Biografie cristologiche/La via e il compimento

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Gesù (di Giuseppe Craffonara, 1830)
« Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono coloro che entrano per essa. Quanto stretta è invece la porta e angusta la via che conduce alla vita! E pochi sono coloro che la trovano! »
(Matteo 7:7-14)


Ebrei e cristiani troppo spesso hanno timore di impegnarsi reciprocamente in un dialogo interconfessionale. Si ha paura di sembrare ignoranti o di dare l'impressione di voler fare proselitismo. Forse si teme di trovare qualcosa di attraente nell'altra tradizione e quindi mettere in dubbio la fedeltà alla propria. Peggio ancora, a volte non sappiamo quello che la nostra stessa religione ci insegna. Oggigiorno questi timori vengono esacerbati da stereotipi. Presumiamo di sapere già ciò che dirà il nostro vicino: l'ebreo promuoverà un programma pro-Israele; il cristiano promuoverà una posizione anti-aborto. In tutti questi casi, si erigono muri di difesa ed il risultato che ne deriva è come minimo ignoranza, se non addirittura paura e odio.[1]

Alfabeto da viaggio[modifica]

Quello che segue è un "alfabeto di raccomandazioni" che si concentra sui maggiori scogli che ostacolano chiesa e sinagoga nel camminare insieme in modo sicuro e senza intoppi, e offre alcuni consigli su come iniziare tale cammino:[2]

A. Diffidate di quelle dichiarazioni che affermano "Tutti gli ebrei pensano..." o di stereotipi che asseriscono "Tutti gli ebrei sono..." L'Ebraismo del primo secolo e l'Ebraismo del ventunesimo secolo sono tanto diversi quanto lo era la prima chiesa. Similmente, è storicamente inverosimile asserire che "tutti i cristiani" seguono la stessa ortodossia o ortoprassi. La cosa migliore è discutere nell'ambito di abbondanti parametri. Tutti gli interpreti arrivano al testo individualmente: informati sul passato, ma con esperienze distinte ed interpretazioni diverse. Pertanto, nessuno di noi può parlare completamente a nome della propria comunità.[1]
a. Parimenti, poiché esiste diversità non solo nell'ambito delle più vaste categorie dell'Ebraismo e del Cristianesimo, ma anche nell'ambito di categorie individuali, non affermate "Tutti gli anglicani pensano..." oppure "Tutti gli ebrei riformati credono..." Mentre il Nuovo Testamento e Gesù di Nazaret tengono insieme le comunità cristiane, come i cristiani interpretano il testo e il Gesù proclamato dal testo sono tanto infinite quanto le interpretazioni di Dio e della Torah da parte degli ebrei. Se possibile, i cristiani dovrebbero frequentare differenti tipi di servizi liturgici ebraici. Proprio come i servizi cattolici differiscono da quelli battisti, così i riti dell'Ebraismo ortodosso differiscono da quelli svolti dall'Ebraismo riformato. Durante le visite sarebbe opportuno essere accompagnati da un membro della congregazione visitata, o chiedere alla sinagoga di fornire una guida. Lo stesso punto vale per gli ebrei: quando si visitano chiese, gli ebrei non sono obbligati ad inginocchiarsi o a cantare, o a partecipare. Tutto ciò che è richiesto è il rispetto; sedersi quando la congregazione si siede, stare in piedi quando gli altri stanno in piedi.[1]
B. Ammettete che sia le fonti ebraiche sia quelle cristiane contengono materiale sgradevole, misogino, intollerante e odioso. Entrambe le parti dialoganti devono riconoscere il buono quanto il cattivo, e devono cercare di mantenere sotto controllo i rispettivi livelli di difesa. Allo stesso tempo, bisogna evitare di romanticizzare l'altro.
