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Storia della filosofia/Alto Medioevo

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Indice del libro

Contesto storico

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I regni romano-barbarici

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Dai primi anni del V secolo popolazioni germaniche si stanziarono all'interno dei confini dell'impero romano d'Occidente, fondando regni di diritto germanico. Questi regni vengono definiti romano-barbarici o romano-germanici per indicare la commistione tra l'elemento germanico e quello romano. Come data simbolo viene indicato il 31 dicembre 406, quando il confine sul Reno fu sfondato da grandi masse di popoli germanici. I nuovi arrivati si riversarono quindi nella Gallia e nella penisola iberica.[1]

L'Europa nel 476 (clicca sulla cartina per ingrandirla)

Il primo di questi regni fu istituito dai Vandali, che dopo l'assedio di Ippona nel 430 furono dapprima riconosciuti come foederati dai Romani (nel 435) e poi fu loro consentito di creare uno stato sovrano in Nord Africa (442). La loro flotta dominò il Mediterraneo occidentale e rappresentò in seguito una seria minaccia per Roma, che fu peraltro saccheggiata dai Vandali nel 455. Entrato presto in contrasto con l'impero bizantino, il regno dei Vandali fu distrutto dal generale Belisario nel 534.

Nel 419 i Visigoti occuparono l'Aquitania e il loro sovrano Walia pose la sua corte a Tolosa. Il successore Eurico (466-484) conquistò gran parte della Spagna e costrinse i Romani a riconoscere l'autorità del suo governo su quelle regioni, che arrivò nel 475. Sotto Eurico fu inoltre redatto il Codex Euricianus, il più antico codice di leggi germaniche.

Odoacre e Teodorico nelle Cronache di Norimberga (1493)

Gli Ostrogoti invece si stanziarono in Italia e posero la loro capitale a Ravenna. Il loro re Teodorico portò avanti una politica di coesistenza tra Goti e Romani, assegnando ai primi il controllo militare della regione e ai secondi gli aspetti amministrativi. La convivenza fu però inasprita dai contrasti religiosi tra i Goti ariani e i Romani cattolici. La situazione precipitò dopo la morte di Teodorico e l'uccisione di Amalasunta, figlia di Teodorico e reggente del regno. L'intervento dell'imperatore bizantino Giustiniano e del suo generale Belisario scatenò la guerra gotico-bizantina (535-553), in seguito alla quale Bisanzio estese la sua legislazione su tutta l'Italia.

La penisola attraversava però un periodo di crisi: a causa del conflitto e delle razzie, le città si erano spopolate e le campagne avevano subito gravi razzie. In questa situazione, nel 568 giunsero i Longobardi, provenienti dalla Pannonia e spinti verso sud dagli Avari. Sotto la guida del re Alboino occuparono prima la pianura padana, e poi discesero la penisola fino alle estremità meridionali, completando la conquista nel 650. Bizanzio mantenne il controllo di Ravenna, Roma, Napoli, dell'Istria, della Calabria e della Sicilia. Il regno longobardo raggiunse il massimo splendore sotto Liutprando (712-744), ma la loro dominazione in Italia sarebbe terminata nel 774, in seguito all'intervento dei Franchi.

L'ascesa dei Franchi

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Carlo Martello ritratto sulla sua tomba a Saint-Denis

Dopo avere sfondato il confine del Reno, i Franchi occuparono la Gallia e raggiunsero l'unità politica sotto la guida di Clodoveo (482-511), che spodestò tutti i capi rivali ed eliminò le ultime vestigia dell'amministrazione romana, sconfiggendo nel 486 il capo gallo-romano Siagrio. Dopo avere sconfitto anche gli Alamanni nel 496, Clodoveo si convertì al cristianesimo e si fece battezzare nel 497 o nel 498. Riuscì inoltre nella strategia tentata anche da Teodorico, ponendo alla base del suo stato la fusione tra l'amministrazione gallo-romana con quella franca.

Il regno dei Franchi su ulteriormente ampliato dagli eredi di Clodoveo, i Merovingi, che dopo la sua morte si spartirono il potere. Fino al VII secolo, infatti, il regno fu soggetto a varie spartizioni e a successive riunificazioni, secondo una consuetudine tipicamene franca che vedeva nello stato un possedimento personale del sovrano che doveva essere suddiviso tra i suoi figli. Con l'Edictum Clotarii del 614 fu concessa inoltre una certa autonomia agli ex regni franchi di Austrasia, Nestrai e Borgogna, ponendoli ciascuno sotto il controllo di un maestro di palazzo, soggetto a un re merovingio.

