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Le religioni della Mesopotamia/Sumer e Accad/I Sumeri/La cosmogonia

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La Ziqqurat neo sumerica detta di Ur-Nammu (É.TEMEN.NÍ.GÙR(U.(RU): "Casa (tempio) che provoca il terrore (reverenziale)"; XXI secolo a.C.), parzialmente ricostruita dagli archeologi inglesi negli anni '50. Eretto dal re sumero Ur-Nammu, il tempio era l'"casa" del dio Luna (dNanna, accadico: Sîn).
Segno cuneiforme per AN-KI: Cielo-Terra, a significare l'Universo.
Nella cultura religiosa mesopotamica la nascita dell'universo per come noi lo conosciamo è determinata dalla separazione del Cielo (An, ) dalla Terra (Ki, ):
(IT)
« quando il cielo fu separato dalla terra;
quando la terra fu separata dal cielo; »
(SUX)
« an ki-ta ba-da-ba9-ra2-a-ba
ki an-ta ba-da-sur-ra-a-ba »
(Gilgameš, Enkidu e gli Inferi (versione di Nibru/Nippur in sumerico: ud re-a ud su3-ra2 re-a; lett. In quei giorni, in quei giorni lontani) 1-20. Traduzione di Giovanni Pettinato, in La Saga di Gilgameš, p. 362-363.)
Separazione che in un testo sumerico datato all'inizio del II millennio a.C. vien attribuita a un atto del dio Enlil:
(IT)
« In verità è il Signore (Enlil) che ha fatto apparire tutto ciò che vi è di perfetto!
Il Signore che fissa per sempre tutti i destini,
Prima di fare crescere dal suolo le primizie del paese, Ebbe cura di separare il Cielo dalla Terra
E di separare la Terra dal Cielo!
Per far nascere nella "Fabbrica-carne" il Capostipite (della progenie degli uomini) »
(SUX)
« 1. en-e niĝ2-du7-e pa na-an-ga-mi-in-e3
2. en nam tar-ra-na šu nu-bal-e-de3
3. den-lil2 numun kalam-ma {ki-ta}
4. an ki-ta ba9-re6-de3 saĝ na-an-ga-ma-an-šum2
5. ki an-ta ba9-re6-de3 saĝ na-an-ga-ma-an-šum2
6. uzu-e3-a saĝ mu2-mu2-de3 »
(Il poema della zappa, 1-6. Traduzione di S. N. Kramer, p. 541)
Questi testi sumerici risalgono a partire dal XX secolo a.C. (Ur III), anticipando quindi di circa quindici secoli il testo ebraico del Bereshìt (בראשית, "Principio", in italiano anche "Genesi") contenuto nella Bibbia, il quale reciterebbe:
(IT)
« In principio Dio separò il cielo e la terra »
(He)
« בראשית ברא אלהים את השמים ואת הארץ »
(Bereshìt, 1,1)
Infatti, secondo gli studiosi[1], il termine ebraico ברא (bara) andrebbe reso, in questo contesto, come "separare" piuttosto che "creare". Il primo a concepire la "creazione" dal "nulla" (creatio ex nihilo) fu infatti l'apologeta cristiano del II secolo Taziano[2] (probabilmente con una lettura radicale del testo conosciuto in greco dei Maccabei II, 7,28) e tale intervento lo si riscontra nel suo Discorso ai Greci (V,3). Più chiaro Teofilo nel II libro Ad Autolico. Gli altri autori cristiani del periodo, compreso Giustino (Apologia I, 10) e Atenagora (Supplica, 19, 1, 4), consideravano ancora la materia informe coesistente a Dio. Successivamente, a partire da Maimonide, anche l'ebraismo iniziò a rendere il lemma ברא come "creare" anziché "separare", seguito in questo anche dall'islām che ne fece un punto dell' ʿilm al-kalām.

L'origine degli dèi

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Le divinità sumeriche sono immortali ma non eterne, esse hanno quindi origine e su questa, raramente indagata[3], hanno risposto due differenti scuole teologiche sumeriche quella di Eridu e quella di Nippur.