C. Evitate un uso selettivo delle fonti rabbiniche, specialmente se usate come illustrazione negativa di qualcosa presente nel Nuovo Testamento. L'asserzione generica "I rabbini dicono..." dovrebbe mettere in guardia, come anche i commenti che iniziano con "I cristiani dicono..." e "La chiesa dice..." Sarebbe bello se tutte le citazioni delle fonti rabbiniche riportassero testo, capitolo e versetto. Se la fonte secondaria difetta di tale citazione, state attenti: l'autore potrebbe non aver consultato la fonte direttamente (gli studiosi tendono a copiare da altri studiosi senza aver controllato i riferimenti in nota), e la citazione potrebbe essere stata estratta dal contesto o spezzettata per eliminare eventuali informazioni contrastanti che l'accompagnavano. Lo stesso punto si applica a citazioni di fonti bibliche e dei padri della chiesa.[1]
D. Evitate commenti che creino una raffigurazione di Gesù separato dal suo popolo. Gesù non parla contro gli ebrei e contro l'Ebraismo; parla ad ebrei dall'interno dell'Ebraismo. Tuttavia, bisogna anche riconoscere che la sue parole, messe nel contesto letterario dei Vangeli e poi messe nel canone del Nuovo Testamento, potrebbero assumere connotazioni problematiche. Per capire Gesù, egli deve essere visto così provocativo da spingere alcuni a lasciare le proprie case e famiglie e seguirlo, mentre altri lo considerano folle o posseduto da demoni. Ciò significa perlomeno che il suo messaggio non è facile da seguire. Gesù richiedeva che i suoi seguaci facessero sacrifici economici e reagissero senza violenza all'ingiustizia, entrambe le cose difficili da eseguire, anche psicologicamente, sebbene non al di là delle possibilità umane — ma Gesù chiedeva ancor di più. Un Gesù bonario il cui ruolo primario sia quello di "far sentir bene" o "sentirsi salvati" non è un Gesù ebreo — e non un Gesù storico.[1]
a. I cristiani devono ben sapere che Gesù ed i suoi seguaci immediati erano ebrei in pratica ed in fede, ma devono anche essere cauti nel determinare quanto di tale pratica possa trasferirsi ad un contesto cristiano.[1]
E. Evitate un'associazione immediata dell'Ebraismo con l'Antico Testamento. L'Ebraismo si basa su interpretazioni del Tanakh in continua evoluzione; pertanto Levitico ed Ezechiele non forniscono necessariamente informazioni ai lettori circa gli ebrei del primo secolo, o successivamente. Stessa cosa, mutatis mutandis, per lo studio del Cristianesimo. Il grave problema che afflisse la chiesa di Galazia — cioè, se gli uomini dovessero essere circoncisi — di sicuro non affligge e cattolici di Roma o i presbiteriani di Boston. Per comprendere l'Ebraismo ed il Cristianesimo d'oggi, uno deve conoscere non solo il materiale biblico ma anche la storia della sua interpretazione.[1][3]
F. Ammettete che la storia è un affare complesso e caotico, e la concorrenza religiosa lo rende ancor più caotico. I Vangeli sono prodotti di tale processo. Non sono narrazioni obiettive; piuttosto, sono storie trasmesse da testimoni oculari a seguaci susseguenti. Gli scrittori evangelici adattarono le tradizioni ricevute in modo da soddisfare i bisogni delle proprie congregazioni, proprio come oggi i preti ed i pastori adattano le storie del Nuovo Testamento in modo da affrontare rispettivi problemi comunitari. Parte di questo adattamento include la separazione tra la maggioranza del corpo ebraico ed i membri che scelsero di seguire Gesù. Come per la maggior parte di movimenti settari, la chiesa nascente necessitava di definirsi in contrasto alla maggioranza sinagogale. Neccessitava inoltre di spiegare perché le gente di Gesù stesso non l'aveva seguito. Già si era sviluppata dell'ostilità mentre Gesù era ancora in vita, tra lui e gli altri ebrei che avevano rifiutato il suo messaggio.[3]
a. Pochi sono disposti a fare quello che richiese Gesù: lasciare "casa o moglie o fratelli o genitori o figli per il regno di Dio" (Lc 18:29); "vendi tutto quello che hai, distribuiscilo ai poveri " (Lc 18:22); essere "eunuchi per il regno dei cieli" (Mt 19:12). Ecco perché parliamo di coloro che sono in grado di scegliere una vita religiosa come possessori di un dono spirituale o di una vocazione.
