Storia della filosofia/Gnosticismo

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Lo gnosticismo è stato un movimento filosofico, religioso ed esoterico,[1] a carattere iniziatico,[2] molto articolato e complesso, presente nel mondo ellenistico greco-romano,[3] la cui massima diffusione si ebbe tra il II e il IV secolo d.C. Il termine gnosticismo deriva dalla parola greca gnósis (γνῶσις), cioè «conoscenza», che era l'obiettivo che esso si poneva.Il termine gnosticismo tale venne coniato da Henry More nel 1669,[4] con esplicito riferimento al vocabolo greco «gnosi» utilizzato nell'antichità dai seguaci del movimento[5]

Anche se parrebbe collocarsi principalmente in un contesto cristiano[6][7], in passato alcuni studiosi ritennero che lo gnosticismo precedesse il cristianesimo e includesse credenze religiose pre-cristiane e pratiche spirituali comuni alle origini del cristianesimo, al neoplatonismo, all'ebraismo del Secondo Tempio, alle religioni misteriche e allo zoroastrismo (specialmente per ciò che riguarda lo zurvanismo). La discussione sullo gnosticismo è cambiata radicalmente con la scoperta dei Codici di Nag Hammâdi, che condussero gli studiosi ad una revisione delle precedenti ipotesi.

Storia[modifica]

Serpente dal volto di leone, detto glicone, uno dei simboli gnostici della sapienza divina.[8]

Le origini dello gnosticismo sono state per lungo tempo oggetto di controversia e sono tuttora un interessante soggetto di ricerca. Più queste origini sono studiate, più sembra che le sue radici affondino in epoca precristiana. Mentre in precedenza lo gnosticismo veniva considerato soprattutto una delle eresie del cristianesimo, sembra che le prime tracce di sistemi gnostici possano essere trovate già alcuni secoli prima dell'era cristiana. Al quinto Congresso degli Orientalisti (Berlino 1882) Rudolf Kessler[9] fece notare il collegamento tra gnosis e religione babilonese, non la religione originale della Babilonia, ma la religione sincretistica che si sviluppò dopo la conquista della regione da parte di Ciro il Grande. Sette anni più tardi (1889) Wilhelm Brandt pubblicò il suo Mandäische Religion[10], in cui descriveva la religione mandea. In tale opera l'autore dimostrò che questa religione è una forma così chiara di gnosticismo, da essere prova che lo gnosticismo è esistito indipendentemente ed anteriormente al cristianesimo.

Raffigurazione di Abatur dal Diwan Abatur, uno dei testi gnostici del mandeismo

Molti studiosi, invece, hanno ricercato la fonte delle teorie gnostiche nel mondo ellenistico e, specialmente, nella città di Alessandria d'Egitto. Nel 1880 Manuel Joël[11] cercò di provare che l'origine di tutte le teorie gnostiche risiedeva in Platone. Anche se la tesi su Platone può essere considerata come una forzatura, l'influenza greca sulla nascita e sullo sviluppo dello gnosticismo non può essere negata. In ogni caso, che il pensiero alessandrino abbia avuto qualche influenza, almeno nello sviluppo dello gnosticismo cristiano, è dimostrato dal fatto che la maggior parte della letteratura gnostica di cui siamo in possesso arriva da fonti egiziane (copte).

