hegeliano intende invece attingere all'assoluto proprio mediante l'uso della razionalità (intesa in Hegel quale espressione dello spirito immanente alla realtà).

Un altro movimento filosofico che rientra appieno nell'ambito romantico, pur essendo posteriore agli anni d'oro del Romanticismo tedesco, è il trascendentalismo di Ralph Waldo Emerson ed Henry David Thoreau.

Romanticismo in musica[modifica]

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Franz Schubert

Il Romanticismo coinvolge in maniera sostanziale e consistente soprattutto la musica, trascinato dagli ideali ispiratori che furono accolti con entusiasmo dai compositori di mezza Europa. Ciò nonostante, a seguito della disillusione sperimentata con l'instaurazione delle tirannidi in età napoleonica, gli artisti romantici rivendicano l'evasione dalla realtà.

Un grande autore pre-romantico è indubbiamente Ludwig van Beethoven, che inizia a scrivere musica secondo la linea sentimentale del Romanticismo già durante la fine del Settecento. Con l'Inno alla gioia di Schiller, nella Nona Sinfonia, la sua concezione supera le forme allora in uso del linguaggio sinfonico e proietta il musicista in una dimensione inesplorata: da semplice artigiano diventa poeta e ideologo, creatore di miti e profeta di una speranza nuova.

Ma sono svariati i rappresentanti della corrente romantica celeberrimi per le loro composizioni, ognuno distintosi per aver portato novità alla musica classica: ne sono esempio Franz Schubert, Hector Berlioz, Robert Schumann, e in Italia Vincenzo Bellini, Gioacchino Rossini, Gaetano Donizzetti e Giuseppe Verdi (vedi il modulo sul melodramma romantico).

Con l'avvento del Romanticismo i compositori superano l'epoca del classicismo di Haydn e Mozart per approdare a un'espressione concreta e diretta del sentimento. Sono introdotte numerose novità: l'orchestra conosce l'aumento dei fiati e delle percussioni e la nascita del trombone. Nasce così la figura del direttore d'orchestra, impegnato a dirigere un numero di strumenti sempre più elevato.

Il Romanticismo nella letteratura europea e statunitense[modifica]

Wikipedia-logo-v2.svg Per approfondire su Wikipedia, vedi la voce Letteratura romantica.

Germania[modifica]

Il movimento romantico europeo ha origine nell'opera di alcuni letterati e filosofi tedeschi della fine del Settecento. Sebbene alcune tendenze del Romanticismo siano già rintracciabili nello Stürm und Drang, l'atto di nascita del nuovo movimento viene fatto coincidere con la fondazione della rivista Athenaeum (1798). Nel Romanticismo tedesco si distinguono due scuole:

  • quella di Jena (attiva tra il 1798 e il 1805), di cui fanno parte i due fratelli Schlegel, fondatori della sopracitata rivista, e altri artisti come Novalis, Tieck e Schelling;
  • quella di Heidelberg (attiva tra il 1804 e il 1815), di cui fanno parte autori come Von Chamisso e Brentano.

Punti di riferimento filosofici sono l'idealismo di Fichte e di Schelling, mentre la rivista Athenaeum ospita sulle sue pagine gli interventi che costituiranno le basi teoriche del movimento. A queste si aggiungono le opere dei fratelli Schlegel: le Lezioni sopra la letteratura e le arti belle e le Lezioni sull'arte e la letteratura di August Wilhelm e la Storia della letteratura antica e moderna di Friedrich.[7]

Tra le caratteristiche chiave del Romanticismo tedesco c'è il recupero delle tradizioni nazionali. Questo vale soprattutto per la scuola di Heidelberg, che si concentrerà sul culto del Medioevo e delle tradizioni germaniche. Sono espressione di questi sentimenti nazionalistici le raccolte di canti popolari anonimi (Lieder), le Fiabe popolari (1811-1812) raccolte a cura dei fratelli Grimm, i canti della tradizione medievale rimaneggiati da Brentano e Achim von Arnim e pubblicati con il titolo Il corno magico del fanciullo (180-1808). La scuola di Jena ha invece tendenze più cosmopolite. In generale, il nazionalismo darà al Romanticismo tedesco un'impronta reazionaria.[8]