La dinastia merovingia fu tuttavia spazzata via dall'avvento dei Carolingi. Nel 679 Pipino II di Heristal divenne maestro di palazzo dell'Austrasia, e in pochi anni riuscì ad accentrare su di sé il controllo dell'intero regno. A questo seguirono, a partire dal 689, varie conquiste territoriali che estero il dominio dei Franchi. Il successore di Pipino, Carlo Martello (714-741), condusse diverse battaglie per preservare l'unità del regno e nel 732, con la vittoria nella battaglia di Poitiers, fermò l'avanzata degli Arabi da sud.

Alla morte di Carlo nel 741 il potere fu diviso tra i due figli Carlomanno e Pipino il Breve, che portarono avanti nuove conquiste territoriali. Nel 743 l'ultimo re merovingio, Childerico III, fu infine deposto. Carlomanno si ritirò in monastero e il controllo del regno passò per intero nelle mani di Pipino.

Nascita e diffusione dell'islam

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La nascita di Maometto. Miniatura di un manoscritto ottomano del Siyar-i Nebi (vita del Profeta), risalente al 1595

Intanto, nella penisola arabica, muoveva i primi passi una nuova religione: l'islam. Il profeta Maometto (Muhammad), nato alla Mecca nel 570 circa, iniziò la predicazione dopo avere ricevuto una serie di rivelazioni divine. I suoi insegnamenti furono però contrastati dagli abitanti della sua città, e per sfuggire alle persecuzioni il 16 giugno 622 dovette rifugiarsi a Medina: con questa fuga, nota come Egira, ha inizio il calendario islamico. Nel 630 Maometto tornò poi alla Mecca e convertì la città all'islam.

Dopo la morte del Profeta nel 632, l'amico Abu Bakr assunse il titolo di "califfo" (cioè "successore") e diffuse l'islam in Siria e in Persia. Nel 634 prese il poter Omar, che trasformò lo stato arabo in una monarchia teocratica, portando avanti una politica di espansione territoriale verso la Persia, la Palestina, la Siria e l'Egitto. Questa strategia fu proseguita da Othman, primo califfo della dinastia Omayyade, che penetrò in Cirenaica.

Furono però anche anni di scontri tra gli eredi di Maometto. Nel 565 Alì, nipote e genero del Profeta, vinse la battaglia a Bassora contro gli alleati di A'isha, la vedova di Maometto, e si spostò a Cufa, che divenne nuovo centro della politica araba. Si consumò inoltre lo scontro con il governatore di Damasco, Muʿāwiya, cugino di Othman, che terminò nel 661 con l'assassinio di Alì. Con Muʿāwiya la dinastia Omayyadi prese stabilmente il controllo del califfato, che conservò fino al 750.

Nel 754 divenne califfo al-Mansur, con cui iniziò la dinastia degli Abbassidi. Nel 762 la residenza del califfo fu portata a Baghdad. Nel corso del IX secolo, tuttavia, il potere del califfato fu indebolito da scontri interni, fino a perdere qualsiasi potere politico a partire dalla metà del X secolo. Nel frattempo, l'espansione araba aveva portato alla nascita di regni islamici in Spagna, Africa settentrionale, Egitto e vicino Oriente.

Da Carlo Magno all'anno Mille

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Nel 751 l'ultimo re merovingio fu detronizzato e chiuso in un monastero con il benestare del papa. Pipino il Breve fu quindi incoronato re dei Franchi e diede origine a una nuova dinastia, quella dei Carolingi. Alla sua morte, nel 768, il regno fu diviso tra i due figli Carlo e Carlomanno. Le nascenti rivalità tra i fratelli si spensero nel 771, quando Carlomanno morì e Carlo ottenne il controllo su tutto il regno, portando avanti un'imponente politica di conquiste territoriali: nell'arco di trent'anni estese il suo controllo a gran parte d'Europa, conquistando i territori dei Sassoni, il regno longobardo, la Marca Spagnola e arrivando fino ai territori degli slavi, a est. La notte di Natale dell'800, Carlo fu incoronato imperatore dal papa Leone III. Nell'812, con il trattato di Aquisgrana, Carlo fu inoltre riconosciuto imperatore dal sovrano di Bisanzio Michele II. Nasceva così il Sacro Romano Impero.

