Cyberbullismo/Prevenzione e sensibilizzazione

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Prevenzione e sensibilizzazione: risposte efficaci al cyberbullismo[modifica]

Il cyberbullismo rappresenta un problema sociale che riguarda chiunque voglia promuovere il rispetto per gli altri. Esso inizia quando l’offesa diventa un’esperienza persecutoria, che non fa sentire la vittima al sicuro da nessuna parte. I genitori rimangono all’oscuro di questi episodi perché non hanno accesso alle comunicazioni online dei propri figli: infatti è compito dei genitori seguire i figli durante la crescita, ciò non significa essere al corrente di tutti i loro pensieri e sentimenti[1].

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Negli ultimi anni gli operatori della scuola, coscienti del fatto che il fenomeno ha assunto forme sempre più complesse, stanno adottando metodi educativi e formativi diversi da quelli tradizionali. Si moltiplicano infatti i progetti che, oltre a fornire conoscenze, sollecitano competenze relazionali che sono necessarie per far integrare i ragazzi a gruppi e farli adattare a nuove esperienze. Il disagio socio-relazionale può coinvolgere l’intero gruppo classe creando situazioni di forte negatività al suo interno[2]. Il bullismo, visto come una particolare forma di disagio socio-relazionale, si manifesta in diversi ambienti sociali, soprattutto nella scuola ma anche in luoghi di aggregazione giovanile e spesso crea un clima conflittuale pesante per gli alunni e gli insegnanti. Che atti di bullismo si verifichino tra i bambini o tra ragazzi, per far sì che cali l’incidenza di questo fenomeno c’è bisogno di un adulto, in particolare nella scuola. Si avverte la necessità di una collaborazione tra scuola e genitori per combattere globalmente questo fenomeno. Infatti, la mancanza di rapporti con i coetanei o altri problemi creano malessere all’interno del gruppo classe. Ecco perché fare amicizia riduce la probabilità di essere coinvolti in episodi di bullismo. Per questa ragione devono essere insegnate a scuola la prosocialità e l’empatia al fine di dare ai ragazzi un senso di convivenza sociale e civile. Le liti fra ragazzi sono continue per questo è opportuno educare sin da piccoli al dialogo per risolvere i problemi. Infatti, gli adulti devono rivestire un ruolo di mediatori per scoprire e risolvere problemi che si sono creati all’interno del gruppo classe. Questo si può fare rispettando alcune condizioni che sono: precocità, sistematicità e curricularità. Al bullo, infatti, deve arrivare una forte e chiara disapprovazione generale e, invece, la vittima non deve essere lasciata sola.

La scuola deve e può mettere in atto diverse strategie volte a combattere il bullismo: può aumentare il controllo degli insegnanti, può creare centri di ascolto o magari promuovere incontri con esperti che siano in grado di presentare ai ragazzi il fenomeno parlando con il loro stesso linguaggio[3].

Come aiutare le vittime?[modifica]

Un primo passo per aiutare le vittime è quello di farle uscire dallo stato di solitudine o di esclusione che è una diretta conseguenza del bullismo in atto. Poiché per la vittima è molto difficile confidarsi con qualcuno, bisogna instaurare un rapporto di fiducia facendola sentire meno vulnerabile, accrescendone l'autostima e inducendola a cambiare il proprio comportamento passivo che la pone in uno stato d'inferiorità. Agli adulti il compito e il dovere di non minimizzare o sottovalutare i segnali di bullismo ma di riconoscere e demonizzare gli atti di bullismo, sia esso fisico che psicologico.

E il bullo?[modifica]

