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Guida alle costellazioni/Il polo sud celeste

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La costellazione di Orione
La costellazione di Orione

CopertinaGuida alle costellazioni/Copertina

Parte I - Stelle e oggetti
Parte II - Le 88 costellazioni
Parte III - Carte stagionali
Appendici

Costellazioni comprese


Il Polo sud celeste è la direzione in cui punta l’asse terrestre in direzione sud; questa regione di cielo presenta generalmente stelle poco luminose e contrasta fortemente con le zone circostanti, ricche invece di stelle e di figure molto appariscenti; ciò contribuisce a rendere questa regione ancora più scura e non è insolito, dai cieli urbani delle città dell’emisfero sud, vedere in questa direzione una regione sostanzialmente vuota e priva di stelle.

L’asse terrestre in particolare punta in direzione di una delle aree più povere di questa stessa regione, tanto che riconoscere il sud dalle zone illuminate diventa molto più difficile rispetto a quanto è possibile fare da analoghe zone a nord dell’equatore.

Per individuare il sud infatti ci si riferisce alle stelle della Croce del Sud e in particolare alle stelle dell’asse maggiore, la α (Acrux) e la γ (Gacrux); partendo dalla seconda stella e arrivando alla prima, occorre prolungare quest’asse di circa cinque volte per arrivare in prossimità del Polo sud celeste.

Trovandosi lontano dai centri urbani, sotto cieli senza Luna, è possibile riconoscere in questo punto un piccolo trapezio di stelle di quinta magnitudine, fra le quali vi è la σ Octantis, che di fatto è la stella visibile a occhio nudo più vicina al Polo sud celeste; la sua distanza da questo è di circa un grado, un po’ più di quanto disti la Stella Polare dal Polo nord celeste, e per questa ragione viene spesso chiamata Polaris Australis. La sua magnitudine è però pari a solo 5,42.

Tuttavia, l’interesse che questa regione avara di stelle brillanti suscita presso gli appassionati di astronomia è la presenza di due galassie eccezionalmente vicine in quanto satelliti della Via Lattea, le famose Nubi di Magellano. Quasi impossibili da individuare dalle città, le due Nubi di Magellano risaltano enormemente sotto un cielo buio, tanto da sembrare, col loro aspetto nebuloso, due frammenti separati della scia della Via Lattea.

La Grande Nube di Magellano (sigla LMC) in particolare è ben visibile a sud di Canopo e con un binocolo 10x50 già mostra alcuni suoi oggetti d’eccezione, come la grande Nebulosa Tarantola.

La Piccola Nube di Magellano (sigla SMC) invece si trova a sud di Achernar ed è grande la metà della precedente; al binocolo non offre molti dettagli, ma nelle sue vicinanze si trova uno degli ammassi globulari più luminosi del cielo, 47 Tucanae, visibile anche ad occhio nudo come una stella sfuocata.

Al di là di questi pur notevoli oggetti, non vi è altro che possa catturare l’attenzione di un osservatore poco attrezzato di strumenti.

Località d'osservazione

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Trattandosi di stelle e costellazioni situate attorno al Polo sud celeste, il punto d’osservazione obbligato per avere una visione d’insieme della regione deve trovarsi necessariamente a sud dell’equatore. Infatti come si procede a nord dell’equatore, le Nubi di Magellano diventano talmente basse da essere osservabili con difficoltà via via crescente, fino a diventare del tutto invisibili avvicinandosi al Tropico del Cancro.

Da questa latitudine l’intera regione risulta di fatto non osservabile. Il Polo sud celeste si trova infatti ben 40° sotto l’orizzonte, permanentemente. Le altre aree, compresa quella delle due Nubi di Magellano, hanno un’altezza negativa anche durante il transito al meridiano.

L’unica stella potenzialmente osservabile è la α Indi, appena visibile sopra l’orizzonte nel momento propizio; alcune piccolissime sezioni del Dorado e del Pittore sono anch’esse osservabili, ma sono prive di stelle visibili a occhio nudo, specialmente quando si trovano così basse.

Dall’equatore

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I due poli sono visibili entrambi rasenti l’orizzonte dall’equatore, pertanto anche il Polo sud celeste è teoricamente visibile. Ciò significa però che non sia possibile avere una visione totale d’insieme di questa regione di cielo, ma solo una metà per volta a seconda del periodo dell’anno e dell’orario d’osservazione. Nelle sere di gennaio per esempio si possono osservare le due Nubi di Magellano, piuttosto basse ma sempre ben visibili avendo un cielo buio a disposizione. Verso maggio è invece molto ben visibile il ramo australe della Via lattea, pertanto anche il Camaleonte e l’Uccello del Paradiso divengono visibili. A luglio si osserva invece bene il Pavone con l’area di cielo circostante, compresa la stella ν Octantis (la più luminosa della costellazione) e, teoricamente, anche la σ Octantis.

Al transito al meridiano, la Grande Nube raggiunge un’altezza di circa 20-22°, mentre la Piccola Nube resta un po’ più bassa, attorno ai 17-18°.