  • La teologia della scuola di Nippur. Una teologia relativa a questo centro religioso, che ricordiamo è sotto la divinità tutelare di Enlil, vuole che prima che venisse ad essere il dio An (Cielo) e la dea Ki (Terra) esisteva in un luogo indicato con il nome di uru-ul-la (lett. "città antica": cosmo embrionale), uno stato potenziale di vita, in cui sussistevano un insieme di coppie di divinità dette "padri e madri" i cui epiteti sono en (signore, cuneiforme: ) e nin (signora, cuneiforme: )[4]. Da questo mondo embrionale di coppie divine furono generati An e Ki (Cielo e Terra). Da An e Ki nacque Enlil, il sovrano degli dèi; mentre da An e Nammu (dea dell'acqua fluttuante, Abzu) nacque Enki, il dio dell'acqua dolce sotterranea. Sono quindi tre i principi teogonici e cosmogonici originati dal "cosmo embrionale": il Cielo, la Terra e l'Acqua.

Il "modello di Nippur" esprime quindi:
''uru-ul-la''
("cosmo embrionale")
An <-> Ki
Urash (Ki) <-> An <-> Nammu
Enlil - Enki

  • La teologia della scuola di Eridu. La teologia originata da questo centro, che ricordiamo è sotto la divinità tutelare di Enki, è raccolta nel testo, decisamente più tardo e in lingua semitica dell'Enûma Eliš, di cui disponiamo alcune versioni. Questa opera racconta che dall'incontro tra Tiamat (questo nome deriva dall'accadico tâmtu, tâmdu, tiāmatu, col significato di "mare", "acqua salata"; sumerico ab; cuneiforme: ) e Abzu (sumerico; in accadico: Apsū; cuneiforme: ; col significato di "acqua dolce" sotterranea), ovvero il principio divino dell'Acqua salata e il principio divino dell'Acqua dolce fluttuante, unitamente a un non meglio definito mum (accadico: mummu)[5] nascono gli dèi e quindi i mondi.

(IT)
« Quando (enu) in alto (eliš) il Cielo non aveva ancora un nome,
E la Terra, in basso, non era ancora stata chiamata con il suo nome,
Nulla esisteva eccetto Apsû, l'antico, il loro creatore,
E la creatrice-Tiāmat, la madre di loro tutti,
Le loro acque si mescolarono insieme
E i prati non erano ancora formati, né i canneti esistevano;
Quando nessuno degli Dei era ancora manifesto.
Nessuno aveva un nome e i loro destini erano incerti.
Allora, in mezzo a loro presero forma gli Dei. »

(AKK)
« e-nu-ma e-liš la na-bu-ú šâ-ma-mu
šap-liš am-ma-tum šu-ma la zak-rat
ZUAB ma reš-tu-ú za-ru-šu-un
mu-um-mu ti-amat mu-al-li-da-at gim-ri-šú-un
A-MEŠ-šú-nu iš-te-niš i-ḫi-qu-ú-šú-un
gi-pa-ra la ki-is-su-ru su-sa-a la še-'u-ú
e-nu-ma DINGIR-DINGIR la šu-pu-u ma-na-ma
šu-ma la zuk-ku-ru ši-ma-tú la ši-na-ma
ib-ba-nu-ú-ma DINGIR-DINGIR qê-reb-šú-un
 »
(Tavola I, vv. 1-9)

Il "modello di Eridu" esprime quindi:
Abzu <-> Tiamat
An <-> Ki
Urash (Ki) <-> An <-> Nammu
Enlil - Enki

La nascita del mondo

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Le quattro regioni dell'universo (sumerico: an-ub-da-limmu-ba; accadico: kibrāt arbāʾi) nella cosmologia mesopotamica. Da tener presente che i nomi riportati in parentesi (maiuscolo per il sumerico, minuscolo per l'accadico) per quanto inerisce alle regioni della "terra" (superficie terrestre) e agli Inferi (regione dei morti e delle divinità infere) sono più numerosi e spesso sovrapponibili tra i due livelli. La superficie terrestre nasconde nelle sue profondita un livello di acque dolci primordiali, sotto cui si pongono le regioni infere (per i Sumeri, a differenza degli Accadi, gli Inferi potevano anche collocarsi in una regione di superficie). Sopra ogni cosa si colloca la regione celeste che nelle successive teologie sarà a sua volta suddivisa in: Cielo, Cielo di Mezzo e Cielo di An. Gli altri nomi sumerici per Terra e Inferi sono: a-rá, arali, bùr, ganzer, idim, ki, kir5, kiš, kur, kur-gi, lam/lamma, lamḫu, uraš, urugal/erigal. Gli altri nomi accadici sono: ammatu, arali/arallu, danninu, eršetu, kanisurra, irkalla, kiūru, lammu, qaqqaru.

