La prosa ultima di Thomas Bernhard/Presentazione del narratore

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Indice del libro
Thomas Bernhard, 1987

Presentazione del narratore[modifica]

Nella pentalogia, le mutevoli prospettive narrative e la complessa, a volte particolarmente densa relazione tra narratore e protagonista rivelavano importanti informazioni, spesso indirettamente, sulla vita precedente dello scrivente e sul successivo atteggiamento dello scrittore reminiscente. In Beton, le due frasi in terza persona che racchiudono la narrazione hanno un effetto quasi cosmetico. La narrazione in prima persona del diario di Rudolf rende questo libro tutt'altro che una narrativa in prima persona. Le lunghe frasi, le angosciose auto-descrizioni, le critiche virulente alla natura umana e alle istituzioni sono ancora tutte presenti come nei lavori precedenti. La dipartita dalle opere precedenti arriva nelle aree di umanità e speranza, non in un qualche cambiamento fondamentale nello stile o nel metodo narrativo. Come afferma Herbert Pütz dal punto di vista linguistico nella sua lettura dettagliata della narrativa in Beton: "[...] ich [kann] mich allerdings nach der Lektüre von etwas mehr Bernhard des Eindrucks nicht erwehren [.. .], daß es womöglich gar keinen spezifischen Beton-Stil gibt, weil in Beton vorkommende Eigenheiten sich in anderen Texten von Bernhard ähnlich gehäuft wiederfinden." [1] Come nelle autobiografie, è il modo in cui il narratore rivela informazioni che dicono molto sulle sue motivazioni e su se stesso.

Nell'intervista a Maiorca del 1981 con Fleischmann, quando Beton era senza dubbio una delle sue maggiori preoccupazioni, Bernhard rivelò: "Ich schreibe immer über innere Landschaften, und die sehen die meisten Leut’ nicht, weil sie innen fast nix sehen". [2] Questo avvertimento, se tale fosse necessario, dovrebbe evitare una lettura letterale del testo: Rudolf non è semplicemente un introverso quasi psicotico con il blocco dello scrittore, in condizioni di pessima salute. Se fosse considerato tale, Beton diventerebbe un caso clinico di studio e non una narrazione letteraria sottile e stimolante. Il movimento "hin und her" spiegato a Kathrein assume una forma interessante nella presentazione di Rudolf che narra: da un lato, Bernhard ironizza e distanzia Rudolf dal lettore; dall'altro, tuttavia, incoraggia l'identificazione e l'impegno intellettuale ed emotivo con il suo narratore. Laddove la personalità di un narratore onnisciente e del tutto affidabile sarebbe stata poco appariscente, l'effetto di questo distanziamento e coinvolgimento con Rudolf è quello di portare in rilievo ciascuno dei due aspetti importanti della sua personalità: Rudolf è davvero un tipo strambo, distaccato dal contatto sociale e fuori dal mondo, ma è anche una figura umana che osserva e riflette in modo percettivo sul suo ambiente e ha bisogno del calore umano. Come per le autobiografie, l'effetto principale di questi cambiamenti di messa a fuoco è di incoraggiare il lettore a cercare i paesaggi interiori delle narrazioni di Rudolf in cui si trova il fertile territorio del libro, per quanto riguarda le questioni di speranza e umanità. È attraverso la presentazione del narratore che Bernhard in questo testo guida il suo lettore verso tali questioni importanti.

In Beton, Bernhard prende chiaramente le distanze dal narratore. I tre modi principali in cui Bernhard crea una distanza critica tra il narratore-protagonista e il lettore sono: primo, facendo talvolta sembrare ridicolo Rudolf; secondo, deridendo delicatamente le sue debolezze umane e, terzo, evidenziando la sua inaffidabilità come narratore e come persona. Il fatto apparentemente ridicolo su Rudolf è la sua preoccupazione decennale per lo studio di Mendelssohn. Alcuni dei commenti che Rudolf fa all'inizio della narrazione annunciano la sua eccentricità: "[...] bevor ich nicht weiß, wie der erste Satz lautet, kann ich keine Arbeit anfangen". [3] Sembra meno un uomo determinato a completare il suo lavoro e più come qualcuno che cerca di inventare scuse per evitare di mettere giù qualcosa su carta. È pronto a fare tutto il possibile per convincersi che la responsabilità del suo progetto è saldamente nelle sue mani, ma a quanto pare è il momento, e non lui, che determina quando inizierà il suo lavoro: "Ich stand da und schaute durch die Tür auf den Schreibtisch und fragte mich, wann der Moment da sei, an den Schreibtisch zu treten und mich hinzusetzen und mit der Arbeit anzufangen." [4] L'assurdità alienante di queste affermazioni non dovrebbe essere messa da parte senza pensarci.

