Vai al contenuto

La prosa ultima di Thomas Bernhard/Introduzione 1

Wikibooks, manuali e libri di testo liberi.
Indice del libro
Thomas Bernhard, 1987
Thomas Bernhard, 1987


Introduzione

[modifica | modifica sorgente]

Pubblicazioni di Bernhard: 1975-1982

[modifica | modifica sorgente]

La pentalogia autobiografica di Bernhard apparve tra il 1975 e il 1982.[1] Bernhard, tuttavia, non si limitò a lavorare esclusivamente al progetto autobiografico durante questi anni. Korrektur (1975) pparve subito dopo Die Ursache (1975), e il dramma, Die Bertühmten (1976), uscì prima della pubblicazione della seconda puntata, Der Keller (1976). Altre due commedie, Minetti (1977) e Immanuel Kant (1978), riempirono l'intervallo prima di Der Atem (1978), il terzo volume della pentalogia. Tre opere teatrali (Der Weltverbesserer (1979), Vor dem Ruhestand (1979)) e tre opere in prosa (Ja (1978) e Der Stimmenimitator (1978) e Die Billigesser (1980)), seguirono prima di Die Kälte (1981). Bernhard trovò anche il tempo, durante questo periodo produttivo, per lanciare un'amara invettiva contro Bruno Kreisky in un articolo che apparentemente recensiva un libro sul Premier austriaco di Peter Turrini e Gerhard Roth.[2] Prima della pubblicazione della parte finale del ciclo autobiografico, Ein Kind (1982), Bernhard pubblicò il dramma Über allen Gipfeln ist Ruh (1980).[3]

Il 1975 fu un anno importante per la prosa di Bernhard; segna una svolta nella sua produzione letteraria. Con Korrektur, egli produsse una narrazione che ricorda la sua prima prosa, in particolare Das Kalkwerk (1970): le descrizioni tortuose delle intenzioni, dei pensieri e del progetto di costruzione di Roithamer ricordano e sono strettamente legate alla storia di Konrad con le sue lunghe frasi, estendendo deliberatamente congiunzioni e risultanti proposizioni relative. Die Ursache, invece, è un nuovo tipo di testo in prosa bernhardiano: presenta al lettore una narrazione che è più facile da leggere e da seguire rispetto a qualsiasi precedente sua prosa: "le opere autobiografiche con il loro modalità narrativa più convenzionale [rispetto alla prosa prima del 1975] sono per molti lettori la parte più accessibile dell'opera di Bernhard".[4] Die Ursache annuncia uno stile di scrittura più trasparente e una forma di comunicazione più diretta con il lettore: Bernhard trasporta il suo narratore nella Salisburgo del tempo di guerra con l'intenzione specifica di valutare il proprio passato. La maggiore accessibilità di Die Ursache si trova anche negli altri quattro volumi autobiografici e nella prosa degli anni ’80. Tuttavia, le autobiografie non sono un semplice resoconto fattuale dell'infanzia e dell'adolescenza di Bernhard. La modalità narrativa nella pentalogia richiama stratagemmi stilistici più adatti ad una narrativa creativa e immaginaria; le narrazioni autobiografiche si alternano regolarmente tra descrizioni fattuali del passato (giorni scolastici, malattia e vita familiare, per esempio) e commenti del narratore sugli argomenti e le aree tematiche che derivano dalle sue descrizioni (l'insegnamento e la professione medica, le vite delle cosiddette persone "normali" e le condizioni sociali a Salisburgo, solo per citarne alcune).

Sinossi narrative [5]

[modifica | modifica sorgente]

Il lettore delle autobiografie può essere perdonato di aver pensato che i testi, in termini di contenuto, siano amari e negativi — continui deprimenti delle storie di angoscia mentale e fisica caratteristiche della prosa di Bernhard negli anni ’60 e nei primi anni ’70. Da un riassunto di questi cinque libri, tuttavia, diventa chiaro che ne risulta qualcosa di più positivo. L'emergere dell'ottimismo è, in parte, inerente alla natura del progetto autobiografico: il narratore che media e struttura le sue esperienze passate può essere insistentemente evasivo sui suoi obiettivi, ma indizi coerenti in tutta la narrazione puntano ad un uomo che cerca la felicità personale rivalutando il suo passato sotto forma di un progetto letterario.

