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Guida alle costellazioni/Auriga, Orione e il Triangolo Invernale/Orione

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Lepre

La costellazione di Orione
La costellazione di Orione

CopertinaGuida alle costellazioni/Copertina

Parte I - Stelle e oggetti
Parte II - Le 88 costellazioni
Parte III - Carte stagionali
Appendici
Dettagli costellazione
Nome latino Orion
Genitivo del nome Orionis
Abbreviazione ufficiale Ori
Area totale 594 gradi quadrati
Transito al meridiano alle ore 21 20 gennaio
Stelle più luminose della mag. 3,0 8
Stelle più luminose della mag. 6,0 130
Stelle più luminose
Sigla Nome Magn.
β Orionis Rigel 0,13
α Orionis Betelgeuse 0,58v
γ Orionis Bellatrix 1,64
ε Orionis Alnilam 1,69
ζ Orionis Alnitak 1,74
κ Orionis Saiph 2,07
δ Orionis Mintaka 2,25
ι Orionis Nair Al Saif 2,75

Orione è un'importante costellazione, forse la più conosciuta del cielo, grazie alle sue stelle brillanti e alla sua posizione vicino all'equatore celeste, che la rende visibile dalla maggior parte del pianeta.

La costellazione consta di circa 130 stelle visibili a occhio nudo ed è identificabile dall'allineamento di tre stelle che formano la Cintura di Orione, incorniciate da un rettangolo di quattro stelle più luminose; le tre stelle della Cintura sono chiamate in diversi modi a seconda della tradizione: i Tre Re, i Re Magi, il rastrello, i tre mercanti, i bastoni. La sagoma dell'eroe è invece delineata da nove stelle.

Orione si trova accanto al fiume Eridano e con i suoi due cani da caccia (Cane Maggiore e Cane Minore) combatte contro il Toro. A suoi piedi si trova la Lepre.

Caratteristiche

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La costellazione di Orione è una delle più semplici da riconoscere e da osservare e contiene un gran numero di stelle luminose, al punto che è perfettamente visibile senza difficoltà anche dal centro di una grande città. La sua forma ricorda molto quella di una clessidra e la sua caratteristica più rilevante, oltre al grande rettangolo verticale di stelle luminose, è l'allineamento di tre stelle di quasi pari luminosità poste al centro della figura, un segno che prende il nome di Cintura di Orione e che è ben impresso nell'immaginario collettivo di tutti i popoli della Terra. La parte nordorientale di Orione confina col Toro e mostra un arco di stelle di terza e quarta magnitudine, che secondo la tradizione rappresenta lo scudo del gigante; questo gruppo costituisce infatti un asterismo noto come Scudo di Orione.

La costellazione di Orione è molto ricca di stelle brillanti e oggetti interessanti. Le stelle principali di Orione sono molto simili come età e caratteristiche fisiche, cosa che suggerisce che abbiano avuto un'origine comune (Betelgeuse è un'eccezione a questa regola). In effetti, l'intera costellazione di Orione è la più vicina zona di formazione stellare massiccia ed è stata a volte considerata per intero un'associazione OB, ossia un gruppo di stelle giovani e blu, estremamente calde e luminose.

Orione è molto utile per trovare altre stelle. Estendendo la linea della Cintura verso sudovest, si può trovare la brillante Sirio (α Canis Majoris); verso nordest, Aldebaran (α Tauri). Una linea verso est che attraversa le due spalle indica la direzione di Procione (α Canis Minoris). Una linea da Rigel verso Betelgeuse punta a Castore e Polluce, nei Gemelli.

Il periodo più propizio per la sua osservazione nel cielo serale va da novembre a maggio; trovandosi esattamente a cavallo dell'equatore celeste, la sua visibilità è ottimale per tutti i popoli della Terra.

Orione è la più splendente delle costellazioni, caratteristica che ben si addice a un personaggio che secondo la leggenda fu il più imponente e il più bello degli uomini. Orione è anche una delle costellazioni più antiche, essendo nota ai primi scrittori greci, quali Omero ed Esiodo. Persino nell'era spaziale Orione rimane uno dei pochi raggruppamenti stellari che i non astronomi riescono a riconoscere.

In cielo Orione è raffigurato che affronta la carica del Toro sbuffante della costellazione confinante, nonostante il mito di Orione non faccia nessun riferimento a un tale combattimento. in ogni caso, la costellazione nacque con i Sumeri, che videro in essa il loro grande eroe Gilgamesh che combatteva contro il Toro del Cielo.