Il bullo deve imparare a comunicare all'interno della classe per capire l'opinione che altri nutrono riguardo la sua persona accettando o rifiutando tale posizione. Infatti, il dialogo è il principio su cui deve basarsi la scuola. Le prepotenze e l’aggressività espresse dal bullo sono un’esternazione dell’anomia di valori e di relazioni[4]; principalmente ciò si manifesta all’interno di un gruppo e il modo migliore, oltre al dialogo, per sconfiggere il bullismo è la prosocialità, o “comportamento sociale positivo”, caratterizzata da una forma di altruismo egocentrico che spinge l'individuo a migliorare le condizioni altrui, attraverso motivazioni interiorizzate ed autogratificanti, senza aspettarsi di ricevere ricompense esterne. Le azioni dirette da questa attitudine, che può essere educata, determineranno l'aumento della probabilità dell’instaurarsi di relazioni reciproche positive. Quindi, a causa della larga diffusione del bullismo, bisognerebbe attuare dei progetti nelle scuole, che riguardino tutti i soggetti coinvolti, attraverso lavori cooperativi o di supporto al compagno bullo al fine di prendere provvedimenti contro l'aggressività; infatti, i bulli che si presentano cooperativi agiscono meno prepotentemente e hanno la tendenza a relazionarsi agli altri in modo positivo. Dunque, la prosocialità e la cooperazione si incentrano sulla comunicazione tra coetanei al fine di contrastare e prevenire l'aggressività.

Gli spettatori[modifica]

Il gruppo classe è un elemento fondamentale per combattere il bullismo e bisognerebbe educarlo affinché dia aiuto e sostegno alle vittime. Perciò educare all'etica è importante perché permette di abbattere il muro di ostilità e indifferenza che può crearsi all'interno di una classe. Dunque, è necessario intervenire sul gruppo dei pari perché posseggono un forte ascendente sia sulla vittima che sul bullo. Gli interventi dovranno, inoltre, essere periodici, per evitare che l'occasionalità renda il problema meno serio. La scuola deve aiutare ad incentivare gli obiettivi di crescita e di apprendimento privilegiando gli aspetti relazionali che vi sono all'interno di essa. Il bullismo si presenta come una dinamica di gruppo dove questo ultimo manifesta tutta la sua organicità, cosicché il cambiamento di atteggiamento di una parte determina il mutamento di tutto il sistema. In genere, il triangolo del bullismo coinvolge tre protagonisti: il bullo, la vittima e gli spettatori. Possono, in linea teorica presentarsi tre modalità. Nella prima il bullo aggredisce la vittima ed ottiene potere; la vittima, a sua volta non riesce a difendersi e rimane isolata anche perché lo spettatore non fa nulla e non interviene. Nella seconda la differenza rispetto alla prima consiste nell'aggressione, da parte dello spettatore, del bullo che si viene a trovare in una condizione di inferiorità. Il risultato ottenuto, in questo caso, è quello di riproporre delle situazioni aggressive in classe che lasciano la vittima in una condizione passiva e isolata. Nella terza modalità, invece, la vittima difende in modo assertivo i propri diritti, supportata dallo spettatore, e il bullo viene aiutato a comprendere gli effetti delle sue azioni[5].

Scuola e bullismo[modifica]

La scuola è, subito dopo la famiglia, la principale agenzia di socializzazione e formazione della personalità del bambino e del preadolescente. Il suo compito fondamentale è quello di dare gli strumenti necessari per far crescere culturalmente, psicologicamente, socialmente e per far raggiungere l'autonomia. Nella scuola però sono molti gli episodi di bullismo soprattutto in classe perché si trascorre molto tempo insieme e si percepiscono i punti di forza e di debolezza del compagno che possono rafforzare l’amicizia o definire la posizione di bullo e di vittima. Questo evidenzia la necessità di avviare progetti per prevenire o affrontare questo fenomeno. Un altro punto su cui soffermarsi è la questione degli studenti stranieri che sono molto spesso oggetti di bullismo. Questi subiscono esclusione, prese in giro e alla scuola dovrebbe spettare il compito di integrazione e mediazione culturale ed educazione alla cittadinanza. Una riduzione del fenomeno sarà possibile solo se tutti i membri della scuola si muoveranno su questo fenomeno. La scuola dovrebbe fare degli interventi per risolvere il disagio relazionale all’interno del gruppo classe, insomma dovrebbe ritrovare un ruolo forte nel processo educativo dando risposte significative.

Gli insegnanti ed il bullismo[modifica]

L'insegnante riveste un ruolo cardine nel contesto scolastico poiché si rapporta continuamente con gli studenti passando molto tempo con loro. Oggi il ruolo degli insegnanti è cambiato poiché, oltre ad essere il veicolo per la costruzione di conoscenze, essi devono incidere sulla formazione del processo di identità, al fine di sviluppare le capacità dello studente[6]. Tutto questo, però, rappresenta un compito arduo da portare a termine, a causa della messa in discussione del ruolo dell'insegnante da parte degli studenti e delle loro famiglie.

