Profili di donne lucane/Scrittrici

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Ida Mango[modifica]

Ida Aquilecchia Mango nasce a Melfi il 9 aprile 1872 ed è stata una scrittrice e traduttrice lucana. La scrittrice è conosciuta maggiormente con il nome di Ida Mango, in quanto ella ha sposato il senatore Camillo Mango. Ida è autrice di "Qua e là in Europa", nella quale tratta dei suoi viaggi e di ciò che ha appreso da questi. Ma la scrittrice, diviene famosa soprattutto per la traduzione in lingua italiana, di due opere dello Spagnolo Vicente Blasco Ibáñez: "I quattro cavalieri dell'apocalisse" e "Sangue e Arena".

Carmela Ayr Chiari[modifica]

Carmela Ayr Chiari è una poetessa e scrittrice italiana che nasce il 2 novembre 1873 a Tursi, da una famiglia scozzese di nobili origini. Oltre ad essere una scrittrice, Carmela studia lingue e ha insegnato presso la "Regia Scuola Normale" di Verona, le materie quali: Pedagogia, Morale, Storia e Lingue. La sua prima pubblicazione è avvenuta nel 1885, sotto il nome del "L'Indipendente", la quale è una raccolta poetica. È inoltre autrice del libro su Nicola Latronico, intitolato "In Memoria di Nicola Latronico", e di oltre 30 pubblicazioni. Oltre a ciò, ha scritto anche articoli per "Il Giornale D'Italia", "Il Piccolo" e la "Gazzetta di Parma".

Laura Battista[modifica]

Laura Battista è nata a Potenza il 23 novembre del 1845, figlia di Raffaele Battista da Agrigento e di Caterina Atella da Matera. Già dall'adolescenza, Laura si dedica alla stesura di poesie, e nel 1860 a Potenza, pubblica la poesia "Fior di Ginestra". Ma la sua passione non ha avuto successo da subito, per via delle condizioni arretrate della Basilicata del tempo. Dopo l'unità d'Italia e la liberazione dal dominio borbonico, nel 1861 Laura non ha più necessità di nascondere la sua passione politica-nazionale e i suoi ideali patriottici e liberali,e dunque scrive molte poesie dedicate direttamente o indirizzate a Garibaldi,vero eroe di Laura Battista e del Popolo Italiano. Inoltre la giovane donna, non ancora maggiorenne studiò da autodidatta lingue straniere come Inglese, Francese e Tedesco, cominciando poi a tradurre da sola, opere di Milton, Byron, Goethe, ecc. Ad un certo momento, le viene imposto di rallentare gli studi per non compromettere ulteriormente la propria salute. Tuttavia, questa sua incessante necessità di apprendere la spinge, nel 1874, a prendere in considerazione il ramo dell’insegnamento. È così che nello stesso anno viene nominata maestra del Convitto Magistrale di Potenza. Lascia dopo poco l'incarico, per motivi di salute e in quanto sposa il conte Luigi Lizzardi. Le opere più importanti sono: "Emanuele de Deo", "I Canti", "La Lirica sentimentale"e "La Lirica Patriottica". Muore a Tricarico il 9 Agosto 1884.

Teresina De Pierro[modifica]

Teresina De Pierro Nasce a San Martino d’Agri il 18 aprile del 1859 da Guglielmo e da Agnese Petroncelli, e qui vive gli anni travagliati del post-unitarismo. Trascorre a San Martino gran parte della sua giovinezza fino al matrimonio con il Dott. Luigi Manzoni da cui nascono 7 figli. Alla sua giovinezza, più precisamente ai quattordici anni, risalgono le sue prime pubblicazioni letterarie tra cui il suo primo volumetto “Poesie”, pubblicato a Napoli, e la raccolta “Affetti e Memorie”, pubblicata a Firenze nel 1874, che le permette di conoscere Giosuè Carducci. Nel 1875 tre sue poesie apparvero nell’antologia “Cespo di rose” per la scuola e la famiglia di Ignazio Cantù. Nel frattempo collabora anche con vari giornali come “Il risorgimento lucano” e “La nuova Lucania” e con le riviste “L’Aurora”, “Il Maestro italiano” e “La Margherita” per la pubblicazione di racconti ed articoli, i quali successivamente vengono raccolti in un volume intitolato “La viola del pensiero”. Traduce nel dialetto di San Martino la novella IX della Prima giornata del Decameron nel volume “I parlari italiani in Certaldo”, un omaggio per il cinquecentenario della morte di Boccaccio. Fu socia dell'Accademia Pitagorica di Napoli. A causa della delusione politica e per la brutta condizione che il sud Italia vive in quel periodo storico lei e il marito decidono di trasferirsi in Argentina a partire dagli anni Ottanta, con la partenza si conclude anche la sua produzione artistica. Qui trascorre il resto della sua vita, nonostante la morte improvvisa del compagno, e muore il 24 agosto del 1943 all’età di 85 anni.