La narrativa di Die Ursache è composta da due lunghe sezioni intitolate "Grünkranz" e "Onkel Franz", che prendono il nome dai rispettivi direttori del collegio per studenti (prebellico) e poi dell'ostello cattolico (postbellico-dal 1945) nella Schrannengasse a Salisburgo. La prima sezione si concentra sulla prevalente cultura disumana e primitiva – del tipo darwiniano "sopravvivenza del più forte" – della scuola e sulla tirannia del suo direttore nazista. Il narratore, un uomo di quarantacinque anni che si guarda indietro nel tempo quando aveva tredici anni, lancia fin dall'inizio un attacco totale contro Salisburgo e i suoi dintorni per le molte malattie mentali e casi generali di infelicità personale, caratterizzati dai regolari suicidi commessi dagli scolari. Il libro contiene descrizioni della devastazione provocata a Salisburgo dai continui bombardamenti. Gran parte della prima descrizione è incentrata sulla preoccupazione del tredicenne per la musica e sui suoi pensieri di suicidio. Il libro descrive non solo la paura, ma anche il calore umano nato dalla disperazione caratteristica del "Todesgesellschaft in den Stollen", quando gli abitanti di Salisburgo fuggono negli insoliti rifugi sotterranei per sopravvivere durante i raid aerei.[6] Guardando indientro nel tempo, il narratore si rende conto che il bambino soffrì di una mancanza di comprensione e umanità in una città di freddi, ipocriti handicappati emotivi.[7] Tuttavia, contrariamente alla precedente prosa di Bernhard, la narrativa non è intrisa di morte e distruzione fondamentali. Ci sono anche ricordi marcatamente più felici: ad esempio il piacere del ragazzo nel suonare il violino;[8] il suo amore per il nonno;[9] e la sua abilità atletica a scuola, il che gli dà nuova fiducia in se stesso.[10] La seconda parte del racconto inizia con una lunga diatriba contro il modo in cui scuole e genitori distruggono le anime e le menti dei bambini ("die Vernichtung der Seele [...] Geistesmord").[11] Dopo aver lasciato il collegio degli studenti nell'autunno del 1944, il giovane Bernhard ritorna al ribattezzato "Johanneum" verso la fine dell'estate 1945. Franz, il nuovo direttore, è altrettanto crudele di quanto lo era stato Grünkranz, e il narratore si lancia in un ulteriore ondata di aspri attacchi: la corruzione di scuole e insegnanti;[12] la somiglianza tra nazismo e cattolicesimo;[13] persino l'ipocrisia che circonda il "Festspiele".[14] Il libro termina quando il protagonista raggiunge i quindici anni e decide di lasciare la scuola.

Gli eventi di Der Keller segnano una svolta nella vita dell'adolescente: egli trova la felicità voltando le spalle a scuola, andando invece all'ufficio di collocamento per trovare un lavoro. Il narratore desidera convincere il lettore che, metaforicamente e letteralmente, l'adolescente ha preso una decisione fondamentale, quella di andare "in die entgegengesetzte Richtung".[15] Un nuovo senso di autonomia ("Ich hatte mein Leben wieder") accompagna il suo sollievo per essere fuggito da scuola.[16] Dove Die Ursache delineava l'influenza negativa esercitata sul bambino impotente da due uomini sadici, qui l'enfasi è sull'apprendimento, lo sviluppo di sé e l'amore — incarnati nelle figure del nonno e di Podlaha, il proprietario del negozio dove egli farà l'apprendista.[17] Le descrizioni dello Scherzhauserfeldsiedlung, l'"Aussätzigenlager" alla periferia di Salisburgo, si alternano ai pensieri del ragazzo di quindici anni sulla propria vita.[18] Il ragazzo che, in Die Ursache, si nascondeva in un ripostiglio di scarpe per sfuggire ai suoi aguzzini e suonare il violino, ora cerca ed è a suo agio "im Umgang mit Menschen".[19] Tuttavia, le aspre critiche alla vita di tutti i giorni a Salisburgo non sono scomparse. Il narratore si allontana dai ricordi autobiografici per parlare in modo denigratorio delle malattie psicologiche e fisiche subite dagli abitanti dello Scherzhauserfeldsiedlung che, insiste, sono il risultato della loro infelice vita familiare e delle terribili condizioni sociali in cui vivono. I fine settimana, in cui non c'è il lavoro che distolga la mente dalla miseria della loro vita, simboleggiano e intensificano questi problemi.[20] A parte le critiche sulla natura umana, il narratore descrive le conseguenze della guerra a Salisburgo.[21] Sottolinea inoltre il suo crescente interesse per il canto come carriera.[22] L'ultima sezione del libro descrive la malattia che lo avrebbe afflitto per il resto della sua vita: scaricando patate nella neve battente, si prende un forte raffreddore che alla fine peggiora in una grave infezione polmonare.[23] Ora è il 1947 e il protagonista ha sedici anni.