Quando, poco dopo, la narrazione rivela l'atteggiamento insolito di Rudolf verso i ristoranti in cui lui stesso sceglie di cenare, invita il lettore non solo a sorridere a Rudolf ma a chiedersi perché si impegni in un'azione: "Wenn ich essen gehe, fliehe ich, kaum daß ich eingetreten bin und meine Mahlzeit, vor welcher es mich ekelt, gegessen habe, aus dem Gasthaus." [5] Sceglie di scrivere un'opera su Mendelssohn ma evita di utilizzare le sue ampie note; va a mangiare in un ristorante ma fugge il prima possibile. Il lettore può stabilire un collegamento tra queste due azioni apparentemente incomprensibili e collegarle all'infelicità di Rudolf — il fatto che si trovi in situazioni (di sua propria creazione) in cui preferirebbe non trovarsi. Non è solo ciò che dice il narratore o lo scrittore dietro di lui gli fa dire, è come lo dice il narratore e come suona al lettore, che ne determina l'interpretazione. In un testo ricco di "paesaggi interiori", questo processo è particolarmente importante.

Immediatamente dopo questa descrizione delle sue esperienze al ristorante, Rudolf parte per una disquisizione apparentemente divagante sui suoi problemi con la comunicazione linguistica, sia con gli altri in generale che con Frau Kienesberger in particolare; il lettore si chiede se questa esposizione sia una serie di descrizioni sciolte e sconnesse o se esista effettivamente un legame tra la sua incapacità di relazionarsi coi clienti nel ristorante e il suo ritiro dalla società. Ciò, a sua volta, porta alla domanda sul perché si sia ritirato dalla società e così via. Una tale narrativa, se seguita assiduamente, richiede una resistenza interpretativa da parte del lettore. Bernhard stabilisce collegamenti sia come connessioni intertestuali secondo quanto evidenziato nella sezione sul perfezionismo e la speranza, sia come connessioni biografiche tra autore e protagonista che forniscono soddisfazione al lettore aiutandolo a mettere insieme e completare linee di interpretazione coerenti e consistenti; richiedono quindi e premiano una lettura attenta e meticolosa.

Istanze quasi-autistiche quando Rudolf si esercita nel parlare[6] e ride ad alta voce senza una ragione apparente[7] o si precipita in qualche modo inspiegabilmente nel cortile e allunga le braccia e respira profondamente[8] quando è da solo, fa sì che il lettore metta in discussione la normalità del protagonista, e lo stabiliscono fino a un certo punto come una persona morbosa, un po' ossessiva. Questa prospettiva è intensificata dai numerosi attacchi a Rudolf da parte di sua sorella. Elisabeth è per molti versi l'epitome di una notevole donna d'affari: socievole, di successo e articolata. Le sue critiche a Rudolf sono difficili da confutare: lo rimprovera per il suo morboso interesse per i morti (filosofi, scrittori) a scapito delle persone viventi e con le quali potrebbe avere contatti proficui; lo accusa di aver trasformato la casa in un obitorio, in breve, di esser diventato "eine traurige, komische Figur".[9] La sua normalità — è stata sposata, ha amici e amanti, viaggia, si diverte a leggere ed è ambiziosa — la contraddistingue nel testo come simbolo della società. È in netto contrasto con Rudolf, e questi è felice di permettere questa opposizione, reputandosi lui come persona immaginativo e lei come persona realistica ("phantastisch" e "realistisch").[10] L'effetto è che Rudolf viene presentato come alienato alla vita, insalubre in ben più del senso fisico, mentre Elisabeth viene sempre più a rappresentare gli scopi salutari della cosiddetta società normale.