Insieme ai tre principi primi cosmici: Cielo (An, cuneiforme: ), Terra (Ki, cuneiforme: ) e Acqua primordiale (Nammu anche Namma, cuneiforme: ; anche sumerico: engur; accadico: engurru), si colloca la Montagna (Kur, cuneiforme: ), dove ha origine la stessa vita.

« An, il signore, illuminava il cielo, mentre la Terra (Ki) era al buio e nel Kur[6] lo sguardo non penetrava;
dall'abisso non si attingeva acqua[7], nulla si produceva, nella vasta terra non venivano scavati solchi;
L'eccelso purificatore di Enlil non esisteva ancora, i riti di purificazione non venivano eseguiti[8];
[la iero]dula del cielo non era ancora ornata[9], non si proclamavano le (sue) [lodi (?)];
[Cielo e Ter]ra non erano legati l'uno all'altra (formulando) un tutt'uno, non si erano ancora sposati;
la Luna non splendeva ancora, l'oscurità si estendeva [(dappertutto)];
An manifestava il suo splendore nell'abitazione (celeste),
il luogo dove egli abitava, non presenta tracce di vegetazione,
i poteri (me) di Enlil non erano stati distribuiti nei paesi
la santa signora dell'E-anna[10] non riceveva ancora le of[ferte];
i grandi Dei, gli Anunna[11], non circolavano sulla terra (?)
gli dèi del cielo, gli dèi della terra non esistevano ancora. »
(Gli dèi del cielo, gli dei della terra non esistevano ancora, datazione: Ur III; da Nippur. Traduzione: Römer)

Quindi si procede alla separazione tra il Cielo e la Terra. «È interessante notare che quasi tutti i miti cosmogonici sumerici iniziano con il descrivere la separazione del cielo e della terra effettuata da Enlil» [12].

« In quei giorni, quei giorni arcaici-
In quelle notti, quelle notti remote-
In quegli anni, quegli anni antichi[da 4 a 7 sono omissis
Quando il Cielo fu separato dalla Terra
E la Terra fu separata dal Cielo [10 omissis]
An aveva portato con sé il Cielo
E Enlil aveva portato con sé la Terra,
E concessi gli inferi a Ereškigal »
(Gilgameš, Enkidu e gli Inferi, 1-13 datazione:; da: ricostruito da 37 documenti. Traduzione: Shaffer in Bottero/Kramer p. 509, completa in Pettinato Gil p. 362)

Dalla separazione di Cielo e Terra nasce il loro matrimonio e quindi la natura.

« L'immensa piattaforma de (lla) Terra scintillava:
Verdeggiante era la sua (super)ficie!
Terra spaziosa era rivestita d'argento e lapislazzuli,
Ornata di diorite, calcedonio, cornalina, antimonio,
Agghindata splendidamente di vegetazione e erbaggi:
Aveva qualcosa di regale!
È che la nobile Terra, la santa Terra,
Si era fatta bella per Cielo, il prestigioso!
E Cielo, il dio sublime, affondò il suo pene
nella Terra spaziosa;
Versò insieme nella sua vagina,
Il seme dei valorosi Albero e Canna.
E, tutta quanta, come una vacca irreprensibile,
Si ritrovò gravida del ricco seme di Cielo! »
(Prologo della Disputa tra albero e canna, 1-13 datazione:; da: . Traduzione: Kramer in Bottero/Kramer p. 510, completa in Pettinato MS pos 1863)
« Signore del cielo e della terra,[13]
non avevi fatto esistere la terra: l'hai creata,
non avevi fatto esistere la luce solare: l'hai creata,
non hai fatto esistere (più) il caos![14]
Signore: parola efficace,
Signore: prosperità,
Signore: eroicità,
Signore: ...,
Signore: sempre all'opera,
Signore: divinità,
Signore: salvifico,
Signore: dolce vita! »
(Signore del cielo e della terra, 1-15 datazione: 2500 a.C.; da: Ebla. Traduzione: Pettinato; in Pettinato MS pos 2040)

L'origine dell'uomo e il suo destino

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Sono sostanzialmente tre le tradizioni sull'origine dell'uomo, considerato in questo ambito religioso come l'apice della creazione[15].

