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Guida alle costellazioni/Il Triangolo Estivo e dintorni/Cigno

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La costellazione di Orione
La costellazione di Orione

CopertinaGuida alle costellazioni/Copertina

Parte I - Stelle e oggetti
Parte II - Le 88 costellazioni
Parte III - Carte stagionali
Appendici
Dettagli costellazione
Nome latino Cygnus
Genitivo del nome Cygni
Abbreviazione ufficiale Cyg
Area totale 804 gradi quadrati
Transito al meridiano alle ore 21 10 settembre
Stelle più luminose della mag. 3,0 4
Stelle più luminose della mag. 6,0 137
Stelle più luminose
Sigla Nome Magn.
α Cygni Deneb 1,25
γ Cygni Sadr 2,23
ε Cygni Gienah 2,48
δ Cygni Rukh 2,86
β Cygni Albireo 3,05
ζ Cygni 3,21
ξ Cygni 3,72
τ Cygni 3,74

Il Cigno è una importante costellazione settentrionale, di discreta estensione; la figura dell'uccello che intende rappresentare si estende lungo la Via Lattea estiva ed è rappresentata in volo verso sud. Le sue stelle più brillanti sono facilmente visibili ad occhio nudo anche dai centri urbani e costituiscono l'asterismo noto come Croce del Nord, simbolico opposto (di dimensione maggiore ma meno luminoso) della costellazione australe della Croce del Sud.

Grazie alla presenza della Via Lattea, la costellazione contiene numerosi oggetti non stellari intragalattici, quali ammassi stellari e nebulose diffuse, oltre ai più ricchi campi stellari dell'intero emisfero celeste boreale.

Caratteristiche

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Quella del Cigno è una costellazione brillante e di grandi dimensioni, caratteristica e dominante nei cieli notturni dell'estate boreale; si tratta di una delle figure più tipiche dell'emisfero nord, disposta lungo la Via Lattea in un suo tratto molto ricco e in cui questa appare divisa in due in senso longitudinale da una serie di nebulose oscure nota come Fenditura del Cigno, che quindi dalla costellazione prende il nome. La forma della costellazione, ben riconoscibile nei cieli serali da giugno a novembre, ricorda una grande croce, con l'asse maggiore formato dalle stelle Deneb e Albireo, e l'asse minore formato da Gienah e Rukh; il punto di intersezione degli assi è invece rappresentato dalla stella Sadr. La stella più luminosa della costellazione, Deneb, costituisce il vertice superiore dell'asse maggiore della croce e forma anche uno dei vertici del famoso asterismo del Triangolo Estivo, facilmente utilizzabile nelle notti estive e autunnali per il riconoscimento di diverse costellazioni.

Alla costellazione del Cigno appartiene anche la vasta area di cielo priva di stelle luminose visibile a nordest di Deneb, in direzione di Cassiopea e di Cefeo; data la presenza del piano della Via Lattea, questa zona appare comunque ricca di deboli stelle di fondo, nonché di ammassi stellari e deboli nebulose diffuse.

La parte settentrionale del Cigno si presenta circumpolare a nord del 35º parallelo nord, mentre Deneb non tramonta mai oltre i 44°N; la costellazione pertanto è una delle dominanti in assoluto per gli osservatori dall'emisfero nord. Dall'emisfero sud invece resta molto bassa sull'orizzonte settentrionale, mostrandosi completamente solo nella fascia più calda della zona temperata.

La parte centrale della costellazione possiede uno dei campi stellari più ricchi della Via Lattea, in cui abbondano associazioni di stelle e sul cui sfondo si staglia una vasta nebulosità, distante alcune migliaia di anni luce, ben visibile nelle immagini sensibili al vicino infrarosso.

Questa costellazione prende spunto da vari personaggi della mitologia greca di nome Cicno - ad esempio Cicno figlio di Poseidone - trasformati in cigno. Una denominazione diffusa del Cigno è quella di Croce del Nord, e in effetti la sua forma è molto più larga e distinta di quella della famosa Croce del Sud. Nella sua foggia a croce i Greci vedevano il lungo collo, le ali spiegate e la coda mozza di un cigno che volava lungo la Via Lattea in cui è incastrato. I mitografi ci dicono che il cigno è una mimetizzazione di Zeus che si reca da una delle sue innumerevoli amanti, Leda, madre di Elena e dei Dioscuri.

Un'altra versione del racconto che risale a Eratostene dice che Zeus un giorno s'invaghì della ninfa Nemesi che abitava a Ramno, a nordest di Atene. Per sfuggire alle avances sgradite del dio essa assunse la forma di vari animali, dapprima tuffandosi in un fiume, poi scappando per terra, e infine volando via sotto forma di oca. Senza arrendersi, Zeus la inseguì nonostante tutte le trasformazioni, ogni volta trasformandosi in un animale più grande e più veloce, finché non si tramutò in cigno e con quelle fattezze l'acchiappò e la violentò. Igino racconta una storia simile, ma non cita le metamorfosi di Nemesi. Dice, invece, che Zeus finse di essere un cigno che stava sfuggendo a un'aquila e che Nemesi gli offrì rifugio. Solo dopo essersi addormentata con il cigno in grembo si rese conto dell'errore compiuto.