Sebbene Rudolf sia ridicolizzato, forse a volte piuttosto ingiustamente e crudelmente, come un eccentrico, si attira comunque su di sé una buona dose di lieve derisione a causa di incoerenze nel suo resoconto. L'area principale di questa derisione è nella sua percezione di come gli altri lo considerano. Rudolf fa di tutto per informare il suo lettore che non gli importa cosa pensano gli altri di lui: "Ich hatte mich ja immer höchst wenig um die öffentliche Meinung gekümmert [...]." [11] Tuttavia, ciò non è proprio vero: spesso racconta con rabbia l'umiliazione che ha subito in pubblico per mano di sua sorella. Lo mette in ridicolo per il suo continuo lavoro su Mendelssohn. Se davvero non gli importasse cosa pensassero Elisabeth o i suoi amici, come per esempio il ministro dell'Agricoltura e della Cultura, allora non si sarebbe soffermato sulla questione. [12] Questo lo irrita chiaramente. Dopo la partenza di sua sorella, Rudolf commenta con apparente sfida: "Und ich denke nicht daran, alles das wieder in Ordnung zu bringen, was sie in Unordnung gebracht hat". [13] Tuttavia, vi è un'incongruenza qui perché, quasi all'inizio del libro, era decisamente molto più preoccupato per questa stessa faccenda: "Auch an diesem Abreisetag hatte sie [Elisabeth] ihr Zimmer vollkommen unaufgeräumt hinterlassen, so daß ich mich vor [... ] Frau Kienesberger [...] genierte [...]." [14] Primenti, si rammarica delle brutte figure fatte con Frau Kienesberger nelle occasioni in passato in cui le confidava che sarebbe andato via in uno dei suoi viaggi per mesi, per ritornare invece imbarazzatissimo solo dopo pochi giorni.[15]

Bernhard attribuisce al lettore il compito di trovare tali incongruenze; non sono presentate in modo diretto. L'effetto sul lettore di questa inaffidabilità natatoria è di constatare che Rudolf non è forse così rimosso dai valori della società, simboleggiata da sua sorella, come vorrebbe pensare. Si ribaltano le carte in tavola e Rudolf viene improvvisamente proiettato alla luce di figura umana sensibile: non è il disperato caso clinico di studio percepito da alcuni commentatori critici ("Das Buch ist die Geschichte einer Selbstauslöschung, einer Hypochondrie [...]" ),[16] piuttosto è un uomo che condivide gli stessi impulsi di base di Anna o Elisabeth ma che li definisce e li esprime in modo diverso.

L'inaffidabilità narrativa agisce come una scossa per il lettore in modo da riconoscere la normalità di Rudolf. Nelle prime trenta pagine del libro, Rudolf rimprovera inequivocabilmente sua sorella e critica la sua presenza in casa, incolpando la sua incapacità di scrivere, in parte, sulla presenza sgradita di Elisabeth. Poi, all'improvviso, in un monologo su come lei e le donne in generale lo hanno rovinato, si chiede con aria disinteressata se lui stesso non l'avesse invitata a Peiskam e aggiunge immediatamente: "Ich hatte ihr ein Telegramm geschickt, in welchem ​​ich sie aufgefordert habe, nach Peiskam zu kommen."[17] Anche dopo aver fatto fare al lettore il girotondo, Rudolf cerca di sottrarsi alla sua duplicità dicendo: "Es stellte sich heraus, daß sie selbst ohne meine Aufforderung genau an demselben Tag nach Peiskam gekommen wäre [...]." [18] Poiché Rudolf ha dimostrato al lettore quanto egli sia inaffidabile, questa seconda rivelazione non può essere presa a valore nominale. Il lettore si domanda se Rudolf stia giustificando la sua segretezza o se non sia semplicemente disposto ad ammettere la sua debolezza nel chiedere a sua sorella di venire e "salvarlo" ("erretten"). [19] Ad ogni modo, il lettore non può fare affidamento sulla sua parola, e questa inaffidabilità si estende ad altre aree del testo. Di conseguenza, è difficile sapere se credere o meno a questa coincidenza sull'arrivo di sua sorella. Dati i loro frequenti litigi, è inoltre difficile credere alla sua affermazione che, se non le avesse chiesto di venire, potrebbe ora chiederle di andarsene. [20] Tutte queste osservazioni leggermente incredibili e illogiche sono indicazioni che rivelano un personaggio che cerca di nascondere o coprire qualcosa, poiché Rudolf può essere perfettamente semplice e coerente quando sceglie di esserlo — come dimostra il monologo sul perfezionismo. Il lettore può fare affidamento sull'inaffidabilità narratoria per interpretare la situazione, anche se non è ciò che il narratore intende.