Secondo il mito, Orione era figlio di Poseidone, il dio del mare, ed Euriale, figlia del Re Minosse di Creta. Ci sono numerose e conflittuali storie sulla morte di Orione. Mitografi astronomi come Arato di Soli, Eratostene e Igino concordarono che vi fu implicato uno scorpione. Una versione, quella raccontata sia da Eratostene che da Igino, sostiene che Orione si vantasse di essere il più abile dei cacciatori. Egli disse ad Artemide, la dea della caccia, e alla madre di lei, Latona, che poteva uccidere qualsiasi bestia sulla Terra. La Terra fremette d'indignazione e da una spaccatura del terreno fece uscire uno scorpione che punse a morte il gigante presuntuoso. Arato, invece, dice che Orione tentò di rapire la vergine Artemide e che fu lei a causare la spaccatura della Terra dalla quale uscì lo scorpione. Ovidio ha ancora un'altra versione: dice che Orione fu ucciso nel tentativo di salvare Latona dallo scorpione. Anche la dislocazione è diversa. Eratostene e Igino dicono che la morte avvenne a Creta, ma Arato la fa accadere a Chio.

In entrambe il risultato fu che Orione e lo scorpione (la costellazione dello Scorpione) furono sistemati su lati opposti del cielo, in modo che mentre lo Scorpione sorge a est, Orione fugge sotto l'orizzonte a ovest. «L'infelice Orione teme ancora di essere ferito dal pungiglione velenoso dello scorpione», notò Germanico Cesare.

Stelle doppie

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Principali stelle doppie
Nome
Coordinate eq. J2000.0
Magnitudine
Separazione
(secondi d'arco)
Colore
A. R.
Dec.
A B
β Orionis 05h 14m 32s -08° 12′ 06″ 0,12 6,8 9,5 azz + azz
23 Orionis 05h 22m 50s +03° 32′ 40″ 5,0 7,17 31,9 azz + azz
η Orionis 05h 24m 29s -02° 23′ 50″ 3,7 5,1 1,6 azz + azz
32 Orionis A-BC 05h 30m 47s +05° 56′ 54″ 4,42 4,07 125 azz + g
δ Orionis 05h 32m 00s -00° 17′ 57″ 2,23 6,85 51,7 azz + azz
λ Orionis 05h 35m 08s +09° 56′ 03″ 3,54 5,61 4,4 azz + azz
HD 36959/60 05h 35m 02s +06° 00′ 20″ 4,78 5,67 36,2 azz + azz
θ1 Orionis AB 05h 35m 16s -05° 23′ 14″ 6,73 7,96 8,7 b + azz
θ1 Orionis AC 05h 35m 16s -05° 23′ 14″ 6,73 5,13 12,9 b + azz
θ2 Orionis 05h 35m 23s -05° 24′ 58″ 5,08 6,38 52,6 azz + b
ι Orionis 05h 35m 26s -05° 54′ 36″ 2,76 7,3 11,4 azz + azz
σ Orionis AB-C 05h 38m 45s -02° 36′ 00″ 3,81 8,79 11,1 azz + b
σ Orionis AB-D 05h 38m 45s -02° 36′ 00″ 3,81 6,62 13,9 azz + azz
σ Orionis AB-E 05h 38m 45s -02° 36′ 00″ 3,81 6,65 41,7 azz + azz
ζ Orionis AC 05h 40m 46s -01° 56′ 33″ 2,05 4,21 2,4 azz + azz

Orione possiede moltissime stelle doppie e multiple luminose e in certi casi pure facili da risolvere anche con piccoli strumenti.

La coppia più facile da risolvere si trova poco a sudest di Bellatrix ed è la 32 Orionis; è composta da due componenti di quarta magnitudine, una azzurra e l'altra gialla, separate da oltre 2 primi d'arco, risolvibili con facilità anche con un piccolo binocolo. La componente giallastra, che apparentemente sembra la più luminosa, è in realtà costituita da due astri di quinta magnitudine estremamente vicini fra loro e non risolvibili con piccoli strumenti.

Il Trapezio, situato nella spada, è formato da un gruppo di stelle che vanno tutte sotto la sigla θ Orionis; in realtà si tratta di due stelle principali, θ1 Orionis e θ2 Orionis, che a loro volta sono multiple; in particolare la θ2 ha una compagna a quasi 1 primo d'arco.