  • La prima tradizione, appartenente alla scuola teologica di Nippur, vede l'uomo nascere come una pianta, seminata dal dio Enlil (Il poema della zappa, inizio II millennio). L'uomo, così emerso, è come una bestia e quindi viene, in un secondo momento, dotato dello "spirito vitale" (zi-šag-ĝal, cuneiforme: ), inteso come "ragione", "intelligenza", di origine divina (Tenzone tra pecora e grano, testimoni in frammenti di sette esemplari, inizio II millennio).

(IT)
« Affinché Uzumua[16] faccia germogliare i primi uomini,
Enlil apre una fessura nel pavimento di Duranki [17]
[omissis]
Depone il seme dell'umanità nella fessura
e mentre i suoi uomini, davanti a lui, germogliano come erba dalla terra,
Enlil li guarda benevolmente, i suoi Sumeri »

(SUX)
« uzu-mu2-a saĝ mu2-mu2-de3
dur-an-ki-ka bulug nam-mi-in-la2
[omissis]
saĝ nam-lu2-ulu3 u3-šub-ba mi-ni-in-ĝar
den-lil2-še3 kalam-ma-ni ki mu-un-ši-in-dar-re
saĝ gig2-ga-ni-še3 igi zid mu-ši-in-bar »
(Il poema della zappa. Traduzione di Giovanni Pettinato, p. 321)

(IT)
« L'umanità primordiale
non sapeve mangiare il pane,
non sapeva coprirsi con i vestiti,
il popolo andava a quattro zampe,
mangiava erba con la bocca come le pecore,
beveva acqua dai fossi.
[omissis]
nel puro ovile, allora, essi per il proprio bene
soffiarono nell'umanità lo spirito vitale »

(SUX)
« 20. nam-lu2-ulu3 ud re-a-ke4-ne
21. ninda gu7-u3-bi nu-mu-un-zu-uš-am3
22. tug2-ga mu4-mu4-bi nu-mu-un-zu-uš-am3
23. kalam ĝiš-gen6-na su-bi mu-un-ĝen
24. udu-gin7 ka-ba u2 mu-ni-ib-gu7
25. a mu2-sar-ra-ka i-im-na8-na8-ne
[omissis]
35. amaš kug-ga niĝ2 dug3-ga-ne-ne-še3
36. nam-lu2-ulu3 zi šag4 im-ši-in-ĝal2 »
(Tenzone tra pecora e grano. Traduzione di Giovanni Pettinato, p. 321)

  • La seconda tradizione appartiene alla scuola teologica di Eridu. Essa propone, come la tradizione biblica ben più tarda, la formazione dell'uomo a partire dall'argilla con il dio Enki che gli infonde parte della divina "saggezza" (ĝeštug, cuneiforme: ).

Il testo sumerico conosciuto come Enki e Nimaḫ (circa mezza dozzina di esemplari frammentari; inizio II millennio) narra come dopo la creazione dell'universo, le dee madri iniziarono a partorire. Per nutrirle, gli dèi dovettero sottoporsi al lavoro, con gli dèi maggiori che lo sovrintendevano, mentre gli dèi minori eseguivano i lavori pesanti. Gli dèi iniziano a lamentarsi della situazione mentre il dio Enki, a cui loro devono l'esistenza, dorme nel suo regno, l'Engur (il regno delle Acque sotterranee). Gli dèi attribuiscono la loro condizione ad Enki. La madre (ama sumerico, ummu accadico; cuneiforme ) di Enki, Nammu, dea dell'Acqua primordiale, si decide a comunicare al figlio le lamentazioni divine, invitandolo a creare un essere che potesse sobbarcarsi il faticoso lavoro degli dèi.