b. Man mano che la chiesa crebbe sempre più gentile, i seguaci ebrei di Gesù divennero una minoranza, e le loro pratiche alla fine furono reputate eretiche. Nel decidere la propria identità, la chiesa si definì al di sopra e contro la sinagoga, e la sinagoga reciprocò.[3]
c. La maggioranza degli ebrei, naturalmente, avevano buone ragioni per rifiutare l'invito. Tali ragioni includevano l'assenza di un'era messianica: il banchetto celeste non era stato ancora preparato. Quegli ebrei che credevano che un messia sarebbe arrivato — e non tutti lo credevano — ponevano il messia insieme all'era messianica; era un'offerta "tutto compreso". L'era messianica significava che i morti sarebbero risorti, la giustizia avrebbe prevalso, e guerre, carestie, malattie e morte sarebbero finite. Chiaramente, non era successo. Né credevano gli ebrei, in maggioranza, di aver bisogno della morte di Gesù per essere salvati dal peccato o dalla morte. Credevano invece in un Dio compassionevole che perdonava sempre il peccatore pentito, e non credevano di aver bisogno di un intermediario: avevano sempre pregato il loro Dio direttamente.
d. Ma queste non erano risposte che la chiesa desiderava promulgare. Piuttosto, venne a produrne delle proprie. Del tutto benevolmente, Paolo spiegò il "fallimento" di Israele affermando che un "indurimento" era avvenuto tra gli ebrei affinché la missione gentile potesse essere completata. Il passo non è proprio quello che si può chiamare un modello di buone relazioni ebreo-cristiane (qui termini anacronistici), poiché Paolo identifica questi ebrei "induriti" come "nemici di Dio" e come tagliati dalla radice d'Israele (Romani 11), con un ragionamento a dir poco contorto che poi definisce "mistero", per risolverne l'insensatezza.[4] Matteo suggerisce che gli ebrei furono fuorviati dai loro capi. Alla fine però anche il popolo nel suo insieme è responsabile, poiché hanno scelto di seguire i farisei e gli scribi piuttosto che Gesù. Giovanni asserisce che gli ebrei erano "figli del male" non predestinati ad unirsi agli eletti. "Allora Gesú disse loro: «Se Dio fosse vostro Padre, mi amereste, perché io sono proceduto e sono venuto da Dio... Perché non comprendete il mio parlare? Perché non potete ascoltare la mia parola. Voi siete dal diavolo, che è vostro padre, e volete fare i desideri del padre vostro" (8:42-44). Se gli ebrei erano dalla parte del diavolo, allora ne conseguiva che Gesù non poteva essere dalla parte degli ebrei, e così iniziò il lungo odio.[3][1]
e. È arrivato il tempo d'essere d'accordo nel disaccordo, riconoscere la nostra connessione e trattarci l'un l'altro con rispetto e generosità. L'animosità che ha demarcato il processo di autodefinizione della chiesa non deve definire oggi le relazioni ebreo-cristiane.[1]
G. State attenti a non travisare perché ebrei e cristiani non usano parole allo stesso modo, con lo stesso significato. La "Bibbia" della chiesa non è la "Bibbia" della sinagoga; il "Messia" proclamato dai cristiani, Gesù di Nazaret, non è il messia proclamato dall'Ebraismo; la chiesa celebra lo Shabbat di domenica; la sinagoga celebra lo Shabbat di venerdì sera fino al sabato sera. Anche le nostre usanze differiscono. Per esempio, gli ebrei tradizionalmente non toccano denaro durante lo Shabbat e mai esporrebbero denaro nella sinagoga quel giorno, poiché lo Shabbat è un giorno di riposo, e non di commercio. Al contrario, i cristiani di domenica — Shabbat della chiesa — passano la questua. Ciò che è impensabile per una tradizione è normale per l'altra.
H. Non cercate connessioni artificiali, e non abbiate timore di dissentire. Per esempio, piuttosto che considerare il dialogo interconfessionale come un dialogo della "tradizione giudeo-cristiana", pensate ai contributi dell'Ebraismo e del Cristianesimo separatamente, riguardo alla Bibbia, al Dio di Israele, e all'amore per il prossimo. "Giudeo-cristiano" è un aggettivo artificioso che in realtà significa "Antico Testamento" nell'ambito della chiesa, con l'aggiunta di Cristianesimo. Dopo i primi secoli dell'era volgare, non c'è nulla di distintamente "giudeo" nel Cristianesimo (Costantino, Francesco, Lutero, Calvino, Karl Barth e Hans Küng non seguivano o seguono regole rabbiniche, indossano tzitzit, osservano il kosher, pregano in ebraico o si considerano "ebrei"). "Cristiano" non è un aggettivo corretto per indicare Rashi, Maimonide, il Baal Shem Tov o Barbra Streisand.
