Storia della letteratura italiana/Rimatori toscani

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Con la morte di Federico II e del figlio Manfredi si assiste al tramonto della potenza sveva e all'esaurirsi della poesia siciliana. Dopo la battaglia di Benevento del 1266 l'attività culturale si sposta dalla Sicilia alla Toscana. Qui nasce una lirica d'amore, la lirica toscana, non dissimile da quella dei poeti della corte siciliana ma adattata al nuovo volgare e innestata nel clima dinamico e conflittuale delle città comunali. Per questo motivo gli autori riconducibili a questo filone vengono definiti rimatori toscani o siculo-toscani.

All'amore cortese si affiancano nuovi contenuti politici e morali. Vengono così ripresi i temi della scuola siciliana e le ricercatezze di stile e di metrica propria dei provenzali, arricchite dalle nuove passioni dell'età comunale. La poesia dei poeti toscani si arricchisce sia dal punto di vista tematico che linguistico, anche se viene a mancare «quel livello di aristocrazia formale a cui i siciliani riescono generalmente a mantenersi».[1] Il più noto tra i poeti toscani è Guittone d'Arezzo; fanno parte del gruppo anche Bonagiunta Orbicciani da Lucca, Monte Andrea, il fiorentino Chiaro Davanzati, Compiuta Donzella.

Guittone d'Arezzo[modifica]

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Il caposcuola dei toscani viene considerato Guittone del Viva d'Arezzo, nato verso il 1235 ad Arezzo e morto nel 1294. Nella sua opera si può cogliere, come osserva Asor Rosa, «un concetto della funzione della poesia più articolato di quello praticato dai siciliani e, forse, dagli stessi provenzali».[2]

Guittone ci ha lasciato una vasta raccolta di rime (composta da 50 canzoni e 239 sonetti) nelle quali si rispecchiano i suoi due diversi modi di vita. Si può così dividere la sua opera in due parti:

  • la prima, nella quale imita i poeti della scuola siciliana, è dedicata all'amore e alle armi;
  • la seconda, di contenuto religioso e morale.

A Guittone si deve il primo esempio di canzone politica (Ahi lasso, or è stagion de doler tanto) scritta in seguito alla sconfitta che i guelfi guidati da Firenze subirono nel 1260 a Montaperti per opera dei ghibellini capeggiati da Siena, con il tono energico e veemente che si ritroverà in alcune pagine di Dante, lamenta la pace perduta utilizzando e alternando il sarcasmo con l'invettiva e l'ironia. Ma il vero poeta lo si deve cercare nelle sue rime di carattere religioso e specialmente nelle laude, come in quella dedicata a san Domenico scritta con lo schema della ballata sacra da lui inventata.

Sempre da attribuire a Guittone d'Arezzo è un Trattato d'amore (in 12 sonetti) e una trentina di Lettere. Queste ultime sono considerate il primo esempio di prosa d'arte in volgare.[3] Si tratta per lo più di sermoni di carattere morale, modelli di epistolografia in volgare che potevano tornare utili nei vari momenti della vita civile.[4]

Altri poeti[modifica]

I principali centri di diffusione della lirica cortese siculo-toscana sono Lucca, Pistoia, Pisa, Firenze, Siena e, al di fuori della Toscana, Bologna. È però probabile che l'influenza della poesia guittoniana sia giunta anche in altre aree dell'Italia comunale.[5]

Tra i poeti più interessanti della scuola di Guittone c'è il lucchese Bonagiunta Orbicciani, al quale Dante nel canto XXIV del Purgatorio affida il compito di definire il nuovo modo di poetare con il nome di "stilnovo". Più anziano di Guittone, Bonagiunta è stato probabilmente il primo a introdurre in Toscana le forme poetiche siciliane.[5]

Nascono nel contempo, a Pistoia, a Pisa e a Firenze, altre scuole che si rifanno in modo più o meno rigoroso a Guittone. Si ricordano Chiaro Davanzati, che nel suo Canzoniere anticipa i motivi dello stilnovo, il guelfo Monte Andrea, al quale si deve il più valido trobar clus fiorentino, e Dante da Maiano, che scrisse un Canzoniere in uno stile intermedio tra quello siciliano e quello guittoniano. Non è stata invece provata la storicità della poetessa Compiuta Donzella, alla quale vengono attribuiti, da un solo codice, tre sonetti. A questi va inoltre aggiunto un poemetto in endecasillabi di autore anonimo, intitolato Il mare amoroso.[5]

Note[modifica]

  1. Alberto Asor Rosa, Sintesi di storia della letteratura italiana, Firenze, La Nuova Italia, 1986, p. 23.
  2. Alberto Asor Rosa, Sintesi di storia della letteratura italiana, Firenze, La Nuova Italia, 1986, p. 24.
  3. Giulio Ferroni, Profilo storico della letteratura italiana, Torino, Einaudi, 2001, p. 77.
  4. Giuseppe Petronio, L'attività letteraria in Italia, Palermo, Palumbo, 1969, p. 82.
  5. 5,0 5,1 5,2 Giulio Ferroni, Profilo storico della letteratura italiana, Torino, Einaudi, 2001, p. 77.

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