Le religioni della Mesopotamia/I Babilonesi/La Tavola dei Destini

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Ninurta (a destra) attacca Anzû (a sinistra) per recuperare la "Tavola dei destini". Da una incisione in pietra rinvenuta nel tempio di Ninurta a Nimrud (Iraq).
Tavola di Ur-nanše, risalente al XXV secolo a.C., rinvenuta a Girsu e conservata al Museo del Louvre di Parigi. Il rilievo rappresenta l'aquila leontocefala Anzû tra due leoni.

La Tavola dei Destini (in lingua accadica: ṭup šīmātu, ṭuppi šīmāti; sumerico: DUB.NAM.(TAR).MEŠ) è un oggetto mitologico e religioso mesopotamico, consistente in una tavola (accadico: ţuppu; sumerico: DUB, cuneiforme: DUB (Cuneiforme).JPG) scritta in cuneiforme e contenente il "destino" (šīmtu, in sumerico: NAM, anche NAM.TAR, cuneiforme: Nam-tar.JPG), quindi, il futuro dell'intero Cosmo e di ogni suo componente.

Nella cultura sumerica il dio custode della Tavola è Enlil mentre, nella successiva cultura babilonese, il conquistatore della Tavola è il dio Marduk.

Il tardo poema teogonico e cosmogonico babilonese Enūma Eliš vuole infatti che la prima detentrice della Tavola fosse stata la dea Tiāmat, progenitrice del Cosmo, la quale, successivamente, l'abbia condivisa con Kingu, affidandogliela in qualità di nuovo re degli dèi (verso I, 157: id-din-šum-ma ṭuppi šīmāti i-ra-tuš ú-šat-mi-ih), capo della sua armata, e suo sposo. Sempre nell'Enūma Eliš, Marduk (tav. IV) la conquisterà dopo aver sconfitto la dea Tiāmat insieme al suo sposo Kingu, per poi consegnarla (verso: V, 70) al dio Anu che precedentemente ne deteneva la "dignità" (verso: I, 159).

Il Mito di Anzû[modifica]

Nel "Mito di Anzû", redatto in lingua accadica, di cui conserviamo diversi frammenti di una redazione breve risalente al XVII secolo a.C. e una più recente di alcuni secoli e più lunga, il dio Enlil, dopo aver incontrato l'uccello mitico Anzû, probabilmente nell'occasione di una battaglia cosmica, decide di prenderlo come servitore su consiglio del dio Ea (l'Enki sumerico).

Anzû diviene quindi il custode dell'ingresso del santuario di Enlil. Ogni giorno Anzû vede il re degli dèi, Enlil, spogliarsi della Tavola dei Destini prima di prendere il bagno. Anzû decide così di derubare Enlil, e un giorno, mentre il re degli dèi compie il rito del bagno mattutino, si impossessa della Tavola spogliando Enlil del potere regale. Con un colpo d'ali Anzû si rifugia nella sua Montagna.

L'universo si paralizza e tutti gli dèi si presentano da Enlil per decidere sul da farsi. L'antenato degli dèi, Anu (l'An sumerico), decide di assegnare la fama imperitura a colui che tra gli dèi recupererà la Tavola dei Destini, sconfiggendo Anzû.

Tutti gli dèi invocano quindi l'intervento del dio Adad, figlio di Anu, il quale tuttavia si rifiuta di compiere la missione. Allora invocano Girru, figlio di Annunit, ma anche costui respinge l'invito. Segue l'invocazione a Šara, figlio della dea Ištar, ma anche questo dio si rifiuta. Interviene quindi Ea che propone agli dèi di invocare Mammi (Maḫ, nell'edizione breve), la dea madre, affinché conceda suo figlio, nonché figlio di Enlil, Ninurta (nella redazione breve è indicato con il nome di Ningirsu), come campione contro Anzû. La dea Mammi acconsente, Ninurta si reca quindi sulla Montagna per affrontare l'uccello divino.

Lo scontro cosmico tra Anzû e Ninurta è incerto, l'uccello divino riesce a respingere con gli incantesimi della Tavola dei Destini tutti gli attacchi del figlio di Mammi. A questo punto Ninurta invia Adad affinché interroghi il saggio Ea sul da farsi e quest'ultimo consiglia il campione di sfiancare Anzû con i Venti finché questi non abbassa le ali. In quel momento, consiglia Ea, Ninurta deve tagliarle da destra verso sinistra. Privo di ali, Anzû le reclamerà indietro continuamente e, così facendo, sarà impedito nel pronunciare correttamente ulteriori incantesimi. Ninurta segue i consigli di Ea, e dopo aver mozzato le ali all'uccello divino, scaglia contro di lui le frecce, uccidendolo, e quindi devastando la sua Montagna.

Come premio della sua vittoria Ninurta potrà accedere al rango superiore degli dèi, ottenendo numerosi santuari.