Stelle doppie

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Principali stelle doppie
Nome
Coordinate eq. J2000.0
Magnitudine
Separazione
(secondi d'arco)
Colore
A. R.
Dec.
A B
HD 179957 19h 12m 04,7s +49° 51′ 14″ 6,57 6,65 8,1 g + g
β Cygni 19h 30m 43,3s +27° 57′ 34″ 3,08 5,11 34,7 ar + azz
16 Cygni 19h 41m 48,9s +50° 31′ 30″ 5,96 6,20 39,2 g + g
HD 186901 19h 45m 39,6s +36° 05′ 27″ 6,43 7,16 14,8 b + b
17 Cygni 19h 46m 25,6s +33° 43′ 39″ 4,99 9 26,0 azz + ar
31-30 Cygni 20h 13m : +46° 44′ : 3,77 4,83 337 b + g
31 Cygni 20h 13m 37,9s +46° 44′ 29″ 3,79 7,00 107 ar + b
61 Cygni 21h 06m 54,6s +38° 44′ 45″ 5,21 6,03 28,7 ar + ar

La costellazione abbonda di stelle doppie, alcune delle quali sono estremamente celebri e semplici da risolvere anche con piccoli strumenti.

Albireo è una delle coppie più famose del cielo, risolvibile anche con un comune binocolo 10x50: il contrasto di colori è molto ben evidente con un piccolo telescopio amatoriale; la primaria, giallo-arancione, è di magnitudine 3,1, mentre la compagna è una stellina dal colore marcatamente azzurro di magnitudine 5,1. La separazione è di 35". Le due stelle potrebbero essere fisicamente legate, sebbene permangano ancora alcuni dubbi: secondo gli studi più recenti le due stelle sarebbero alla stessa distanza dal Sole e la loro separazione reale sarebbe di circa 650 miliardi di km; il loro periodo orbitale quindi dovrebbe essere dell’ordine di almeno 75.000 anni. In precedenza si era invece ritenuto che le due stelle apparissero vicine solo per un effetto prospettico e che non avessero quindi alcun legame fisico.

La 16 Cygni è una stella gialla situata poco a sudovest di ι Cygni; è formata da due componenti dello stesso colore di magnitudine 5,96 e 6,20 separate da 37", dunque ben apprezzabili anche con strumenti di piccolo diametro.

La 17 Cygni è invece formata da due stelle di quinta e nona grandezza, ma la loro separazione, di 26", ne facilita la risoluzione.

La 61 Cygni è formata da due stelle di colore arancione; le rispettive magnitudini sono 5,21 e 6,03, mentre la separazione è di circa 29", dunque risolvibile anche con piccoli strumenti.

Una coppia molto larga, anche se non fisica, è composta dalle stelle 30 e 31 Cygni, la prima azzurrognola e la seconda gialla, ben risolvibile con un binocolo; con un piccolo telescopio si può notare che la 31 Cygni ha a sua volta una piccola compagna blu, HD 192579, situata a circa 100'; anch'essa forma una doppia ottica con 31 Cygni, essendo questa molto più vicina a noi.