La σ Orionis è un sistema a cinque stelle, alcune delle quali risolvibili anche con piccoli strumenti; possiede due componenti strettissime e irrisolvibili con strumenti amatoriali tradizionali, mentre la componente più esterna, di sesta grandezza, è possibile risolverla con un piccolo telescopio. Altre due componenti, una di sesta e una di ottava, sono osservabili con un telescopio di media grandezza.

Mintaka è la più settentrionale delle stelle della Cintura; un potente binocolo è sufficiente per individuare a quasi 1 primo d'arco dalla primaria una stella azzurra di sesta magnitudine.

La 23 Orionis è una stella di quinta magnitudine con una compagna di settima, risolvibile anche con piccoli strumenti, essendo separata da oltre mezzo minuto.

Alnitak è una coppia molto stretta; un telescopio con elevati ingrandimenti è in grado di mostrare a pochi secondi d'arco dalla primaria una stella azzurra di quarta magnitudine.

Rigel ha una compagna di sesta magnitudine a pochi secondi di separazione, pertanto la sua luminosità disturba notevolmente la sua osservazione.

Stelle variabili

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Principali stelle variabili
Nome
Coordinate eq. J2000.0
Magnitudine
Periodo
(giorni)
Tipo
A. R.
Dec.
Max. Min.
U Orionis 05h 55m 49s +20° 10′ 31″ 4,8 13,0 360,3 Mireide
W Orionis 05h 05m 24s -01° 10′ 39″ 5,50 7,80 212: Semiregolare
VV Orionis 05h 33m 31s -01° 09′ 22″ 5,31 5,66 1,4854 Eclisse
BL Orionis 06h 25m 28s +14° 43′ 19″ 5,71 7,24 - Irregolare
BQ Orionis 05h 57m 07s +22° 50′ 20″ 6,95 9,20 110: Semiregolare pulsante
CK Orionis 05h 30m 20s +04° 12′ 17″ 5,9 7,1 120 Semiregolare
FU Orionis 05h 45m 22s +09° 04′ 12″ 9,4 9,7 - Irregolare
KX Orionis 05h 35m 05s +04° 43′ 55″ 6,8 7,2 - Irregolare
NU Orionis 06h 07m 34s +14° 46′ 06″ 7,4 7,6 - Irregolare
V1031 Orionis 05h 47m 27s -10° 31′ 59″ 6,02 6,43 3,4057 Eclisse
α Orionis 05h 55m 10s +07° 24′ 25″ 0,0 1,3 2355: Semiregolare pulsante
δ Orionis 05h 32m 00s -00° 17′ 57″ 2,14 2,26 5,7325 Eclisse
ε Orionis 05h 36m 13s -01° 12′ 07″ 1,64 1,74 - Irregolare
ω Orionis 05h 39m 11s +04° 07′ 17″ 4,40 4,59 - Irregolare
η Orionis 05h 24m 29s -02° 23′ 50″ 3,31 3,60 7,9893 Eclisse
ο1 Orionis 04h 52m 32s +14° 15′ 03″ 4,65 4,88 30: Semiregolare

Alcune delle stelle variabili più luminose della costellazione sono ben note e osservabili senza strumenti.

La più famosa è Betelgeuse, una variabile semiregolare pulsante che oscilla con un periodo variabile fra i 150 e i 300 giorni; i suoi massimi picchi di luminosità sono attorno alla magnitudine 0,0, con punte di -0,1 avutesi nell'Ottocento, mentre i minimi si attestano attorno a 1,3, ma con punte minime fino a 1,5 - 1,6. Al ciclo di variazione di 150-300 giorni se ne sovrappone un altro più lungo, dell'ordine dei 2070 o 2355 giorni. A queste pulsazioni, associate all'instabilità atmosferica della stella, corrisponde pure una notevole variazione delle sue dimensioni.

Mintaka è invece una variabile a eclisse, con periodi di 5,7 giorni ed eclissi primarie molto ridotte, dell'ordine di un decimo di magnitudine; similmente varia la η Orionis, sebbene l'escursione di luminosità sia leggermente superiore e il periodo appena più lungo.

La stella FU Orionis è il prototipo di una classe di variabili cataclismiche estremamente giovani, le stelle FU Orionis; se ne conoscono solo poche esemplari, tutte parzialmente avvolte da nubi. Fra le Mireidi la più luminosa in fase di massima è la U Orionis, visibile nell’estremità più settentrionale della costellazione, che raggiunge la magnitudine 4,8 diventando così ben visibile ad occhio nudo; le altre Mireidi sono tutte molto meno luminose.

