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Pensare Maimonide/Titolo Mishneh

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Indice del libro
"Mishneh Torah" – Copia miniata in 20 voll., manoscritta da Salomon Ibn Zauk per Joseph Sen David Ibn Yaya e completata nel 1492
"Mishneh Torah" – Copia miniata in 20 voll., manoscritta da Salomon Ibn Zauk per Joseph Sen David Ibn Yaya e completata nel 1492


Mishneh Torah: il significato del titolo
La Mishneh Torah (in ebraico: מִשְׁנֶה תּוֹרָה , "Ripetizione della Torah") sottotitolato Sefer Yad HaHazaka (ספר יד החזקה "Libro della Mano Forte") del Rambam[1] è la codificazione più completa e influente della legge ebraica nell'era post-talmudica. Il suo impatto sul discorso halakhico, sia come decisore giuridico (ad esempio, per Rabbi Joseph Karo nel suo Shulhan Arukh) sia come strumento di interpretazione, è sia profondo che drammatico. L'audace programma del Rambam, spiegato nella sua Mishneh Torah, di codificare l'halakhah definitiva in tutte le aree della legge ebraica, era niente meno che eccezionale e, come c'era da prevederlo, controverso. Il nome che Maimonide scelse per il suo magnum opus era altrettanto audace, poiché Mishneh Torah è il nome ebraico del Deuteronomio. Il titolo di Mishneh Torah datogli dal Rambam ci dà un'idea di come egli abbia concettualizzato la portata della sua grande opera e la funzione che avrebbe svolto nella nazione ebraica. Il titolo riconosce subito la grande influenza della Mishnah, alla quale Maimonide paragonava spesso la propria opera, e suggerisce anche, in molti modi, quale fosse il suo stesso progetto nello scrivere la Mishneh Torah. Questo capitolo chiarirà quattro allusioni contenute nel titolo della Mishneh Torah come mezzo per chiarire la sua struttura, stile e scopo.

Confronto con la Scrittura

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L'enorme ruolo che la Mishneh Torah ha avuto nel pensiero ebraico e nella sua pratica legale è ben consolidato: lo Shulhan Arukh considerava la Mishneh Torah del Rambam come una delle tre opinioni che avrebbero posto le basi della legge ebraica. Quando lo Shulhan Arukh decide in accordo con Maimonide, la lingua dell'halakhah è spesso quella della Mishneh Torah stessa. Ogni generazione genera nuovi commenti alla Mishneh Torah. È, forse unicamente nel mondo ebraico, consultata universalmente per chiarire le continue questioni legali.

Eppure Maimonide stesso aveva ambizioni ancora maggiori per la sua opera. Rambam ha scritto nell'introduzione alla Mishneh Torah che il suo lavoro era definitivo e sufficiente come deposito della legge orale. Chiama la sua opera Mishneh Torah, scrive, "perché se uno legge le Scritture e poi legge questo volume, conoscerà l'intera legge orale e non avrà bisogno di leggere nessun altro libro oltre a questi".[2] "Mishneh" in questo senso si basa sulla parola sheniyya, o seconda. La Mishneh Torah sarebbe seconda rispetto al Pentateuco, la Torah scritta. Rambam intendeva che il suo lavoro fosse un volume complementare alla legge scritta; il concetto incorporato di "sheniyya" è il riferimento principale del titolo, Mishneh Torah.

L'idea che la Mishneh Torah sia un volume di accompagnamento della Torah Scritta non è semplicemente accademica; ha avuto un ruolo nella composizione formale della stessa Mishneh Torah. All'inizio delle leggi di Hanukkah, ad esempio, Rambam racconta a lungo la storia degli eventi di Hanukkah.[3] Al contrario, nelle leggi di Purim non viene trovata alcuna storia del genere. Lì, Rambam nota solo che "è noto che [la lettura della Megillah] era un decreto dei Profeti". Una volta ho letto che il Rav, Rabbi Joseph Soloveitchik, spiegava perché Maimonide non discutesse della storia di Purim come faceva per gli eventi di Hanukkah. La storia di Purim è riportata nel libro di Ester, ha sottolineato R. Soloveitchik, che fa parte della Bibbia: la Mishneh Torah era intesa a integrare la legge scritta, e quindi Rambam trovò inutile ripetere ciò che era già stato esposto. Ma Rambam registra però la storia post-biblica di Hanukkah.