Stelle variabili

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Principali stelle variabili
Nome
Coordinate eq. J2000.0
Magnitudine
Periodo
(giorni)
Tipo
A. R.
Dec.
Max. Min.
R Cygni 19h 36m 49s +50° 11′ 59″ 6,1 14,4 426,45 Mireide
U Cygni 20h 19m 37s +47° 53′ 39″ 5,9 12,1 463,24 Mireide
V Cygni 20h 41m 18s +48° 08′ 29″ 7,7 13,9 421,27 Mireide
W Cygni 21h 13m 03s +45° 22′ 29″ 6,8 8,9 131,1 Semiregolare pulsante
X Cygni 20h 43m 24s +35° 35′ 16″ 5,85 6,91 16,3863 Cefeide
RS Cygni 20h 13m 24s +38° 43′ 44″ 6,5 9,5 417,39 Semiregolare
RT Cygni 19h 43m 38s +48° 46′ 41″ 6,0 13,1 190,28 Mireide
SS Cygni 21h 42m 43s +43° 35′ 10″ 7,7 12,4 426,45 Nova nana
SU Cygni 19h 44m 49s +29° 15′ 53″ 6,44 7,22 3,8455 Cefeide
AF Cygni 19h 30m 13s +46° 08′ 52″ 7,4 9,4 92,5 Semiregolare
CH Cygni 19h 30m 43s +50° 14′ 29″ 5,60 8,49 - Z Andromedae
CN Cygni 20h 17m 54s +59° 47′ 34″ 7,3 15,0 198,53 Mireide
DT Cygni 21h 06m 30s +31° 11′ 04″ 5,57 5,96 2,4992 Cefeide
V449 Cygni 19h 53m 21s +33° 57′ 01″ 7,4 9,07 - Irregolare
V460 Cygni 21h 42m 01s +35° 30′ 36″ 5,57 7,0 180: Semiregolare
V1070 Cygni 21h 22m 49s +40° 55′ 57″ 6,5 8,5 73,5 Semiregolare
V1264 Cygni 19h 34m 44s +43° 56′ 45″ 6,48 6,67 1,8453 α2 CVn
V1339 Cygni 21h 42m 08s +45° 45′ 57″ 5,9 7,1 35: Semiregolare
V1981 Cygni 21h 02m 24s +44° 47′ 28″ 7,5 8,1 - Semiregolare
α Cygni 20h 41m 26s +45° 16′ 49″ 1,21 1,29 60: Pulsante
υ Cygni 21h 17m 55s +34° 53′ 48″ 4,28 4,50 - Gamma Cassiopeiae
χ Cygni 19h 50m 34s +32° 54′ 50″ 3,3 14,2 408,05 Mireide
ρ Cygni 21h 33m 59s +45° 35′ 31″ 3,00 6,00 - Irregolare
31 Cygni 20h 13m 38s +46° 44′ 29″ 3,73 3,89 3784,3 Eclisse
55 Cygni 20h 48m 56s +46° 06′ 51″ 4,81 4,87 - Pulsante

Numerosissime sono le stelle variabili osservabili in questa costellazione, essendone note alcune migliaia; nella tabella della pagina a lato sono riportate solo quelle con una magnitudine massima più brillante di 8,0.

La χ Cygni è una variabile Mireide, dunque caratterizzata da ampissime escursioni di luminosità; quando è al massimo è ben visibile anche ad occhio nudo come una stella rossa di terza magnitudine, mentre quando è al minimo appare di quattordicesima grandezza e può essere individuata, per altro con estrema difficoltà, solo con un grande telescopio. Il suo ciclo è di 408 giorni.

Un'altra Mireide notevole è la U Cygni, che in fase di massimo è anch’essa visibile a occhio nudo, anche se con difficoltà essendo di magnitudine 5,9; in fase di minimo scende fino alla 12,1.

Fra le variabili a eclisse spicca 31 Cygni, formata da una gigante rosso-arancione e da una stella azzurra, che si eclissano a vicenda ogni 10 anni. Anche la 32 Cygni è una binaria a eclisse, ma col periodo di 3,15 anni, con eclissi della durata di un mese.

La stella SS Cygni è invece il prototipo, assieme alla U Geminorum, di una classe di variabili chiamate variabili U Geminorum, un tipo di nova nana. A tal proposito va ricordato che nella costellazione del Cigno sono apparse un gran numero di novae.

La stella ρ Cygni è invece una variabile semiregolare molto luminosa, che in fase di massimo raggiunge la magnitudine 3, mentre al minimo della luminosità è di magnitudine 6; il suo periodo è indeterminato.

Infine spicca la famosa P Cygni, una variabile di tipo S Doradus, che è una delle stelle più brillanti dell’intera Via Lattea; venne notata già nel 1600, quando venne considerata come una nova. Le sue oscillazioni sono molto irregolari e sebbene possa restare per decenni attorno alla magnitudine 3,5, può subire improvvisi cali di luminosità fino alla magnitudine 6, per poi risalire. Si trova a 5500 anni luce di distanza, vicino alla grandissima regione di formazione stellare nota come Cygnus X.