Tra il 1815 e il 1848 prende piede un nuovo gusto letterario noto come Biedermeier, dal nome di un personaggio comico, Gottlob Biedermeier, assurto a rappresentate del cittadino tedesco medio. Biedermeier è il simbolo del borghese che, dopo essersi svegliato grazie agli ideali di libertà della rivoluzione francese, accetta passivamente le politiche reazionarie dei potenti e si accontenta della propria vita, divisa tra gli ambienti domestici e il lavoro. Durante la Biedermeierzeit (l'età di Biedermeier), il Romanticismo entra in crisi e si affermano invece il culto delle piccole cose, l'armonia con gli ordinamenti dello Stato, il dominio sulle passioni, il ripiegamento sul passato.[9][10]

Inghilterra[modifica]

George Gordon Byron

Negli stessi anni, il Romanticismo si manifesta anche in Inghilterra, raggiungendo la sua massima espressione nella lirica. Gli autori romantici inglesi vengono generalmente divisi in due diverse generazioni:

  • la prima generazione romantica, attiva dalla fine del Settecento, comprende Wordsworth, legato al concetto di epifania (intesa come riflessione profonda stimolata inaspettatamente da un fatto prosaico e quotidiano), Coleridge, poeta generalmente definito onirico a causa dell'atmosfera suscitata dalle sue opere, nelle quali sembra di essere in un sogno, e Blake, poeta visionario, che vedeva nella natura dei simboli che si qualificavano come chiavi di lettura di una realtà oltre quella fenotipica;
  • la seconda generazione, attiva dagli anni dieci dell'Ottocento, comprende poeti come John Keats, un nostalgico dell'era classica, George Gordon Byron, il prototipo del poeta ribelle ed esule, e Percy Bysshe Shelley, che aveva molto caro il tema della libertà (basti pensare al titolo di una sua opera : Prometeo liberato).

La narrativa inglese tra la fine del Settecento e l'inizio dell'Ottocento tende alla rappresentazione della realtà quotidiana, come si può osservare nei romanzi di Jane Austin (Orgoglio e pregiudizio, 1813; Emma, 1816). L'interesse per la quotidianità e la vita di provincia caratterizzeranno la successiva produzione letteraria di età vittoriana. Si afferma inoltre il genere del romanzo storico, il cui massimo esponente è Walter Scott: nelle sue opere rievoca il fascino per epoche lontane e costumi primitivi, come per esempio la Scozia medievale in cui è ambientato Ivanohe (1819).[8]

Francia[modifica]

Madame de Staël

In Francia il Romanticismo si diffonde solo a partire dagli anni venti dell'Ottocento. I primi segnali di questa nuova sensibilità appaiono però già in età napoleonica: in questo periodo una figura chiave è quella di François-René de Chateubriand che nel Genio del Cristianesimo (1802) prende le distanze dal razionalismo settecentesco ed esalta la religione cattolica come fonte per l'arte e la poesia.

Particolarmente importante è poi La Germania di Madame de Stäel: pubblicata a Londra nel 1813, contribuisce a far conoscere in tutta Europa la cultura tedesca del tempo. Dal punto di vista teorico, il manifesto del Romanticismo francese è però la prefazione alla tragedia storica Cromwell di Victor Hugo, in cui lo scrittore sostiene che in un'opera d'arte devono convivere bello e brutto, sublime e grottesco. Il Romanticismo francese si è distinto tra gli altri per il profondo rinnovamento di temi, forme ed estetica della letteratura.