Quando Ciro il Grande entrò a Babilonia nel 539 a.C., s'incontrarono due grandi scuole di pensiero e iniziò il sincretismo religioso. Il pensiero persiano cominciò a mescolarsi con l'antica civiltà babilonese. L'idea della lotta titanica tra bene e male, che pervade l'universo in eterno, è l'idea da cui deriva il mazdeismo, o dualismo persiano. Questo, e l'immaginata esistenza di innumerevoli spiriti intermedi, angeli e demoni, fu la spinta che fece superare le idee del Semitismo. D'altra parte la fiducia incrollabile nell'astrologia e la convinzione che il sistema planetario aveva un'influenza totale sugli affari di questo mondo si sviluppò proprio tra i caldei. La grandezza dei Sette (la Luna, Mercurio, Venere, Marte, il Sole, Giove, e Saturno), il sacro Hebdomad, simboleggiato per millenni dalle torri di Babilonia, non fu sminuito. In verità, essi cessarono di essere adorati come divinità, ma rimasero come arconti e dynameis, regole e poteri, la cui quasi irresistibile forza contrastava l'uomo. Furono trasformati da dei a devas, spiriti cattivi. La religione degli invasori e quella degli invasi si fusero in un compromesso: ogni anima, nella sua ascesa verso il buon Dio e la luce infinita dell'Ogdoade, doveva combattere contro l'avversa influenza del dio o degli dei dell'Hebdomad. Questa ascesa dell'anima attraverso le sfere planetarie fino al paradiso cominciò ad essere concepita come una lotta con poteri avversi e divenne la prima e predominante linea dello gnosticismo.

La seconda grande linea del pensiero gnostico fu la magia, il potere ex opere operato di nomi, suoni, gesti ed azioni. Queste formule magiche, che provocavano risate e disgusto ai non iniziati, non sono corruzioni più tarde della filosofia gnostica, ma una parte essenziale dello gnosticismo e furono osservate in tutte le forme di gnosticismo cristiano. Nessuna gnosis era completa senza la conoscenza delle formule che, una volta pronunciate, permettevano l'annullamento dei poteri ostili. Lo gnosticismo entrò in contatto col giudaismo abbastanza presto. Considerando le forti, ben organizzate ed estremamente colte colonie ebree nella valle dell'Eufrate, questo primo contatto col giudaismo è perfettamente naturale. Forse l'idea gnostica di un Redentore deriva proprio dalle speranze messianiche ebree. Ma, fin dall'inizio, la concezione gnostica del Salvatore è più sovrumana di quella del giudaismo; il loro Manda d'Haye, o Soter, è una manifestazione immediata della Divinità, un Re della Luce, un Æon (Eone).

Frammento del Dialogo del Salvatore, uno dei testi gnostici ritrovati nei codici di Nag Hammâdi.

La gnosi ebbe come centri di maggiore fioritura soprattutto Alessandria d'Egitto e Roma. Un particolare impulso ebbe, negli ultimi secoli, in Siria ed in Egitto, grazie alla sua diffusione in ambienti monastici, attraverso le numerose correnti ascetiche. Lo gnosticismo, comunque, ebbe i suoi rappresentanti più noti nei primi secoli dopo Cristo, con prominenti insegnanti come Marcione, Valentino e Basilide. Altri gnostici noti furono Cerinto, Carpocrate e Simon Mago con tutta la sua scuola. Anche quando la corrente principale e centralizzata della Chiesa divenne il corpo cristiano dominante e iniziò a sopprimere le idee cristiane alternative e il paganesimo, lo gnosticismo non svanì senza lasciar traccia, anche se sant'Ireneo di Lione, Tertulliano e Giustino rimasero le uniche fonti di conoscenza fino al 1945, anno in cui furono scoperte, nei pressi del villaggio di al-Qasr, 44 opere gnostiche.

Una delle conclusioni che si ricavano da Sant'Ireneo di Lione, dove per la prima volta appare il termine "gnostico", è che esistono tanti tipi di gnosticismo quante le persone che lo proclamano con una certa autorità.

Caratteristiche e definizione[modifica]

Una definizione piuttosto parziale del movimento, basata sull'etimologia della parola, può essere: "dottrina della salvezza tramite la conoscenza". Mentre il cristianesimo tradizionale (così come definito dai concili ecumenici) sostiene che l'anima raggiunge la salvezza dalla dannazione eterna per grazia di Dio principalmente mediante la fede, per lo gnosticismo invece la salvezza dell'anima dipende da una forma di conoscenza superiore e illuminata (gnosi) dell'uomo, del mondo e dell'universo, frutto del vissuto personale e di un percorso di ricerca della Verità. Gli gnostici dunque erano "persone che sapevano", e la loro conoscenza li costituiva in una classe di esseri superiori, il cui status presente e futuro era sostanzialmente diverso da quello di coloro che, per qualsiasi ragione, non sapevano. Per quanto insoddisfacente possa sembrare questa definizione, l'oscurità e la molteplicità dei sistemi gnostici permettono difficilmente di formularne un'altra.