Oggetti del profondo cielo

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Principali oggetti non stellari
Nome
Coordinate eq. J2000.0
Tipo Magn.
Dimensioni
(primi d'arco)
Nome proprio
A. R.
Dec.
NGC 6801 19h 27m 35.8s +54° 22′ 22″ Galassia 14,62 1,3 x 0,7
NGC 6811 19h 37m 17s +46° 23′ 18″ Ammasso aperto 6,8 13
NGC 6819 19h 41m 18s +40° 11′ 12″ Ammasso aperto 7,3 5
NGC 6826 19h 44m 48s +50° 31′ 30″ Nebulosa planetaria 8,8 0,5 x 0,4 Neb. Occhiolino
NGC 6866 20h 03m 55s +44° 09′ 30″ Ammasso aperto 7,6 6
NGC 6871 20h 06m : +35° 47′ : Ammasso aperto 5,2 30
NGC 6888 20h 12m 06s +38° 21′ 18″ Resto di supernova 10 20 x 10 Neb. Crescente
IC 1318 20h 22m : +40° 15′ : Nebulosa diffusa - 110 x 60
M29 20h 23m 56s +38° 31′ 24″ Ammasso aperto 7,1 7,0
NGC 6946 20h 34m 52s +60° 09′ 18″ Galassia 8,9 11 x 10
NGC 6960/92/95 20h 57m : +31° 00′ : Resto di supernova 7,0 180 Neb. Velo
IC 5070 20h 50m : +44° 20′ : Nebulosa diffusa 8,0 60 x 50 Neb. Pellicano
NGC 7000 20h 59m : +44° 31′ : Nebulosa diffusa 7: 30 Neb. Nord America
NGC 7063 21h 24m : +36° 29′ : Ammasso aperto 7,0 7
NGC 7082 21h 29m : +47° 08′ : Ammasso aperto 7,2 25
M39 21h 32m : +48° 26′ : Ammasso aperto 4,6 32
IC 5146 21h 53m : +47° 16′ : Nebulosa + Ammasso 10: 30 Neb. Bozzolo
L’ammasso M29, formato da stelle giovani e brillanti, è uno degli oggetti più famosi della costellazione; facile da osservare anche con un piccolo strumento, ricorda la forma della costellazione di Pegaso.
M39 è un brillante ammasso aperto visibile anche a occhio nudo e risolvibile con un binocolo 10x50.
NGC 6811 è facilmente risolvibile in alcune decine di stelle anche con piccoli telescopi rifrattori.
NGC 6819, uno degli ammassi aperti più antichi conosciuti, con un’età che si aggira sui 2,5 miliardi di anni.
Il grande sistema nebuloso formato dalla Nebulosa Nord America e dalla Nebulosa Pellicano, separate da una spessa banda di polveri oscure.
IC 1318 è un esteso complesso nebuloso centrato in direzione della stella Sadr (visibile al centro). In basso a destra si nota la Nebulosa Crescente (NGC 6888).
NGC 6888, chiamata Nebulosa Crescente per via della sua forma.
Il resto di supernova noto come Nebulosa Velo è ciò che resta di una stella esplosa circa 5000-8000 anni fa.

La Via Lattea percorre per intero la costellazione del Cigno; tra le stelle Deneb e Sadr questa è oscurata da un complesso sistema di nubi, il quale poi percorre la Via Lattea verso sud dividendola in due parti nei pressi dell'equatore galattico; questa "spaccatura" viene chiamata Fenditura del Cigno. Nel Cigno quindi sono visibili molti ammassi aperti e nebulose.

Fra gli ammassi aperti, due furono osservati dal Messier e inseriti nel suo catalogo; il primo è M29, il più piccolo, visibile 1,5 gradi a sud di γ Cygni sul bordo di un ricco campo stellare e a breve distanza dalla Fenditura del Cigno. Già si rende visibile con un binocolo, il quale lo rivela come una macchia chiara su uno sfondo ricco di stelle, specialmente nel settore nord-occidentale. In un 8x30 si individua con difficoltà e il suo aspetto appare granuloso o nebulare, senza traccia di stelle; un 10x50 non migliora di molto il suo aspetto, ma nelle notti più limpide se ne può già tentare la difficile risoluzione in stelle. Lo strumento più adatto per l'osservazione di M29 è un piccolo telescopio: un 100 mm già rivela tutte le sue componenti principali, una ventina, di cui sei sono disposte a formare un asterismo che ricorda molto bene la figura della costellazione di Pegaso. Strumenti più grandi consentono di rivelare fino ad una trentina di componenti principali. La distanza di questo ammasso è incerta, dato che viene calcolata tra i 4000 anni luce e i 7200 anni luce; l'incertezza è determinata dall'enorme quantità di materia interstellare frapposta (forse mille volte più della media) facente parte della Fenditura del Cigno, che rende difficile il calcolo. La sua età viene stimata in 10 milioni di anni e i membri più brillanti del gruppo sono tutti di classe spettrale B. La componente più luminosa è generalmente indicata come di magnitudine apparente 8,4, ma è in realtà una binaria a eclissi oscillante fra le magnitudini 8,53 e 8,67 con un periodo non ben determinato.

Il secondo è M39, visibile a nordest di Deneb in una regione meno ricca di stelle luminose; a differenza del precedente, è visibile ad occhio nudo nelle notti discretamente limpide: si mostra come una macchia chiara nella parte nordorientale della costellazione, verso il confine con le adiacenti Cefeo e Lucertola; un binocolo 7x30 è sufficiente per risolverlo in massima parte, consentendo di individuare una ventina di stelle e il suo caratteristico aspetto triangolare, mentre un 10x50 già le mostra ben separate e nette, permettendo di notare anche alcune coppie. Un telescopio di piccole dimensioni lo risolve completamente, mostrando le sue componenti piuttosto sparpagliate e un ricco campo stellare di fondo. M39 si trova ad una distanza di circa 825 anni luce dalla Terra, con una età stimata fra i 230 e i 300 milioni di anni; il suo diametro è di circa 7 anni luce e contiene almeno 30 membri più luminosi dell'undicesima magnitudine. Le 12 stelle più brillanti sono tutte di tipo A e B, sparse per un campo di oltre 30', mentre le stelle superiori alla nona magnitudine sono una ventina. Analisi della sua struttura hanno mostrato che M39 presenta alcune analogie con altri ammassi aperti ben noti, come le Pleiadi e il Presepe, come la distribuzione delle componenti stellari fra le regioni centrali e quelle periferiche dell'ammasso.

