Vai al contenuto

Bivona/L'antica Giudecca

Wikibooks, manuali e libri di testo liberi.

La Giudecca di Bivona era una comunità ebraica siciliana presente nella cittadina di Bivona. Di essa non si hanno troppe notizie a causa della frammentarietà della documentazione: le scarse informazioni pervenuteci si ricavano da atti notarili dell'epoca e da documenti in cui venivano elencate tutte le giudecche (o giudaiche) siciliane.

Cenni sulle comunità ebraiche in Sicilia

[modifica | modifica sorgente]
La Legge della Torah

I reperti archeologici attestano la presenza di ebrei in Sicilia a partire dai primi secoli dopo Cristo: alla fine del VI secolo tale presenza venne confermata da alcune lettere di papa Gregorio Magno. Fu solo in seguito alla conquista dell'Isola da parte degli arabi che in Sicilia si stabilirono "civiltà giudaiche di espressione arabo-magrebina". Grazie all'avvento dei normanni, gli ebrei ottennero "la protezione e la salvaguardia regia", terminando così il periodo di sottomissione e assoggettamento da parte degli arabi e dei cristiani che caratterizzò i secoli precedenti. Ma nel 1310 il re di Sicilia Federico II di Aragona adottò una politica restrittiva nei confronti degli ebrei, costretti a contrassegnare le loro vesti e le loro botteghe con la "rotella rossa". Inoltre vietò loro qualsiasi rapporto con i cristiani. Gli ebrei furono rivalutati da re Alfonso, che concesse loro diritti rimasti in vigore fino al momento della loro espulsione dalla Sicilia, decretata da Ferdinando d'Aragona e da Isabella di Castiglia nel 1492.

Ciascuna comunità ebrea della Sicilia era chiamata aliama o giudaica (Judaica) o giudecca. Tali comunità, nel tardo medioevo, godevano di una propria autonomia politica, amministrativa, giudiziaria e patrimoniale; provvedevano all'imposizione e alla riscossione delle imposte, e svolgevano servizi fondamentali (come la scuola, il notariato, l'ospedale, il cimitero, il macello e l'assistenza ai più bisognosi). Ogni giudaica aveva un organo deliberativo rappresentato dal consiglio regionale, che a sua volta eleggeva i proti (che formavano l'organo esecutivo) e il comitato delle imposte (che ripartiva tra le famiglie l'onere dei donativi da versare all'erario). Altri ruoli venivano esercitati dall'hazan (addetto al macello), dal mohel (colui che operava la circoncisione) e dai sacrestani (che si curavano della sinagoga). Il re Martino, nel 1396, nominò un giudice universale ebreo con l'intento di centralizzare il governo di tutte le comunità ebree siciliane. Ma la carica del dienchelele venne soppressa nel 1447: in seguito a questa data la giurisdizione degli ebrei venne affidata dapprima al Maestro Segreto, poi al Consiglio Generale ebraico. Nel 1492 gli ebrei non convertiti furono espulsi dall'Isola.

La comunità ebraica di Bivona

[modifica | modifica sorgente]

Documenti sulla Giudecca

[modifica | modifica sorgente]

La prima testimonianza sulla comunità ebraica di Bivona è un elenco delle 44 giudaiche di Sicilia nel 1454, e ciò fa pensare che tale comunità dovesse essersi costituita prima del suddetto anno. Ipotesi che viene confermata dal più antico documento che attesta la presenza di ebrei in Bivona: un atto notarile del marzo 1428, in cui viene citato l'ebreo bivonese Xua Busacca. Questo documento, inoltre, conferma la presenza ebraica nella cittadina almeno dalla fine del Trecento. In altri atti notarili palermitani si fa riferimento ad ebrei nati e domiciliati a Bivona che si trasferirono a Palermo. Altri documenti in cui si fa riferimento alla presenza ebraica in Bivona sono:

  • un documento del 1472, in cui si tratta la permuta della Baronia di Bivona con quella di Sambuca da parte di Carlo de Luna con il fratello Sigismondo;
  • un documento del 1489, con cui il viceré Fernando de Acuña invitò i procuratori di ciascuna giudecca siciliana ad un Consiglio Generale;
  • altri documenti del 1492, attinenti all'editto di espulsione degli ebrei dalla Sicilia.

La storia della comunità ebraica di Bivona è quasi del tutto sconosciuta: si conoscono le famiglie più agiate della Giudecca, ma non si conoscono i nomi di chi ricopriva le magistrature ebraiche all'interno della comunità. Sicuramente erano ruoli ricoperti da gente ricca e facoltosa, non solo a Bivona, ma anche nelle altre comunità siciliane.

Dalla prima testimonianza sulla Giudecca di Bivona si deduce che la comunità, nel 1454, doveva aver superato il numero di quaranta famiglie (numero necessario per l'istituzione della sinagoga locale). Con il documento del 1472 si ha la conferma di una numerosa presenza di 70 famiglie (pari, all'incirca, a 300-350 persone), ovvero il 7% della popolazione bivonese. L'incremento demografico della Giudecca bivonese fu dovuta anche ai rapporti che essa intratteneva con la comunità ebraica di Palermo: numerosi ebrei palermitani operarono nel territorio di Bivona, alcuni addirittura si trasferirono nella cittadina agrigentina. Altro elemento che favorì la crescita della popolazione ebraica fu la nomina a Mastro Secreto del Regno conferita nel 1474 al signore di Bivona Sigismondo de Luna: con tale carica egli assunse il ruolo di "protettore" degli ebrei.

Bibliografia

[modifica | modifica sorgente]
  • Marrone Antonino, Ebrei e Giudaismo a Bivona (1428-1547), Circolo Leonardo da Vinci, Bivona 2000