I caduti di Cornate d'Adda/D'Adda Francesco

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Indice del libro

Biografia[modifica]

Francesco d'Adda, croce rossa.
Documento della croce rossa che attesta la morte di Francesco d'Adda.

Francesco d'Adda nacque il 26 Aprile 1897 a Porto d'Adda, in provincia di Monza e della Brianza (MB), figlio di Sala Antonia e di d'Adda Antonio.

Si sposò ed ebbe tre figli: d'Adda Eurelio, d'Adda Mario e d'Adda Albino.

Morì il 4 Marzo 1918 nell'ospedale di campo di Sigmuhdsherberg (in Austria), per catarro intestinale.

Sepolto nel cimitero di Sigmuhsherberg.

Fu un caduto della prima guerra mondiale, tenuto prigioniero dagli austro-tedeschi.[1]

Diario[modifica]


1 marzo 1918
Caro diario,
la situazione non sta migliorando, continuo a sentire forti dolori addominali, probabilmente è per il fatto che qui non si mangia da 5 giorni. Uno dei miei compagni dice che i dolori sono causati dal freddo, ma io penso che sia una cosa più seria. Domani, probabilmente, ci daranno un po' di pane e spero che il dolore passi. Ho ricevuto la lettera di mia sorella Maria, ed è l'unica cosa positiva che mi è successa in questi giorni. Maria è l'unica persona che continua a sostenermi e a scrivermi. Gli altri miei familiari pensano che io sia un disertore come la maggior parte dell famiglie dei prigionieri italiani. Mi dispiace molto per questo, so che la mia famiglia mi ha sempre voluto molto bene e viceversa, e non mi aspettavo che mi accusassero di una colpa così grave.
Ciao

2 marzo 1918
Caro diario,
circa due ore fa ci hanno dato finalmente del pane, ma vedo che i dolori continuano a persistere. Sono molto forti, forse dipende anche dai massacranti turni di lavori a cui ci sottopongono gli austro-tedeschi. Oggi un dottore del campo verrà a visitarmi e, nel caso in cui i dolori siano sintomi di una grave malattia, sarò portato in ospedale.


3 marzo 1918
Caro diario,
finalmente ho scoperto da cos'erano causati quei dolori. Il dottore ha detto che ho una malattia chiamata catarro intestinale, e che è in fase avanzata, di conseguenza potrei morire anche a breve. Dice che mi sarei potuto salvare se mi fossi fatto visitare prima ma, purtroppo, i dottori ci vengono a visitare una volta ogni 6 mesi. Ora mi trovo nell'ospedale da campo, continuo ad avere dolori molto forti. So di non avere speranze e di questo in parte sono felice, così questo incubo della guerra finirebbe. Ma sono anche triste perché non rivedrò mai più la mia famiglia. Queste potrebbero essere le ultime parole che ti scrivo. Mi dispiace che i miei figli, Mario, Aurelio e Albino, debbano crescere senza un padre, ma mia moglie sarà sicuramente in grado di prendersi cura adeguatamente di loro. Se domani sarò ancora in vita, ti scriverò.
Ciao

Note[modifica]

  1. Informazioni ricavate dai documenti contenuti nell'archivio del comune di Cornate d'Adda