A scuola riveste una funzione di vitale importanza il tessuto valoriale incarnato dai docenti; ciò si concretizza in regole chiare e rigorose, che concernono la richiesta di un idoneo impegno scolastico, da un lato, e che riguardano la tutela della dignità degli studenti e il potenziamento degli atteggiamenti di solidarietà, dall'altro. Per questa ragione, i docenti non devono essere indifferenti ad episodi di bullismo, ma, appena assistono a questo fenomeno, agire prontamente e fare da arbitri; non devono reagire impulsivamente ma ascoltare le storie di tutti per poi trarre le conclusioni. È necessario, per il ruolo che riveste nei confronti dei suoi alunni, che non si sottragga al compito di tenere sotto controllo gli studenti in difficoltà, nonostante ciò non sia semplice. Quando questo accade l'insegnante deve capire i problemi che si sono verificati ovvero deve instaurare un rapporto di fiducia con l'alunno.

La struttura scolastica[modifica]

Il comportamento degli alunni e degli insegnanti si manifesta in una struttura dove interagiscono fattori strutturali, professionali e individuali. Spesso gli edifici scolastici sono cadenti e non sono idonei, né per la costruzione dei saperi, né per le relazioni sociali. Bisognerebbe creare nelle scuole zone più accoglienti, laboratori, aule tecnologiche e aumentare la vigilanza, soprattutto nei momenti in cui i ragazzi sono liberi, al fine di evitare scontri. Le classi dovrebbero essere pulite e ben arredate; i ragazzi in difficoltà andrebbero fatti sedere nei primi banchi per essere controllati con più attenzione dagli insegnanti, creando così un buon ambiente dove gli studenti possano interagire e studiare positivamente. Nei casi in cui ci sono prevaricazioni l'insegnante ha il dovere di intervenire, poiché la sua passività, di fronte ad episodi di bullismo, determina il ripetersi nel tempo degli stessi; infatti, tale atteggiamento da parte dei docenti incoraggia il bullo che non capirà mai che deve interrompere il suo comportamento e non avrà timore di essere punito.

Scuola famiglia e territorio: linee guida di prevenzione e intervento[modifica]

La scuola e la famiglia sono i principali canali di interazione tra adulti e giovani. All'interno di questo contesto la famiglia occupa un ruolo primario per ciò che concerne l'apprendimento delle norme e dei valori e per ciò che riguarda la costruzioni di rapporti interpersonali positivi. Mentre la scuola ha il ruolo secondario di completare e integrare l'educazione ricevuta in famiglia senza sostituirvisi. Quando le due principali agenzie educative vengono meno al loro compito, perdono efficacia svuotandosi dei contenuti ad esse riconosciuti. Ciò determina sensazioni di disagio e di ostilità causate dalla mancanza di dialogo e di entusiasmo[7].

Come prevenire[modifica]

La prevenzione di questo fenomeno deve avvenire principalmente sul fronte educativo, con l'aiuto di alcuni accorgimenti pratici. È fondamentale educare i ragazzi a un maggior senso di responsabilità, per evitare che si trasformino in cyberbulli. D’altra parte è necessario lavorare sulla loro sicurezza personale, per evitare che diventano vittime. È importante parlare chiaramente con loro del fatto e invitarli a segnalare eventuali vicende di cyberbullismo di cui siano a conoscenza. È importante inoltre una corretta educazione all'utilizzo del web. Capire che l'identità digitale che si costruisce online è perenne, che immagini, video, testi devono essere protetti il più possibile è importantissimo. Ogni traccia di noi può restare incisa ed è facile rendere più pubbliche di quanto non si vorrebbe molte informazioni personali. Un passo che può fare la differenza è far capire ai ragazzini quanto si mettono in vista pubblicando i propri dati online e insegnare loro a non condividere mai informazioni troppo personali.