Lo gnosticismo descrive un insieme di antiche religioni il cui principio base era l'insegnamento attraverso il quale si può fuggire dal mondo materiale, creato dal Demiurgo, per abbracciare il mondo spirituale. Gli ideali gnostici furono influenzati da molte delle antiche religioni[12] che predicavano tale gnosi (variamente interpretata come conoscenza, illuminazione, salvezza, emancipazione o unicità con Dio), che, a seconda del culto in questione, poteva essere raggiunta praticando la filantropia, tale da raggiungere la povertà personale, l'astinenza sessuale (per quanto possibile per gli ascoltatori, completamente per iniziati) e una diligente ricerca della saggezza aiutando gli altri[13].

Nello gnosticismo il mondo del Demiurgo è rappresentato dal mondo inferiore, che è associato con la materia, la carne, il tempo e più particolarmente con un mondo imperfetto, effimero. Il mondo di Dio è rappresentato dal mondo superiore ed è associato all'anima e alla perfezione. Il mondo di Dio è eterno e non rientra nei limiti della fisica. È impalpabile, e il tempo non esiste. Per arrivare a Dio, lo gnostico deve raggiungere la conoscenza, che mescola filosofia, metafisica, curiosità, cultura, saperi e i segreti della storia e dell'universo[14][15].

Il rapporto con il cristianesimo[modifica]

In generale gli gnostici tendevano ad identificare il Dio veterotestamentario con la potenza inferiore del malvagio Demiurgo, creatore di tutto il mondo materiale, mentre il Dio neotestamentario con l'Eone perfetto ed eterno, il generatore degli eoni Cristo e Sophia, incarnati sulla Terra rispettivamente come Gesù e Maria Maddalena. Dalla concezione docetista insita in gran parte delle religioni gnostiche, deriverebbe poi il rifiuto della resurrezione del corpo di Gesù, poiché dopo la sua morte, egli sarebbe tornato sulla Terra solo nella sua forma divina, liberato dal corpo materiale. Inoltre, nel periodo tra la Resurrezione e l'Ascensione, periodo considerato dagli gnostici ben più esteso dei canonici quaranta giorni, avrebbe impartito solo a pochi dei suoi discepoli una sorta di insegnamento segreto (di tale insegnamento tratta l'apocrifo Pistis Sophia). Tale insegnamento, parallelamente alla dottrina della Chiesa, fondata sulla predicazione pubblica del Cristo, venne tramandato per via occulta a beneficio di pochi eletti, escludendo, così, la gerarchia della Chiesa. Inoltre, aspetto fondamentale, la salvezza doveva giungere attraverso esperienze personali e non attraverso lo studio dei testi canonici. Tutte queste convinzioni contrastavano fortemente con l'ortodossia del cattolicesimo che andava formandosi in quei primi secoli. Fu quindi inevitabile che le dottrine gnostiche, che in un primo tempo si erano diffuse anche all'interno della Chiesa, incontrassero l'opposizione delle comunità cristiane e fossero considerate come eretiche. Ciò portò il movimento gnostico ad un rapido declino, anche se, specialmente in Medio Oriente, alcuni aspetti dello gnosticismo (come l'aspetto ascetico) divennero parte integrante del patrimonio della Chiesa Cristiana per mezzo della corrente filomatica philomathìa-φιλομάθεια[16] che, sebbene non avesse un impianto religioso, permetteva, con la sua etica o mistica peculiare, una tolleranza reciproca tra studiosi (filomati) e sacerdoti (clero cristiano).

Visione gnostica della creazione[modifica]

Complesso schema del pleroma secondo i valentiniani

Gran parte delle religioni cristiano-gnostiche teorizzavano che da Dio Primo Eone fossero state generate più coppie di eoni composte sempre da un eone maschile e uno femminile. Dio e gli eoni nel loro complesso formavano il Pleroma.