Der Atem è forse il più straziante dei cinque volumi: descrive il successivo soggiorno di Bernhard al Landeskrankenhaus di Salisburgo, nel cosiddetto "reparto della morte", una sezione dell'ospedale da cui nessuno, a quanto pare, emerge vivo. Ad un certo punto, l'adolescente malato viene relegato in bagno, lo "Sterbezimmer", di solito l'ultima fermata prima della morte.[24] Il giovane Bernhard sopravvive al calvario per pura determinazione, tuttavia, e la narrazione traccia una lotta intensamente personale per venire a patti con il dolore e le difficoltà della vita da paziente. Bernhard descrive con infallibile immediatezza e precisione l'assenza di peso, il disorientamento e la quasi asfissia avvertiti dal paziente adolescente mentre viene manipolato come un oggetto da medici insensibili e infermieri.[25] I suoi problemi sono aggravati dalla malattia concomitante di suo nonno. Gran parte della narrativa si occupa delle descrizioni, a volte tinte di umorismo nero, di altri pazienti, come il generale ungherese che muore improvvisamente e silenziosamente, il commerciante di Mattighofen la cui testa è orribilmente spaccata dal lavandino del bagno e il postino dell'Alta Austria che muore di morte violenta.[26] Le descrizioni dell'amore del ragazzo per il nonno ormai defunto e persino le fasi di tenerezza nella sua relazione altrimenti acrimonica con sua madre, Herta Fabjan, nata Bernhard (1904-50), vengono interrotte dalla sua dimissione e dalla nuova vita nel convalescenziario di Großgmain, noto come "Hotel Votterl".[27] In linea con Der Keller, le descrizioni si incentrano sulle persone, e in Großgmain, il narratore riporta i dettagli del rapporto da convalescenti con uno studente di architettura.[28] La concentrazione della narrazione sulla vicinanza umana in gran parte priva di problemi è insolita nell'opera di Bernhard fino al 1976. La casa di convalescenza risulta essere un luogo dove i casi gravi vengono a morire, e i travagli dell'adolescente sfortunato sono tutt'altro che finiti poiché si prende un'infezione polmonare proprio mentre sta lì.[29] È il 1949 e il libro finisce che si sta recando all'ospedale TBC di Grafenhof.

Die Kälte descrive gli orrori di Grafenhof ("ein Schreckenswort"), il sanatorio di Sankt Veit im Pongau, dove Bernhard rimase per due periodi: il primo, dal 27 luglio 1949 al 26 febbraio 1950, e il secondo, dal 13 Luglio 1950 fino all'11 gennaio 1951.[30] La prima parte della narrazione si concentra sulla sofferenza di essere confinati nuovamente in un'istituzione a causa di una malattia. Le descrizioni delle routine di un ospedale, con tutte le loro insensibilità, inefficienze e casi di trascuratezza umana sono, in parte, indistinguibili da Der Atem. Il narratore descrive, con convincente realismo psicologico, l'assurdità grottesca di una competizione di sputo ("Sputumproduktion [...] Wettbewerb") in cui, fino a quando il paziente non ha riempito la fiasca di espettorato e si è rivelato positivo, non viene propriamente accettato nella comunità dei pazienti.[31] Tra la solitudine, desolazione e disperazione della sua situazione, l'adolescente decide di abbracciare la vita, nonostante tutto, e si ribella contro l'accettazione delle sue miserabili circostanze.[32] È una decisione interiore, profondamente psicologica, positiva, che sfida la sua condizione esterna. Nel Landeskrankenhaus dovette a suo tempo affrontare la malattia di suo nonno; ora, in un orribile parallelo, è la malattia terminale di sua madre che lo preoccupa.[33] Tuttavia, un'altra relazione segna la situazione potenzialmente senza speranza quando il giovane Bernhard fa amicizia con Rudolf Brändle, un co-paziente che è direttore d'orchestra.[34] La stimolazione intellettuale offerta dalle conversazioni sulla musica con Brändle rivitalizza il paziente indebolito la cui morte della madre richiede una lunga riflessione sulla sua famiglia, e il narratore più anziano è portato a riflettere sul passato.[35] Un breve interludio a Salisburgo, dopo una breve dimissione dall'ospedale, è seguito da un secondo periodo a Grafenhof quando gli viene diagnosticata la tubercolosi.[36] Orribili negligenze mediche e diagnosi errate gli bloccano qualsiasi guarigione.[37] Ancora una volta, il giovane Bernhard si immerge nell'auto-contemplazione e viene ulteriormente angosciato dalla gerarchia dell'spedale, con i pazienti privati che prevedibilmente ricevono il miglior trattamento.[38] Mentre le sue condizioni fisiche finalmente migliorano con regolarità, egli legge di più e si dedica persino alla scrittura. Il libro si conclude drammaticamente: si dimette prematuramente da Grafenhof, rischia quasi di morire, gli viene richiesto di tornare immediatamente ma rifiuta e non tornerà mai più.[39]

