Antologia ebraica/Tra Dio e Uomo

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Ebrei in preghiera, in sinagoga

(IT)
« Se io non sono per me, chi è per me? E se io sono solo per me stesso, cosa sono? E se non ora, quando? »

(He)
« אם אני לא בשביל עצמי מי יהיה בשבילי? עם זאת, אם אני רק בשביל עצמי, מה אני? ואם לא עכשיו, מתי? »
(Rabbi Hillel, Pirkei Avot, I.14.)



Come serviremo[modifica]

Israel Baal Shem
Podolia, XVIII secolo[1]

Se non crediamo che Dio rinnovi l'opera della creazione ogni giorno, le nostre preghiere e la nostra osservanza dei comandamenti diventano vecchie e abituali, e tediose. Come è scritto nei salmi: "Non mi respingere nel tempo della vecchiaia" (71:9) — cioè, non lasciare che il mio mondo diventi vecchio.

E nelle Lamentazioni sta scritto: "Si rinnovano ogni mattina: grande è la Tua fedeltà." (3:23) Che il mondo sia per noi nuovo ogni mattina — questa è la Tua grande fedeltà![2]

Dio, il mondo, l'uomo[modifica]

Nachman di Breslov
Ucraina, XVIII-XIX secolo

Il Mondo[modifica]

Il mondo è un dado che rotea, e tutto gira e cambia: l'uomo si cambia in angelo, e l'angelo in uomo; e la testa in piede, ed il piede in testa. Quindi tutte le cose girano e roteano e cambiano, questo in quello, e quello in questo, il più alto nel più basso, ed il più basso nel più alto. Poiché alla radice tutto è uno, e la salvezza è inerente al cambiamento e al ritorno delle cose.

Vedere il mondo[modifica]

Proprio come la mano, quando è tenuta davanti all'occhio, può nascondere la montagna più alta, così questa piccola vita terrena tiene il nostro sguardo via dal vasto splendore e dai segreti che riempiono il mondo. E colui che riesce a levarsela dagli occhi, come uno si leva la mano, vedrà la grande luce al centro del mondo.

Dio e uomo[modifica]

Tutta l'angoscia che l'uomo prova vien fuori da egli stesso, poiché la luce di Dio sempre lo inonda, ma l'uomo — accentuando troppo la vita del corpo — crea un'ombra, cosicché la luce non può raggiungerlo.[3]

Fede[modifica]

La fede è cosa molto forte, e attraverso la fede e la semplicità, senza sofisticherie, si rinviene l'uomo degno di ottenere lo stato di grazia, che è un gradino ancor più alto della saggezza santa. Egli riceverà una grazia molto grande e abbondante in silenzio estatico, finché non potrà più sopportare la potenza del silenzio, e griderà dal profondo dell'anima.

Verità e dialettica[modifica]

La vittoria non riesce a tollerare la verità, e se ciò che è vero ti viene esibito proprio davanti agli occhi, lo rifiuterai, perché tu sei in vincitore. Chi vuol possedere la verità, deve allontanare lo spirito della vittoria; solo allora potrà prepararsi a contemplare la verità.

Il perché del mondo[modifica]

Il mondo fu creato solo per amore della scelta e di chi sceglie.

L'uomo, padrone della scelta, dirà: "Solo per amor mio il mondo fu creato!" Quindi ogni uomo starà attento, e lotterà per redimere il mondo e colmarlo di ciò che manca, sempre e dovunque.

Felicità[modifica]

La felicità sistema lo spirito, ma la malinconia lo manda in esilio.

Scelta[modifica]

L'ascesa dell'uomo non ha limiti, e le parti più alte sono aperte a tutti. In ciò, solo la tua scelta è suprema.

