Ecco l'uomo/Legge ebraica

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Indice del libro
"La Prière Sacerdotale", di Eugène Burnand (1901)

La Legge ebraica[modifica]

Come parte integrante del suo ruolo di rabbino, Gesù seguì scrupolosamente la legge ebraica. I redattori del Nuovo testamento spesso cercarono di ignorare tale fatto, asserendo che Gesù si ribellasse contro l'ebraismo. Si diedero da fare per instaurare la loro nuova religione e provare che aveva soppiantato l'antica fede ebraica, ormai abbandonata.

A seguito della Grande Rivolta del 66-70 e.v., Roma era pervasa da antisemitismo. I primi cristiani si trovavano ad affrontare un dilemma: cercavano di praticare e diffondere una religione basata su un rabbino e i suoi insegnamenti, durante un era di incessanti sentimenti antiebraici. Per conservare il cristianesimo (e, presumibilmente, le proprie vite), scelsero di cambiare sottilmente le dichiarazioni di Gesù e, di conseguenza, i Vangeli del Nuovo Testamento, in modo da rendere gli insegnamenti di Gesù più accettabili e attraenti per i gentili.

Non più rabbino e Feriseo dedicatro alla Legge ebraica e alla sua conservazione, Gesù diveniva ora un pensatore originale, un ribelle religioso che sfidava la legge di Dio e contraddiceva gli insegnamenti di coloro che erano venuti prima di lui, sostenendo che la sua religione era destinata a rimpiazzare del tutto l'ebraismo. Per questi redattori del Nuovo Testamento, aggiungere prove dell'opposizione di Gesù alla legge ebraica poteva solo rafforzare il loro scopo di rendere Gesù separato dalle sue radici rabbiniche.

In una tipica affermazione a supporto dell'idea che Gesù sie era staccato dai rabbini e dalle loro tradizioni, il Nuovo Testamento dice che Gesù sfidò le regole dello Shabbat e permise agli apostoli di fare lo stesso. Questo lo possiamo accettare come fatto. Ma la storia non è così semplice come sembra. L'ipotetica violazione della legge ebraica da parte di Gesù fu in realtà e all'incirca attinente ad un'idea rabbinica prestabilita. Come testimonianza della presunta violazione della legge, non aveva peso.

La storia inizia durante il giorno del riposo, in cui Dio ha comandato che nessuno debba far lavori di nessun genere. Come la mette Marco, "In giorno di sabato Gesù passava per i campi di grano, e i discepoli, camminando, cominciarono a strappare le spighe."[1] Un tale atto viola la legge biblica. Il Nuovo Testamento non spiega le circostanze, ma gli astanti non perdono tempo e commentano l'apparente illegalità di ciò che Gesù sta facendo. "I farisei gli dissero: «Vedi, perché essi fanno di sabato quel che non è permesso?»"[2] La risposta ai critici Farisei suggerisce che i suoi discepoli stessero trovandosi in insolite e difficili circostanze. "Egli rispose loro: «Non avete mai letto che cosa fece Davide quando si trovò nel bisogno ed ebbe fame, lui e i suoi compagni? Come entrò nella casa di Dio, sotto il sommo sacerdote Abiatàr, e mangiò i pani dell'offerta, che soltanto ai sacerdoti è lecito mangiare, e ne diede anche ai suoi compagni?»"[3]

Gesù sta ripetendo una storia dal Libro di Samuele in cui Davide sta fuggendo via da suo suocero, Saul. Questi, convinto che suo genero lo rimpiazzerà come re, sta complottando per farlo assassinare prima che gli usurpi il trono. Le vite di davide e dei suoi uomini sono in pericolo e non hanno cibo. Davide permette ai suoi uomini di salvare le proprie vite mangiando i pani delle offerte nel tabernacolo sebbene non fossero sacerdoti e quindi fosse loro proibito di mangiarli in normali circostanze.[4] Gesù desunse da questa storia che ai suoi discepoli fosse permesso di rompere lo Shabbat e raccogliere le spighe perché stavano morendo di fame.

Come la mettono i cristiani, Gesù fece un coraggioso atto di eterodossia. Egli viene citato con le parole: "Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato."[5] Questo sembra, di primo acchito, un chiaro esempio di Gesù che viola la tradizione ebraica. Ma un'interpretazione più profonda dimostra altrimenti.

In verità, ciò segue il Tamud completamente: infatti, il Talmud afferma "Il sabato ti vien dato in mano e non tu in mano al sabato."[6] Il talmud stabilisce che le persone debbano virtualmente preservare la vita umana a tutti i costi. Il rituale religioso non deve interferire con la sopravvivenza, pertanto lo Shabbat deve subito esser messo da parte quando la vita è in pericolo.

Per Dio nulla è più sacro della vita. Pertanto il Talmud prende in considerazione situazioni in cui le sue stesse leggi vengono soppiantate. Secondo la legge della circoncisione, la chirurgia può essere permessa durante lo Shabbat. La Torah comanda agli ebrei di eseguire il rito della circoncisione (= Brit Milah – in ebraico: בְּרִית מִילָה‎, lett. "Patto del taglio") l'ottavo giorno dalla nascita del bambino. Se tale giorno capita di sabato, la circoncisione può comunque avvenire, nonostante la legge contro il prelievo di sangue. "Se la circoncisione", spiega il Talmud, "che riguarda una delle 248 membra del corpo, annulla lo Shabbat, tanto più l'intero corpo dell'uomo annullerà lo Shabbat."[7] L'iniziazione di un neonato alla fede annulla la legge dello Shabbat e da tale fatto il Talmud deduce e stabilisce che, quando necessario, qualsiasi procedura medica può e deve esser eseguita, anche di sabato.