Per quanto riguarda la lirica, oltre al già citato Hugo, si possono ricordare Alphonse de Lamartine, Alfred de Vigny, Alfred de Musset, Gérard de Nerval e Charles Baudelaire. Nella narrativa si hanno invece romanzi autobiografici (come Le confessioni di un secolo di Musset), romanzi storici (Notre Dame de Paris di Victor Hugo), racconti ambientati in luoghi esotici (come quelli di Prosper Mérimée), romanzi sentimentali (George Sand), romanzi a sfondo sociale (I miserabili di Hugo), romanzi d'appendice (Eugene Sue, Alexandre Dumas). I vertici vengono però raggiunti con lo sviluppo del romanzo realistico moderno, grazie ad autori come Stendhal e Honoré de Balzac.[11]

Russia[modifica]

Nella Russia del primo Ottocento, la maggioranza degli intellettuali si colloca su posizioni liberali e progressiste. Vengono quindi criticati l'autocrazia zarista e alcuni aspetti legati al feudalesimo che sopravvivono ancora nella società. Per questo motivo, molti intellettuali romantici sudiranno il carcere o l'esilio. Tra questi si possono ricordare Aleksandr Puskin e Michail Lermontov, che risentono entrambi dell'influenza del modello byroniano.[11]

Stati Uniti[modifica]

La letteratura statunitense nasce proprio tra il Settecento e l'Ottocento, dopo che il paese ha conquistato l'indipendenza dalla corona britannica. Eredita tuttavia i generi tipici della letteratura europea e inglese in particolare. Tra i primi autori c'è James Fenimore Cooper, che nei suoi romanzi racconta lo scontro tra i conquistatori europei e i nativi americani (la sua opera più celebre è L'ultimo dei Mohicani, 1826). Edgar Allan Poe risente invece maggiormente della letteratura "nera" di oltreoceano.[12]

Tra i massimi scrittori statunitensi di questo periodo ci sono Nathaniel Hawthorne (La lettera scarlatta, 1850), Herman Melville (Moby Dick, 1851), Walter Whitman, Ralph Waldo Emerson e Henry David Thoreau. Insieme, questi autori rinnoveranno profondamente la narrativa e la poesia americana, tanto che per definire questo movimento si utilizza l'espressione "Rinascimento americano".[13]

Il Romanticismo in Italia: la polemica classico-romantica[modifica]

Busto di Pietro Giordani al Pincio di Roma

In Italia il Romanticismo arriverà più tardi rispetto ad altri paesi, e la sua diffusione si scontrerà con la tradizione classicista fortemente radicata nella cultura italiana.

La data d'inizio vera e propria del Romanticismo italiano è il gennaio 1816, quando Madame de Stäel pubblica sulla Biblioteca Italiana un articolo intitolato Sulla maniera e l'utilità delle traduzioni, nel quale invita gli italiani a conoscere e tradurre le opere delle straniere straniere contemporanee come mezzo per rinnovare la propria cultura. L'intervento viene accolto con accese critiche da parte degli intellettuali più legati alla tradizione classica, tra i quali si distinguono le voci di Pietro Giordani, Carlo Londonio e Carlo Botta. In generale i classicisti ribadiscono la perfezione dei modelli antichi, che li rende degni di essere imitati. La difesa dei valori classici ha però anche degli intenti patriottici: alcuni intellettuali temevano infatti che l'influenza delle letterature straniere potesse snaturare le tradizioni culturali italiane.[14] Scrive in proposito Giordani in un intervento apparso anonimo:

« conviene che la poesia e la letteratura si mantenga italiana: ma non può mantenersi tale, frammischiandovi quelle idee settentrionali, che per nulla si possono confare alle nostre.[15] »

Non mancano tuttavia voci favorevoli alle innovazioni e intellettuali pronti a definirsi "romantici". A partire dal 1816 vengono pubblicati vari articoli e interventi, che possono essere considerati come dei manifesti del Romanticismo italiano. Tra questi si devono ricordare tre scritti: Intorno all'ingiustizia di alcuni giudizi letterari italiani di Ludovico di Breme, la Lettera semiseria di Grisostomo al suo figliuolo di Giovanni Berchet, le Avventure letterarie di un giorno di Pietro Borsieri. Contribuiscono poi a definire la poetica romantica in Italia le Considerazioni sul "Giaurro" di Byron di di Breme e le Idee elementari sulla poesia romantica di Ermes Visconti.[16]