Gli eoni, in molti sistemi gnostici, rappresentano le varie emanazioni del Dio primo, noto anche come l'Uno, la Monade, Aion Teleos (l'Eone Perfetto), Bythos (greco per Profondità), Proarkhe (greco per Prima dell'Inizio), Arkhe (greco per Inizio). Questo primo essere è anch'esso un eone e contiene in sé un altro essere noto come Ennoia (greco per Pensiero), o Charis (greco per Grazia), o Sige (greco per Silenzio). L'essere perfetto, in seguito, concepisce il secondo ed il terzo eone: il maschio Caen (greco per Potere) e la femmina Akhana (Verità, Amore).

Quando un eone chiamato Sophia emanò senza il suo eone partner, il risultato fu il Demiurgo, o mezzo-creatore (nei testi gnostici a volte chiamato Yaldabaoth, Hysteraa, Saklas (= il folle) o Rex Mundi per i Catari), una creatura che non sarebbe mai dovuta esistere e che creò il mondo materiale. Questa creatura non apparteneva al pleroma, e l'Uno emanò due eoni, Cristo e Sophia, ovvero lo Spirito Santo, per salvare l'umanità dal Demiurgo. Cristo prese poi la forma della creatura umana Gesù in modo da poter insegnare all'umanità la via per raggiungere la gnosi: il ritorno al pleroma.

Anche il Vangelo di Giuda, recentemente scoperto, tradotto e poi acquistato dalla National Geographic Society menziona gli eoni e parla degli insegnamenti di Gesù al loro riguardo. In un passo di tale Vangelo, Gesù deride i discepoli che pregano l'entità che loro credono essere il vero Dio, ma che è in realtà il malvagio Demiurgo.

Gli gnostici ofiti, o naaseni, veneravano il serpente, perché, come narrato nella Genesi (3,1), era stato mandato da Sophia (o era lei stessa nelle sue sembianze) per indurre gli uomini a nutrirsi del frutto della conoscenza, al fine di infondere in loro la gnosis di cui avevano bisogno per svegliarsi dagli inganni del malvagio Demiurgo ed evolversi a Dio.

Culto ed etica[modifica]

Ogni setta predicava una propria variante del credo gnostico e quindi praticava un proprio culto. Alcune sette respingevano completamente i sacramenti, mentre altre accettavano quali strumenti di conoscenza solo il battesimo e l'Eucaristia, affiancandoli ad altri riti, per mezzo di inni e formule magiche, o pratiche, come l'astinenza sessuale o la povertà, che dovevano propiziare l'ascesa al regno spirituale del principio divino imprigionato nel corpo materiale.

Da un punto di vista etico, lo gnosticismo oscillava fra il rigore ed il lassismo: se, infatti, la valutazione negativa della materia e del corpo spingeva alcuni gruppi ad astenersi anche dal matrimonio e dalla procreazione, fino ad arrivare all'ascetismo più rigoroso (Saturnino, encratiti), la convinzione che l'anima fosse assolutamente estranea al mondo materiale portava altre correnti a giudicare in termini relativistici ogni atto connesso con il corpo (Basilide, Carpocrate, barbelognostici, fibioniti, cainiti).

Scuole gnostiche[modifica]

Per scuole gnostiche si intendono le varie correnti dello gnosticismo.

Nel suo insieme, il movimento non ebbe mai un'autorità centrale che ne regolasse la dottrina o la disciplina, vi erano diverse sette, delle quali la sola marcionita tentò in qualche modo di emulare la costituzione della Chiesa, ed anche il Marcionismo non fu unito.

L'unica classificazione possibile di queste sette si può pertanto basare sulla loro linea di pensiero. Si possono distinguere perciò:

  • "siriano" o "semitico";
  • "ellenistico" o "alessandrino";
  • "dualistico";
  • "antinomiano".

