Antologia ebraica/Appendice

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POESIE
di poeti ebrei...

LE POESIE DI GERUSALEMME[modifica]

di Paul Celan

Tu sempre mandorla, che parlavi solo a metà,
ma tremata sino dal germe,
te
lasciavo attendere,
te.

Ed ero
non ancora
orbato d’occhi,
ancora non spinata la fronte celeste
del canto, che inizia:
Hachnissini.[1]

("Accoglimi in te" - Parigi, rue Tournefort, 2.9.1968)

Stava
la scheggia di fico sul tuo labbro,

stava
Gerusalemme attorno a noi,

stava
l’odore dei chiari pinastri
sopra la nave danese, che ringraziammo,

io stavo
in te.

(Parigi, rue d’Ulm, 17.10.1969)

PRENDI QUESTI VERSI[modifica]

di Meir Wieseltier

Prendi questi versi, e non leggere
usa a questo libro violenza:
sputaci sopra, schiaccialo
pizzicalo, prendilo a calci.

Getta in mare questo libro
per vedere se sa nuotare.
Mettilo sulla fiamma del gas
per vedere se regge il fuoco.
Inchiodalo, segalo
per vedere se fa resistenza.

Questo libro è un cencio di carta
ha lettere come mosche, e tu
cencio di carne, che mangi polvere e grondi sangue,
lo guardi gli occhi vuoti in dormiveglia.

Concetti, 1.

La vista è il senso più protetto
La vista è il senso più protetto
contro il sensibile. Non come il fragile orecchio,
o le narici, o il palato. Il chiasso assorda
le orecchie, il puzzo dà il capogiro, la vampa ustiona il palato.
Ma l'occhio non si squarcia alla vista del corpo massacrato. Sorvola
sull'orrore come una mano
che accarezza un gatto
distrattamente.

[Da Meir Wieseltier, Lontano dall'alzabandiera, pref. di Enrico Testa, trad. di Ariel Rathaus, testo a fronte ebraico, Edizioni San Marco dei Giustiniani, Genova 2003]

FORSE ACCADRÀ[modifica]

di Chaim Guri

Forse accadrà. Attendete. È il silenzio, prima.
Non v’hanno dimenticato.
Voi non sapete che cosa vi attenda
Nelle zone delle ipotesi nebulose.

Guardate i lebbrosi che ritornarono puri,
i ciechi che riacquistarono il lume,
le donne più belle di quanto non avessero mai creduto,
le dimenticate che poi furono possedute
come dopo un atto di rinuncia.

Anche il figlio della Sunamita si ridestò.
Anche la suocera di Pietro costretta a letto,
ardente di febbre,
si alzò per servire gli ospiti –
per qualche parola che le era stata detta
e il tocco della mano del Signore.

E quei tempi stanno ormai per finire.
Il vento viene e va,
ritorna sui suoi passi.

Anche tu saprai
di non aver atteso invano.

[traduzione di Ariel Rathaus]

GERUSALEMME PORTO DI MARE IN RIVA ALL'ETERNITÀ[modifica]

di Yehuda Amichai

L'altura del Santuario vasta nave, piroscafo sontuoso
di dolci svaghi. Dagli oblò del suo Muro Occidentale
occhieggiano giulivi santi in partenza. Chassidim si sbracciano
sulla banchina a salutare, arrivederci, urrà. Una nave
che attracca e salpa perpetuamente. E le transenne e i moli
e i poliziotti e le bandiere e l'alta alberatura delle chiese
e di moschee e i fumaioli di sinagoghe e le scialuppe
degli osanna e le colline-onde. Un suono di shofar: un'altra
che ha levato l'ancora. Biancovestiti marinai del Kippur
s'inerpicano per le scale ed il sartiame
di preghiere collaudate.

E il mercatare, gli archi, le cupole dorate:
Gerusalemme è la Venezia di Dio.

DAI CANTI DI SION[modifica]

di Jehudah Halevi

Tu, di splendide visioni, gioia dell'Universo, grande città regale,
a te anela l'animo mio, da questa estremità di ponente.
Mi struggo nel mio intimo, quando ricordo l'Oriente,
la tua gloria esiliata, la tua dimora distrutta.
O potessi io volare portato dalle ali di aquile,
per cospargere di lacrime la tua polvere!
Ti desidero, anche se il tuo Re è assente, anche se al posto della tua rocca profumata vi sono serpi, pitoni e scorpioni,
eccomi qui per restaurare e baciare le tue pietre,
poiché il sapore delle tue zolle è per me migliore del miele!

SENZA TITOLO[modifica]

di Piergiorgio Welby

Morire dev'essere come
addormentarsi dopo l'amore,
stanchi, tranquilli
e con quel senso di stupore
che pervade ogni cosa.

NUVOLE FLUTTUANTI...[modifica]

di Vera Pavlova

nuvole fluttuanti sul dorso
oltre la calura e lungo l’azzurro
girami la schiena
non chiamarmi invocami
salpa verso l’occidente
blocca la luce del sole
eterno amore non si trova
poiché non c’è eternità

[traduzione dal russo]

Galleria ebraica[modifica]

Note[modifica]

  1. "Tu sempre mandorla" [Mandelnde] è stata scritta più di un anno prima del viaggio di Celan a Gerusalemme. "Mandelnde", una forma desueta della parola "Mandel", parla di un essere che continua, un essere nell’ebraico. "Mandelnde" sta anche qui, come in altre poesie, per l’ebraico, è il tu a cui ci si rivolge. Il tu, che significa patria, origine, e ora anche Gerusalemme, il tu che egli lasciò attendere, forse anche perché questo tu non poteva ancora del tutto indirizzare a lui la parola. A tutto questo Celan poi si rivolge con la parola ebraica tratta dalla poesia di Bialik: "Hachnissini" – "accoglimi in te" Oppure, come nella poesia di Bialik (tradotta liberamente): "Accoglimi sotto le tue ali, sii per me madre e sorella, sii a me il grembo e sii a me rifugio, nella mia pena".