Fra le numerose altre semiregolari, quella con la maggiore ampiezza è la BQ Orionis, che oscilla fra la settima e la nona grandezza in circa tre mesi e mezzo; anche la ο1 Orionis mostra delle piccole oscillazioni.

Numerosissime sono infine le variabili irregolari, oltre alla già citata FU Orionis, anche se molte di esse sono piuttosto deboli o presentano piccole oscillazioni; una stella degna di nota è la BL Orionis, che oscilla dalla magnitudine 5,7 alla 7,2.

Oggetti del profondo cielo

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Principali oggetti non stellari
Nome
Coordinate eq. J2000.0
Tipo Magn.
Dimensioni
(primi d'arco)
Nome proprio
A. R.
Dec.
NGC 1662 04h 48m 29s +10° 55′ 49″ Ammasso aperto 6,4 20
NGC 1977 05h 35m : -04° 51′ : Nebulosa diffusa - 40 x 25
M42 05h 35m : -05° 23′ : Nebulosa + Ammasso 4,0 90 x 60 Neb. di Orione
NGC 1980 05h 35m 26s -05° 54′ 35″ Ammasso aperto 2,5: 13
NGC 1981 05h 35m 10s -04° 25′ 30″ Ammasso aperto 4,2 25
M43 05h 35m 31s -05° 16′ 03″ Nebulosa diffusa 9,0 20 x 15 Neb. De Mairan
Cr 69 05h 35m : +09° 42′ : Ammasso aperto 2,8 70 Amm. di Lambda Orionis
IC 434 05h 41m 00s -02° 24′ 00″ Nebulosa diffusa - 90 x 30
B33 05h 40m 59s -02° 27′ 30″ Nebulosa oscura - 8 x 6 Neb. Testa di Cavallo
NGC 2023 05h 41m 38s -02° 15′ 33″ Nebulosa diffusa - 10 x 8
NGC 2024 05h 41m 43s -01° 51′ 23″ Nebulosa diffusa - 30 x 30 Neb. Fiamma
M78 05h 46m 46s +00° 04′ 45″ Nebulosa diffusa 8,0 8 x 6
Sh2-276 05h 48m : +01° : Nebulosa diffusa - 600 x 420 Anello di Barnard
NGC 2169 06h 08m 24s +13° 57′ 53″ Ammasso aperto 5,9 6
NGC 2175 06h 09m 40s +20° 29′ 15″ Ammasso + Nebulosa 6,8 40 x 30
Le tre stelle della Cintura di Orione sono fra i gruppi stellari più facili da riconoscere, grazie al loro allineamento. Da destra a sinistra Mintaka, Alnilam e Alnitak; in basso a sinistra si vede anche la Nebulosa Testa di Cavallo.
La Spada di Orione. In alto il gruppo di stelle di NGC 1981, al centro la Nebulosa di Orione (M42) e in basso l’ammasso NGC 1980.
NGC 1662, un ammasso aperto di età avanzata visibile presso il confine con il Toro.
La Nebulosa di Orione (M42) è fra gli oggetti più famosi del cielo, entrata a far parte dell’immaginario collettivo.
NGC 1977 è un grande sistema nebuloso visibile a nord della Nebulosa di Orione.
La nebulosa a riflessione M78 è visibile facilmente anche con piccoli strumenti.
Il complesso nebuloso attorno ad Alnitak (la stella brillante al centro); in basso IC 434, a sinistra la Nebulosa Fiamma. A destra è ben visibile la famosissima Nebulosa Testa di cavallo.
L’intera costellazione di Orione appare immersa in un enorme sistema nebuloso, su cui domina la figura dell’Anello di Barnard.
La nebulosa NGC 2174 (Sh2-252), nota anche come Nebulosa Testa di Scimmia, vicino al confine coi Gemelli, è affine alle grandi nebulose visibili più a nord..

La costellazione di Orione è famosa per i suoi oggetti non stellari, molto luminosi; essa contiene il più noto e studiato complesso nebuloso molecolare del cielo, il Complesso di Orione, in cui hanno luogo importanti fenomeni di formazione stellare; questo ospita la gran parte degli oggetti più conosciuti della costellazione.

Fra gli ammassi aperti, i più luminosi si trovano lungo la Spada e sono facilmente visibili con un binocolo.

