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Le religioni della Mesopotamia/La letteratura religiosa in Mesopotamia/I Cilindri di Gudea

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I "Cilindri di Gudea", risalenti al XXII secolo a.C. sono conservati al Museo del Louvre di Parigi.
Statua B di Gudea, risalente al XXIII secolo a.C., conservata al Museo del Louvre di Parigi.

La pianta dell'Eninnu collocata sulle ginocchia della Statua B di Gudea conservata al Museo del Louvre di Parigi. La pianta è qui presentata per come la osserva Gudea nella Statua B, per quanto riguarda l'orientamento la Porta di Baba (6) è a nord. Segue la collocazione delle porte e di alcuni ambienti sulla proposta di ricostruzione elaborata da Wolfgang Heimpel, in The Gates of the Eninnu (in Journal of Cuneiform Studies 48, 1996, p. 21):
1. Porta di fronte alla città (igi-uruki-šè).
2. Porta delle armi (a-ga tuku lá).
3. Porta splendente (šu-ga-lam).
4. Porta delle meraviglie (ká-sur-ra).
5. Porta dei consigli (tar-sír-sír).
6. Porta di Baba (a-ga dba-ba6).
A. Portico di cedro (a-ga eren-na).
B. Casa dell'Aquila splendente (é-anzu-mušen-babbar).
C. Casa dei consigli (é-tar-sír-sír).
Statua di Gudea (2150-2125 a.C.), governatore (ensi, in accadico iššakum[1]) della II dinastia di Lagaš, conservata presso il Metropolitan Museum di New York. La muscolatura in evidenza ne caratterizza le virtù morali, mentre la postura delle mani giunte ne rammenta l'aspetto religioso e pio. La veste riporta una iscrizione dedicata a Ningišzida (sumerico: dnin-g̃iš-zid-da), Dio personale dell'ensi; mentre la tiara disegna dei riccioli che potrebbero indicare un copricapo di pelliccia. La statua è in diorite proveniente da Magan (Oman), utilizzata per la durezza e il prestigio di pietra di lontana provenienza. Il regno di Gudea si caratterizza per delle campagne militari contro gli Elamiti, tuttavia il sovrano tende a rappresentarsi come un buon amministratore e, soprattutto, come costruttore di templi, in particolar modo quello del dio Ningirsu, celebrato in alcuni scritti in cuneiforme riportati su cilindri in terracotta detti di Gudea.
Tavola di Ur-nanše, risalente al XXV secolo a.C., rinvenuta a Girsu e conservata al Museo del Louvre di Parigi. Il rilievo rappresenta l'aquila leontocefala Anzû tra due leoni.

(IT)
« Gudea vide, in quel giorno in sogno,
il suo Re, (cioè) il signore Ningirsu, (il quale)
gli comandò di costruirgli la casa:
gli fece contemplare
l'Eninnu dai destini grandiosi. »

(SUX)
« lugal-ni-ir ud ne maš-ĝi6-ka
gu3-de2-a en dnin-ĝir2-su2-ra igi mu-ni-du8-am3
e2-a-ni du3-ba mu-na-dug4
e2-ninnu me-bi gal-gal-la-am3
igi mu-na-ni-ĝar »
(Cilindro A, I, 17-21; traduzione Castellino, p. 218)

I "Cilindri di Gudea" sono due reperti archeologici in terracotta che risalgono al XXII secolo a.C. e che riportano uno dei testi «tra i più esaltanti della letteratura religiosa sumerica»[2].

Il testo in lingua sumerica riportato dai reperti intende celebrare la costruzione del tempio Eninnu (é-ninnu) il cui nome ha il significato di "Casa (é) "dei Cinquanta" (ninnu)", probabilmente intendendo con il termine "Cinquanta", i cinquanta Me, ovvero i sacri modelli cosmici di cui il tempio poteva fregiarsi.

L'opera di Gudea è in realtà un ampliamento di un tempio precedente già attestato fin dal fondatore della prima dinastia di Lagaš, Ur-nanše, che lo appella come èš-gír-suki ("santuario di Girsu") o é-dnin-gír-su ("Casa/Tempio di Ningirsu")[3].

Già con il predecessore diretto di Gudea, Ur-baba, abbiamo contezza del nome completo del tempio, confermato dallo stesso Gudea: é-ninnu-anzumušen-babbar, dove babbar indica come "splendente" (babbar; cuneiforme: ), l'anzumušen (cuneiforme: ), ovvero quella divinità mostruosa, sconfitta dal dio Ningirsu/Ninurta nel "Mito di Anzu", che, seppur dai noi conosciuto per mezzo di racconti in lingua accadica, ha certamente dei corrispettivi in lingua sumerica riscontrabili nel racconto Lugal-e.