Nel 1818 questi letterati si staccano dalla Biblioteca Italiana, rivista a carattere conservatore, e fondano il Conciliatore. A capo della redazione c'è Silvio Pellico e vi partecipano come collaboratori Borsieri, di Breme, Berchet e Visconti. Il Conciliatore si propone di "conciliare" ricerca tecnico-scientifica con letteratura, sia illuminista sia romantica; il suo intento è diffondere le nuove idee romantiche, ma anche favorire il progresso civile e lo sviluppo dell'economia in Lombardia. Questo orientamento progressista attirerà sulla rivista le attenzioni della censura austriaca, che porteranno alla fine delle pubblicazioni nel 1819.[16]

Un Romanticismo "moderato"[modifica]

Prima pagina del Conciliatore (1818)

Se i classicisti si soffermano soprattutto sulla tradizione, i romantici affermano invece la necessità di rinnovare la cultura, che doveva rivolgersi non solo alla ristretta cerchia degli intellettuali ma al "popolo", inteso come ceto medio. Questo richiede di abbandonare la mitologia classica per concentrarsi sulle aspirazioni della coscienza contemporanea, per suscitare l'interesse del nuovo pubblico "popolare". Al linguaggio aulico della tradizione italiana (che era incomprensibile alla maggior parte del popolo) viene preferita una lingua più libera, lontana dai vincoli troppo stretti imposti dalle regole formali, che finivano per inaridire l'ispirazione del poeta. Tuttavia bisogna sottolineare come quelle dei romantici italiani siano posizioni moderate, distanti dalle soluzioni estreme adottate dagli intellettuali europei. Il loro obiettivo è realizzare una letteratura ispirata al "vero", in grado di favorire il progresso della società. Per questo motivo, deve essere ancorata alla rappresentazione della realtà e deve trasmettere valori e princìpi di utilità civile e morale. I romantici italiani sono quindi lontani sia dai formalismi dei classicisti, sia dalle sfrenate fantasie dei romantici nordici.[16]

Il Romanticismo che prende le mosse in questi anni in Lombardia è espressione dell'esigenza di rinnovamento che interessa la società italiana. Diversamente dagli altri paesi, in Italia non esiste ancora una classe borghese moderna, ma in questo periodo vengono poste le basi per la sua formazione. Viene in particolare sentita la necessità di portare l'Italia, all'epoca divisa politicamente ed economicamente arretrata, allo stesso livello delle altre potenze. Questo spiega in parte le differenze tra il Romanticismo italiano e quello europeo. Nella società italiana non si sono ancora formate le lacerazioni che caratterizzano il rapporto tra l'intellettuale e la società, e sui conflitti prevale lo slancio ottimistico di chi è impegnato a dare vita a una nuova nazione. Di fatto, in Italia Romanticismo e Risorgimento coincidono: è significativo che i conflitti e le tematiche irrazionaliste faranno la loro comparsa in Italia subito dopo la fine del processo di unificazione, grazie in particolare alla Scapigliatura.[17]

L'esperienza dell'Antologia[modifica]

Particolarmente significativa nella cultura romantica italiana è l'esperienza dell''Antologia'', che nel 1821 raccoglie l'eredità del Conciliatore. La rivista viene fondata a Firenze nel 1821 per iniziativa del ricco commerciante ginevrino Giampietro Vieusseux, che sempre nella città toscana aveva fondato un «Gabinetto di lettura» (1819). Tra gli animatori del gruppo ci sono proprietari terrieri come Gino Capponi e Cosimo Ridolfi, l'intellettuale laico e classicista Giovan Battista Niccolini e il cattolico Niccolò Tommaseo. L'Antologia gode della maggiore libertà concessa dal Granducato di Toscana e può quindi approfondire l'impegno politico portato avanti dal Conciliatore, in una prospettiva dichiaratamente "europea".