Da questa latitudine l’intera regione si presenta circumpolare ed è quindi ben osservabile durante tutto l’anno, in particolare la fascia compresa entro 20° da Polo sud celeste. Il polo, e con esso la debole stella σ Octantis, si trova a 40° di altezza in direzione sud. Immaginando di tracciare un cerchio intorno a questo che abbia un raggio uguale alla distanza che lo separa dall’orizzonte, si può comprendere in esso tutta la porzione di cielo che non tramonta mai.

In base a ciò che si vuole osservare si possono individuare dei periodi migliori all’osservazione. Le due Nubi di Magellano per esempio si presentano alte nel cielo nei mesi della tarda primavera e dell’estate; la loro altezza durante il transito al meridiano si aggira sui 60° ed è di poco inferiore per la Piccola Nube. Se invece si desidera osservare la zona del Pavone il periodo più indicato coincide coi mesi invernali. Le due Nubi saranno sempre osservabili, ma si troveranno a un’altezza media di soli 20° in direzione sud.

Stelle e oggetti da non perdere

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Pur essendo come detto una regione povera di stelle e anche di oggetti, quei pochi che sono alla portata di piccoli strumenti sono anche fra i più spettacolari dell’intera volta celeste.

Da un punto di vista non prettamente osservativo, è evidente dalla mappa in basso come questa zona di cielo sia dominata in senso assoluto non solo dalle Nubi di Magellano, ma soprattutto dalla Corrente Magellanica (vedi mappa a lato), un enorme sistema di gas neutro, polveri interstellari e stelle isolate che si estende fra le due Nubi e che da qui si dirama per attraversare tutta la zona di cielo in direzione del Polo sud galattico, fino ad arrivare alla costellazione del Cigno, quasi dall’altra parte del cielo.

Secondo molti studi, questo sistema si è formato a seguito dell’interazione delle due Nubi di Magellano con la ben più grande Via Lattea, le quali hanno così risentito degli influssi mareali; questa forza ha strappato alle due Nubi molto materiale e anche stelle, che si trovano ora disperse lungo un enorme flusso che fa il giro della Via Lattea fino a collegarsi con essa.

Un ulteriore flusso più denso collega le due Nubi fra di loro ed è noto come Ponte Magellanico.

Entrambi questi oggetti non sono osservabili ad occhio nudo e neppure con grandi telescopi, ma diventano ben chiari attraverso osservazioni condotte ad altre lunghezze d’onda.

Osservando con un binocolo 10x50 la Grande Nube di Magellano è possibile inquadrarla quasi completamente nel campo visivo. La galassia è talmente estesa che il New General Catalogue non l’ha mai considerato come singolo oggetto, dedicandosi invece a censire i suoi ammassi stellari e le sue nebulose. Per poter iniziare la risoluzione in stelle della Nube occorre però un telescopio di grande diametro.

Sempre nella Grande Nube è però chiaramente visibile anche con un binocolo il suo oggetto più importante, la Nebulosa Tarantola. Si tratta della più grande nebulosa conosciuta all’interno dell’intero Gruppo Locale di galassie e al suo interno sono attivi fenomeni di formazione stellare a grandissima scala.

Anche la Piccola Nube di Magellano è notevole se osservata al binocolo, sebbene non sia facile individuarne gli oggetti più importanti; si può tuttavia intuire che la sua parte più ricca si trovi di fatto nella sezione settentrionale.

A breve distanza si trova NGC 104, molto meglio noto con la sigla 47 Tucanae. Dopo ω Centauri, è l’ammasso globulare più appariscente dell’intera volta celeste; visibile già a occhio nudo, con un binocolo 10x50 appare come una grande macchia chiara di aspetto quasi granulare e più luminoso al centro. Per iniziare a risolverlo in stelle in modo marcatamente chiaro occorrono però telescopi da 120 mm di diametro.

Un po’ meno noto, sebbene anch’esso molto appariscente, è il vicino ammasso globulare NGC 362, sempre visibile anche con un binocolo. Per la sua risoluzione in stelle tuttavia occorrono telescopi più grandi, dato che la sua distanza è doppia rispetto a 47 Tucanae.

Nel Camaleonte spicca la coppia di stelle formata da δ1 e δ2 Chamaeleontis; visibili già a occhio nudo, attraverso un binocolo 10x50 sono chiaramente distinte in una stella arancione e una azzurra, belle per il loro contrasto di colori. La componente arancione è a sua volta doppia e per risolverla occorrono telescopi di grande diametro e forti ingrandimenti.

Molto facile è pure la β Tucanae, risolta con un binocolo 20x80 in tre stelle, di cui due molto vicine fra loro. Si tratta di una delle stelle multiple più interessanti del profondo cielo australe.

Nel Pavone, sempre con un binocolo 10x50 è già visibile come una grande macchia chiara l’ammasso globulare NGC 6752, anch’esso fra i più appariscenti del cielo australe. Ha una classe di concentrazione media e può essere risolto in stelle con telescopi da 120 mm di diametro.

A breve distanza, con un piccolo telescopio è visibile la galassia NGC 6744, una spirale di aspetto flocculento e bracci frastagliati; appare come una macchia di forma ovale molto estesa e pallida, poco contrastata rispetto al fondo cielo.