Siriana/semitica[modifica]

Questa scuola rappresenta la fase più antica dello gnosticismo, poiché l'Asia Occidentale era la patria del movimento. Dositeo, Simon Mago, Menandro, Cerinto, Cerdone, Saturnino, i Bardesaniti, gli Ebioniti, gli Entratiti, gli Ofiti o Naasseni, i Perati, gli Gnostici degli "Atti di Tommaso", i Sethiani ed i Cainiti si può dire che appartengano a questa scuola. Gli elementi più fantastici e le genealogie elaborate di syzygies e di eoni della gnosis più tarda sono ancora assenti in questi sistemi. La terminologia ancora in forma Semitica; Egitto è il nome simbolico della terra della schiavitù dell'anima. L'opposizione tra il buon Dio ed il creatore del Mondo non è eterna o cosmogonica, sebbene ci sia una forte opposizione etica a Yahweh, il Dio degli ebrei. Questi è l'ultimo dei sette angeli che forgiarono il mondo dalla materia eterna preesistente. Gli angeli demiurgici, tentando di creare l'uomo, crearono solo un misero verme al quale il Buon Dio, comunque, diede la scintilla della vita divina. La legge del dio degli ebrei deve essere rigettata, perché il buon Dio ci chiama al suo servizio immediato attraverso Cristo suo Figlio. Si obbedisce alla Divinità Suprema astenendosi dal sesso e dal matrimonio, e conducendo una vita ascetica. Tale era il sistema di Saturnino di Antiochia, che insegnò durante il regno di Adriano. I Naasseni (da Nahas, il termine ebraico per serpente) erano adoratori del serpente come simbolo della saggezza che il Dio degli ebrei tentò di nascondere agli uomini. Gli Ofiti (ophianoi, da ophis il serpente) che, quando si trasferirono ad Alessandria d'Egitto, influenzarono le principali idee del Valentinianismo, divennero una delle sette più diffuse dello gnosticismo. Sebbene non strettamente adoratori del serpente, costoro riconoscevano il serpente come simbolo dell'emanazione suprema, Achamoth o Saggezza Divina. Essi furono indicati quali gnostici per eccellenza. I Sethiani videro in Seth il padre di tutti gli uomini spirituali (pneumatikoi); in Caino ed Abele il padre degli psichici (psychikoi) e degli ilici (hylikoi). Secondo i Peratae esiste una trinità composta da Padre, Figlio, e Hyle (materia). Il Figlio è il Serpente Cosmico che liberò Eva dal potere della legge di Hyle. Essi simboleggiavano l'universo come un triangolo incluso in un cerchio. Il numero tre era, per loro, la chiave di tutti i misteri. I Cainiti si chiamarono così perché veneravano Caino, Esaù, i Sodomiti e Giuda; tutti costoro avevano resistito in qualche maniera al dio degli ebrei.

Ellenistica/alessandrina[modifica]