Poco interessata alla polemica classico-romantica, e in generale alle questione letterarie e poetiche, la rivista si propone di fornire ai propri lettori materiali utili al progresso civile e sociale. Dalle pagine dell'Antologia vengono quindi proposte riforme e collaborazioni con il governo del Granducato, sostenendo la necessità di investire nell'ammodernamento dell'agricoltura e nell'educazione delle classi popolari. L'ideologia che anima i collaboratori della rivista è individuabile in un cattolicesimo moderato aperto alle innovazioni della modernità. Proprio questa spinta riformatrice, che negli anni si orienta sempre più verso una dimensione nazionale italiana, provocherà contrasti con la censura. La rivista viene infine chiusa nel 1833.[18]

La poesia nel Romanticismo italiano[modifica]

Tommaso Grossi

Il Romanticismo europeo introduce un modo nuovo di intendere la parola poetica, vista come un'espressione dell'intimo e della soggettività in grado di creare i propri mezzi in assoluta libertà. In Italia, elementi romantici si possono trovare nella poesia di Ugo Foscolo, che tuttavia è ancora profondamente legato alla corrente del neoclassicismo. Un discorso simile vale anche per Leopardi: se da un lato riprende la potenza evocativa della lirica europea, dall'altro rimane pur sempre fedele ai modelli classici. La lirica di Manzoni, invece, è più vicina alla narrazione e alla poesie drammatica, e deve quindi essere analizzata tenendo conto di queste esigenze.[19]

I poeti minori invece sono molto distanti dalle sperimentazioni del Romanticismo europeo, e in generale confermano la tensione verso una letteratura ispirata al vero, che caratterizza il Romanticismo italiano. Accanto a una poesia patriottica (di cui si parlerà nel modulo Scrittori politici del Risorgimento) si sviluppa una produzione satirica, che pur avendo anche obiettivi politici, si dedica per lo più alla satira sociale. Un esempio di questo tipo di poesia sono gli Scherzi del toscano Giuseppe Giusti.

Molto diffuso nell'età romantica è poi il genere della novella in versi: si tratta di opere narrative incentrate su motivi sentimentali e intensi contrasti passionali, ricercati allo scopo di commuovere il pubblico. L'ambientazione è collocata talvolta nella contemporaneità, ma più spesso viene preferito un Medioevo di maniera, dai toni cupi e pittoreschi. Tra le novelle in versi di questi anni si possono ricordare la Fuggitiva (1816) e l'Ildegonda (1820) di Tommaso Grossi, l'Ermengarda di Giovanni Prati, Pia de' Tolomei (1822) di Bartolomeo Sestini e Ida della Torre di Giulio Carcano.

Molta fortuna hanno anche le ballate, ispirate alle ballate nordiche. Queste erano conosciute in Italia grazie a Berchet, che nella Lettera semiseria aveva tradotto alcuni brani di Bürger proponendoli come esempi di letteratura popolare. Le ballate sono opere narrative con forti coloriture liriche; la vicenda raccontata è avvolta in un alone di fantasia e vi si ritrovano elementi tipici del gusto romantico, come il macabro, il pittoresco, il sentimentale. Il più rappresentativo autore di questo genere di componimenti è Luigi Carrer.[20]

Fa parte a sé l'opera di Niccolò Tommaseo. La sua è una poesia religiosa che si ispira a una concezione mistica e che spicca per originalità e per densità del linguaggio. Tommaseo non è stato però solo poeta: narratore e critico, si è interessato anche di folclore e ha raccolto e tradotto i Canti popolari greci, illirici, corsi e toscani (1841).