Il volume finale della pentalogia (che io ho sempre letto per primo), Ein Kind, ritorna all'infanzia di Bernhard, descrivendo i suoi primi anni dalla nascita fino al suo ingresso al collegio per studenti nella Schrannengasse. La narrazione si apre con un racconto sull'ottimismo e l'ambizione di Thomas a otto anni, che prende senza permesso la bicicletta del patrigno, nel tentativo di percorrere i trentasei chilometri dalla casa di sua madre a Traunstein, in Baviera, fino alla casa della zia a Salisburgo.[40] La storia che ne risulta delle sue birichinate e delle relative punizioni dà il tono a gran parte di questo affascinante libro: il suo terrore per l'ira di sua madre è compensato dal profondo amore per il suo protettore universale, il nonno materno;[41] il suo affetto per il tempo trascorso a Ettendorf, i "Paradies" dove vivevano i suoi nonni;[42] la sua stretta amicizia con Schorschi, un ragazzo del villaggio locale;[43] e una condensata biografia di suo nonno i cui successi letterari (in verità molto limitati) sia protagonista che narratore ammirano manifestamente.[44] Per la prima volta nella pentalogia, il narratore è in grado di parlare liberamente della sua prima infanzia.[45] In linea con il tono sempre più positivo del ciclo pentalogico, il narratore descrive la sua felice amicizia con Hippinger Hansi, un ragazzo di una fattoria vicina, compresi i primi giorni di scuola in cui il giovane Thomas eccelle sotto l'influenza di una insegnante benevola, incoraggiante e amorevole.[46] Il trasferimento della famiglia a Traunstein rompe l'idillio pastorale dell'infanzia, ma l'incondizionato amore per il nonno rimane un fattore costante e neutralizza il dolore. Il bullismo alla nuova scuola porta pensieri suicidi, e il giovane Thomas viene emarginato sebbene rimanga ostinatamente un individualista ("Bald sah ich, daß ich weder zu der einen Gruppe gehörte noch zur anderen, daß ich in keine paßte").[47] Il ragazzo perde fiducia nella scuola, la marina e alla fine viene mandato in un campo di correzione nazista in Turingia dove c'è un regime particolarmente severo, e viene ulteriormente perseguitato, questa volta perché bagna il letto (comprensibili le ragioni sottese).[48] L'ombra della guerra è presente verso la fine del libro.[49] Per quanto angoscianti le descrizioni della crudeltà di sua madre, degli insegnanti e dei compagni di classe, l'amore del ragazzo per suo nonno affiora ripetutamente come motivo per poter essere felici e guardare al futuro. Piccoli dettagli come il ricordo del ragazzo riguardo agli aerei da caccia Me 109 che contrattaccano, rivelano il fascino del narratore nel ricreare il suo passato.[50] Lungi dal presentare un ricordo nichilista di un'infanzia continuamente infelice, il narratore sembra provare piacere nel mettere le influenze positive nella sua vita a confronto con quelle negative: come spesso nella pentalogia, quando viene raggiunto un momento decisivo, la sopravvivenza (in Grafenhof ), l'amore (per il nonno, la madre, gli amici e Traunstein) e l'ottimismo (riguardo alle sue future carriere canore, commerciali e letterarie) prevalgono.

