Profili di donne lucane/Architette

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Indice del libro

Antonietta Groia[modifica]

Antonietta Groia è nata a Latronico, in provincia di Potenza, il 9 maggio del 1943. Ha conseguito la Laurea in architettura presso l’Università degli Studi di Napoli nel 1972 e nello stesso anno il titolo di abilitazione professionale presso la stessa Università. È la prima architetta lucana iscritta all'Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Basilicata al n.13 sezione A settore Architettura dal 1973. Durante il corso degli studi universitari ha collaborato all'attività didattica nell'Istituto di Architettura degli interni della Facoltà di Architettura di Napoli, nell'Istituto per la Porcellana di Capodimonte e per la catalogazione dei Beni Culturali relativi al Centro storico di Melfi.

La sua passione per l'architettura nasce sin da giovane, quando vedeva in città svariati cantieri durante il periodo della ricostruzione del dopoguerra. Incomincia ad appassionarsi ai temi del restauro e della valorizzazione dei Beni culturali. Sviluppa una particolare sensibilità nella redazione di progetti di restauro architettonico. L’esperienza maturata nei cantieri e nella catalogazione le ha fatto comprendere l'importanza di intervenire per il recupero del patrimonio edilizio esistente , ed in particolare di quello culturale, anche per motivi di sostenibilità economica e di consumo del suolo.

Ha organizzato ed allestito la mostra “Catalogo territoriale di Venosa - Materiali per un museo del territorio” nell'ambito dell’iniziativa del MIBAC “Realizzazioni multimediali per i Musei e il Territorio” presso la Chiesa delle Zitelle, in Roma; la mostra “La domus del Gianicolo e i suoi marmi “ in Palazzo Altemps a Roma; la mostra “I Greci in Occidente” presso il Museo Nazionale della Siritide in Policoro in collaborazione con Palazzo Grassi a Venezia.

Ha progettato e diretto interventi di restauro per i Castelli di Venosa, Lagopesole e Melfi in Basilicata e, in Campania, per Villa Rufolo a Ravello, la Certosa di Padula, la Sede universitaria in Villa Doria D’Angri a Posillipo, Castel dell’Ovo e Palazzo Reale in Napoli. Ha prodotto consulenze scientifiche al “Progetto per il Piano di gestione dei siti UNESCO” ed al piano di interventi per il “Decumanus maior” nell’ambito della “Sovvenzione globale” per il Centro storico di Napoli.

Nel 2000 è fra i soci fondatori della Società di ingegneria Vitruvio srl, di cui è Direttore Tecnico fino al 2011 e nel cui ambito ha collaborato a progetti relativi ai Musei Archeologici Nazionali di Spoleto, Perugia, Reggio Calabria, del Collegio Romano e della fototeca dell’ICCD in Roma, del Monastero di S. Scolastica e del Castello Svevo in Bari, dei Musei di Palazzo Pantaleo in Taranto, del MANN e di I.CO.NA a Napoli, di Palazzo Contarini a Venezia e Palazzo dei Diamanti in Ferrara Suoi contributi sono pubblicati in: Roberto Mango “Per un design d'ambiente, il piano di vita”, Istituto di Architettura degli Interni della Facoltà di Architettura di Napoli, 1965-66; Renato De Fusco: Il Codice dell'Architettura”, Edizioni Scientifiche Italiane - Napoli, 1968; Duomo e Campanile di Gaeta”, in “Napoli nobilissima”vol.VII , Napoli, 1969; Venosa: saggio per una carta storica del territorio comunale”, in “Storia della città”n.49/luglio 1990; Venosa - L'evoluzione urbanistica in età moderna” in: AA.VV. , Venosa, 1992.