L'Eninnu è quindi la "casa" del dio Ningirsu (lett. "Signore di Girsu", nome locale del figlio del re degli dèi Enlil, il dio Ninurta) e della dea Baba (dea taumaturga e della fertilità), sua paredra, "casa" costruita dal governatore (sumerico: en-si2, ensí; accadico: iššakku; cuneiforme: ) della città sumera di Lagaš, Gudea.

I rinvenimenti archeologici a Tell Telloh (l'antica Girsu) ci dicono che se il tempio di Ur-baba è limitato al sito del Tell K, quello di Gudea si estendeva da Tell A fino a Tell B se non fino a Tell I[4].

La pianta dell'Eninnu è posta sulle ginocchia della Statua B di Gudea conservata al Museo del Louvre di Parigi (vedi immagine a lato).

Il testo dei Cilindri di Gudea

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I "Cilindri di Gudea" vengono identificati per mezzo delle lettere "A" e "B": il Cilindro "A" (alto 61 cm, con il diametro di 32 cm) si compone di 814 righe su 30 colonne, mentre il Cilindro "B" (alto 56 cm, con il diametro di 33 cm) si compone di 549 righe su 24 colonne.

Le edizioni del testo sono in:

  • I.M. Price in Assyriologische Bibliothek 15, 1899 (edizione del testo cuneiforme); e 26, 1927 (traslitterazione e traduzione).
  • F. Thureau-Dangin in Musée del Louvre, Textes Cunéiformes, 8, 1925 (edizione del testo cuneiforme).
  • M. Witzel in Gudea (statue e cilindri), Roma, 1932 (edizione del testo cuneiforme).
  • F. Thureau-Dangin, in Die sumerischen und akkadische Königsinschriften 88 e sgg. (traslitterazione e traduzione).
  • M. Witzel, in Keilinschriftilche Studien 3 (traslitterazione e traduzione).
  • M. Lambert e R. Tournay, in Revue Biblique, 55, pp. 403-447 (traslitterazione e traduzione).
  • A. Falkenstein, in Sumerische und akkadische Hymnen und Gebete, 32, pp. 137-182 (traduzione).

La traduzione in lingua italiana è in Giorgio. R. Castellino, Testi sumerici e accadici. Torino, UTET, 1977, pp. 215 e sgg.

"Cilindro A"

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Colonna I (1-28)

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(IT)
« Quando nell'universo si decisero le sorti,
Lagaš levò il capo al cielo (esaltata) con grande destino
Enlil volse lo sguardo compiaciuto al signore Ningirsu (dicendo):
"Nella nostra città si è realizzato ciò che si conveniva »

(SUX)
« ud /an ki\-a nam tar-[re]-/da\
/lagaš\[ki]-e me gal-la [saĝ] an-še3 mi-ni-ib2-il2
den-lil2-e en dnin-ĝir2-su2-še3 igi zid mu-ši-barr
iri-me-a niĝ2-du7 pa nam-e3 »
(Cilindro A, I, 1-3; traduzione Castellino, p. 217)

Nel cielo si decidono le sorti, il re degli dèi Enlil si rivolge al dio Ningirsu osservando che il fiume Tigri (id2idigna-am3) è in piena apportando al suolo le acque dolci. Ningirsu, signore di Lagaš, osserva che il governatore della città, Gudea, è uomo di grande ingegno e che avrà premura per la costruzione del "tempio puro" (é kug).

Ningirsu compare in "sogno" (maš-ĝi6; cuneiforme: ) a Gudea (rigo 17) comandandogli di erigere l'Eninnu dai destini grandiosi (e2-ninnu me-bi gal-gal-la-am3). Ma Gudea non intende il significato del sogno e quindi decide di recarsi dalla dea che indica come "madre" (ama).

Colonna II (1-29)

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Gudea intende recarsi dalla dea Nanše che qui indica come sorella (nin9) e quindi si imbarca verso la città di Nina. Durante il tragitto Gudea si ferma nella città di Bagar e, pregando, presenta le offerte di pane (ninda; cuneiforme: ) e acqua (a; cuneiforme: ) nel locale tempio di Ningirsu. Gutea visita anche nel tempio della dea Gatumdug, figlia di An.

Colonna III (1-30)

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Gudea intona un dolce inno a Gatumdug invocandola come "madre" e "padre".

Colonna IV (1-26)

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Gudea si imbarca nuovamente, giungendo nella città di Nina dove entra nel tempio di Nanše. Anche qui offre pane e acqua alla divinità signora degli "archetipi preziosi" (me dkal-dkal-la). Invocandola, le racconta il sogno dove un essere, che sembra l'uccello Anzu, gli comanda di costruirgli la "casa". Quindi, nel sogno, sorge il sole e si manifesta una nuova figura femminile che sul grembo tiene una tavola con le stelle del cielo.