Poco a sud è visibile con un piccolo telescopio anche l’ammasso NGC 7082, molto meno concentrato e di difficile riconoscimento. Dista circa 4700 anni luce.

Quasi 2° a nordest della stella δ Cygni si trova NGC 6811, in un campo stellare piuttosto ricco di stelle di fondo sul bordo della Via Lattea. Può essere individuato anche attraverso un binocolo 10x50, in cui appare come una chiazza chiara e nebulosa, impossibile da risolvere in stelle; le sue componenti più luminose infatti, essendo di decima e undicesima magnitudine, diventano visibili solo con un telescopio da almeno 80-100 mm di apertura. Già a 80x l'ammasso è completamente risolto in diverse decine di stelle. Si tratta di un ammasso non particolarmente ricco, ma ben in risalto sui campi stellari circostanti; possiede un'età di almeno 700 milioni di anni ed è pertanto piuttosto evoluto. In esso le popolazioni stellari di debole luminosità scarseggiano, anche a causa della sua evoluzione dinamica. Un'altra caratteristica che condivide con altri ammassi di grande età è la sua posizione alle alte latitudini galattiche. Quest’ammasso ricade inoltre nell’area di studio della missione Kepler, volta alla ricerca di pianeti extrasolari; fra le sue stelle sono stati infatti scoperti due pianeti, con diametro di circa 3 volte quello della Terra. La distanza di NGC 6811 è stimata sui circa 4000 anni luce.

Non lontano si osserva NGC 6866, un altro ammasso di facile osservazione; per trovarlo si può utilizzare la coppia di stelle ο1 Cygni e ο2 Cygni, prolungando per circa 2,5 volte la direzione tracciata dalla coppia e deviando leggermente verso ovest. Si evidenzia anche in un binocolo 10x50 come una chiazza chiara e nebulosa, impossibile da risolvere in stelle; le sue componenti più luminose infatti, essendo di undicesima magnitudine, diventano visibili solo con un telescopio da almeno 120 mm di apertura. Queste si dispongono principalmente nella parte sudovest dell'ammasso, mentre le componenti della parte centrale sono ancora meno luminose. A 100x l'ammasso è completamente risolto in diverse decine di stelle. Si tratta di un ammasso piuttosto ricco e di forma allungata in senso nord-sud, contenente almeno 130 stelle disperse su un diametro di circa 20'; presenta segni di segregazione di massa, fenomeno in cui le componenti più massicce tendono a concentrarsi al centro dell'ammasso, mentre la sua età è stimata attorno a 800 milioni di anni. Dista circa 3900 anni luce dal Sole.

Anche NGC 6819 si può rinvenire utilizzando la stella δ Cygni, da cui bisogna spostarsi di 5° a sud; si ricade così in un ricco campo stellare situato sul bordo della Via Lattea. Attraverso un binocolo 10x50 appare come una piccola macchia chiara indefinita e apparentemente priva di stelle, mentre le sue componenti più brillanti possono essere risolte solo con telescopi di almeno 80 mm di apertura. Gran parte delle sue stelle sono di magnitudine 12 e 13 a salire, pertanto una piena risoluzione è possibile solo con strumenti di almeno 200 mm di diametro. Si tratta di un oggetto piuttosto popolato e molto concentrato, al punto che sono presenti segni di segregazione di massa e di interazioni fra stelle, come è ben testimoniato dalla scoperta al suo interno di tre blue stragglers. Data inoltre l'individuazione di almeno tre binarie a eclisse distaccate di lungo periodo, sistemi di per sé di difficile individuazione, è possibile che nell'ammasso vi sia un discreto numero di sistemi di questo tipo. La sua età è stimata attorno ai 2,5 miliardi di anni e come molti altri ammassi molto vecchi si trova ad alte latitudini galattiche. La metallicità delle sue componenti stellari è simile o al più di poco superiore a quella del Sole. Dista 7700 anni luce.