  1. Thomas Bernhard, Die Ursache: eine Andeutung (Salzburg: Residenz, 1975); Der Keller: eine Entziehung (Salzburg: Residenz, 1976); Der Atem: eine Entscheidung (Salzburg: Residenz, 1978); Die Kälte: eine Isolation (Salzburg: Residenz, 1981), e: Ein Kind (Salzburg: Residenz, 1982).
  2. Si veda: Thomas Bernhard, "Der pensionierte Salonsozialist", profit, 26 gennaio 1981. Per una bibliografia di articoli e risposte a questa controversia, incluse le lettere del pubblico agli editori dei giornali, si veda: Thomas Bernhard Werkgeschichte, II rev. ed, cur. Jens Dittmar, (Frankfurt: Suhrkamp, 1990), p.433.
  3. Ci sono anche varie altre brevi pibblicazioni, tra cui articoli di giornali, una poesia, e una collezione di storie scritte e pubblicate precedentemente. Per ulteriori particolari riguardo a tali pubblicazioni, con esempi della loro ricezione critica, si veda: Dittmar, Werkgeschichie, pp. 169-237.
  4. Chambers, p.208.
  5. Per una chiara sinossi di tutte e cinque le opere, si veda: Helmut Gross, "Biographischer Hintergrund von Thomas Bernhards Wahrheitsrigorismus", Text und Kritik, 43 (1991), 112-21. Per un resoconto esaustivo della vita di Bernhard, l'importante monografia di Hans Höller è indispensabile: Höller, Thomas Bernhard. Il capitolo di Höller sulle opere autobiografiche (pp.97-108) contiene una sezione interessante che indica alcune inesattezze fattuali delle narrazioni (pp. 102-4).
  6. Bernhard, Die Ursache, p.44.
  7. Ibid., pp. 60 e 75.
  8. Ibid., p. 53.
  9. Ibid., pp. 60-3. Suo nonno era lo scrittore Johannes Freumbichler (1881-1949). Per un resoconto della sua vita ed alcuni aspetti di rilevanza per Bernhard, si veda: Caroline Markolin, Die Großväter sind die Lehrer: Johannes Freumbichler und sein Enkel Thomas Bernhard (Salzburg: Otto Müller, 1988).
  10. Ibid., p. 76.
  11. Ibid., p. 94 [corsivo nell'originale].
  12. Ibid., p. 118.
  13. Ibid., pp. 114-6.
  14. Ibid., p. 112.
  15. Bernhard, Der Keller, p.9 [corsivo nell'originale].
  16. Ibid., p. 16.
  17. Si veda per es., ibid., p. 67.
  18. Ibid., p.48.
  19. Ibid., p. 66.
  20. Ibid., pp. 86-92.
  21. Ibid., p. 116.
  22. Ibid., pp. 132-48.
  23. Ibid., p. 149.
  24. Bernhard, Der Atem, p. 26.
  25. Ibid., pp. 14-18, 66, e 70.
  26. Ibid., pp.20 e 24 [morte di altri pazienti], 74 [Generale ungheresel], 78-9 [Marktfahrer aus Mattighofen], e 82-6 [Geldbriefträger].
  27. Ibid., p. 122.
  28. Ibid., p. 126.
  29. Ibid., p. 132.
  30. Bernhard, Die Kälte, p. 7.
  31. Ibid., p. 10.
  32. Ibid., p. 26.
  33. Ibid., pp. 34-5.
  34. Ibid., p. 50. Brändle ha scritto un interessante e particolareggiato resoconto della sua amicizia con Bernhard che include interpretazioni della pentalogia. Si veda: Rudolf Brändle, Zeugenfreundschaft: Erinnerungen an Thomas Bernhard (Salzburg: Residenz, 1999). Per una descrizione del tempo trascorso insieme a Grafenhof, cfr. il Capitolo 2, "Höhenluft" (pp.45-87).
  35. Ibid., pp. 58-84 e 132 (morte della madre).
  36. Ibid., pp. 88-91.
  37. Ibid., p. 96. Brändle conferma che le descrizioni di Bernhard, sebbene possaano sembrare iperboliche, in realtà riflettono il vero stato di cose a Grafenhof. Si veda: Brändle, p. 49.
  38. Ibid., p. 128. Anche Brändle parla di una "Krankenhierarchie" a Grafenhof. Si veda: Brändle, p. 50.
  39. Ibid., pp. 149-51.
  40. Bernhard, Ein Kind, p. 7.
  41. Ibid., p. 24.
  42. Ibid., pp. 28, 77 e 84.
  43. Ibid., p. 32.
  44. Ibid., p. 48 e pp. 56-9.
  45. Ibid., pp. 60-71.
  46. Ibid., pp. 82-92.
  47. Ibid., p. 119.
  48. Ibid., pp. 132-48.
  49. Ibid., pp. 162-4.
  50. Ibid., p. 162.