Il regno di Carlo Magno (cliccare sull'immagine per ingrandirla)

Alla morte di Carlo Magno nell'814 gli succedette il figlio Ludovico il Pio, ma nei decenni successivi l'unità dell'impero fu minata dalle lotte tra gli eredi. Con il trattato di Verdun dell'843 il regno dei Franchi fu diviso tra un regno centrale, assegnato all'imperatore Lotario I, un regno occidentale, che fu dato a Ludovico il Germanico, e un regno orientale, che andò a Carlo il Calvo.

Nella penisola italiana, Carlo III il Grosso veniva incoronato dapprima re d'Italia a Ravenna (nel 879), e successivemente imperatore a Roma (881). La sua morte nell'888 scatenò una contesa per il potere, che proseguì per tutto il X secolo. Intanto, all'inizio del secolo, l'estinzione del ramo occidentale dei Carolingi portò a contese anche nel regno dei Franchi occidentali, dove nel 919 prese il potere Enrico I di Sassonia, re dei Franchi e dei Sassoni. Il 2 febbraio 962, suo figlio Ottone I fu poi incoronato imperatore a Roma. Quelli che seguirono furono decenni di scontri per il controllo dell'Italia meridionale e per la difesa dei confini orientali, su cui premevano gli slavi.

Benedetto da Norcia e il monachesimo

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Benedetto da Norcia in un polittico di Pietro Perugino risalente alla fine del XV secolo

La valorizzazione della storia e dell'esistenza terrena portò nel V secolo a una novità rispetto ai modelli orientali incentrati sull'esperienza mistica, e cioè alla nascita dell'attività monastica istituita da Benedetto da Norcia, autore della celebre regola «prega e lavora»: il lavoro manuale divenne un elemento importante nel percorso di salvezza del cristiano. Accanto alla vita spirituale c'è anche la vita quotidiana: si affaccia così l'idea del progresso, di un'evoluzione universale a cui ognuno è chiamato a contribuire, e che sarà un elemento centrale di tutta la filosofia medievale.

L'opera dei benedettini risultò tanto più importante anche per le ore dedicate allo studio: il loro lavoro di copiatura di testi antichi, non solo religiosi, ma anche scientifici e letterari, salvò infatti numerose opere dell'età greca e romana che poterono così attraversare i secoli e giungere all'età moderna. Il sapere allora diffuso dai monasteri e dalle abbazie poté inoltre facilmente ottenere il monopolio sull'insegnamento anche a seguito della definitiva chiusura dell'Accademia di Atene nel 529.

Ultime fasi della patristica

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Dal V al VIII secolo vi fu quindi l'ultimo sviluppo della patristica, che consistette più che altro nella rielaborazione di dottrine già formulate, ma in parte anche in nuove riflessioni. Tra i più originali vi fu Boezio, ritenuto uno dei precursori della Scolastica e della disputa sugli universali, riguardante la definizione delle essenze attribuibili a generi e specie universali. Nello Pseudo-Dionigi l'Areopagita si trova invece la prima esplicita distinzione tra teologia negativa e teologia affermativa: mentre quest'ultima arriva a Dio tramite un progressivo accrescimento di tutte le qualità finite di ogni singolo oggetto, la prima al contrario procede per decrescita e diminuzione fino ad eliminare ogni contenuto dalla mente, poiché Dio, essendo superiore a tutte le realtà possibili e immaginabili, non è identificabile con nessuna di esse.

Anche l'irlandese Scoto Eriugena, teologo di epoca carolingia e autore del Periphyseon (o De divisione naturae), riprese la riflessione agostiniana sul rapporto dualistico e complementare tra fede e ragione che in Dio necessariamente coincidono, risolvendolo in un cerchio; privilegiando la via negativa, egli vedeva Dio come superiore sia all'essere che al non-essere, come il punto in cui il dualismo della realtà si ricompone in unità. Egli seguì pertanto l'interpretazione di Dionigi l'Areopagita, del quale tradusse in latino il Corpus Areopagiticum, e del quale ribadì la concezione che le idee platoniche sussistono nel Verbo ma non coincidono con esso: sono infatti opera del Padre.

  1. Sandro Carocci, romano-barbarici, regni, su treccani.it.