Dato che Rudolf non è presentato come un narratore in prima persona onnisciente e affidabile e che la narrazione è difficile da seguire con le sue lunghe frasi, ripetizioni e apparenti non sequitur, Bernhard ha bisogno di dare una certa coesione alla storia per non farla degenerare in episodi impressionistici sconnessi di una guida narrativa che spiazza il lettore senza consolarlo o dirigerlo verso qualcosa. Mentre Rudolf sottolinea che le sue voci di diario sono "Skizzen", [21] e quindi necessariamente frammentarie e incomplete, ci sono indizi ricorrenti sullo scopo del testo. La presentazione narrativa contribuisce al naturale desiderio del lettore di voler trovare un significato, di comprendere le azioni e le motivazioni di Rudolf e lo scopo dello scrittore dietro la storia. Pütz, nel suo studio linguistico, definisce questo significato narrativo "Textkohärenz". [22] Egli sostiene che la coerenza è raggiunta dal filo, sempre presente durante la scarsa azione del libro, dell'intenzione di Rudolf di portare a termine lo studio di Mendelssohn — l'unico fattore comune a cui ritornano tutti i suoi "Denk-Eskapaden". [23] Come dice Pütz: "Aber darüber, daß er [Rudolf] nicht schreiben kann, schreibt er gute 200 Seiten." [24] Pütz continua a presentare un caso di coesione narrativa tramite l'associazione lessicale di alcuni composti, come "Hotelaufenthalt", "Hotelbewohner" e "Hotelbett" per fare solo uno dei tanti esempi. [25] Da un punto di vista linguistico, il caso di Pütz è convincente; da un punto di vista letterario, egli sceglie di non considerare i "paesaggi interiori" di Bernhard. Pütz si riferisce al "caos interiore" del testo. A condizione che le azioni di Rudolf rimangano sconnesse, incoerenti, quelle di un pazzo imprevedibile, il caos rimarrà al centro della narrazione. È facendo dei collegamenti dopo aver letto attentamente e considerando i temi della speranza e dell'umanità e vedendo come Bernhard presenta la figura centrale del suo narratore, che il critico e il lettore possono sperare di dare un senso al potenziale caos.

Come già discusso, le associazioni che Rudolf impone al lettore attento e paziente, creano un significato e una coerenza che mostrano che la narrativa di Rudolf è piena di incidenti non convenzionali. La comprensione convenzionale dell'azione narrativa, usata da Pütz, viene ridefinita dal trasferimento, in larga misura, a pensieri e riflessioni, non ad azioni esterne. La mente di Rudolf è la scena dell'azione. L'affermazione di Pütz secondo cui Rudolf non fa molto ("Rudolf tut angesichts der 200 Seiten Buchlänge sehr wenig") [26] è esatta solo se si considera che si riferisca esclusivamente all'azione esterna. Come dimostra l'analisi dell'inaffidabilità narrativa, anche la rivelazione relativamente banale che Rudolf ha effettivamente invitato sua sorella a Peiskam è un evento narrativo o un incidente importante. Dal punto di vista di una discussione letteraria, un'interpretazione linguistica di un testo come questo può essere tanto fuorviante quanto un'interpretazione letterale. Nell’"Hundekomödie", dicendo che un cane è responsabile di una guerra mondiale, il narratore estende la disponibilità del lettore a dargli il beneficio del dubbio oltre il limite della ragionevolezza. [27] Bernhard avrebbe perso per strada quel lettore incline a interpretazioni letterali o anche simboliche. Dopotutto, un uomo che afferma che i cani sono responsabili di guerre mondiali deve essere pazzo o comico. È in questi casi che il lettore viene invitato ad applicare la conoscenza di Rudolf che ha ottenuto altrove al fine di creare un'interpretazione più in linea con il tenore della narrazione. Il lettore, incoraggiato dal narratore a trovare associazioni e indizi, cercherà il motivo dietro questa affermazione surreale o assurda sui cani. In questo caso, il lettore deve attendere alcune righe prima che la vera ragione dell'assurda distorsione diventi evidente in un processo mentale centrato sull'uomo che può essere ricondotto al contenuto della frase che precede l’"Hundekomödie": il disgusto che egli sente per una fabbrica cartiera che avvelena l'aria che respira inquinando l'atmosfera e accelerando così il suo decesso. [28] Questa descrizione lamenta la violazione dei diritti umani basilari (niente di più basilare della respirazione) a causa dell'avidità commerciale e di una fondamentale inconsiderazione civica. Quando arriva l'alquanto assurdo "Hundekomödie", il lettore con stamina interpretativa rileverà un filo comune o un collegamento con questo pensiero sulla disumanità dell'uomo verso l'uomo, quando alla fine Rudolf rivelerà: "[...] die Menschheit [pflegt] die Hunde besser [. ..] als ihre Mitmenschen [...]. Ich erlaube mir, eine solche Welt tatsächlich als eine perverse und im höchsten Grado unmenschliche und total verrückte zu bezeichnen." [29] In tutta questa "Hundekomödie", qualsiasi lettore in cerca di una verifica sulla ridicola esagerazione di Rudolf e la sua propensione all'assurdità, troverà molte prove; tuttavia, il lettore esigente chiederà cosa significhi o indichi l'incoerenza o il caos apparente. Sarà obbligato a rileggere il passaggio e a rivalutare gli obiettivi di Rudolf, a guardare indietro dove il soggetto è cambiato e perché e come. Dovrà quindi rivalutare eventi narrativi passati. Dopo questo processo, lo stesso uomo che Elisabeth chiamava una figura triste e comica può infatti apparire qui come un sensibile e dignitoso sostenitore dei valori umani.