I. Attenti all'eresia nota come Marcionismo, movimento cristiano dualista del II secolo che prende il nome da Marcione di Sinope, e che distingue tra gli insegnamenti di Cristo e le azioni del Dio dell'Antico Testamento. La manifestazione più comune del marcionismo odierno è la falsa giustapposizione del "Dio veterotestamentario dell'ira" con il "Dio neotestamentario dell'amore".[5]
J. Sia cristiani che ebrei devono conoscere di più della propria storia, prima di poter riscuotere un qualche successo nel dialogo interconfessionale. Idealmente, il dialogo dovrebbe poi far tornare i partecipanti alle risorse di ciascuna tradizione.
a. Il bisogno di autoconoscenza e conoscenza del prossimo è particolarmente importante per il clero, perché essi sono quelli che trasmetteranno le informazioni alle congregazioni. Pertanto, tutte le congregazioni dovrebbero incoraggiare i seminari e le scuole teologiche collegate alle loro rispettive tradizioni di richiedere agli studenti di istruirsi nella sensibilità interconfessionale.[1]
K. Se possibile, leggete le Scritture in un contesto interconfessionale. Gli individui non sempre riconoscono l'impatto che un testo può avere quando lo leggono in compagnia di coloro che ne sono direttamente influenzati. In altre parole, impegnatevi in una "teologia discorsiva".[6]
a. Parimenti, imparate a sentire con le orecchie dell'altro, poiché sermoni ed omelie possono inculcare l'antiebraismo anche dove non si vorrebbe. Per esempio, la (EN) "Letter to the Eight Assembly of the World Council of Churches from Women and Men of the Decade Festival of the Churches in Solidarity with Women" (SISTERS, ENYA) "che intende onorare la visione biblica di un mondo in cui «non c'è più giudeo né greco»."[7] L'ultima frase si riferisce a Galati 3:28: "Non c'è più giudeo né greco; non c'è più schiavo né libero; non c'è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù." Ma sicuramente alle orecchie degli ebrei si percepisce un desiderio che gli ebrei cessino di esistere (e forse anche coloro che sono di origine greca provano la stessa sensazione). Similmente, le sinagoghe dovrebbero chiarire cosa intendono per "popolo eletto". In altre parole, dobbiamo essere in grado di ascoltare con le orecchie del nostro vicino.[3]
L. Fatevi sentire quando notate commenti negativi sul vostro vicino e, se necessario, parlatene in dibattiti pubblici. Se tali commenti appaiono in pubblicazioni specialistiche, non parlatene solo con gli autori, dato che un contatto personale non basta ad eliminare contenuti negativi dalle biblioteche di Manila, di Seoul, di Chicago o di Londra. Inoltre, a meno che coloro che lavorano nelle relazioni internazionali non siano consapevoli di ciò che si trova sui loro scaffali, non avranno nessun motivo di opporvicisi. Né funzionano sempre le comunicazioni private. Se uno contattasse privatamente alcuni degli autori che hanno scritto materiale apparentemente antiebraico, potrebbe avere come tutta risposta non una correzione ma un dinniego: potrebbero infatti affermare che non "intendevano" essere antiebraici, bensì "proiettavano soltanto le proprie preoccupazioni psicologiche"; e così via.[8]
M. Tenete conto del fatto che l'antiebraismo può sorgere anche negli inni liturgici. Per esempio, in un inno in inglese, intitolato "Lord of the Dance" (Signore della danza), che viene cantato in maniera alquanto vivace, il terzo versetto riporta Gesù che intona: "I danced on the Sabbath, and I cured the lame. The holy people said it was a shame. They whipped and they stripped, and they hung me on high; and they left me there, on a cross to die."[9] Trallallalla. I fedeli ed il coro non penseranno certo che "holy people" si riferisca ai romani. Non c'è bisogno di reintrodurre alla grande l'idea che gli ebrei siano cristicidi.