Tra Dio e uomo[modifica]

da Talmud e Midrash

La benedizione[modifica]

Quando Rabbi Johanan ben Zakkai si ammalò, i suoi discepoli andarono a trovarlo a casa. Gli parlarono, dicendo: "Maestro, dacci la tua benedizione."
Egli disse loro: "Sia la Sua volontà che il timor del cielo sia su di voi nella stessa misura del timore di coloro che sono carne e ossa."
Essi chiesero: "Solo questo?"
Rispose: "Magari fosse solo questo! Perché dovete sapere che quando un uomo intende commettere una trasgressione, dice: «Speriamo nessun uomo mi veda!» "[4]

Grande e piccolo[modifica]

Un samaritano chiese a Rabbi Meir: "È possibile che Egli di cui è scritto «Non riempio io il cielo e la terra?» parlasse a Mosè «tra le due stanghe dell'Arca» ?"[5]
Il rabbino gli disse: "Portami uno specchio che ingrandisca."
Gli portò tale specchio. Allora il rabbino disse: "Ora guardati."
Il samaritano si guardò e si vide ingrandito.
Il rabbino continuò: "Ora portami uno specchio che rimpicciolisca." Poi disse: "Guardati".
L'uomo si vide più piccolo. Al che il rabbino gli disse: "Se tu, che sei fatto di carne ed ossa, puoi apparire cambiato in qualunque modo ti aggradi, quanto più lo può Lui, che dovette solo parlare ed il mondo fu creato! Pertanto, se è suo volere, valgono le parole:«Non riempio io il cielo e la terra?» Ma se vuole altrimenti, Egli parla a Mosè tra le due stanghe dell'Arca."[4]

D'uso comune[modifica]

Questa è la parabola di un re che aveva un amico. Il re gli mandò a dire: "Ti faccio sapere che verrò a pranzo da te; praparati e appronta il tutto per me."
L'amico si mise al lavoro, preparando un divano, un candelabro, e la tavola che usava comunemente.
Quando arrivò il re, i suoi servitori lo precedettero in corteo, portando candelabri d'oro dinanzi a lui. Alla vista di tutto questo splendore, l'amico si sentì avvilito e desolato, e nascose tutto quello che aveva preparato perché era ciò che usava comunemente.
Allora il re gli disse: "Non ti avevo mandato a dire che sarei venuto a pranzo da te? Perché non mi hai preparato nulla?"
Al che l'amico rispose: "Ho visto lo splendore che ti accompagnava e mi vergognai e nascosi tutto quello che ti avevo preparato perché era ciò che uso comunemente."
Il re gli rispose: "Su con la vita! Mi libererò di tutto ciò che ho portato ed userò solo le tue cose, per amore della nostra amicizia."
E pertanto: Il Santo, che sia benedetto, è tutta luce, poiché sta scritto: "E presso di Lui è la luce" (Dan. 2:22), tuttavia dice a Israele: "Preparate per me candelabri e lampade", poiché sta scritto : "Quando accenderai le lampade..." (Num. 8:2)

Il servizio di Dio[modifica]

"Onora il Signore con la tua sostanza", con ciò che ti ha donato. Se sei bello, onora Colui che ti ha fatto così, temiLo e lodaLo con la bellezza che ti ha donato. Se la tua voce è bella e sei assiso nella casa di preghiera, alzati e onora il Signore con la tua voce.
Hiyya, figlio della sorella di Rabbi Eliezer ha-Kappar, aveva una bella voce e suo zio era solito dirgli: "Hiyya, figlio mio, alzati e onora il Signore con ciò che ti ha donato."[4]

I giusti[modifica]

"Il Signore ama i giusti" (Salmi 146:8).
Dice il Santo, che sia lodato: "Essi mi amano e anche Io li amo." E perché il Santo, che sia benedetto, ama i giusti? Perché la giustizia non è una questione di eredità o di famiglia.
Vedi che i sacerdoti formano una casa del padre e che i Leviti formano una casa del padre, poiché è detto: "O casa di Aronne, benedici il Signore. O casa di Levi, benedici il Signore." Un uomo potrebbe desiderare di diventare sacerdote e tuttavia non può. E perché? Perché suo padre non fu sacerdote, o Levita. Ma se un uomo, anche un gentile, desidera essere giusto, lo può essere poiché i giusti non formano un casato. Pertanto è detto: "Voi che temete il Signore, benedite il Signore" (Salmi 135:20).
Non vien detto, casa di coloro che temono il Signore, ma voi che temete il Signore, poiché essi non formano casa di padre. Di loro propria volontà, si fanno avanti e amano il Santo, che sia benedetto. Ed ecco perché Egli li ama. Questo è ciò che si intende con le parole: "Il Signore ama i giusti."[4]

La direzione[modifica]