Colonna V (1-26)

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Nel sogno di Gudea, la figura femminile con in grembo la tavola delle stelle è meditabonda. Una seconda figura tiene in grembo una tavola di lapislazzuli su cui disegna il piano di un tempio. Questa figura pone davanti a Gudea un cesto sacro, preparando una forma per i mattoni e inserendo al suo interno il "mattone del destino" (šeg12 nam). Sempre nel sogno, racconta Gudea alla dea, di fronte a lui si pone un cespuglio dove gli uccelli trascorrono i giorni e, alla destra di Ningirsu, un giovane mulo raspa il terreno.

La dea Nanše interpreta il sogno di Gudea: appellandolo come "pastore" (sipad, cuneiforme: ) gli dice che quel personaggio che sembra Anzu altri non è che Ningirsu, fratello della dea, il quale gli comanda di costruirgli l'Eninnu. Il sole che sorge è il dio personale di Gudea, Ningizzida; la figura femminile, in atteggiamento meditabondo e che tiene in grembo la tavola con le stelle del cielo, è la dea Nisaba, sorella Nanše.

Colonna VI (1-26)

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La dea Nanše continua l'interpretazione del sogno di Gudea spiegandogli che la seconda figura che tiene in grembo una tavola di lapislazzuli è il dio Nindub che disegna la pianta del tempio. Questo dio pone di fronte a Gudea il mattone del destino adatto per la costruzione dell'Eninnu. Il cespuglio con gli uccelli significa invece che durante la costruzione del tempio Gudea non deve dormire. Lo stesso Gudea, spiega la dea, è nel sogno: egli è il giovane mulo che scava il terreno per le fondamenta dell'Eninnu. Quindi Nanše consiglia a Gudea di recarsi a Girsu, il quartiere di Lagaš, lì aprire il magazzino e prendere il legno necessario e preparare un carro adornato di metalli lucenti e lapislazzuli, disponendo gli emblemi di Ningirsu, con la sua dedica, ponendo quindi sopra il carro la lira prediletta di Ningirsu, il "Gran Drago del paese".

Colonna VII (1-30)

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La dea Nanše invita Gudea a introdursi quindi nel tempio di Ningirsu dove il dio spiegherà a Gudea cosa deve compiere e lo aiuterà nell'impresa. Gudea segue tutti i consigli della dea Nanše e con grande fervore si dedica all'impresa.

Colonna VIII (1-27)

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Gudea si dedica all'impresa giorno e notte, ripianando il terreno, rimuovendo gli ostacoli, costruendo la "casa" di Ningirsu, l'Eninnu. Gudea compie le purificazioni ma ancora non comprende l'intimo volere del dio Ningirsu e quindi lo interroga.

Colonna IX (1-26)

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Ningirsu risponde in sogno a Gudea esprimendo il valore dell'Eninnu, la cui "sacra radiosità" (cuneiforme: ) arriva fino al Cielo (me-lem4 ḫuš-bi an-ne2 im-us2, rigo 16). Qui (al rigo 24: tukul-ĝu10 šar2-ur3 kur šu-še3 ĝar-ĝar) il dio Ningirsu invoca la sua arma "Šar-ur" (lett. arma che "schiaccia le miriadi"; un'arma che non è propriamente un oggetto in quanto dispone di volontà propria).

Colonna X (1-29)

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Ningirsu racconta di sé a Gudea spiegando che suo padre, il re degli dèi Enlil, gli ha affidato i 50 Me (rigo 6: me 50-a zag mi-ni-keše2).

Colonna XI (1-27)

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Ningirsu spiega che il tempio che sta costruendo Gudea è il tempio principale di tutti i paesi (rigo 1: e2-ĝu10 e2 saĝ-kal kur-kur-ra); esso «è l'Imdugud (Anzu) che lancia grida sull'orizzonte, l'Eninnu la mia casa che decide i destini» (rigo 3 e 4: anzud2mušen an-šar2-ra šeg12 gi4-gi4 / e2-ninnu e2 nam-lugal-ĝu10). Tale tempio porterà quindi abbondanza alla città di Gudea.

Colonna XII (1-26)

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Ningirsu avverte Gudea che lo aiuterà di giorno e di notte nell'impresa. Gudea si sveglia dal sogno e finalmente ha compreso le intenzioni del dio Ningirsu. Interroga un oracolo (un bianco capretto) che gli conferma ciò che gli è stato detto in sogno. Allora Gudea convoca tutti i cittadini e come un solo uomo, con volontà concorde, danno avvio all'impresa.