Nella seconda metà dell'Ottocento sono poi attivi i poeti che vengono solitamente ricondotti alla cosiddetta seconda generazione romantica. Tra questi si possono ricordare Giovanni Prati e Aleardo Aleardi. L'effusione sentimentale che aveva caratterizzato la produzione dei decenni precedenti viene qui accentuata e portata all'estremo. Tuttavia, questi autori hanno contribuito a introdurre in Italia motivi irrazionalistici e fantastici, tipici dal Romanticismo europeo ma ignorati dalla prima generazione romantica italiana.[21]

Non si può infine dimenticare la poesia dialettale, che ha i suoi massimi esponenti nel milanese Carlo Porta e nel romano Giuseppe Gioacchino Belli.

La narrativa nella prima metà dell'Ottocento[modifica]

Daniel Defoe: lo scrittore inglese, autore del Robinson Crusoe, è considerato uno dei padri del romanzo moderno

Con il Romanticismo si afferma anche in Italia il genere del romanzo, che nei decenni successivi avrà larga fortuna di pubblico. La sua diffusione tuttavia conosce inizialmente dei contrasti, soprattutto negli ambienti più aristocratici e tradizionalisti, dove viene considerato un genere inferiore e non adatto a un pubblico colto. Il romanzo infatti non rientrava tra i generi narrativi tradizionali (come il poema epico, la novella, la prosa storica), e su di esso pesavano pregiudizi di ordine moralistico. In particolare, si riteneva fosse pericoloso offrire al lettore una rappresentazione troppo vivida della realtà e delle passioni umane. Viceversa, in Europa il romanzo è stato fin dal Settecento l'espressione letteraria più tipica della classe borghese che si stava affermando. Diversamente dal romanzo cavalleresco diffuso durante il Medioevo, il romanzo moderno si propone di rappresentare la vita reale e si rivolge a un pubblico più vasto rispetto a quello della corte. I primi esempi si incontrano nell'Inghilterra settecentesca, dove la borghesia era già diventata una classe dominante: sono le le opere di Defoe (Robinson Crusoe), di Samuel Richardson (Pamela, 1740-1742, Clarissa, 1748) e di Fielding.[22]

In Italia il romanzo stenta invece a prendere piede perché manca ancora la base sociale che nel resto del Vecchio continente ne aveva consentito lo sviluppo. L'esigenza di questo mezzo espressivo inizia però a farsi sentire con l'avanzare della borghesia durante il Risorgimento. I romantici lombardi si impegnano nella difesa del romanzo fin dal 1816: pur continuando a considerarlo un genere inferiore, sono comunque convinti che nelle mani di un abile scrittore si possa nobilitare. Il primo a intuire tutte le sue potenzialità è Alessandro Manzoni, che fin dalla prima stesura del Fermo e Lucia è convinto che l'introduzione del romanzo sia un passo necessario per lo svecchiamento della cultura italiana.[23]

Walter Scott

Il romanzo si diffonde in Italia essenzialmente come romanzo storico. Il modello per questo genere sono le opere dello scozzese Walter Scott, che dal 1814 aveva conosciuto successo in tutta Europa. Il romanzo storico si propone di offrire un quadro storico di un periodo ben definito, senza limitarsi agli eventi di maggiore importanza, ma raccontando anche gli aspetti più umili della vita quotidiana, la mentalità e le abitudini della gente del popolo. Gli avvenimenti storici e i grandi personaggi rimangono quindi sullo sfondo, mentre la narrazione si concentra su personaggi oscuri, di estrazione popolare. La fortuna del romanzo storico nell'Europa dell'Ottocento si spiega con l'interesse dei romantici per il passato e l'affermarsi di sentimenti nazionali in vari paesi, che spingevano a cercare nello studio della storia le radici di un popolo. Oltre a questo, il romanzo storico è però anche un genere di consumo, che offre al lettore del XIX secolo un'occasione per evadere dal grigiore del presente e fuggire in tempi epoche lontane.[24]

