Guida alle costellazioni/Verso il centro della Via Lattea/Corona Australe

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Telescopio

La costellazione di Orione

CopertinaGuida alle costellazioni/Copertina

Parte I - Stelle e oggetti
Parte II - Le 88 costellazioni
Parte III - Carte stagionali
Appendici
Dettagli costellazione
Nome latino Corona Australis
Genitivo del nome Coronae Australis
Abbreviazione ufficiale CrA
Area totale 128 gradi quadrati
Transito al meridiano alle ore 21 20 agosto
Stelle più luminose della mag. 3,0 0
Stelle più luminose della mag. 6,0 29

Stelle più luminose
Sigla Nome Magn.
α Coronae Australis 4,10
β Coronae Australis 4,12
γ Coronae Australis 4,23
δ Coronae Australis 4,57
θ Coronae Australis 4,62
ζ Coronae Australis 4,74
ε Coronae Australis 4,83
HD 165189 4,92

La Corona Australe è una piccola costellazione australe, una delle 48 originariamente elencate da Tolomeo. Secondo una leggenda rappresenta la corona indossata dal centauro Sagittario.

Caratteristiche[modifica]

La Corona Australe è una costellazione antica, sebbene sia molto poco appariscente; fa da controparte alla più brillante Corona Boreale e ricalca una sequenza ad arco di stelle vicine fra loro situate a sud del ben più brillante Sagittario. Si estende sul bordo della scia luminosa della Via Lattea e le sue stelle sono per lo più di quarta e quinta magnitudine.

Essendo una costellazione posta a media declinazione australe, la sua visibilità è fortemente ridotta per gli osservatori situati nell'emisfero nord: essa si mostra infatti molto bassa sull'orizzonte meridionale ed è visibile nel cielo serale solo fra giugno e agosto; a nord dei 45°N è già osservabile solo in parte. Di contro, dall'emisfero sud è di facile osservazione e la disposizione ad arco delle sue stelle la rende facilmente riconoscibile.

Questa costellazione rappresenta, secondo la tradizione antica, una corona posta ai piedi delle zampe anteriori del Sagittario. Nota fin dai Sumeri, La Corona Australe è stata associata in seguito al vicino Sagittario, assieme alla stella più brillante dell’attuale costellazione del Telescopio, all’epoca non ancora inventata; il suo nome riportato da Tolomeo è semplicemente quello di Corona Australe.

Stelle doppie[modifica]

Principali stelle doppie
Nome
Coordinate eq. J2000.0
Magnitudine
Separazione
(secondi d'arco)
Colore
A. R.
Dec.
A B
κ Coronae Australis 18h 33m 23s -38° 43′ 33″ 5,65 6,32 21,4 b + b
λ Coronae Australis 18h 43m 47s -38° 19′ 24″ 5,13 9,0 29,0 b + b
HD 176270 19h 01m 04s -37° 03′ 42″ 6,40 6,69 12,8 b + b
γ Coronae Australis 19h 06m 25s -37° 03′ 46″ 4,84 5,08 1,3 g + g

Alcune stelle visibili nella costellazione sono in realtà dei sistemi binari.

La κ Coronae Australis è la più semplice: è formata da due stelle biancastre di quinta e sesta magnitudine, che sono separate da 21" e dunque sono alla portata di un piccolo telescopio.

La λ Coronae Australis presenta una maggiore separazione fra le componenti, ma la differenza di magnitudine è notevole e la più brillante tende ad oscurare la secondaria.

La HD 176270 e la HD 176269 sono una coppia di stella biancastre, entrambe si sesta grandezza, separate da quasi 13".

