Guida alle costellazioni/Arturo, Spica e il Polo Galattico Nord

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La costellazione di Orione

CopertinaGuida alle costellazioni/Copertina

Parte I - Stelle e oggetti
Parte II - Le 88 costellazioni
Parte III - Carte stagionali
Appendici

Costellazioni comprese


Boote generalissimi.png

Durante la primavera boreale, le brillanti costellazioni e i ricchi asterismi che hanno contraddistinto le notti stellate invernali si spostano verso ovest, prossimi al tramonto, lasciando il posto ad ampie zone povere di stelle di fondo.

La figura del Leone domina il cielo in direzione sud, mentre il famoso asterismo del Grande Carro diventa sempre più alto verso nordest. È proprio grazie a questo, e in particolare alle sue stelle del timone, che (tramite il loro prolungamento) si può individuare con sicurezza e facilità la brillante stella Arturo, dal marcato colore rosso-arancione, che con la sua magnitudine pari a -0,05 è la quarta stella più luminosa del cielo, oltre che la prima dell’intero emisfero boreale.

Arturo è alla base di un asterismo a forma di Y maiuscola, le cui stelle a esclusione del vertice nordorientale appartengono alla stessa costellazione, il Boote; questa ha una forma simile a un aquilone. La stella esclusa invece si chiama Alphecca e appartiene a una piccola costellazione chiamata Corona Boreale, facilmente distinguibile grazie al piccolo arco di stelle al cui centro si trova la stella Alphecca. Proseguendo ulteriormente l’arco delineato dal timone del Grande Carro e Arturo si raggiunge una brillante stella isolata di colore azzurro, il cui nome è Spica; la sua costellazione di appartenenza è la Vergine, che con i suoi 1294 gradi quadrati di estensione è la seconda più grande del cielo. La Vergine è attraversata dall’eclittica e il Sole vi transita dal 17 settembre al 30 ottobre; è famosa presso gli appassionati di astronomia per contenere un numero notevole di galassie facili da osservare, specialmente sul confine con la piccola Chioma di Berenice.

Arturo, Spica e Denebola (nel Leone) formano il cosiddetto Triangolo di Primavera, alto in direzione sud nei mesi primaverili dell’emisfero boreale.

Bassa sull’orizzonte orientale appare in questi mesi anche Vega, la stella più luminosa della costellazione della Lira, oltre che la quinta stella più brillante del cielo; congiungendola con Arturo si attraversa una grande regione di cielo povera di stelle luminose, che è occupata dalla grande costellazione di Ercole.

In tutta quest’area di cielo gli oggetti appartenenti alla Via Lattea sono in numero esiguo e sono concentrati principalmente nella costellazione di Ercole. Il Boote e la Corona Boreale, come pure la parte orientale della Vergine sono anche povere di galassie di facile osservazione.

La parte di cielo più interessate della regione è quindi quella compresa fra la Chioma di Berenice e la metà occidentale della Vergine, grazie alla presenza di alcuni ricchi amassi di galassie relativamente vicini.

Località d'osservazione[modifica]

Arturo generali.png

Essendo compresa quasi interamente nell’emisfero boreale, questa regione di cielo può essere osservata con maggiore facilità a nord dell’equatore, dove si presenta alta fino allo zenit. La Vergine è l’unica costellazione di questa regione ad essere attraversata dall’equatore celeste, che la divide in due.

Da 40°N[modifica]

Da questa latitudine si può avere la migliore visione in assoluto. Le grandi costellazioni del Boote e di Ercole sono allo zenit durante il loro transito al meridiano, mentre quasi tutta la regione si osserva in direzione sud, molto alta nel cielo. La brillante stella Arturo raggiunge un’altezza di 69°, mentre Spica nella Vergine ha un’altezza massima di 39°. Le estremità settentrionali del Boote e di Ercole si presentano circumpolari, ma non vi sono in questa zona delle stelle appariscenti, per cui all’elevazione minima non sono comunque distinguibili.

Gran parte della regione è visibile dopo il tramonto dalla fine dell’inverno all’inizio dell’autunno; l’osservazione della Vergine è più penalizzata a causa della sua declinazione e dall’aumento delle ore di luce, per cui risulta ben visibile soprattutto nei mesi primaverili.

Dall’equatore[modifica]

Anche dall’equatore la visuale è ottimale; il periodo di massima visibilità dopo il tramonto è compresa fra aprile e settembre e durante il transito al meridiano la Vergine è allo zenit. La stella Arturo e tutte le altre costellazioni della regione sono visibili in direzione nord; Arturo ha un’altezza massima di 71°, mentre Spica può raggiungere i 79°. Le estremità settentrionali del Boote e di Ercole possono essere osservate a circa 38° di altezza sopra l’orizzonte settentrionale.

Per l’osservazione dei grandi ammassi di galassie della Vergine questa latitudine è ideale, potendo raggiungere altezze prossime allo zenit.

Da 40°S[modifica]

Da questa latitudine il periodo di osservazione di questa regione coincide coi mesi autunnali e dell’inizio dell’inverno.