Colonna XIII (1-29)

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L'armonia regna nel governatorato di Gudea, il padrone non punisce più gli schiavi, la madre non sgrida più i figli. Gudea purifica la città e mediante l'oracolo di un capretto sceglie la forma del mattone con cui erigere l'Eninnu. Sul mattone, Gudea fa incidere l'emblema del dio Ningirsu, emblema che rappresenta l'aquila Anzu (rigo 22: anzud2mušen šu-nir lugal-la-na-kam).

Colonna XIV (1-29)

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Gudea chiede alle città il tributo per edificare il tempio di Ningirsu.

Colonna XV (1-35)

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Gli Elamiti, i Susiani gli abitanti di Magan e Meluḫḫa giungono dai loro paesi portando legname prezioso; da Tilmun (paese ove è posto il santuario di Ninzaga) portano il rame; così il legno di cedro (ĝešeren; cuneiforme: ; da notare il determinativo , ĝeš a indicare che si tratta di legno) giunge dalle montagne dove Gudea lo raccoglie; e ancora legno di cipressi, di UKU, di Zabalum, di Eranum.

Colonna XVI (1-32)

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Allo stesso modo Gudea si procura pietre, terra ḫa-un, pece, rame, oro, cornalina, marmo. Ingaggia argentieri, intagliatori. Ancora procura pietre di diorite (sumerico: na4esi; accadico: ušû; cuneiforme: ; notare il determinativo , na4 a indicare che si tratta di pietra), pietre šukke, pietre šumin.

Colonna XVII (1-30)

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Gudea lavora giorno e notte, Gudea generato nella sala sublime (rigo 12: unu6 maḫ-a tud-da) dalla dea Gatumdug. Nidaba (Nisaba) ed Enki lo aiutano. Gudea misura il campo sacro, rientrando solo di sera alla sua casa, sempre pregando.

Colonna XVIII (1-28)

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Gudea si reca nel luogo dove Ningirsu comunica le sue decisioni, nel Baragirnunna (barag ĝir2-nun-na), nei pressi della porta Šugalam (vedi pianta del tempio) dove calma il suo stato d'animo. Poi dopo essersi purificato e aver sacrificato buoi perfetti, prende il "cesto sacro" (dusu kug) pone la "forma per il mattone" (u3-šu) designato dal destino (nam). Quindi si reca verso l'Eninnu da erigere. Assistito da Ningizzida (il suo dio personale), versa l'acqua nella forma per il mattone mentre risuona il timpano di rame e il tamburo. Disegna l'emblema sul mattone offrendogli miele e burro fuso, mischiano ambra e varie essenze di piante. Impasta l'argilla riuscendo a produrre un mattone perfetto.

Colonna XIX (1-28)

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Il mattone esce dalla forma e il dio Utu (dio Sole) si rallegra alla sua vista; il dio Enki (il re degli dèi) decreta il destino del mattone. Depone il mattone nell'area destinata all'Eninnu, "tracciando sul terreno la pianta del tempio" (e2-a ĝiš-ḫur-bi im-ĝa2-ĝa2). La dea Nidaba (Nisaba) fece in modo che il sonno non prendesse nessuno durante la costruzione del tempio.

Colonna XX (1-27)

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Gudea interroga un capretto ponendo del grano in acqua mir (rigo 6: a-MIR) di fronte a lui. Gli dèi accorrono per aiutarlo nell'opera: Enki getta le fondamenta; Nanše esegue le decisioni; Gatumdug tuffa i mattoni per la presa della calce; Baba sparge burro e profumo di cedro. Gudea assegna quindi al tempio un sacerdote en (cuneiforme: ) e un sacerdote lagar (cuneiforme: ). Gudea si cinge il capo con il cesto dei lavori come fosse un sacro diadema, affondando lo strumento agar nel terreno.

Colonna XXI (1-28)

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  • Colonna XXII
  • Colonna XXIII
  • Colonna XXIV
  • Colonna XXV
  • Colonna XXVI
  • Colonna XXVII
  • Colonna XXVIII
  • Colonna XXIX
  • Colonna XXX

"Cilindro B"

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  • Colonna I
  • Colonna II
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  • Colonna V
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  • Colonna XXIV
  1. Lett. "governatore", che non raggiunge tuttavia il titolo di lugal (re). L'ensi indica un'autorità civile che coordina i lavori agricoli acquisendo successivamente un ruolo religioso (cfr. Giorgio R. Castellino. TSA 218).
  2. Giovanni Pettinato, Il rituale di costruzione del tempio Eninnu nei Cilindri di Gudea di Lagaš, in La casa del Dio - Il tempio nella cultura del Vicino Oriente Antico, Milano, Edizioni Ares, 2005, p.31.
  3. Giovanni Pettinato, I re di Sumer I, Brescia, Paideia, 2003, p. 257
  4. Giovanni Pettinato, Il rituale di costruzione del tempio Eninnu nei Cilindri di Gudea di Lagaš, p. 37