Sul fronte pratico, è possibile adottare alcuni accorgimenti sia a casa che a scuola. Tenere il computer in una posizione centrale della casa, in modo da avere almeno in parte il controllo sull'attività online dei minori. È bene in ogni caso poter controllare sullo schermo quello che il minore condivide online, anche quando non è sotto i nostri occhi. Questo significa, da parte dei genitori, prendere confidenza maggiormente con i mezzi usati dai figli per poter mantenere il controllo sulle informazioni rese pubbliche. Chiedere a un amico, un fratello o una sorella più grande di accompagnare il ragazzo durante le sue attività di navigazione, per fare in modo che il minore possa comunque avere una persona con cui confidarsi, tuttavia ad alcuni minori non piace essere monitorato. Utilizzare la funzione Parental Control prevista da diversi antivirus per bloccare l'accesso ad alcuni siti web o, se si è individuato un indirizzo mail potenzialmente molesto, per mettere quest'indirizzo nella lista nera, tuttavia se il parent control non è sufficientemente difeso può essere facilmente evaso o eluso utilizzando tecnologie come VPN, Tor o dei proxy. A scuola, per accedere alla rete, gli studenti devono avere l'obbligo di identificarsi, in modo da non poter nascondere le proprie azioni dietro l'anonimato. In generale, monitorare ogni cambiamento d'umore del ragazzo, che lo porti ad essere più isolato, o che manifesti una mancanza di stima di sé.

Oggi dall'età di 9 anni i ragazzi vengono dotati di uno strumento dalle potenzialità enormi, lo smartphone, che se non utilizzato nel modo corretto, con le dovute protezioni e cautele, rischia di diventare un "congegno infernale". Fondamentale fornire regole, affiancare e educare all'uso legale, sicuro e consapevole del mezzo. L'unico parental control realmente efficace è quello cosiddetto della "White list": genitori e insegnanti debbono configurare loro siti e videogiochi che i bambini possono utilizzare. La visione di contenuti violenti, razzisti, omofobi e pornografici in tenera età può provocare nei bambini un abbassamento di soglia di sensibilità che li porta durante la fase adolescenziale a diventare essi stessi cyberbulli senza rendersene conto. Fino a 14 anni insegnare loro ad avere un nickname di fantasia e un indirizzo di posta elettronica con password condivisa con il genitore. La scuola deve prendere provvedimenti analoghi nella gestione dei contenuti utilizzando motori di ricerca specifici (vedi www.ricerchemaestre.it ) che impediscano la visione di contenuti inadatti in fase di ricerca. Altra cosa importante l'attivazione della funzionalità "Safesearch" sia sul motore di ricerca più famoso (Google) sia sulla piattaforma di video online Youtube. [8]

Fra i principali progetti per la prevenzione del cyberbullismo da menzionare nel corso del 2017 il progetto "Cyberbullismo 0 in condotta" organizzato dalla società G Data Italia con interventi formativi su 10 scuole del nord Italia mediante la collaborazione con Mauro Ozenda, consulente informatico impegnato da anni all'interno delle scuole italiane, formando bambini/ragazzi, genitori e insegnanti circa l'uso sicuro, legale, sano e consapevole di internet e delle nuove tecnologie nell'ottica della prevezione fenomeno del cyberbullismo.

Note[modifica]

  1. F. Tonioni, Cyberbullismo, Psicopatologia web-mediata. Dipendenza da internet e nuovi fenomeni dissociativi, Springer, Milano, 2014, pp. 3-9.
  2. Il disagio adolescenziale. Tra aggressività, bullismo e cyberbullismo, a cura di Z. Formella e A. Ricci, Las, Roma, 2010, pp. 125-126.
  3. Il disagio adolescenziale cit., pp. 126-134.
  4. M. L. Genta, Il bullismo, bambini aggressivi a scuola, Carrocci, Roma, 2002, p. 83.
  5. D. Fedeli, Il bullismo: oltre. Vol. 2: Verso una scuola pro sociale: strategie preventive e di intervento sulla crisi, Gussago, Vannini Editrice, 2007, pp. 167-168.
  6. A. Civita, Il bullismo come fenomeno sociale. Uno studio tra devianza e disagio minorile, Milano, Franco Angeli, 2006, p. 79
  7. Civita, Il bullismo come fenomeno sociale cit., p. 89.
  8. M.Ozenda/L.Bissolotti: libro Sicuri in Rete - Hoepli Editore