La costellazione della Vergine è l’unica che può essere osservata molto alta nel cielo, grazie alla sua posizione a cavallo dell’equatore celeste; la stella Spica raggiunge al transito al meridiano un’altezza di 61°. Di facile osservazione è anche la Chioma di Berenice, nonostante si trovi nell’emisfero boreale, e la regione attorno ad Arturo, che si trova a 31° di altezza. Il resto del Boote e la costellazione di Ercole restano sempre molto basse e le loro estremità più settentrionali sono al massimo rasenti l’orizzonte o anche 1° o 2° al di sotto.

I grandi ammassi di galassie della Vergine e della Chioma di Berenice possono essere osservati con facilità pur non trovandosi ad altezze elevate, sebbene un osservatore a nord dell’equatore sia più avvantaggiato.

Stelle e oggetti da non perdere[modifica]

Virgo galassie dettagli.png

Questa è la direzione in cui si possono osservare due dei più importanti ammassi di galassie dell’intera volta celeste, grazie specialmente alla loro vicinanza (vedi mappa a lato).

Il più importante è l’Ammasso della Vergine, ben noto presso gli appassionati per l’enorme numero di galassie facilmente osservabili anche con piccoli strumenti; l’ammasso si estende per quasi 20° di diametro e sebbene sia in massima parte contenuto nella costellazione della Vergine, la parte settentrionale sconfina nella Chioma di Berenice. Molte di queste galassie sono note già da alcuni secoli, tanto da essere state incluse da Charles Messier nel suo famoso catalogo.

La parte centrale dell’Ammasso della Vergine comprende una sequenza di galassie nota come Catena di Markarian, ben visibile anche con un piccolo telescopio.

Il secondo ammasso di galassie di notevole importanza è l’Ammasso della Chioma, situato nella parte settentrionale della Chioma di Berenice; le sue componenti sono meno appariscenti di quelle della precedente, ma restano comunque facilmente osservabili con un buon telescopio e specialmente nelle fotografie astronomiche a grande campo.

Di contro, la quasi totalità delle costellazioni del Boote e di Ercole non presentano galassie luminose: in questa direzione si estende infatti una grande area vuota, chiamata Vuoto del Boote, consistente in una vasta regione del diametro di 340 milioni di ani luce in cui non vi è quasi traccia di galassie, fatta eccezione per alcune galassie isolate e piccolissimi gruppi. Ciò comporta che le galassie visibili in questa direzione si trovino a distanze veramente remote e quindi appaiano molto deboli.

Nonostante la distanza della scia della Via Lattea, proprio in direzione del polo galattico nord si può osservare uno degli ammassi aperti più luminosi dell’intera volta celeste, l’Ammasso stellare della Chioma (Mel 111). La sua grande estensione e la sua notevole vicinanza fanno in modo che questo sia perfettamente risolvibile anche a occhio nudo: di fatto costituisce la “chioma” di stelle di magnitudine 4 e 5 che ha dato il nome alla costellazione della Chioma di Berenice. Un binocolo 10x50 è di gran lunga lo strumento migliore per la sua osservazione, che permette di risolverlo in diverse decine di stelle fino alla magnitudine 9.

Un altro oggetto di facile osservazione appartenente alla Via Lattea è il famoso M13, un ammasso globulare nella costellazione di Ercole che è anche il più luminoso dell’emisfero celeste boreale. Può essere individuato anche con un piccolo binocolo, dove appare come una piccola macchia circolare dai contorni sfumati. Un telescopio da 120mm permette di poterlo risolvere con estrema facilità in numerose decine di stelle, che diventano centinaia con telescopi maggiori.

A occhio nudo è interessante prestare attenzione a Ras Algethi, una famosa stella variabile; quando è in fase di massimo la sua luminosità è simile alla vicina Ras Ahague, nell’Ofiuco, mentre quando è in fase di minimo è marcatamente meno luminosa di quest’ultima.

Fra le numerosissime galassie spicca la brillante M87, una ellittica gigante che fa parte dell’Ammasso della Vergine, già visibile anche con un binocolo come una macchia circolare un po’ sfumata. Al telescopio il suo aspetto permane nebuloso, ma appare molto luminosa e molto contrastata sul fondo cielo.

Poco a nord si può osservare la già citata Catena di Markarian, le cui componenti più appariscenti sono M84 e M86, ben visibili anche con un piccolo strumento. Con un telescopio da 200mm è ben evidente l’allineamento di molte altre galassie a est delle prime due.

Nella parte meridionale della Vergine si trova la famosa M104, nota col nome di Galassia Sombrero a causa della sua banda di polveri oscure che attraversa il suo nucleo; si tratta di una galassia spirale vista di taglio, facilmente osservabile con strumenti da 100mm di diametro.

Fra le numerose galassie della Chioma di Berenice spicca M64, la Galassia Occhio Nero, il cui nome è dato da un anello di gas oscuri che occultano parte del suo nucleo. La galassia può essere scorta anche con un grande binocolo o un piccolo telescopio.

Molte altre galassie brillanti si osservano nei dintorni.

Con uno strumento che permette ingrandimenti oltre i 100x si può apprezzare con facilità la stella doppia Porrima, nella Vergine; è formata da due stelle gialle di magnitudine praticamente identica separate da 3”.

Arturo, Spica e il Polo Galattico Nord - Tabella.png