Il più settentrionale di questi, che apre a nord la Spada, è NGC 1981, che è visibile ad occhio nudo come una macchia sfocata; le sue componenti sono stelle giovani e azzurre di magnitudine compresa fra 6 e 8, le più luminose delle quali formano un arco nella parte ad est dell'ammasso, mentre quelle meno luminose si dispongono ad ovest. L'ammasso viene risolto completamente con un binocolo 10x50 in nottate limpide; con un telescopio da 100 mm offre una bella visione anche a bassi ingrandimenti. NGC 1981 è immerso nel grande Complesso nebuloso molecolare di Orione e le sue stelle illuminano parzialmente la nebulosa NGC 1977. NGC 1981 è costituito da alcune decine di stelle giovani e brillanti situate alla distanza di circa 1300-1400 anni luce; costituisce uno degli addensamenti più rilevati dell'Associazione Orion OB1, una delle associazioni OB meglio studiate a causa della sua vicinanza.

L’estremità meridionale della Spada è invece rappresentata dall’ammasso NGC 1980. A occhio nudo si nota senza difficoltà la stella ι Orionis, che è l'astro più luminoso dell'ammasso, più alcune stelle di quinta magnitudine; mediante un binocolo sono osservabili ulteriori componenti di settima magnitudine, tutte piuttosto ravvicinate fra loro, mentre con un piccolo telescopio e bassi ingrandimenti si arriva a notare fino a una trentina di stelle. All'ammasso si sovrappone una tenue nebulosità, parte del Complesso di Orione, evidente nelle foto a lunga esposizione. NGC 1980 è un oggetto molto giovane, dominato da stelle calde e azzurre di classe spettrale O e B; se si escludono un paio di stelle che paiono appartenere all'ammasso solo per un effetto prospettico, sovrapponendosi in realtà ad esso, la maggior parte delle stelle di NGC 1980 appartiene all'associazione OB Orion OB1. Si tratta di una vastissima associazione cui appartengono almeno 10.000 stelle, poste a una distanza media di circa 1400 anni luce.

Il gruppo di stelle a nord della coppia Betelgeuse-Bellatrix costituisce a sua volta un ammasso stellare distinto, noto come Ammasso di Lambda Orionis o con la sigla Cr 69. La sua grande luminosità face sì da essere citato anche da Tolomeo. Il binocolo è lo strumento ideale per la sua osservazione, in quanto è molto esteso e un telescopio non è in grado di fornire un suo quadro d'insieme. Ingrandimenti superiori tuttavia consentono di individuare una debole nebulosa diffusa che sembra permeare l'ammasso, che ben si evidenzia nelle foto ad infrarossi. L'ammasso consiste in un gruppo di stelle azzurre di sequenza principale costituenti un'associazione OB, la più luminosa delle quali è λ Orionis (Heka o Meissa), talvolta usata per dare il nome all'intera associazione; a sudest si aggiunge apparentemente una stella gialla, la φ² Orionis, ma il realtà quest'ultima si trova a poco più di 100 anni luce da noi, mentre l'ammasso sta a 1600 anni luce.

Nella parte settentrionale dell'asterismo dello Scudo di Orione, poco a nordovest della stella π1 Orionis, si trova l’ammasso NGC 1662; è visibile con facilità anche con un binocolo 10x50, dove si presenta come un piccolo gruppetto di stelle di magnitudine 8 e 9. Con un telescopio da 80 mm di apertura è perfettamente risolto in una dozzina di stelle fino alla magnitudine 11 ed è evidente che molte delle stelle più deboli si concentrano attorno alla stella più luminosa, una gigante arancione di magnitudine 8,33; ingrandimenti troppo spinti ottenibili con telescopi di grande diametro non consentono di apprezzarne la visione d'insieme e l'ammasso appare disperso. NGC 1662 è un ammasso di età intermedia e non molto popolato, situato alla distanza di 1425 anni luce; possiede un'età stimata attorno ai 420 milioni di anni, non molto diversa da quella delle Ìadi e del Presepe. Fra i membri accertati vi sono 15 stelle di classe spettrale B, 8 di classe A e 3 di classe F, più alcune stelle meno massicce e più deboli.