L'anno cruciale per il romanzo storico in Italia è il 1827, quando escono I promessi sposi di Manzoni, Il castello di Trezzo di Giovanni Battista Bazzoni, La battaglia di Benevento di Francesco Domenico Guerrazzi, Il Cabrino Fondulo di Lancetti e La Sibilla Odaleta di Carlo Varese. La pubblicazione di tanti titoli in un tempo così ristretto è indice dell'esigenza di romanzi avvertita dal pubblico italiano. Il lettore è attirato dalla catena di espedienti narrativi utilizzati dall'autore, si immedesima con i protagonisti e spasima per sapere quale sarà la loro sorte, si diverte con le parti comiche e si commuove per quelle più lacrimevoli. Inoltre dalle ambientazioni ricava nozioni storiche e viene proiettato in epoche affascinanti, come il Medioevo o il Rinascimento. Ma soprattutto, il romanzo presenta un prosa scorrevole, molto più comprensibile al pubblico rispetto allo stile aulico della letteratura classicista.[25]

Minore diffusione in Italia ha il romanzo sociale, che invece a livello europeo offre i suoi massimi capolavori nelle opere di Stendhal, Balzac, Jane Austin, William Thackeray e Charles Dickens. Tra i romanzi che cercano di analizzare la contemporaneità in Italia ci sono Ginevra, l'orfana della Nunziata (1939) di Antonio Ranieri e l'Angiola Maria di Giulio Carcano. Negli anni quaranta si sviluppa invece il filone della cosiddetta narrativa rusticale. Ad avviarlo è la pubblicazione del saggio Della letteratura rusticale (1846), in cui Cesare Correnti sostiene la necessità di una letteratura che si interessi al mondo contadino. Forte è la suggestione proveniente dalle opere della scrittrice francese George Sand; in Italia la principale autrice di questo genere è Caterina Percoto. Un discorso a parte può essere fatto per Niccolò Tommaseo, autore di Fede e Bellezza (1840), un romanzo lontano dal clima culturale italiano, in cui vengono trattati complessi problemi psicologici.[26]

Poco dopo la metà del secolo, il genere del romanzo in Italia conosce una svolta con la pubblicazione dei Cento anni (1859-1864) di Giuseppe Rovani e delle Confessioni di un italiano (1867, postumo) di Ippolito Nievo. Quello di Rovani è un romanzo storico di ispirazione manzoniana, che però è ambientato in un arco di tempo che va dalla metà del Settecento alla metà dell'Ottocento: il romanzo storico lascia quindi il posto al romanzo di ambiente contemporaneo. Molto importante è anche il Preludio, in cui viene esaltato il genere del romanzo, a testimonianza che i pregiudizi verso questo genere sono ormai terminati. Una struttura simile a quella dei Cento anni si trova nelle Confessioni di un italiano, in cui Nievo ripercorre ottant'anni di storia italiana attraverso i suoi ricordi. Si chiude così la stagione del romanzo storico iniziata da Scott, e nasce una nuova narrazione in cui le vicende psicologiche dei personaggi sono legate ai grandi processi politici e sociali.[27]

Note[modifica]