(IT)
« 24. Alle parole di sua madre Nammu, Enki si alzò dal suo letto;
25. il dio cominciò ad andare avanti e indietro nella sua santa cella, riflettendo si batté la coscia;
26. il Saggio, l’intelligente, l’accorto che conosce per virtù propria tutto ciò che è ritualmente perfetto, il creatore, colui che forma ogni cosa, fece uscire l’embrione (sigensighar, la "matrice", le "ovaie");
27. Enki modella per lui le braccia e forma il petto;
28. Enki, il creatore, fa entrare all'interno della sua creatura la sua saggezza;
29. egli quindi parla a sua madre Nammu:
30. "Madre mia, alle creature che tu farai esistere assegna come compito la corvée degli dèi;
31. dopo che tu avrai mescolato l’argilla sopra l’Apsû,
32. plasmerai l’embrione (sigensighar) e l’argilla, facendo sì che la creatura esista,
33. e Ninmaḫ sia la tua aiutante;
34. Ninimma, Egizianna, Ninmada, Ninbara,
35. Ninmug, Sarsardu, Ninniginna,
36. che tu hai partorito possano essere a tuo servizio;
37. Madre mia, decidi il destino della creatura; Ninmaḫ le assegni come compito la corvée”. »

(SUX)
« 24. den-ki-ke4 inim ama-na dnamma-ke4 ki-nu2-na ba-ta-zig3
25. ḫal-an-kug niĝin2 šag4 kuš2-u3-da-na ḫaš im-mi-/ni\-[ra]
26. ĝeštug2 ĝizzal en3 tar […] nam-kug-zu mud me-dim2 niĝ2-nam-ma SIG7-EN SIG7-ḪI im-ta-an-e3
27. den-ki-ke4 a2-ni ba-ši-in-de6 ĝeštug2 i3-ni10-ni10-e
28. den-ki-ke4 mud me-dim2 ni2-te-a-na šag4-bi ĝeštug2-ta u3-mu-ni-de5-ge
29. ama-ni dnamma-ra gu3 mu-un-na-de2-e
30. ama-ĝu10 mud mu-ĝar-ra-zu i3-ĝal2-la-am3 zub-sig3 diĝir-re-e-ne keše2-i3
31. šag4 im ugu abzu-ka u3-mu-e-ni-in-šar2
32. SIG7-EN SIG7-ḪI im mu-e-kir3-kir3-re-ne za-e me-dim2 u3-mu-e-ni-ĝal2
33. dnin-maḫ-e an-ta-zu ḫe2-ak-e
34. dnin-imma3 dšu-zi-an-na dnin-ma-da dnin-barag dnin-barag
35. dnin-mug ddŠAR.ŠAR.GABA dnin-gun3-na
36. tud-tud-a-zu ḫa-ra-gub-bu-ne
37. ama-ĝu10 za-e nam-bi u3-mu-e-tar dnin-maḫ zub-sig3-bi ḫe2-keše2 »
(Enki e Nimaḫ. Traduzione di Giovanni Pettinato)