Gesù, colto rabbi farisaico, conduce la sua argomentazione secondo le parole del Talmud: " Ora se un uomo riceve la circoncisione di sabato perché non sia trasgredita la Legge di Mosè, voi vi sdegnate contro di me perché ho guarito interamente un uomo di sabato?"[8] Ben lungi da essere prova che egli fosse un ribelle religioso, questa linea di argomentazione non fa altro che confermare che Gesù fosse un rabbino farisaico di profonde conoscenze.

Vale la pena di ribadire che, in questa situazione, rompere lo Shabbat non costituiva nessuna violazione. I rabbini volevano salvare la vita umana anche a spese dello Shabbat. Gesù ed i suoi discepoli stavano patendo la fame. Quali ribelli contro Roma, probabilmente venivano perseguiti e cacciati. Il fatto che Gesù citi la storia di Re Davide e dei suoi uomini che mangiarono il pane sacro sottolinea il fatto che le vite dei discepoli erano in pericolo. Gesù permise ai suoi seguaci di rompere lo Shabbat per conservare la vita, come qualsiasi altro rabbino avrebbe fatto.

La legge del Casherut[modifica]

Proprio come i Vangeli mostrano Gesù che si oppone allo Shabbat, nello stesso modo raffigurano Gesù che respinge la legge alimentare del kasherùt (in ebraico: כַּשְׁרוּת, letteralmente adeguatezza)[9] come un altro esempio della sua ipotetica ribellione all'ebraismo. Il Vangelo di Matteo narra la storia dello scontro di Gesù con un gruppo di Farisei che lo stavano assillando su infrazioni delle loro tradizioni — in particolare, una regola sull'abluzione delle mani prima di mangiare. Frustrato, Gesù si adira e ribatte, radunando la folla attorno a lui e dicendo:

« «Ascoltate e intendete! Non quello che entra nella bocca rende impuro l'uomo, ma quello che esce dalla bocca rende impuro l'uomo!». Allora i discepoli gli si accostarono per dirgli: «Sai che i farisei si sono scandalizzati nel sentire queste parole?». Ed egli rispose: «Ogni pianta che non è stata piantata dal mio Padre celeste sarà sradicata. Lasciateli! Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso!» »
(Matteo 15:10-14)

Con questa parabola, Gesù sta accusando i suoi oppositori di pura stupidità ed ignoranza. Ma ciò che è più notabile in merito a questo passo è la sua famosa frase: "Non quello che entra nella bocca rende impuro l'uomo, ma quello che esce dalla bocca rende impuro l'uomo".[10] Da tempo questa è stata interpretata come una dichiarazione che le leggi kosher non hanno più importanza.

Tuttavia questa affermazione e la sua presentazione sono fuorvianti. Gli autori dei Vangeli ed i suoi redattori hanno travisato le parole di Gesù per farlo sembrare più ribelle contro l'ebraismo di quanto non lo sia veramente. Non c'è da meravigliarsi — nell'atmosfera che seguì la Grande Rivolta del 70, dovevano far apparire il cristianesimo il più indipendente possibile dall'ebraismo.

La citazione, però non fu assolutamente un asserzione che le leggi del kasherut non erano più applicabili. La sua fonte, come la maggior parte delle dichiarazioni di Gesù, è il Talmud. Vi è infatti scritto: "Come il mare butta i suoi detriti sulle spiagge, così i malvagi hanno lordura sulle loro bocche."[11] Con questa dichiarazione, sia Gesù che i rabbini prima di lui stavano evidenziando lashon nekiah, cioè "linguaggio puro". Ci sono molte leggi nell'ebraismo che governano quello che si può o non si può dire — calunnie, pettegolezzi e linguaggio volgare sono peccati gravi. Gesù stesso mai consumò cibo non kosher. Lungi dal negare la validità delle leggi kosher, Gesù ricordava ai suoi ascoltatori l'importanza delle altre leggi di Dio.

Un altro esempio di questo fenomeno dei redattori evangelici che asseriscono il proprio programma "editoriale" è quando Gesù critica la legge che riguarda il rituale del lavaggio delle mani prima di mangiare il pane: "In quel tempo vennero a Gesù da Gerusalemme alcuni Farisei e alcuni scribi e gli dissero: «Perché i tuoi discepoli trasgrediscono la tradizione degli antichi? Poiché non si lavano le mani quando prendono cibo!». Ed egli rispose loro: «Perché voi trasgredite il comandamento di Dio in nome della vostra tradizione?»"[12]

I redattori del Nuovo testamento intendono farci pensare che Gesù stia ricusando un comandamento della Torah. Ma i rabbini introdussero questa legge durante la vita stessa di Gesù. A quel tempo, c'era ancora ampio dibattito sulla sua precisa applicazione e significato. Gesù aveva tutto il diritto di metterla in discussione, come fecero anche altri rabbini farisaici del suo tempo. La sua partecipazione a tale dibattito non lo raffigura come ribelle contro la propria religione ma, anzi, dimostra quanto egli fosse coinvolto nella teologia del suo tempo.

"Cristo e discepoli", olio di Andrey Mironov

Note[modifica]

Searchtool.svg Per approfondire, vedi i rispettivi riferimenti di "Biografie cristologiche".
  1. Marco 2:23.
  2. Marco 2:24.
  3. Marco 2:25-26.
  4. 1 Samuele 21.
  5. Marco 2:27.
  6. Yoma 85b.
  7. Yoma 85b.
  8. Giovanni 7:23.
  9. Da cui "kosher" (in ebraico: כָּשֵׁר, letteralmente adatto, e in questo caso "adatto alla consumazione").
  10. Matteo 15:11.
  11. Midrash Salmi 2.
  12. Matteo 15:1-3.