Modellata sulla Mishnah

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Sebbene un'opera con lo scopo e l'ambizione della Mishneh Torah fosse in realtà senza precedenti, Rambam si basòa comunque su un modello ben definito, la Mishnah di Rebbe, R. Judah il Principe[4] — il che ci porta alla seconda allusione nel titolo. Non è un caso che l'opera del Rebbe sia così prominente nel titolo del magnum opus di Rambam: Rambam stesso esaltò a lungo Judah il Principe e scrive spesso dei parallelismi tra l'opera del Rebbe e la sua. Maimonide, generalmente circospetto, è tutt'altro che circospetto nella sua ammirazione del Rebbe:

« E... è giunto il momento per il nostro santo insegnante, la pace sia su di lui, che fu singolare nella sua generazione e unico nel suo tempo, un uomo nel quale sono state trovate tutte le cose che erano desiderabili e buoni attributi fin quando meritò di essere chiamato dal popolo della sua generazione, "Il nostro santo maestro", e il suo nome era Judah. E [egli] fu perfetto nella sua saggezza ed esaltazione — come dicevano: sin dai tempi del nostro insegnante, Mosè, fino al Rebbe non abbiamo trovato la Torah e la grandezza in un unico posto (Gittin 59a). Fu il massimo della pietà, dell'umiltà e del rifiuto di tutti i piaceri, come dicevano, quando Rebbe morì: l'umiltà e la paura del peccato non furono trovate se non in lui (Sotah 49b).[5] »

Tra le esplicite connessioni che Rambam stabilì tra la sua opera e quella del Rebbe, spiccò lo stile. Rambam ha espresso la sua ammirazione per la chiarezza del Rebbe nell'introduzione al Commentario alla Mishnah: "La sua [del Rebbe] eloquenza e facilità in lingua ebraica superò tutte le altre al punto che i Rabbini imparavano il significato delle frasi bibliche con cui avevano difficoltà dalle parole dei suoi domestici e dei suoi servitori". Nella sua introduzione a Sefer ha-Mitsvot, Rambam notò che, grazie alla chiarezza dell'ebraico mishnaico, egli avrebbe usato solo quella lingua nella sua opera:

« Ho anche trovato consigliabile non comporre [quest'opera] nel linguaggio delle Sacre Scritture, dal momento che quel linguaggio sacro per noi oggi è troppo limitato per scriverci l'intero complesso della legge. Né la scriverei nella lingua del Talmud [cioè l'aramaico], poiché solo pochi individui tra noi lo capiscono oggigiorno, e l'erudito talmudista trova estranee e remote molte delle sue parole. Invece, io lo scriverei nella lingua della Mishnah, in modo che possa essere facilmente compreso dalla maggior parte delle persone.[6] »

Inoltre, Rambam menziona di aver pensato di organizzare la Mishneh Torah secondo le categorie della Mishnah:

« Ho iniziato a pensare a come doveva essere fatta la divisione di questa opera e la disposizione delle sue parti. (Mi chiedevo:) Devo dividerlo secondo le divisioni della Mishnah e seguire le sue orme, o dovrei dividerlo in qualche altro modo, disponendo le materie all'inizio o alla fine dell'opera come la logica imporrà, poiché questo è il modo corretto e più semplice per l'apprendimento?[7] »

L'influenza de Rebbe su Maimonide non si limitava allo stile. Uno degli elementi più distintivi della Mishneh Torah è la sua mancanza di attribuzioni (= fonti). Rambam, anche quando codificava la legge secondo un'opinione specifica, non attribuiva quella posizione a un saggio specifico. Fu questo aspetto che il rabbino Phineas ben Meshulam, eminente giudice di Alessandria e contemporaneo di Rambam, criticò in una lettera a Maimonide. In risposta, Rambam offrì un lungo excursus sulla distinzione tra il metodo della Mishnah e il metodo del Talmud — una distinzione tra l’hibbur, un codice monolitico, e il perush, un commento. La Mishneh Torah, rispose, è stata modellata sul metodo della Mishnah, di un hibbur. In risposta alla preoccupazione di R. Phineas che gli autori di particolari opinioni sarebbero stati dimenticati, Rambam spiega:

« Ho qui solo seguito lo stile di Rabbi Giuda. Anche lui ha fatto questo prima di me, poiché ogni halakhah che registrava senza qualifica e anonima si originava da altri studiosi; inoltre anche questi altri rabbini non avevano creato tali halakhot ma a loro volta li avevano ricevuti da altri, e questi altri da altri, fino a Mosè, nostro maestro... Quale vantaggio ci sarebbe nel [citare i nomi dei Saggi]? In effetti, si menziona esplicitamente in diversi punti che Rabbi Judah aggiudicò la legge secondo l'opinione di un dato rabbino che egli preferiva e tuttavia registrò la tale opinione in modo anonimo; questa è una chiara prova che ogni volta che Rabbi Judag riconosceva una legge che gli sembrava la halakha corretta, e quindi degna di essere attuata, la registrava sempre senza qualificarla e in forma anonima.[8] »

Sia nello stile che nell'organizzazione, la Mishnah del Rebbe influisce sulla Mishneh Torah di Rambam. Nella sua Introduzione alla Mishneh Torah, Rambam traccia un'ulteriore connessione tra questi due codici che chiarisce il suo scopo nello scrivere la Mishneh Torah. Sia il suo lavoro che quello del Rebbe, osserva Rambam, furono scritti durante periodi di decentramento e instabilità. Il Rebbe scrisse la Mishnah, dice Maimonide,

perché vide che il numero di studenti continuava a diminuire, le calamità continuavano ad accadere, il governo malvagio stava estendendo il suo dominio e aumentando di potere, e gli Israeliti stavano vagando ed emigrando in luoghi remoti. Scrisse quindi un'opera che sarebbe servita da manuale per tutti, in modo che potesse essere studiata rapidamente e non venisse dimenticata.[9]

Rambam dipinge una pari immagine dei suoi tempi caotici e del declino degli studi sulla Torah:

« Ai nostri giorni prevalgono gravi problemi e tutti sono in difficoltà; la saggezza dei nostri studiosi della Torah è scomparsa e la comprensione dei nostri uomini perspicaci è nascosta. Pertanto, i commenti, le leggi consolidate e le risposte alle domande che i Geonim hanno scritto, e che una volta sembravano chiare, sono diventate difficili da comprendere ai nostri tempi, in modo che solo pochi le interpretano correttamente. E non c'è quasi bisogno di menzionare il Talmud stesso, il Talmud babilonese e il Talmud gerosolimitano, il Sifra, il Sifre e la Tosefta, che richiedono tutti una mente aperta, un'anima saggia e uno studio considerevole, prima di poter correttamente sapere da loro ciò che è proibito o permesso e le altre regole della Torah.[10] Per questo motivo, io, Mosè figlio di Maimon il Sefardita, mi sono così entusiasmato all'azione e, facendo affidamento sull'aiuto della Roccia, che Egli sia benedetto, ho studiato attentamente tutti questi libri, poiché ho ritenuto opportuno scrivere ciò che può essere determinato da tutte queste opere in merito a ciò che è proibito e permesso, impuro e puro, e alle altre regole della Torah .[11] »

Forse il parallelo più profondo tra il Rebbe e Rambam, secondo il punto di vista di quest'ultimo, è che entrambi si sono trovati in periodi di transizione, periodi che hanno minacciato o che sono stati percepiti a minacciare l'integrità della tradizione orale. Di conseguenza, entrambi hanno cercato di comprendere e registrare l'intera Torah orale e quindi garantirla per il futuro. Rebbe scrisse quella che fino ad allora era una tradizione orale. Magistralmente, Rebbe salvaguardò la tradizione orale nonostante la trasformasse in parola scritta. Anche Rambam ha cercato di integrare l'intera legge orale in un testo giuridico.

Probabilmente, anche se sembra che il progetto di Rambam fosse ancora più ambizioso di quello del Rebbe, poiché la Mishneh Torah, a differenza della Mishnah, manca quasi completamente dell'attribuzione delle opinioni, lo stesso Rambam considerava il suo approccio alla codificazione come una continuazione della tradizione del Rebbe. Perché, anche se Maimonide, come abbiamo visto nella sua lettera a R. Phineas, rinunciò interamente alla registrazione delle controversie all'interno della tradizione insieme alla sua eliminazione delle fonti, egli applicò semplicemente la logica della compilazione della Mishnah.