a. Impressioni antiebraiche possono essere trasmesse anche tramite guide spirituali e libretti devozionali lasciati agli ingressi delle chiese. In una chiesa episcopale scozzese veniva offerto un libretto intitolato Forward Day by Day (Avanti giorno per giorno) che, alla data di sabato 25 giugno, riportava: "La credenza che il Messia avrebbe sollevato un esercito, riconquistato la terra e ripristinato il regno di Davide era profondamente radicata nella coscienza culturale e nelle menti dei loro [discepoli]. Una soluzione militare era ciò che il mondo avrebbe compreso."[10] La lettura non "intendeva" essere antiebraica, tuttavia i lettori della parrocchia affermavano che in quel tempo "gli ebrei" volevano un "messia militare" o un "messia guerriero".[8]
N. Da notare anche che le impressioni antiebraiche possono essere trasmesse da letture di lezionario, cioè quelle letture fisse che fa parte della liturgia esporre durante le funzioni, prendendole dall'Antico Testamento, Salmi, Vangeli e Lettere. I predicatori dal pulpito devono prestare attenzione agli "slittamenti" che a volte succedono tra quello che dicono i testi e l'impressione che ne viene data alla congregazione.
O. Definite il motivo per cui Gesù è morto, poiché troppo spesso ci si basa su spiegazioni che affermano steretipi negatrivi dell'Ebraismo e degli ebrei. Gesù non morì perché aveva insegnato che sarebbe stato più facile ai poveri che ai ricchi di entrare nel regno dei cieli; non morì perché aveva rifiutato la Torah; non morì perché aveva predicato l'amore di Dio e del prossimo. Morì perché un uomo proclamato "re" in una Gerusalemme occupata dai romani era un pericolo politico. Morì in base all'accusa criminale di sedizione: "Gesù il Nazareno, il re dei Giudei" (Giovanni 19:19).[8]
P. Lasciate da parte senso di colpa e legittimazione prima di impegnarvi in un dialogo interconfessionale. Alcuni cristiani approcciano il tavolo del dibattito interconfessionale talmente consapevoli della propria storia di supersessionismo, antisemitismo e violenza contro gli ebrei, da voler evitare di affermare che Gesù è il Messia, poiché affermarlo vorrebbe dire agli ebrei che l'Ebraismo è errato. Evitano di asserire che Gesù è divino, che la sua crocifissione e resurrezione ha sconfitto le potenze del peccato e della morte, e che "nessuno viene al Padre" se non per mezzo di lui (Gv 14:6). All'opposto, consapevoli della storia tragica di supersessionismo, antisemitismo e violenza contro gli ebrei, alcuni ebrei approcciano il tavolo del dibattito con un senso di legittimazione, di diritto: pretendono le scuse dei cristiani, piuttosto che il dibattito. Nessuno dei due approcci è utile. I cristiani d'oggi non sono responsabili dei peccati del passato; gli ebrei d'oggi non sono nella posizione di concedere il perdono di quei peccati. Né Ebraismo né Cristianesimo hanno una storia incontaminata, e la vittimizzazione non è qualcosa da celebrare.[3]
Q. Una situazione simile accade con la preghiera pubblica. Alcuni ministri cristiani uano un'invocazione blanda e generica che soddisfi gli ebrei. Alcuni insistono a pregare nel "nome di Gesù", che impedisce agli ebrei ed altri non cristiani di dire "Amen". Gli atei vengono comunque ignorati. Lettori biblici più cinici, che trovano insoddisfacente un certo tipo di preghiera pubblica, fanno riferimento al Discorso della Montagna, in cui Gesù dice: "Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze [e davanti a bandiere, piattafiorme politiche, palchi televisivi...] per essere visti dagli uomini. In verità vi dico: hanno gia ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà" (Mt 6:5-6). Ma dato che la religiosità pubblica non è destinata a scomparire, allora la persona che offre la preghiera deve trovare un modo di invocare la divinità che affermi le confessioni distinte e riconosca anche l'esistenza di differenti credi e verità. Finire una preghiera "nel nome di Gesù" mantiene tale preghiera parrocchiale, confessionale. Concludere "mentre prego nel nome di Gesù, noi tutti preghiamo il Dio che ha molti nomi e molti credenti" è una forma di certo migliore. Anche i cristiani fondamentalisti non dovrebbero fare obiezioni, dato che il Dio della Bibbia ha in verità molti nomi: El Shaddai, El Elyon, YHWH, Elohim. A loro volta, gli ebrei potrebbero voler pregare in ebraico, ma allora dovrebbero anche fornire una traduzione cosicché i presenti sappiano esattamente ciò a cui stanno dicendo "Amen". Gli atei naturalmente ne sono esclusi, ma almeno i teisti del gruppo sono tutti inclusi.[11]