Stelle variabili[modifica]

Principali stelle variabili
Nome
Coordinate eq. J2000.0
Magnitudine
Periodo
(giorni)
Tipo
A. R.
Dec.
Max. Min.
R Coronae Australis 19h 01m 54s -36° 57′ 08″ 10,0 13,6 - Irregolare
V Coronae Australis 18h 47m 32s -38° 09′ 32″ 8,3 16,5 - Irregolare
AM Coronae Australis 18h 41m 15s -37° 29′ 05″ 7,6 11,7 187,5 Semiregolare pulsante
V686 Coronae Australis 18h 56m 40s -37° 20′ 36″ 5,25 5,41 7,34 Pulsante
ε Coronae Australis 18h 58m 43s -37° 06′ 26″ 4,74 5,00 0,5914 Eclisse

Nonostante le piccole dimensioni della costellazione, sono note al suo interno svariate centinaia di stelle variabili; la stragrande maggioranza di queste però non è osservabile con piccoli strumenti, oppure le loro variazioni sono molto contenute.

Fra le variabili irregolari la più facile è la V Coronae Australis, che oscilla fra l'ottava e la sedicesima magnitudine; quando è al minimo occorrono telescopi di diametro molto grande per la sua osservazione.

Fra le variabili a eclisse la più brillante è la ε Coronae Australis, che varia di pochi decini di magnitudine in poche ore. La V686 Coronae Australis è invece una variabile pulsante dal periodo di circa una settimana e delle variazioni contenute.

Oggetti del profondo cielo[modifica]

Principali oggetti non stellari
Nome
Coordinate eq. J2000.0
Tipo Magn.
Dimensioni
(primi d'arco)
Nome proprio
A. R.
Dec.
NGC 6496 17h 59m : -44° 16′ : Ammasso globulare 8,5 12
NGC 6541 18h 08m : -43° 43′ : Ammasso globulare 6,3 13
NGC 6726/7 19h 02m : -36° 54′ : Nebulosa diffusa - 80
NGC 6729 19h 02m : -36° 57′ : Nebulosa diffusa 9,5: 25
La Nube della Corona Australe è un sistema nebuloso in cui sono attivi processi di formazione di stelle di media massa.

Gli oggetti non stellari più brillanti visibili nella Corona Australe sono tutti appartenenti alla nostra Galassia; il centro galattico si trova una ventina di gradi in direzione nordovest, mentre alcuni dei campi stellari lambiscono la costellazione nella stessa direzione.

Fra gli ammassi globulari il più luminoso è NGC 6541, noto anche con la sigla C78, situato sul confine con lo Scorpione; è individuabile anche con un binocolo 10x50, se la notte è propizia, con cui appare come una piccola macchia rotonda. Per individuarlo si può prendere come riferimento la stella ε Microscopii e spostarsi di circa due gradi in direzione NNW. Con telescopi da 200mm di diametro è già possibile risolverlo in diverse componenti stellari. Quest’ammasso è uno dei più luminosi del cielo, nonostante sia poco conosciuto, mentre la sua classe di concentrazione (III) lo rende anche uno dei più densi; la sua distanza è pari a circa 22.000 anni luce e la sua età è stimata sui 14 miliardi di anni.

Fra le nebulose è da segnalare la presenza della Nube della Corona Australe, un complesso molecolare associato ad alcune parti illuminate e ionizzate in cui ha luogo la formazione di stelle di massa intermedia; la sua posizione si individua con facilità, trovandosi nei pressi delle stelle α e β Coronae Australis, i due astri più appariscenti della costellazione; sebbene la nube sia prevalentemente non illuminata, alcune parti sono visibili come piccole nebulose a riflessione molto ravvicinate fra loro e circondanti alcune stelle di sesta e settima magnitudine. In particolare la parte più luminosa di questa nube coincide con la nebulosa NGC 6729 (C68), apprezzabile anche con piccoli telescopi sotto un cielo molto buio. La nebulosa mostra variazioni nella sua luminosità anche solo in un periodo di 24 ore; la stella centrale, R Coronae Australis, è una variabile di tipo Orione, ossia una stella molto giovane, di classe spettrale A che oscilla fra la decima e la tredicesima magnitudine e che si trova nel vertice più luminoso della nebulosa.