  • La terza tradizione si rifà a un testo bilingue (sumerico e accadico) rinvenuto nella presunta biblioteca del re assiro Tukulti-apil-ešarra I (1115-1077 a.C.)[18]. Da tener presente che il suo sumerico è piuttosto artificioso e che probabilmente la sua versione proviene dalla traduzione in questa lingua del testo in lingua accadica. L'opera non conosce il dio Marduk, ed è quindi probabilmente anteriore alle riforme religiose babilonesi. La teologia ivi contenuta risentirebbe quindi di un'influenza accadica: è l'unico testo antropogonico in cui la creazione dell'uomo richieda il versamento di sangue da parte di alcuni dèi. Il testo si avvia con la creazione del Cosmo per mezzo la separazione del Cielo e della Terra, quindi del dominio degli dèi Anunna[19] che stabiliscono le regole dell'universo. Allora il dio Enlil prende la parola e chiede loro cosa vogliano fare e questi rispondo al re degli dèi che vogliono recarsi nella cella del suo tempio (l'Uzuma di Duranki) e lì uccidere due dèi Alla: «affinché il loro sangue faccia germogliare l'umanità;/le corvée degli dèi sia il loro compito:/che egli prendano in mano la zappa e il canestro di lavoro,/...». Gli uomini creati per mezzo dell'argilla e del sangue degli dèi Alla verranno chiamati Ullegarra e Annegarra [20]. Anche in questa antropogonia, quindi, gli uomini vengono creati affinché sostituiscano gli dèi nel lavoro. Nota Giovanni Pettinato:
« Differentemente dagli Accadi, i quali consideravano il destino dell'uomo piuttosto negativamente, i Sumeri hanno giudicato il lavoro positivamente: l'uomo, per i Sumeri, era il continuatore dell'opera divina sulla terra e, lavorando si assicurava la benedizione degli dèi. [...] Il lavoro dell'uomo consisteva soprattutto nell'agricoltura e nella costruzione dei templi per gli dèi. Il Sumero accettò tale scopo della creazione come una missione, e gli stessi re amarono farsi rappresentare con la cesta da lavoro sulla testa. »
(Giovanni Pettinato, S, pp.324-5)
Rilievo votivo, forato (in quanto applicato per mezzo di un chiodo alla parete del tempio), in calcare (cm 39 x 47), proveniente da Ḡirsu (nel distretto di Lagaš), risalente al XXV secolo a.C., conservato nel Museo del Louvre (Parigi). Nella parte superiore del rilievo il re Ur-Nanše è la figura principale a sinistra che porta una grande cesta sul capo, e viene quindi indicato nella rappresentazione tradizionale di "costruttore di templi". A seguire, il suo erede, il principe Akurgal, che precede una serie di figure con le mani giunte tipiche dei fedeli. Nella parte inferiore, la figura principale seduta è sempre Ur-Nanše, rappresentato a destra mentre banchetta per festeggiare l'avvenuta costruzione del tempio. Di fronte a lui, come nella parte superiore, si pone l'erede Akurgal seguito dai fedeli. L'identificazione dei personaggi è possibile grazie alla presenza di indicazioni scritte in cuneiforme.
  1. Cfr. ad esempio qui.
  2. Per una sintesi sul tema si rimanda a Claudio Moreschini, Storia del pensiero cristiano tardo antico, Milano, Bompiani, 2013, pp. 263 e sgg., e, soprattutto, pp. 275 e sgg.
  3. Pettinato 313
  4. Johannes Jacobus Adrianus van Dijck. Sumerische Religion in Jes Peter Asmussen, Jørgen Læssøe e Carsten Colpe (a cura di) Handbuch der Religionsgeschichte, I vol. Göttingen, Vandenhoeck & Ruprecht, 1971, pagg.431-96
  5. Johannes Jacobus Adrianus van Dijck lo definisce come forma intelligibilis «presente in relatione seminalis» Confronto 227; Leick 27 come "elemento creativo".
  6. Van Dijk e Römer rendono con Inferi; Chiodi e Pettinato come "montagna mitica".
  7. Questo abisso è la dimora di Enki.
  8. Ancora un riferimento a Enki che soprintendeva a questi riti.
  9. Si riferisce a Inanna quindi alla stella Venere.
  10. Si riferisce a Inanna, anch'essa divinità poliade di Uruk.
  11. Annuna (ki) riportato come: da-nuna, da-nuna-ke4-ne, da-nun-na, col significato di "sangue principesco", "stirpe reale", sono il nome collettivo degli dèi principali e appare qui per la prima volta. In genere sono indicati nel numero di cinquanta, ma nell'Enûma Eliš sono sei, in altre tradizioni sette.
  12. Giovanni Pettinato, I Sumeri, Milano, Bompiani, 2007, p.315
  13. Lugalanki (lugal-an-ki) epiteto di An o di Enlil.
  14. Caos, significato traslato, lett. "digrignare i denti".
  15. Cfr. Giovanni Pettinato, I Sumeri, pp. 321 e sgg.
  16. Cella del tempio di Enlil
  17. Il tempio di Enlil.
  18. Traduzioni integrali del testo si trovano in Bottéro & Kramer, Uomini e dèi della Mesopotamia, pp. 535 e sgg. e in Pettinato, Mitologia sumerica, pos. 7827.
  19. « Gli dèi Anuna. Un nome collettivo di divinità è Anuna (forse "discendenza principesca"), in accadico Anunnaku. Forse dal periodo kassita, allorché è posto in opposizione all'altro collettivo, Igigi (cfr. pp. 104-5); il nome passa a designare le divinità infere, mentre nel periodo sumerico designava l'insieme degli dèi, anche celesti. Tuttavia, anche nel Quando in alto, databile alla fine del II millennio, si parla di Anunnaku celesti (in numero di 300) insieme a quelli ctoni (che sono il doppio: 600) »
    (Pietro Mander, La religione dell'antica Mesopotamia, Roma, Carocci, 2009)
  20. Per Bottéro tali nomi sono frutto dell'incrocio della lingua sumerica con quella accadica; mentre per Pettinato sono puramente sumerici e hanno il significato di "creato per il cielo" (anné-gar-ra) e e "creato per l'eternità" (ulle-gar-ra)