Lungo la scia della Via Lattea, nella parte nordoccidentale della costellazione, si trova infine NGC 2169, in direzione di un campo stellare ricco di stelle deboli; attraverso un binocolo è visibile come una piccola macchia chiara su cui spiccano alcune deboli stelle e, in particolare, una stella azzurra di magnitudine 7,2. Attraverso un piccolo telescopio è già perfettamente risolto anche a bassi ingrandimenti ed è ben evidente la distribuzione a formare una figura simile al numero "37" delle sue stelle principali. Le piccole dimensioni dell'ammasso permettono osservazioni ad alti ingrandimenti, ma non vi sono comunque stelle di fondo da risolvere. Si tratta di un oggetto piuttosto concentrato e dalla forma caratteristica, costituito da due gruppi distinti di stelle tendenzialmente di colore bianco-azzurro; la sua distanza è stimata attorno ai 3430 anni luce. La sua stella più luminosa, HD 41943, una gigante blu di classe spettrale B2III e magnitudine 7,18, possiede una compagna di magnitudine 8,1 a circa 2,6 secondi di separazione e costituisce un buon test per i telescopi. È un ammasso molto giovane, la cui età è stimata attorno agli 11 milioni di anni al massimo; le sue componenti più massicce possiedono una classe spettrale B e A, alcune delle quali sono già in una fase avanzata del loro ciclo vitale.

Orione è famosa soprattutto per contenere la grande nebulosa di gas ionizzato M42, soprannominata appunto Nebulosa di Orione. A occhio nudo sotto un cielo buio e limpido è già ben visibile e ha un aspetto nettamente nebuloso, che continua a mostrarsi tale anche con piccoli binocoli come un 7x30 o un 10x50; uno strumento più grande è sufficiente per individuare, al suo interno, un gruppo di stelline azzurre, quattro delle quali sono disposte a formare un piccolo e caratteristico asterismo chiamato Trapezio. Posta ad una distanza di circa 1270 anni luce dalla Terra, questa nebulosa si estende per circa 24 anni luce ed è la regione di formazione stellare massiccia più vicina al Sistema solare. Vecchie pubblicazioni si riferiscono a questa nebulosa col nome di Grande Nebulosa, mentre più anticamente i testi astrologici riportavano per essa lo stesso nome della stella η Orionis, Ensis (la spada), che però si trova in un'altra parte della costellazione. Si tratta di uno degli oggetti più fotografati e studiati della volta celeste ed è sotto costante controllo a causa dei fenomeni celesti che hanno luogo al suo interno; gli astronomi hanno scoperto nelle sue regioni più interne dischi protoplanetari, nane brune e intensi movimenti di gas e polveri. La nebulosa possiede una forma grosso modo circolare, la cui massima densità si trova in prossimità del centro; la sua temperatura si aggira mediamente sui 10.000 K, ma scende notevolmente lungo i bordi della nebulosa. Diversamente alla distribuzione della sua densità, la nube mostra una variazione di velocità e turbolenza in particolare nelle regioni centrali. I movimenti relativi superano i 10 km/s, con variazioni locali fino a 50 km/s e forse superiori. La Nebulosa di Orione è un esempio di "fornace" in cui le stelle prendono vita; varie osservazioni hanno infatti rilevato all'interno della nebulosa circa 700 stelle in vari stadi di sviluppo. Recenti osservazioni col telescopio spaziale Hubble hanno scoperto un numero così elevato di dischi protoplanetari, che al giorno d'oggi la gran parte di quelli conosciuti sono stati osservati entro questo complesso nebuloso. Il telescopio Hubble ha infatti rilevato più di 150 dischi protoplanetari, che sono considerati come lo stadio primario dell'evoluzione dei sistemi planetari. Questi dati sono utilizzati come evidenza che ogni sistema planetario ha origini simili in tutto l'Universo.

La parte più settentrionale della Nebulosa di Orione appare separata dal corpo centrale della nube da una banda di nebulosità oscure, che la fanno sembrare un oggetto indipendente, al punto che ha ricevuto dal Messier una denominazione separata ed è oggi nota come M43, nonché un nome proprio indipendente (Nebulosa De Mairan). Al suo interno si trova la stella variabile NU Orionis, che oscilla fra le magnitudini 6,5 e 7,6.

Fra M42 e NGC 1981 si trova la nebulosa NGC 1977, illuminata da un brillante gruppo di stelle giovani. La fonte di ionizzazione dei gas della regione è principalmente la stella azzurra 42 Orionis, sebbene molte altre stelle concorrano ad illuminare le nubi, come altre due stelle simili e la gigante gialla 45 Orionis; la responsabile del piccolo lembo nebuloso catalogato come NGC 1973 è invece la variabile KX Orionis. Tutte queste nebulose estese lungo la Spada di Orione costituiscono il sistema nebuloso di Orion A.