« Avevo già deciso di seguire la metodologia della Mishnah e il Talmud ha già aggiudicato ogni singola halakhah ad hoc o applicando i vari principi di aggiudicazione, e non esistono due modi per attuare una singola legge. Quale sarebbe stato allora l'uso di citare il nome di un Rabbino menzionato nel Talmud, come i nomi di Abaye o Raba, se in realtà non è l'autore dell'halakhah ed è stata ricevuta da molti tramite molti? Per questo motivo, ho scelto di non dare agli eretici alcuna possibilità di prevalere, poiché essi sostengono che noi basiamo la nostra osservanza della legge sulle opinioni degli individui, il che è del tutto falso, poiché seguiamo le leggi che abbiamo ricevuto da moltitudini le quali a loro volta hanno ricevuto le stesse leggi da altre moltitudini precedenti.[12] »

A differenza del Rebbe, Rambam registrò la tradizione orale senza fare riferimento alle autorità rabbiniche originali. Tuttavia, Rambam considerava il suo ruolo come una continuazione di quello del grande codificatore, il Rebbe. In un periodo di sfollamento e instabilità nella vita ebraica, Maimonide, scrivendo la Mishneh Torah, intendeva codificare e fissare la legge e stabilire una base più solida per la vita sociale ebraica. Nel fare ciò, Rambam intendeva produrre un'opera che trascendesse il suo tempo e, possibilmente, l'intera esperienza della diaspora degli ebrei. Sebbene Alfasi, tra gli altri, abbia cercato di codificare l'halakhah, in nessuna opera oltre la Mishneh Torah – e incluso lo stesso Shulhan Arukh successivo – esiste una trattazione dettagliata delle halakhot relative alla costruzione del Tempio, il ripristino del Servizio al Tempio, o le leggi che governano un Re di Israele.

La Torah del Re

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Tale caratteristica unica della Mishneh Torah ci porta a una terza allusione nel titolo. Deuteronomio 17:18 afferma: "E scriverà in un libro una copia di questa legge..." La Mishneh Torah a cui si fa riferimento nel versetto è la Sefer Torah aggiuntiva che il Re di Israele deve scrivere oltre alla Sefer Torah che ogni ebreo deve scrivere, e che egli consulterà nel regolare gli affari di una nazione ebraica ripristinata nella sua terra e nella sua sovranità.[13] Possiamo solo ipotizzare se Rambam intendesse che la sua Mishneh Torah fosse la Mishneh Torah che avrebbe guidato un futuro Re di Israele nella conduzione degli affari di stato. È certamente vero che la Mishneh Torah doveva operare come una sorta di costituzione – completa, eterna e trascendente – per il popolo ebraico.

Il nome di Deuteronomio

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Infine, come ho detto all'inizio di questo capitolo, il nome Mishneh Torah è il nome che Hazal dà al Deuteronomio (Megillah 31b). Il confronto implicito, una quarta allusione nel titolo, è sorprendente.[14] Qual è la natura di questo confronto? Hazal chiama il Deuteronomio "Mishneh Torah" perché è, in un certo senso, la revisione di Mosè o la ripetizione della Torah stessa. Hazal commenta: "Moshe mi-pi atsmo amran (lo stesso Mosè lo disse)",[15] perché il Deuteronomio era nella stessa lingua di Mosè e non, per così dire, una trascrizione diretta della parola di Dio.[16] Pertanto, anche la Mishneh Torah ha le caratteristiche della Torah Orale.[17] Servendo contemporaneamente come chiusura della Legge Scritta e inizio della Torah Orale, il Deuteronomio è sia la transizione tra i due sia l'inizio della Torah. In un simile momento di transizione, Rambam, nella Mishneh Torah, come indicato all'inizio di questo capitolo, ha cercato di codificare l'intera legge orale, fungendo così da chiusura del processo iniziato con la Mishneh Torah di Mosè. Sebbene il suddetto commento di Hazal sia stato fatto con riferimento a Mosè, si applica ugualmente bene alla Mishneh Torah di Mosè, figlio di Maimon. Mentre codifica e compila la Torah Orale, Maimonide trova comunque la sua voce propria nella propria Mishneh Torah. Sebbene egli presenti le opinioni degli altri, è in grado di soffonderci la sua personalità e imprimerla sull'intera opera.

La tomba di Rambam a Tiberiade reca l'enigmatico epiteto, "Da Mosè a Mosè non sorse mai nessuno come Mosè".[18] Sicuramente l'intenzione di quella frase non è che non ci siano studiosi di uguale importanza a Maimonide durante quel lungo arco di tempo. Dopotutto, quel periodo include l'era della Bibbia, dei Tannaim e degli Amoraim. Piuttosto, l'epiteto, credo voglia significare che, come Mosè che scrisse la propria Mishneh Torah, anche Mosè Maimonide scrisse con la sua impronta la sua Mishneh Torah, che avrebbe rivoluzionato lo studio della Torah e servito come testo basilare della halakhah.