Lungo il tratto più ricco e luminoso della Via Lattea del Cigno, a sud di Sadr, si trova NGC 6871, individuabile con facilità 2 gradi ad est di η Cygni, un astro di quarta magnitudine. Con un binocolo si presenta immerso in un grande campo stellare ricco di altri ammassi e nebulose ed è formato da poche stelle di magnitudine 7 e 8 molto vicine fra loro, circondate da alcune stelle più deboli e immerso in un ricchissimo campo stellare; un telescopio di piccole dimensioni rivela che quasi la metà delle sue componenti sono doppie, mentre le stelle più deboli dell'ammasso si confondono coi campi stellari circostanti. La componente più luminosa si presenta di magnitudine 6,75. Si tratta di un ammasso piuttosto giovane la cui distanza è stimata attorno ai 5100 anni luce. La gran parte delle componenti di NGC 6871 hanno un'età compresa fra 2 e 5 milioni di anni, che potrebbe essere compatibile con uno scenario secondo cui i processi di formazione stellare che hanno originato l'ammasso siano perdurati a lungo o abbiano avuto due picchi di attività.

Sul lato orientale, 2° a sudest di τ Cygni, si trova NGC 7063; le sue stelle principali, di magnitudine 9, sono visibili anche con un binocolo 10x50, mentre quasi tutte le restanti si mostrano in telescopi da almeno 80 mm. Con strumenti più grandi l'ammasso è pienamente risolto, ma ingrandimenti molto spinti non ne permettono una buona visibilità. Le stelle più luminose dell'ammasso sono in prevalenza azzurre e bianche e presentano una bassa concentrazione, confondendosi parzialmente con le stelle di fondo. L’ammasso dista 2250 anni luce ed è formato da circa 200 stelle in totale.

Vale la pena di esplorare anche con un semplice binocolo i ricchi campi stellari a sud di γ Cygni, per la presenza di innumerevoli piccoli ammassi e di campi stellari fra i più ricchi della volta celeste.

Fra le nebulose planetarie la più brillante è NGC 6826, nota anche con la sigla del Catalogo Caldwell C15, situata 5,5 gradi a nord della stella δ Cygni e mezzo grado ad est della stella 16 Cygni; è abbastanza facile da osservare con un telescopio da 150 mm di apertura, dove si evidenzia soprattutto la stella centrale, che oscura la nebulosa circostante. Quest’oggetto è talvolta soprannominato Nebulosa Occhiolino a causa dell'apparente "lampeggiamento" che può mostrare in alcuni casi, fenomeno in realtà puramente soggettivo. Utilizzando la visione distolta si può invece notare una debole struttura chiara. Una caratteristica distintiva di questa nebulosa è data dalle due chiazze laterali simmetriche, identificate come regioni ad emissione per ionizzazione; queste strutture sarebbero relativamente recenti e si muovono a una velocità supersonica nel mezzo circostante. Nella parte più interna, una struttura a involucro simile ad un anello schiacciato circonda la stella centrale, molto luminosa (di undicesima magnitudine).

Un'altra nebulosa planetaria si osserva circa 5° a sudest di Deneb, ed è la NGC 7027; è anch’essa una delle più luminose del cielo, sebbene sia di dimensioni molto ridotte, e può essere notata anche direttamente attraverso i comuni cercatori 9x50. Con strumenti da 120 mm di apertura e bassi ingrandimenti appare come una stella sfuocata di colore azzurrognolo, con dettagli però via via emergenti salendo di ingrandimenti e con aperture maggiori. Si tratta di una nebulosa molto giovane, la cui età è stimata sui 600 anni appena; è quindi anche piuttosto piccola, con un diametro reale di 0,2 anni luce, un quinto delle dimensioni consuete di una nebulosa planetaria. I suoi gas sono molto ricchi di carbonio, mentre le linee spettrali delle molecole neutre sono inferiori rispetto a quelle di una normale nebulosa planetaria. La stella centrale ha una massa di 0,7 masse solari, ma la sua luminosità è di ben 7700 volte superiore a quella del Sole. La distanza di NGC 7027 è pari a 3300 anni luce.

Il Cigno è fra le costellazioni una delle più ricche in assoluto di nebulose diffuse, alcune delle quali raggiungono dimensioni ragguardevoli, finanche dell’ordine di alcuni gradi, che alla distanza di 5000 anni luce corrispondono a una dimensione reale di diverse centinaia di anni luce. Gran parte di queste però non sono visibili otticamente e si rivelano solo nelle fotografie a lunga esposizione.

Tra le nebulose diffuse spicca NGC 7000 (nota anche col sigla C20), la Nebulosa Nord America, che si trova poco a est di Deneb. La sua somiglianza con il continente nordamericano si nota più sulle fotografie che nell'osservazione visuale, che è estremamente difficile. Per poterla osservare visualmente è necessario un cielo buio d'alta montagna e un buon binocolo; tuttavia basta un leggero inquinamento luminoso che la sua osservazione diventa quasi impossibile. Viste particolarmente acute unite ad un cielo assolutamente non toccato dall'inquinamento luminoso potrebbero scorgerla anche ad occhio nudo. Questa grande nebulosa si estende su un'area apparente pari a circa 10 volte la grandezza della Luna piena e per osservarla facilmente sono indicati ingrandimenti molto bassi, pure sfruttando il grande diametro di un telescopio.