I loro sistemi erano più astratti, e filosofici di quello siriano. La nomenclatura semitica fu sostituita pressoché completamente da nomi greci. Il problema cosmogonico si era ingigantito, il lato etico era meno prominente, l'ascetismo si era rafforzato grandemente. I due grandi pensatori di questa scuola furono Basilide e Valentino. Sebbene nato ad Antiochia, in Siria, Basilide fondò la sua scuola ad Alessandria (intorno al 130), e fu seguito da suo figlio Isidoro. Il suo sistema fu il più consistente e sobrio emanazionismo mai prodotto dallo gnosticismo. La sua scuola non si diffuse mai così estesamente come quella di Valentino, ma in Spagna sopravvisse per molti secoli. Valentino che insegnò prima ad Alessandria la philomathìa - φιλομάθεια[17] e poi a Roma (intorno al 160), elaborò un sistema di dualismo sessuale nel processo di emanazione; una lunga serie di coppie di idee personificate maschio e femmina venivano impiegate come ponte per colmare la distanza tra il Dio sconosciuto ed il mondo. Il suo sistema è più confuso del Basilidiano, specialmente per il disturbo dato dall'intrusione della figura di Sophia nel processo cosmogonico. Valentino fu influenzato dall'Ofitismo egiziano, che essendo di origine siriana, poteva reclamare di essere il vero rappresentante dello spirito gnostico. Si apprende da Ippolito (Adv. Haer., IV, xxxv), Tertulliano (Adv. Valent., iv) e Clemente Alessandrino (Exc. ex Theod., titolo) che c'erano due scuole principali di Valentinianismo, l'italiana e l'Anatolica o asiatica. Nella scuola italiana insegnanti degni di nota erano: Secundus che divise l'Ogdoad all'interno del Pleroma in due tetradi Destra e Sinistra; Epifane che divise queste Tetradi come Monotes, Henotes, Monas ed Hen; e probabilmente Colorbaso, a meno che il suo nome non sia un fraintendendo di Kol Arba "Tutti e Quattro". Ma i più importanti furono Tolomeo ed Eracleone. Tolomeo è conosciuto principalmente per la sua lettera a Flora, una nobildonna che gli aveva scritto per farsi spiegare il significato del Vecchio Testamento. Riferisce Tertulliano, che questi divise i nomi ed i numeri degli eoni in sostanze impersonate fuori della divinità. Era versato negli studi biblici ed era un uomo dall'immaginazione sfrenata. Per Clemente Alessandrino, (Strom., IV, ix 73) Eracleone era l'insegnante più eminente della scuola Valentiniana. Origene dedica una gran parte del suo commentario su San Giovanni a confutare il commentario di Eracleone sullo stesso Evangelista. Eracleone chiamò la fonte di ogni essere Anthropos, invece di Bythos, e respinse l'immortalità dell'anima, intendendo, probabilmente il solo elemento psichico. La scuola Anatolica ebbe come insegnante preminente Axionicus (Tertullian, Adv. Valent., iv; Hipp., Adv. Haer., VI, 30) che aveva il suo collegium ad Antiochia intorno al 220. Il sistema di Marco il Congiuratore, un'elaborata speculazione su cifre e numeri è riportato da Ireneo (I, 11-12) ed Ippolito (VI, 42). Marco probabilmente fu un egiziano contemporaneo di Ireneo. Un sistema simile a quello dei Marcosiani fu elaborato da Monoimus l'arabo, al quale Ippolito dedica i capitoli da 5 ad 8 del Libro VIII. Ippolito è nel giusto quando definisce queste due sette gnostiche imitazioni di Pitagora piuttosto che dei cristiani. Secondo le Epistole di Giuliano (morto 363), collegia Valentinani esistettero in Asia Minore fino ai suoi tempi.

Dualistica[modifica]

Il dualismo era congenito nello gnosticismo, ma raramente superò la sua tendenza principale, il panteismo. Questo era certamente il caso nel sistema di Marcione, che distinse tra il Dio del Nuovo Testamento ed il Dio del Vecchio Testamento come tra due eterni contendenti, il primo Buono, agathos; il secondo soltanto dikaios, il Demiurgo creatore del mondo; tuttavia, Marcione non portò questo sistema alle estreme conseguenze. Egli può essere considerato più come un precursore di Mani che come uno gnostico puro. Tre dei suoi discepoli, Potito, Basilico, e Lucano, sono ricordati da Eusebio come sostenitori del dualismo del loro maestro (H.E., V, xiii), mentre Apelle, il suo principale discepolo, sebbene non si scostasse molto dalle idee del maestro nel rifiutare il Vecchio Testamento, ritornò al monoteismo affermando che l'ispiratore delle profezie del Vecchio Testamento non era un dio, ma un angelo malvagio. In un passo del Vangelo di Giuda, che Ireneo di Lione attribuisce ai Cainiti, Gesù deride i discepoli che pregano l'entità che loro credono essere il vero Dio, ma che è in realtà il malvagio Demiurgo. Ermogene, all'inizio del II secolo, a Cartagine, insegnò un dualismo piuttosto diverso: l'oppositore del buon Dio non era il Dio degli ebrei, ma la Materia Eterna, fonte di tutto il male. Questo Gnostico fu combattuto da Teofilo di Antiochia e Tertulliano.