  1. Giuseppe Petronio, L'attività letteraria in Italia, Palermo, Palumbo, 1969, p. 593.
  2. Giulio Ferroni, Profilo storico della letteratura italiana, Torino, Einaudi, 2001, p. 857.
  3. Giulio Ferroni, Profilo storico della letteratura italiana, Torino, Einaudi, 2001, p. 593.
  4. Giulio Ferroni, Profilo storico della letteratura italiana, Torino, Einaudi, 2001, pp. 595-596.
  5. Giulio Ferroni, Profilo storico della letteratura italiana, Torino, Einaudi, 2001, p. 596.
  6. August Wilhelm Schlegel, Corso di letteratura drammatica, versione italiana con note di Giovanni Gherardini, Milano, Marotta, 1840.
  7. Guido Baldi, Silvia Giusso, Mario Razetti e Giuseppe Zaccaria, Il Neoclassicismo e il Romanticismo, in Moduli di letteratura, Torino, Paravia, 2002, p. 45.
  8. 8,0 8,1 Guido Baldi, Silvia Giusso, Mario Razetti e Giuseppe Zaccaria, Il Neoclassicismo e il Romanticismo, in Moduli di letteratura, Torino, Paravia, 2002, p. 45.
  9. Biedermeier, in Enciclopedia Italiana. URL consultato il 5 marzo 2017.
  10. Biedermeier, su Sapere.it. URL consultato il 5 marzo 2017.
  11. 11,0 11,1 Guido Baldi, Silvia Giusso, Mario Razetti e Giuseppe Zaccaria, Il Neoclassicismo e il Romanticismo, in Moduli di letteratura, Torino, Paravia, 2002, p. 47.
  12. Guido Baldi, Silvia Giusso, Mario Razetti e Giuseppe Zaccaria, Il Neoclassicismo e il Romanticismo, in Moduli di letteratura, Torino, Paravia, 2002, pp. 47-48.
  13. Guido Baldi, Silvia Giusso, Mario Razetti e Giuseppe Zaccaria, Il Neoclassicismo e il Romanticismo, in Moduli di letteratura, Torino, Paravia, 2002, p. 122.
  14. Guido Baldi, Silvia Giusso, Mario Razetti e Giuseppe Zaccaria, Dal Barocco al Romanticismo, in Moduli di letteratura, Torino, Paravia, 2002, p. 53.
  15. Pietro Giordani, Risposta a Madame De Stäel, in Biblioteca Italiana, aprile 1816.
  16. 16,0 16,1 16,2 Guido Baldi, Silvia Giusso, Mario Razetti e Giuseppe Zaccaria, Dal Barocco al Romanticismo, in Moduli di letteratura, Torino, Paravia, 2002, p. 54.
  17. Guido Baldi, Silvia Giusso, Mario Razetti e Giuseppe Zaccaria, Dal Barocco al Romanticismo, in Moduli di letteratura, Torino, Paravia, 2002, pp. 54-55.
  18. Giulio Ferroni, Profilo storico della letteratura italiana, Torino, Einaudi, 2001, pp. 623-624.
  19. Guido Baldi, Silvia Giusso, Mario Razetti e Giuseppe Zaccaria, Il Neoclassicismo e il Romanticismo, in Moduli di letteratura, Torino, Paravia, 2002, p. 179.
  20. Guido Baldi, Silvia Giusso, Mario Razetti e Giuseppe Zaccaria, Il Neoclassicismo e il Romanticismo, in Moduli di letteratura, Torino, Paravia, 2002, pp. 179-180.
  21. Guido Baldi, Silvia Giusso, Mario Razetti e Giuseppe Zaccaria, Il Neoclassicismo e il Romanticismo, in Moduli di letteratura, Torino, Paravia, 2002, pp. 180-181.
  22. Guido Baldi, Silvia Giusso, Mario Razetti e Giuseppe Zaccaria, Il Neoclassicismo e il Romanticismo, in Moduli di letteratura, Torino, Paravia, 2002, pp. 181-182.
  23. Guido Baldi, Silvia Giusso, Mario Razetti e Giuseppe Zaccaria, Il Neoclassicismo e il Romanticismo, in Moduli di letteratura, Torino, Paravia, 2002, p. 182.
  24. Guido Baldi, Silvia Giusso, Mario Razetti e Giuseppe Zaccaria, Il Neoclassicismo e il Romanticismo, in Moduli di letteratura, Torino, Paravia, 2002, pp. 182-183.
  25. Guido Baldi, Silvia Giusso, Mario Razetti e Giuseppe Zaccaria, Il Neoclassicismo e il Romanticismo, in Moduli di letteratura, Torino, Paravia, 2002, p. 183.
  26. Guido Baldi, Silvia Giusso, Mario Razetti e Giuseppe Zaccaria, Il Neoclassicismo e il Romanticismo, in Moduli di letteratura, Torino, Paravia, 2002, pp. 183-184.
  27. Guido Baldi, Silvia Giusso, Mario Razetti e Giuseppe Zaccaria, Il Neoclassicismo e il Romanticismo, in Moduli di letteratura, Torino, Paravia, 2002, p. 184.