Tomba di Maimonide a Tiberiade
"Da Mosè a Mosè non sorse mai nessuno come Mosè"
  1. Tanto per variare il testo, in questo capitolo uso a piacimento e alternativamente il nome di Maimonide ed il suo acronimo "Rambam" (RaMBaM, in ebraico: הרמב"ם‎, ovvero Rabbī Mōsheh ben Maymōn).
  2. Introduzione alla Mishneh Torah. Si veda anche Mishneh Torah, testo completo in (EN), nonché l'ottimo sito bilingue Sefaria coi principali testi ebraici.
  3. R. Joseph B. Soloveitchik notava l'insolita registrazione della storia di Hanukkah nella Mishneh Torah, che è un'opera puramente halakica, una raccolta di leggi senza riferimenti storici. Nello spiegarlo, suggeriva che, dato che l'illuminazione delle candele di Hanukkah è un'espressione di ringraziamento e lode a Dio, è essenziale che si conosca il motivo per cui si accendono tali candele — in ringraziamento all'Onnipotente.
  4. Si veda Isadore Twersky, Introduction to the Code of Maimonides, Yale University Press, 1980, pp. 29, 239.
  5. Introduzione, Commentario alla Mishnah.
  6. Introduzione a Sefer ha-Mitsvot.
  7. Introduzione alla Mishneh Torah.
  8. Responsa del Rambam, 140, lettera a R. Phineas ben Meshullam. Trad. Twersky, Introduction, cit., pp. 34-35.
  9. Introduzione alla Mishneh Torah.
  10. Ibid.
  11. Ibid.
  12. Si vada la nota 8, Twersky, p. 35.
  13. La potenziale ambiguità del termine Mishneh Torah è dimostrata magnificamente da Rabbi Soloveitchik. In una lettera, nota che Bereishit Rabbah 6:9 afferma che "quando Dio apparve [a Giosué], lo trovò con la Mishneh Torah in mano". R. Soloveitchik ha commenta che la Mishneh Torah citata è quella del Re, poiché Giosuè aveva lo status di Re, ed era questa Sefer Torah su cui commenta il versetto del Libro di Giosué, "questa Sefer Torah non si diparta mai dalla tua bocca" (Giosué 1:8). Cfr. Letters of the Gaon Rabbi Joseph Dov HaLevi, Morasha Foundation, 2001, p. 269 (He).
  14. Una volta R. Soloveitchik commentò che, nel linguaggio del bet midrash, le persone in genere si riferiscono al magnum opus di Rambam come Yad Hazakah o "Rambam", ma non, in genere, Mishneh Torah. Il nome Mishneh Torah, suggerì R. Soloveitchik, poiché si riferisce anche al Deuteronomio, era quasi troppo ambizioso. Allo stesso modo, egli sottolineò, Shenei Luhot ha-Brit è chiamato più umilmente lo She’lah, e Torat Moshe è semplicemente chiamato Alshikh. Quando un sefer afferma, anche implicitamente, di avere lo status della Torah stessa, il nome non sembra aderirgli.
  15. Megillah 31b. Cfr. l'introduzione al Deuteronomio di Maimonide, i commenti del Gaon di Vilna in Ohel Ya’akov di Dubnow Maggid, l'inizio di Sefer Devarim, e Peninim mi-Shulhan ha-Gra, p. 193, e Zohar, vol. 3, 263a. Cfr. anche la discussione di R. Tsaddok ha-Kohen di Lublino sul tema, Tsidkat ha-Tsaddik, nr. 183; Resisei Laila, nr. 54; Dover Tsedek, nr. 4.
  16. Joseph B. Soloveitchik, Divrei Hashkafah, II ediz. (Gerusalemme, 1994), p. 95; Herschel Schachter, Nefesh ha-Rav (Gerusalemme: 1994), p. 55.
  17. Sebbene la Sefer Torah tipicamente non si legga pubblicamente la sera, nella notte di Hoshanah Rabbah molte comunità leggono il Deuteronomio. Potrebbe essere che il Deuteronomio abbia molti elementi della Torah she-be’al peh che tale eccezione viene fatta. Sulla prospettiva del Rav sulla duplice natura del Libro del Deuteronomio, cfr. Schachter, Nefesh ha-Rav, pp. 54-56.
  18. Da notare anche l'evidente allusione a Sotah 49b (succitata), che sottolinea ulteriormente, sia per Rambam che per l'autore dell'epiteto, la connessione tra il Rebbe, autore della Mishnah, e Rambam.