Bernhard incoraggia una lettura attenta della storia di Rudolf: mettendo insieme tutti gli indizi su Rudolf, come quello sulla discussione dei cani, il lettore troverà più facile vedere un significato coerente nel testo. Emerge che, oltre ad essere inaffidabile, Rudolf è infallibilmente coerente nel lasciare indizi sul suo significato. Le opinioni centrate sull'uomo risultanti dai commenti sulla fabbrica cartiera e sui cani, sono in linea con la sensibilità percettiva delle sottili rivelazioni di Rudolf, siano esse nel monologo del perfezionismo o negli altri elementi carichi di indizi della narrazione, come le descrizioni di Frau Kienesberger. Naturalmente, il lettore non è obbligato a interpretare o vedere la storia in questo modo, ma non ci sono dubbi sul fatto che un lettore disposto a creare collegamenti, cercare connessioni e guardare dietro le parole riflesse nei paesaggi interiori, troverà la narrazione più ricca di una data dalla lettura letterale, teorica, ideologica o sbrigativa del testo.

Note[modifica]

  1. Herbert Pütz, "Einige textlinguistische Bemerkungen zu Beton", Text und Kontext, 14 (1986), 211-36 (p.213). Questo è un articolo insolito in quanto Pütz non è uno studioso di letteratura bensì un linguista ed esamina l'opera bernhardiana di conseguenza: "Da ich nicht Literaturwissenschaftler bin, werde ich mich bei den folgenden Bemerkungen zu Beton ans Deskriptive halten und von Interpretationsversuchen so weit wie möglich absehen" (p.211).
  2. Fleischmann, Thomas Bernhard – Eine Begegnung, pp. 14-15.
  3. Bernhard, Beton, p. 9.
  4. Ibid., p. 23.
  5. Ibid., p. 27.
  6. Ibid., pp. 27-8.
  7. Ibid., p. 51.
  8. Ibid., p. 41.
  9. Ibid., p. 26.
  10. Ibid., p. 52.
  11. Ibid., p. 133.
  12. Ibid., pp. 28-9.
  13. Ibid., p. 68.
  14. Ibid., p. 18.
  15. Ibid., p. 134.
  16. Otto F. Beer, "Selbstbespiegelung in Fugentechnik", Die Welt, 18 settembre 1982.
  17. Bernhard, Beton, p. 35.
  18. Ibid., p. 38.
  19. Ibid., p. 39.
  20. Ibid., p. 38.
  21. Ibid., p. 69.
  22. Pütz, p. 219.
  23. Ibid.
  24. Ibid., p. 218.
  25. Per l'esempio citato, si veda: Pütz, p. 222. Per una più completa esposizione di questa tesi, si veda: pp. 219-24.
  26. Ibid., p. 219.
  27. Bernhard, Beton, pp. 74-8.
  28. Ibid., p. 74.
  29. Ibid., pp. 77-8.