Virginia D'Errico[modifica]

Virginia d'Errico (Palazzo San Gervasio, 1821 – Palazzo San Gervasio, 3 marzo 1847), da sempre interessata ai grandi classici letterari come Dante, Petrarca, ma anche Foscolo, Hugo e Milton, è una poetessa italiana, la quale ispirata da questi grandi autori, compose degli elaborati in prosa, pubblicati nella rivista Omnibus. La gran parte dei suoi scritti, sono stati pubblicati postumi, in una raccolta chiamata "Lacrime e fiori", dall'amante Carlo De Cesare

Isabella di Morra[modifica]

Biografia[modifica]

Isabella di Morra conosciuta anche come Isabella Morra, nasce a Favale nel 1520 e muore nel 1545, ed è stata una poetessa lucana. In vita è stata sconosciuta, infatti acquista fama postuma grazie alla sua tragica biografia e per la sua poetica, tanto da essere riconosciuta come pioniera della poesia romantica.

Come si evince dal libro di Pasquale Montesano Isabella Morra alla corte dei Sanseverino[1]”, Isabella visse circa quindici anni nel feudo di Favale senza il padre, in un clima un po’ oppressivo, ma non privo di qualche agiatezza che le permise di avere un pedagogo e, come tutta la nobiltà del territorio, di frequentare le altre famiglie nobili. Fu molto vicina a Giulia Orsini, moglie di Pietro Antonio Sanseverino, cui dedicò anche un sonetto. Quest’ultima muore nel 1538 e, l’anno successivo, Pietro Antonio si sposa con Erina Castriota Scandeberg che nel 1543 chiamerà Isabella a corte come dama di compagnia della figliastra Felicia Sanseverino. La scelta ricadde su di lei in quanto poetessa e amica di famiglia. Ella riceveva settanta ducati l’anno per la sua attività di corte e certamente questa somma doveva tornare utile alla sua famiglia caduta in disgrazia. La ragazza aveva allora più di vent’anni, e probabilmente sperava in un matrimonio imminente, ma ciò non avvenne perché essendo lei priva di dote considerevole, non doveva attrarre giovani titolati. La descrizione analitica della vita di corte che fa Montesano, vuole ricostruire un po’ la giovinezza di Isabella, che, al fianco di Donna Erina trascorreva molto tempo occupandosi di “cenacoli”, canto, poesia e giochi d’intrattenimento. Tra gli artisti che frequentavano la corte anche la Morra leggeva versi, come si legge in un libro contabile di Bisignano compilato nel 1543. Proprio a questa corte ebbe occasione di incontro e di dialogo con Diego Sandoval De Castro, poeta di origine spagnola e barone del vicino paese di Bollita (oggi Nova Siri). Isabella Morra ritorna a Favale dopo aver ricevuto l’ultimo compenso il 30 novembre 1535 (era solita riceverlo il 30 dicembre di ogni anno) in seguito al matrimonio di Felicia Sanseverino con Antonio Orsini e il suo conseguente trasferimento a Gravina. Non è certo se Diego Sandoval De Castro abbia cercato di intercedere presso il governatore di Basilicata per far uscire Isabella dai confini del feudo, oppure se i due abbiano intrattenuto una relazione d’amore. Certo è che la giovane fu uccisa dai fratelli nel dicembre del 1545 e qualche mese dopo si compì l’assassinio di Sandoval De Castro a colpi di archibugio. Il primo però ad essere assassinato fu il pedagogo di Isabella perché accusato di fare da tramite tra i due. Marco Antonio, nipote di Isabella Morra, tracciando la storia della sua famiglia cercherà di giustificare la tragedia con la salvaguardia dell’onorabilità del casato, ma emergono reticenze e omissioni in queste testimonianze che ne fanno vacillare la veridicità.