Antinomiana[modifica]

Poiché il Dio degli ebrei impose una legge morale, l'opposizione al Dio degli ebrei era un dovere e la violazione della sua legge morale fu considerata un'obbligazione solenne. La setta dei nicolaiti, che professava questo credo, esisteva fin dai tempi degli Apostoli, il loro principio, secondo Origene era parachresthai te sarki. Carpocrate, che Tertulliano (De animâ, xxxv) definiva mago e fornicatore, era un contemporaneo di Basilide. Il suo credo imponeva di tenere una condotta infame, in modo da disobbligarsi nei confronti dei poteri cosmici e sfuggirgli. La sua gnosis consisteva nell'infrangere ogni legge e naufragare nella Monade attraverso il ricordo della preesistenza nell'Unità Cosmica. Suo figlio Epifanio secondo alcuni eresiologi morì a Same di Cefalonia, all'età di soli 17 anni, consumato dai vizi. Alcuni studiosi moderni, tuttavia, propendono per la tesi che in realtà egli non sia mai esistito, ma che sia stato un mito creato dai carpocraziani, che in suo onore avevano fatto erigere un tempio sull'isola di Samo[18]. San Giustino (Apol., I, xxvi), Ireneo (io, xxv 3) ed Eusebio (H.E., IV, vii) proclamarono che "la reputazione di questi uomini portò l'infamia sull'intera razza Cristiana."

Note[modifica]

  1. Claudio Moreschini, Letteratura cristiana delle origini greca e latina (2007), pp.15-16, Città Nuova Editrice, Roma ISBN 978-88-311-1627-5.
  2. Karen L. King, What is Gnosticism? (2003), Belknap Press, ISBN 978-0-674-01762-7.
  3. Gnosticismo in "Enciclopedia Italiana" (1933), Enciclopedia Treccani.
  4. An Exposition of the Seven Epistles to the Seven Churches together with a Brief Discourse of Idolatry, with Application to the Church of Rome, "To the Reader": though it be indeed but a spice of the old abhorred Gnosticism, (pagina non numerata).
  5. cfr. Annali di scienze religiose [ADSR], volume 11, pag. 200, Vita e Pensiero, 2006.
  6. Adolf von Harnack definì lo Gnosticismo l'acuta ellenizzazione del Cristianesimo ("Die Gnosis ist akute Hellenisierung des Christentums", in Lehrbuch der Dogmengeschichte, Freiburg 1888, vol. I, p. 162); Moritz Friedländer, Der vorchristliche judische Gnostizismus, Göttingen, 1898 ne invocò le origini giudaico-ellenistiche e Wilhelm Bousset, Hauptprobleme Der Gnosis, Göttingen, 1907 le origini persiane.
  7. Karen L. King, What is Gnosticism? (2005) "Bousset held that Gnosticism was a pre-Christian religion, existing alongside of Christianity. It was an Oriental product, anti-Jewish and un-Hellenic..."
  8. Louis Charbonneau-Lassay, Il bestiario del Cristo: la misteriosa emblematica di Gesù Cristo, p. 413, Mediterranee, 1994.
  9. Über Gnosis und althabylonische Religion, Berlino 1882.
  10. Die mandäische Religion: Eine Erforschung der Religion der Mandäer in theologischer, religiöser, philosophischer und kultureller Hinsicht dargestellt, Leipzig 1889.
  11. Blicke in die Religionsgeschichte zu Anfang des zweiten christlichen Jahrhunderts, Breslau, 1880.
  12. John Hinnel (1997). The Penguin Dictionary of Religion. Penguin Books UK.
  13. Tobias Churton (2005). Gnostic Philosophy: From Ancient Persia to Modern Times. Inner Traditions, VA USA.
  14. Gnosticism su Encyclopedia.com
  15. Gnosticismo su Theopedia
  16. I cinque pilastri della philomathìa « Philomath News
  17. I cinque pilastri della philomathìa « Philomath News
  18. www.eresie.it - Epifane (o Epifanio) (II secolo)