R. Non attestate il falso contro il vostro prossimo. Per esempio, l'argomento che Gesù formò in Galilea il proprio "movimento carismatico ebraico che si allontanò in un certo senso basilare dall'autenticità biblica", poiché "fu molto più facile compiere tale impresa lì [in Galilea], tra la gente semplice del luogo, piuttosto che a sud, in Giudea e nella rispettiva metropoli, Gerusalemme, coi suoi rabbini e sacerdoti, che sicuramente sapevano ben meglio come approfondire e ribattere",[12] esagere l'evidenza storica e arriva ad offendere il Cristianesimo. Aldilà di ciò che i pescatori ed i gabellieri sapevano o non sapevano di ciò che invece quelli del sud sapevano, il movimento comunque venne a basarsi a Gerusalemme e non in Galilea. Apparentemente, quei contadini galilei non rimasero molto colpiti da Gesù e Gesù stesso lo riconobbe: "Guai a te, Corazin! Guai a te, Betsàida!... E tu, Cafarnao... fino agli inferi precipiterai!" (Mt 11:21-23). Anche se queste dure parole non furono pronunciate da Gesù ma dai suoi seguaci, il punto rimane: la decisione di seguire Gesù non era cosa tra gelilei ignoranti e giudei sofisticati e meglio informati. Alcuni giudei seguirono Gesù; alcuni galilei invece no. Oggi, alcuni ebrtei intellettuali e bene informati scelgono di convertisrsi al Cristianesimo, e alcuni cristiani intellettuali e bene informati scelgono di convertirsi all'Ebraismo.[11][8]
S. I missionari cristiani che cercano di portare agli ebrei la "buona novella di Gesù" non lo fanno perché odiano gli ebrei, ma lo fanno perché li amano. D'altra parte, il messaggio che gli ebrei non sono "completi" o "realizzati" a meno che non accettino Gesù come Messia non è di certo ben accolto dalla maggioranza degli ebrei: è come se si dicesse ai cristiani che la loro religione è incompleta o erronea senza l'accettazione del Corano. Pertanto, e nuovamente, ebrei e cristiani devono ascoltare con l'uno con le orecchie dell'altro. Gli ebrei devono percepire la sincerità del messaggio cristiano; i cristiani devono percepire l'integrità della posizione ebrea.
a. Per quegli ebrei che si preoccupano dei missionari che cercano di convertire la loro prole, il miglior modo di prevenire la tentazione non è quello di denigrare la chiesa o elencare le incoerenze dell'interpretazione cristiana del loro Antico Testamento. Il modo migliore per evitare che i missionari riescano a far breccia nella fede ebraica è quello di insegnare agli ebrei l'Ebraismo: il suo codice etico, la sua teologia, l'insegnamento messianico, e la sua storia. L'Ebraismo non può permettersi di essere una religione reazionaria.[11]
b. Per i cristiani che si sentono spinti ad evangelizzare — come vengono istruiti da Matteo 28:19: "fate discepoli di tutte le nazioni" — il mezzo migliore per evangelizzare è agire, piuttosto che predicare o andare a bussare di porta in porta. I cristiani potrebbero quindi andare in prima linea a difendere la giustizia, ad assistere i poveri, a sostenere gli orfani e confortare le persone in carcere, e quando venisse loro chiesto perché lo facciano, potranno rispondere "Per amore di Cristo".
T. State particolarmente attenti quando vi trovate a discuter del Medioriente. Preparatevi a questa conversazione esplorandone la storia del conflitto, e quindi consultando una varietà di fonti opportune. Non paragonate il rapporto tra israeliani e palestinesi al trattamento degli ebrei da parte dei nazisti (se tale fosse il caso, dopo sessanta anni non ci sarebbe "problema palestinese"); non affermate che tutti i palestinesi nel 1948 lasciarono volontariamente le proprie abitazioni; non equiparate tutti i palestinesi con la minoranza violenta e non ignorate le sofferenze che provano. Infine, non equiparate "ebreo" con "israelianio, e "israeliano" con "intollerante/intransigente". Dal lato positivo, cercate informazioni su come gli israeliani possano salvaguardarsi dal terrorismo, e non adottate l'infantile credenza che se Israele ritornasse semplicemente ai confini del 1967 tutto si aggiusterebbe. Il ritiro da Gaza è avvenuto, ma i bombaroli stanno ancora cercando di ammazzare gli israeliani. Partecipate in tali conversazioni, ma ottenete anche informazioni su testi ed insegnamenti palestinesi dove abbondano non solo commenti antiisrealiani ma anche antisemiti. Parimenti, ottenete informazioni su come gli ebrei ultraortodossi rappresentano i palestinesi. Secondo il Libro della Genesi, Ismaele ed Isacco si trovarono insieme a seppellire Abramo. Se la più giovane generazione è già infettata, allora un'altra generazione di uccisioni è quasi inevitabile.[11][8]
U. Rendetevi sicuri e controllate che la vostra scuola ebraica, il vostro oratorio cristiano ed i vostri insegnanti di educazione religiosa siano ben informati sia della storia delle rispettive tradizioni e sia della storia dell'altra. Insegnanti impreparati ma benintenzionati tendono ad impiantare grandi quantità di bigottismo. Esattamente come fanno oggi i genitori che controllano i compiti dati dal sistema scolastico, così dovrebbero fare per i compiti relativi all'edicazione religiosa.