A brevissima distanza verso sudovest si trova IC 5070, la Nebulosa Pellicano, separata dalla precedente da un banco di polveri oscure; più debole della Nord America e di dimensioni inferiori, è un oggetto estremamente facile da fotografare. Entrambe le nebulose sono parte della stessa vasta nube interstellare di idrogeno ionizzato, che costituisce di fatto la parte illuminata del grande sistema di gas e polveri noti come Fenditura del Cigno, ben evidente in quanto oscura completamente la luce delle stelle situate al di là di esso e quindi il chiarore della Via Lattea. Tra noi e la nebulosa si trova una banda di polvere interstellare che, assorbendo la luce delle stelle e della nebulosa alle sue spalle, è responsabile della forma che vediamo. Per lungo tempo la stella responsabile della ionizzazione dell'idrogeno della nube non era nota con certezza; se fosse stata Deneb, come sostengono alcune fonti, la distanza sarebbe approssimativamente 1800 anni luce e la sua grandezza assoluta sarebbe di 100 anni luce (6° di diametro apparente). Questa ipotesi però appare piuttosto irrealistica. Studi condotti a diverse lunghezze d'onda hanno permesso di individuare alcune stelle profondamente immerse nei gas o da essi nascoste, fra le quali vi è una giovane stella blu di classe spettrale O5V. La sua posizione è particolarmente interessante poiché viene a trovarsi esattamente al centro geometrico del complesso nebuloso, rendendola di fatto la principale responsabile della ionizzazione dei gas circostanti. La distanza del complesso nebuloso è stata indicata in vari studi come compresa fra i 1600 e i 3300 anni luce dal sistema solare; una simile imprecisione è dovuta principalmente alla difficoltà oggettiva che si riscontra nell'osservare questa regione di cielo, che appare estremamente congestionata a causa della sovrapposizione sulla stessa linea di vista di un gran numero di regioni nebulose differenti. Sono presenti numerosi oggetti stellari giovani, come è testimoniato dalla presenza di stelle con emissioni nella banda dell'Hα; queste stelle si dividono in base alla loro massa in stelle Be e stelle T Tauri.

Un'altra grande nebulosa è IC 1318, che si individua nell'area di cielo in cui si trova la stella γ Cygni (Sadr), il "cuore" del Cigno; si estende per alcuni gradi a nordest e a sudovest di questa stella, velando una regione particolarmente intensa di Via Lattea. Si può osservare, dall'emisfero boreale, per gran parte dell'anno, e dalle medie latitudini si mostra allo zenit. Dall'emisfero australe invece questo tratto di cielo è osservabile con grande difficoltà, specie a partire dalle medie latitudini australi in direzione sud; nella fascia tropicale meridionale è invece discretamente osservabile. Il complesso è formato da più aree nebulose, spesso attraversate da nebulose oscure, più o meno circondanti la stella Sadr e più o meno staccate fra di loro, al punto che sono state classificate come nebulose separate: sono infatti numerate da IC 1318a fino a IC 1318e, andando da ovest a est. A rendere brillante la nebulosa non è, come può sembrare, la stella Sadr, dato che in realtà non è legata al complesso molecolare: anche se si tratta di una stella molto distante, posta attorno ai 1500 anni luce da noi, è decisamente in primo piano rispetto al campo nebuloso, che sta invece alla distanza di ben 5500 anni luce. La formazione stellare, fenomeno per altro diffuso in questa regione della Galassia, sarebbe in via di rallentamento solo in alcune piccole aree alla periferia di questa sottostruttura. La parte più intensa osservabile direttamente è proprio la sezione di IC 1318 visibile nei pressi della banda oscura LDN 889; la parti più occidentali si presentano invece più rarefatte e filamentose, il che farebbe pensare che questa parte è stata interessata in realtà da una o più esplosioni di supernovae.