Alcuni gradi a nordest si trova il secondo sistema che forma il Complesso di Orione, noto come Orion B; si tratta in prevalenza di nebulose oscure, ma alcune parti sono illuminate da stelle giovani emettendo una luce bluastra. Fra queste si trova M78, che si individua molto facilmente partendo dalla stella Mintaka, una delle tre stelle della Cintura di Orione, e spostandosi di 3° verso est e mezzo grado a nord. L'oggetto è anche alla portata di un binocolo 10x50, sebbene occorra un cielo molto nitido per la sua osservazione, come pure osservandolo con un telescopio da 60-80 mm di apertura; si vede invece molto ben chiaramente in un 140 mm, dove si mostra come una macchia ampia di colore grigiastro o azzurrognola e circondante una coppia di stelle. In un 300 mm il lato settentrionale possiede un bordo netto, causato dalla presenza di una banda oscura. M78 è la nebulosa a riflessione più brillante del cielo; fa parte di un gruppo di nebulose che comprende NGC 2064, NGC 2067 e NGC 2071, lontano 1.600 anni luce dalla Terra. Le due stelle che illuminano la nube di polvere in M78 sono catalogate come HD 38563A e HD 38563B e sono di magnitudine 10; l'estensione reale della nebulosa è pari a circa 4 anni luce. Nel gennaio del 2004 la stella V1647 Orionis, una giovane variabile eruttiva situata sul bordo nordoccidentale della nube, subì un improvviso picco di luminosità, illuminando una parte dei gas della nube, che fu chiamata Nebulosa di McNeil dal nome del suo scopritore: questo evento ebbe notevole importanza nello studio delle dinamiche correlate alle giovani stelle di pre-sequenza principale e fu intensamente studiata per due anni, corrispondenti al periodo in cui mantenne una luminosità superiore alla norma; nell'ottobre del 2005 la sua luminosità scese bruscamente.

Poco a nord di M78, sempre alla distanza di 1600 anni luce, si trova la già citata NGC 2071, anch’essa piuttosto brillante, anche se meno della precedente; può essere osservata con un telescopio da 200 mm ed è ben evidente nelle foto a lunga esposizione. Possiede al suo interno una grande popolazione di stelle T Tauri e una piccola nube di idrogeno ionizzato individuata alla banda delle onde radio e catalogata come NGC 2071-OH, al cui interno è presente una stella massiccia ancora avvolta nel suo bozzolo originario. Sono quindi presenti numerosi indizi che fanno ritenere che i fenomeni di formazione stellare siano ben attivi anche nei pressi di queste nebulose.

A sud della stella Alnitak si può osservare nelle foto a lunga posa o direttamente con strumenti di diametro molto grande la lunga nebulosa IC 434, che mostra una forma a lama orientata in senso nord-sud, che si assottiglia nella parte meridionale. Il suo gas riceve la radiazione ionizzante direttamente dalla stella σ Orionis, un brillante membro della grande associazione Orion OB1. La temperatura della regione è stata misurata tramite varie metodologie e sfruttando vari rapporti di radiazione, ottenendo inizialmente dei valori compresi fra gli 8000 K e i 7600 K; successivamente questo valore fu ridotto a 3360 K e anche meno a seconda della mappa presa come riferimento.

È proprio grazie a questa nebulosa che si rende visibile un getto di gas oscuro che si sovrappone ad essa mascherandone la luce; questo getto prende il nome di Nebulosa Testa di Cavallo (nota anche con la sigla B33) ed è uno degli oggetti più famosi e caratteristici del cielo. Tuttavia è molto difficile poterla osservare visualmente: la sua forma caratteristica si può individuare principalmente attraverso le fotografie dell'area, oppure solo sfruttando telescopi di diametro davvero molto grande, oltre i 300 mm. È talvolta confusa con IC 434, che è in realtà la nebulosa a emissione alle sue spalle, di colore rosso. L'oscurità della nebulosa è principalmente causata da polvere densa, anche se la parte più bassa del "collo" getta un'ombra sulla sinistra. I flussi di gas che lasciano la nebulosa sono incanalati da un forte campo magnetico; le macchie brillanti alla base di questa nebulosa sono invece giovani stelle in formazione. La Testa di cavallo dista circa 1500 anni luce e la sua massa è di circa 27 masse solari; possiede una velocità radiale di 5 km/s, con uno spostamento verso il rosso nella parte sudorientale; quella che appare come una “testa di cavallo” è di fatto una colonna di gas in sovrapposizione con IC 434, da cui emerge una sporgenza nella parte settentrionale (il "naso") che possiede una velocità radiale leggermente superiore, indice che sta subendo una spinta accelerativa a causa delle turbolenze.