V. Se possibile, imparate l'ebraico ed il greco e leggete i testi primari nel loro originale. Prendere le Scritture sul serio significa prendere sul serio ciò che intendevano trasmettere originariamente. E se possibile, leggete altre fonti d'epoca: i Rotoli del Mar Morto, gli Apocrifi e gli Pseudoepigrafi, Flavio Giuseppe e Filone d'Alessandria, la prima letteratura rabbinica ed i vari scrittori gentili che forniscono un contesto di quei tempi. Ancor di più, leggete gli studi archeologici della vita in Galilea e nella Diaspora, come anche in Giudea. Il primo secolo non è il nostro mondo, e dobbiamo stare accorti a non imporre i nostri valori e stili di vita alle fonti antiche.[3][8]
W. Attenti ai siti internet. Gruppi antiebraici ed antisemiti hanno affollato il web con citazioni selettive da fonti ebraiche, per far apparire e rendere l'Ebraismo uniformemente malvagio (e spesso tali siti poi spiegano perché essere "cristiani" sia molto meglio). Esistono siti simili dedicati anche a vedute anticattoliche e antimussulmane. Tuttavia, distinguere il dannoso e odioso dall'utile non è sempre facile. Due siti idonei per informarsi ed essere assistiti nelle relazioni interconfessionali sono il "Centro per la cooperazione e l'intesa ebraico-cristiana"[13] ed il "Center for Christian-Jewish Learning"[14]
X. Fate pratica di "invidia santa": guardate l'altra tradizione con generosità e cercate di vederne il bene.
Y. Infine, se tutto il resto fa cilecca, la manipolazione psicologica potrebbe essere efficace. Per esempio, quando parlate di ebrei, immaginatevi di avere dei bambini ebrei di fronte: non dite cose che potrebbero ferire gli animi di questi piccoli. Sebbene teatrale, questo espediente è certo giovevole.[8]
Z. E se anche questo non produce effetti, allora rileggetevi questo wikibook con santa pazienza, mente aperta e buona volontà!

I dialoghi interconfessionali d'oggi sono giunti ad un punto cruciale. Abbiamo riconosciuto i problemi del passato; abbiamo compreso i punti principali di conflitto correnti; il prossimo passo è quello di vedere quali soluzioni possiamo apportare alle problematiche del futuro. Ma quando iniziamo ad evidenziare le differenze, gli aspetti delle nostre tradizioni che non possono essere condivise, il bisogno di venire ad un compromesso in certi casi ed il rifiuto di farlo in altri, dobbiamo notare che sia la chiesa che la sinagoga hanno come fine ultimo la pace, ritrovata mediante una combinazione di azione e di fede.[3][11]

L'Ebraismo segue la Halakhah, la "via" o il "sentiero"; alternativamente, gli ebrei parlano di derek eretz (ebr. תורה עם דרך ארץ), Torah con "la via della terra" o "secondo il mondo"), con la connotazione di comportamento retto. Gli ebrei fanno questo non per guadagnarsi un posto in cielo (che fa già parte dell'alleanza tra Dio e Israele), ma perché tale è il nostro ruolo come esseri umani, fatti ad immagine divina ed in rapporto con Dio. Vediamo Gesù che lo fa nel Nuovo Testamento; come afferma, è venuto non per abolire la Torah, ma per darle compimento (Mt 5:17). La chiesa segue quello che Atti chiama hodos (gr. ὁδός), la "via" (da cui "odometro"), con opere buone indotte dalla grazia divina. Lo scopo di entrambe le tradizioni allora è una combinazione di fede e azione, con la speranza che il futuro sia uno di pace e santità.[8]

Note[modifica]