Fra le altre grandi nebulose visibili in questa zona riveste una grande importanza Sh2-109, che sebbene non sia visibile otticamente è una delle nebulose più estese conosciute nella Via Lattea, con un diametro di centinaia di anni luce; occupa infatti l’intera area che da Sadr si estende verso sudovest e nordovest per un’estensione di ben 18°. La sua distanza è stimata sui 5000 anni luce ed è associata alla nube molecolare gigante Cygnus X e a diverse associazioni OB. Come sede di importanti fenomeni di formazione stellare, la regione di Cygnus X è ben evidente alle onde radio e ai raggi X. Dalle osservazioni alle onde radio appare che le nebulose brillanti che giacciono nel complesso Cygnus X si trovino in una regione galattica osservata tangenzialmente. Osservando le radiosorgenti si è scoperto che gran parte di esse sono dovute a materia ad alta temperatura e che la loro posizione coincide con quella delle regioni H II otticamente visibili. Osservando ai raggi X si evidenzia bene la grande superbolla, una struttura ad anello che si estende per 13°, rivelandosi di gran lunga come la formazione più grande e più energetica scoperta all'interno dei bracci della Via Lattea. Parti di questa struttura ad anello sono state scoperte fin dagli anni settanta e sono state classificate con le sigle Cygnus X-6 e Cygnus X-7, ma la loro natura, all'epoca della loro scoperta, non era ancora stata definita con chiarezza. Le stelle più massicce generatesi nella regione di Cygnus X sono raggruppate nella brillante associazione Cygnus OB2, una delle più massicce conosciute dell'intero Gruppo Locale di galassie; essa contiene alcune fra le stelle più grandi conosciute, fra le quali spicca la caldissima supergigante blu Cygnus OB2-12.

Sul bordo sudoccidentale del complesso, sebbene a una distanza ancora maggiore (6100 anni luce) e associata alla debole Nebulosa Tulipano (Sh2-101), si trova anche la forte radiosorgente Cygnus X-1, che potrebbe coincidere con un buco nero. Cygnus X-1 fa infatti parte di una binaria a raggi X di grande massa formata, oltre che da quest’oggetto, anche da una supergigante blu variabile, catalogata come HDE 226868; la stella e l'oggetto compatto orbitano attorno al baricentro del sistema ogni 5,5 giorni, con una separazione media di 0,2 Unità Astronomiche. Il vento emesso dalla stella spiraleggia attorno al buco nero alimentando un disco di accrescimento dalle cui regioni più interne, scaldate a temperature di milioni di kelvin, si origina l'emissione di raggi X osservata. Perpendicolari al disco si dipartono due getti che espellono nello spazio interstellare una parte della materia che va ad affluire verso il buco nero.

Un altro oggetto estremamente famoso è la Nebulosa Velo, un esteso resto di supernova le cui parti sono state catalogate con le sigle NGC 6960/74/79/92/95. Questo intricato sistema di nebulose è visibile con un binocolo con obiettivi da 80-90 mm o con un piccolo telescopio a patto di avere un cielo buio; con telescopi di grande diametro si può sfruttare l’aiuto di un filtro (UHC o OIII). Si rivela meglio nelle foto a lunga posa, ma la pazienza impiegata viene ben ripagata; l'oggetto infatti appare formato da tre delicatissimi filamenti nebulosi, disposti a formare una sorta di circonferenza. La parte più luminosa è quella più ad est, nota come NGC 6992 (o anche con la sigla C33); C34 si riferisce invece a NGC 6960. Ingrandimenti sempre maggiori rivelano che ogni filamento è in realtà costituito da una rete di altri filamenti minori, sempre più sottili. La stella che l’ha generata è esplosa in una data imprecisata fra 5000 e 8000 anni fa, imprimendo ai gas espulsi un’espansione che dura tuttora. Si pensa che nel giro di pochi millenni questa "meraviglia" del cielo boreale scomparirà, perché ad una grande velocità di espansione corrisponde pure un elevato indice di dispersione della sua materia, che presto esaurirà la sua energia ricevuta durante l'esplosione, e si disperderà nel mezzo interstellare, "quasi" senza lasciare traccia.

NGC 6888 (C27), soprannominata Nebulosa Crescente a causa della sua forma, è un altro resto di supernova, molto meno esteso ma comunque osservabile con strumenti da 150 mm muniti di filtro. La sua distanza è pari a 4700 anni luce e giace in un ricco campo stellare. Va notato comunque che secondo altri studi i gas della nebulosa appaiono centrati su una stella di Wolf-Rayet (HD 192163), che si trova ora al suo interno; secondo questi studi la stella sarebbe anche la responsabile della formazione della nebulosa, la quale costituirebbe il materiale degli strati più esterni della stella espulsi, che avrebbero poi colliso con altre nebulose creando così la forma che si osserva.

Interessante infine IC 5146 (C19), soprannominata Nebulosa Bozzolo: è una nebulosa associata a un giovane ammasso aperto, visibile 3,5° a est di M39; sotto buoni cieli può essere individuata con telescopi da 200 mm di diametro, mentre nelle foto appare ben luminosa e connessa a una lunga nebulosa oscura che si estende per circa 2° verso est. L’ammasso è invece più facile da osservare, sebbene non sia particolarmente ricco; è formato da alcune stelle di magnitudine compresa fra la 9 e la 12 ed è visibile anche con piccoli strumenti. La distanza del complesso è pari a 3300 anni luce.

Fra le galassie si segnala infine NGC 6946 (C12), una grande spirale situata sopra il confine con la costellazione di Cefeo, al punto che si tende ad associarla a questa piuttosto che al Cigno (ed è infatti descritta nella relativa scheda).