Pochi minuti d’arco a est di Alnitak si trova invece la Nebulosa Fiamma, nota anche come NGC 2024; è visibile con telescopi di 200 mm di diametro muniti di filtro UHC ed è molto ben evidente nelle fotografie a lunga esposizione. La grande luminosità di Alnitak disturba però la sua osservazione. La sua caratteristica fisica principale, che le conferisce pure il nome, è una grande banda scura di polveri che l'attraversa da nord a sud, allargandosi progressivamente e conferendo alla parte brillante della nebulosa una forma a fiamma; la sorgente illuminante non è, come potrebbe sembrare, Alnitak, poiché questa stella si trova a circa 820 anni luce, dunque in primo piano a una distanza quasi dimezzata rispetto alla nebulosa, che sta invece a 1500 anni luce circa. La fonte potrebbe essere un giovane ammasso di circa 300 stelle scoperte nella parte meridionale della nube nel corso degli anni novanta, le cui componenti possiedono una magnitudine apparente che arriva fino alla tredicesima, o anche meno luminose.

L’insieme delle stelle originatesi in questa regione nebulosa e l’esplosione delle sue componenti più massicce come supernovae hanno generato una gigantesca superbolla in espansione, ben visibile ai raggi X. La parte orientale di questa struttura è delineata da una grande nebulosa ad arco che occupa gran parte dello spazio apparente fra Betelgeuse e Saiph, studiata per la prima volta da Edward Emerson Barnard alla fine dell’Ottocento e chiamata in suo onore Anello di Barnard. La sua osservazione è preclusa sia a causa della sua debolezza che, soprattutto, della sua estensione; tuttavia è facilmente rilevabile nelle foto a lunga esposizione che riprendono l’intera costellazione di Orione. La bolla si estende in direzione quasi perpendicolare al piano galattico, discostandosene notevolmente e comprendendo la parte settentrionale della costellazione di Eridano, mentre le sue dimensioni reali corrispondono a 460x980 anni luce, valore ottenuto calcolando le dimensioni apparenti (20°x40°) e conoscendo la distanza (circa 1300 anni luce di media). Il confine della bolla più prossimo alla nostra direzione sembrerebbe trovarsi a circa 590 anni luce dal Sole, ossia a meno della metà della distanza fra quest'ultimo e la regione centrale del complesso nebuloso molecolare; secondo alcune teorie, queste estese dimensioni, unite alla presenza del plasma caldo osservato nel settore più esterno della bolla, sarebbero un indizio che farebbe pensare all’esplosione di una supernova avvenuta negli ultimi milioni di anni in una posizione intermedia fra il sistema solare e la regione di Orione.

Completamente distinta dal Complesso di Orione è invece la nebulosa NGC 2174, nota anche con la sigla Sh2-252 o il nome proprio Nebulosa Testa di Scimmia. Si trova nella parte più settentrionale della costellazione, lungo il piano della Via Lattea, vicino al confine con i Gemelli; è una nebulosa piuttosto debole, per cui non può essere osservata direttamente a meno di non disporre di un telescopio di grande diametro, oltre i 200 mm, e bassi ingrandimenti per avere una visione d’insieme. È una grande regione H II estesa per circa 25'; talvolta viene anche identificata con la sigla NGC 2175, facendo riferimento ad un ammasso aperto che però potrebbe non esistere fisicamente, dato che le stelle visibili nella parte centro-meridionale della nebulosa apparterrebbero a dieci distinti agglomerati posti a distanze comprese fra 1340 e ben 26.500 anni luce. Le misurazioni della distanza di questa nebulosa invece variano a seconda degli studi, ma sono generalmente comprese fra i 6500 e i 7200 anni luce; in entrambi i casi la regione viene a trovarsi all'interno del settore occupato dall'associazione Gemini OB1, un'estesa associazione OB situata a circa 5000-6500 anni luce il cui nucleo si trova nella vicina costellazione dei Gemelli, che giace sul Braccio di Perseo.

Fra gli oggetti extragalattici infine non ve ne sono di particolarmente facili da individuare; le galassie visibili in questa direzione infatti sono per lo più deboli e remote, fuori della portata di piccoli strumenti.