  1. 1,0 1,1 1,2 1,3 1,4 1,5 1,6 1,7 1,8 1,9 Per questa sezione si sono consultati le seguenti fonti secondarie: Roger Brooks, John J Collins (curr.), Hebrew Bible or Old Testament? Studying the Bible in Judaism and Christianity, University of Notre Dame Press, 1990, pp. 1-39; Stefan C. Reif, "Aspects of the Jewish contribution to biblical interpretation", in John Barton (cur.), The Cambridge Companion to Biblical Interpretation, Cambridge University Press, 1998, pp. 143-159; Amy-Jill Levine, "Matthew, Mark, and Luke: Good News or Bad?", in Paula Fredriksen & Adele Reinhartz (curr.), Jesus, Judaism, and Christian Anti-Judaism. Reading the New Testament after the Holocaust, Westminster John Knox Press, 2002, pp. 77-98; Catherine Hezser, "Classical Rabbinic Literature", in Martin Goodman et al. (curr.), The Oxford Handbook of Jewish Studies, Oxford University Press, 2002, pp. 115-140; Peter von der Osten-Sacken, "On Dealings with Scripture", in Christian-Jewish Dialogue. Theological Foundations, Fortress Press, 1986, pp. 143-157.
  2. L'idea dell'"alfabeto" deriva da Amy-Jill Levine, The Misunderstood Jew. The Church and the Scandal of the Jewish Jesus, HarperOne, 2006, Cap. 7, pp. 215-226.
  3. 3,0 3,1 3,2 3,3 3,4 3,5 3,6 3,7 William Horbury, Jews and Christians in Contact and Controversy, T &T Clark, 2006, pp. 25-36, 200-225; Richard H. Popkin, Disputing Christianity, Humanity Books, 2007, pp. 11-40; Anders Gerdmar, Roots of Theological Anti-Semitism, Brill, 2009, pp. 29-38.
  4. Se ne veda uno stralcio:
    « Non voglio infatti che ignoriate, fratelli, questo mistero... l'indurimento di una parte di Israele è in atto fino a che saranno entrate tutte le genti... Quanto al vangelo, essi sono nemici, per vostro vantaggio... anch'essi ora sono diventati disobbedienti in vista della misericordia usata verso di voi, perché anch'essi ottengano misericordia. Dio infatti ha rinchiuso tutti nella disobbedienza, per usare a tutti misericordia! »
    (Rom 11:25-32)
  5. Marcione in "Enciclopedia Italiana (1934)", Mario Niccoli (a cura di), Treccani.it
  6. "Conversational theology", espressione coniata da Clark Williamson in A Guest in the House of Israel: Post-Holocaust Church Theology, Westminster John Knox, 1993, pp. 3-5.
  7. "Letter to the Eight Assembly of the World Council of Churches from Women and Men of the Decade Festival of the Churches in Solidarity with Women", Ministerial Formation 85, aprile 1999, pp. 61-66 (64).
  8. 8,0 8,1 8,2 8,3 8,4 8,5 8,6 8,7 Amy-Jill Levine, The Misunderstood Jew, cit., pp. 221-222.
  9. Trad. "Ho ballato di sabato, e ho curato gli storpi. Il popolo santo ha detto che era una vergogna. Mi hanno frustato e spogliato, e mi hanno appeso in alto; e lì mi hanno lasciato, su una croce a morire."
  10. Forward Day by Day 71.2, maggio/giugno/luglio 2005, p. 57.
  11. 11,0 11,1 11,2 11,3 11,4 Stefan C. Reif, "Aspects of the Jewish contribution to biblical interpretation", in John Barton (cur.), The Cambridge Companion to Biblical Interpretation, Cambridge University Press, 1998, pp. 143-159; James D. G. Dunn, "The Question of Antisemitism in the New Testament Writings", in Jews and Christians. The parting of the ways, Mohr Siebeck, 1992, pp. 177-211.
  12. David Klinghoffer, Why the Jews Rejected Jesus: The Turning Point in Western History, Doubleday, 2005, p. 43.
  13. CJCUC.
  14. Center for Christian-Jewish Learning.