Opere[modifica]

Isabella scrive soprattutto sonetti e canzoni. Per quanto riguarda i sonetti, conosciamo: "I fieri assalti di crudel fortuna", "Sacra Giunone, se i volgar cuori", "D'un altro monte onde si scorge il mare", "Quanto pregiar ti puoi, Siri mio amato", "Non solo il ciel vi fu largo e cortese", "Fortuna che sollevi in alto stato", "Ecco ch'una altra volta, a valle inferma", "Torbido Siri del mio mal superbo", "Se alla propinqua speme nuovo impaccio", e "Scrissi con stile amaro, aspro e dolente". Invece le canzoni sono: "Poscia ch'ai bel desir troncante hai l'ale", "Signore, che isino a qui, tua gran mercede" e "Quel che gli giorni addietro".

Donata Doni[modifica]

Donata Doni il cui vero nome è Santina Maccarone, nasce a Lagonegro il 24 Novembre 1913 ed è stata una poetessa lucana. Donata ha studiato all'Università di Padova, dove ha appreso letteratura italiana, greco, latino e letteratura francese. Durante questi anni si innamora della poesia e scrive diverse raccolte, riunite tutte in un "Giovane diario", che preannuncia però l'opera più famosa "I frammenti dei giorni". Scrive inoltre "Amore di poesie", "Orme di nubi", "L'alba che ignoro", "Neve e mare", "Il pianto dei ciliegi feriti", "La carta dispari" e "Il fiore della gaggìa". Si dedica poi all'insegnamento alle scuole medie e in seguito si trasferisce a Roma. Per quanto riguarda invece, la formazione religiosa, un ruolo importante ha avuto il sacerdote Don Giuseppe De Luca, il quale per la poetessa fu un amico, un maestro, un padre e una guida, incoraggiandola ad essere più buona. Muore a Roma il 15 Dicembre 1972 di una grave malattia.

Gina Labriola[modifica]

Gina Labriola nasce a Chiaromonte nel 1931 in provincia di Potenza. Ha studiato Lettere Classiche a Bari. Gina Labriola ha vissuto per 11 anni in Iran. Qui ha lavorato per l'Istituto Italiano di Cultura di Teheran come collaboratrice dell'ISMEO, corrispondente dell'ANSA e lettrice presso l'Università di Teheran. È vissuta poi in Spagna, a Barcellona, ma il suo cuore è rimasto sempre nella sua madrepatria, Chiaromonte, dove i suoi antenati le hanno concesso di trasformare un antichissimo catoio, in un grande atelier di pittura su seta. Ha insegnato per oltre 15 anni Lingua e Letteratura Italiana presso l'Università di Rennes. Muore a Marsiglia nel 2011.

Lucia Pagniello[modifica]

Lucia Pagniello nasce a Melfi nel luglio del 1866 e muore nel 1960, forse a Melfi, forse a Roma. È stata una una poetessa italiana. In tenera età è rimasta orfana e ciò segna la sensibilità nella sua produzione poetica. Nel 1889 diventa maestra elementare e successivamente direttrice didattica. Le sue opere più importanti sono: "Visioni e ricordi", "Voci dell'anima" e "Ultimi canti".

Carolina Rispoli[modifica]

Carolina Rispoli nasce a Melfi nel maggio del 1893 e muore a Roma nel Novembre 1991. È stata una scrittrice lucana.

Fin dalla giovane età si è resa nota come scrittrice pubblicando la novella "Lotta elettorale", sulla rivista "Vita femminile italiana", con lo pseudonimo di Aurora Fiore. a 23 anni pubblica il suo primo romanzo "Ragazze da marito", in seguito pubblica "Il nostro destino", "Il tronco e l'edera", "La terra degli asfodelli" e "La torre che non crolla". In seguito si dedica alla stesdura di saggi, il cui più rinomato è "La giovinezza di Raffaele Ciasca tra Giustino Fortunato e Gaetano Salvemini".

  1. P. Montesano, Isabella Morra alla corte dei Sanseverino, Altrimedia, Matera 2017.