"Ora avvenne che, quando Mosè alzava la sua mano, Israele vinceva; quando invece abbassava la sua mano, vinceva Amalek" (Esodo 17:11).
Sono quindi le mani di Mosè che fanno vincere o perdere la battaglia? No, ciò che significa è che sempre quando Israele guardava in alto e abbandonava il proprio cuore al Padre che è nei cieli, prevaleva, e quando non lo faceva, cadeva.
E parimenti sta scritto: "Il Signore disse a Mosè: «Fòrgiati un serpente velenoso e mettilo sopra un’asta: chiunque sarà morso, se lo guarderà, resterà in vita». Mosè allora fece un serpente di bronzo e lo mise sopra un’asta; e avveniva che, quando un serpente mordeva qualcuno, se questi guardava il serpente di bronzo, restava in vita."
È allora il serpente che uccide o rivivifica? No! Sempre quando Israele guardava in alto e abbandonava il proprio cuore al Padre nei cieli, era sanato, ma se faceva altrimenti, era distrutto.[4]

Salari[modifica]

Antigono, uomo di Soko, usava dire: Non fate come quei servitori che stanno appresso al padrone per ricevere una mancia, ma siate come servitori che non si aspettano mance e hanno timor del cielo.

Suoi[modifica]

Rabbi Eleazar di Bartota dice:
Date a Dio ciò che è suo —
poiché voi e il vostro sono suoi.
Ciò viene espresso anche da Davide:
"Poiché tutto viene da Te;
e noi Ti abbiamo dato quello che dalla Tua mano abbiamo ricevuto" (1 Cr. 29:14).

I passi dell'uomo[modifica]

"E il Signore disse a Mosè...
Ecco, io starò davanti a te, là sulla roccia in Horeb." (Esodo 17:6).
Il Santo, che sia benedetto, gli disse:
"In ogni luogo dove troverai un segno lasciato dai passi dell'uomo, là Io sarò con te."[4]

Ogni giorno[modifica]

Disse Re Davide: Io renderò testimonianza dell'amore del Santo, che sia benedetto, e dei benefici che Egli conferisce a Israele, ogni ora, e ogni giorno. Giorno dopo giorno l'uomo è venduto, e ogni giorno è riscattato; ogni giorno l'anima dell'uomo gli viene presa e consegnata al custode; l'indomani gli viene restituita; poiché sta scritto:
"Nelle Tue mani io rimetto il mio spirito:
Tu mi hai riscattato, o Signore, Dio di verità" (Salmi 31:5).
Ogni giorno gli accadono miracoli, come a coloro che uscirono dall'Egitto,
ogni giorno egli vive la redenzione, come coloro che uscirono dall'Egitto,
ogni giorno viene nutrito al seno di sua madre,
ogni giorno è punito per le sue azioni, come un bambino dal suo maestro.[4]

Il tutto[modifica]

I nostri maestri dissero:
Anche quelle creature che tu ritieni superflue nel mondo, come le mosche e le pulci e le zanzare, anche loro fanno parte della creazione del mondo.
Tramite tutto il Santo, che sia benedetto, rende manifesta la Sua missione, anche mediante il serpente, anche attraverso la zanzara, persino con la rana.[4]

Uomo e cosa[modifica]

Ben Azzai usava dire:
Non ritenere nessun uomo insignificante e nessuna cosa improbabile,
poiché non c'è uomo che non abbia la propria ora,
e non c'è cosa che non abbia il proprio posto.[4]

Il volto dell'uomo[modifica]

dallo Zohar
Spagna, XIII secolo[6]

"Il timore e il terrore di voi sarà su tutti gli animali della terra, su tutti gli uccelli del cielo, su tutto quello che si muove sulla terra; e su tutti i pesci del mare. Essi sono dati in vostro potere." (Gen. 9:2). D'ora in poi [dopo il Diluvio] ed in tutto il tempo a venire, la vostra forma sarà quella dell'uomo. Ma in principio non avevano la forma dell'uomo.
Venite a vedere! Sin dall'inizio sta scritto: "Dio creò l'uomo a Sua immagine; lo creò a immagine di Dio." E sta scritto: "Nel giorno in cui Dio creò l'uomo, lo fece a somiglianza di Dio" (Gen. 5:1). Ma dopo che ebbero peccato, la loro forma fu cambiata, non più forma superna, e fu così alterata che ebbero paura delle bestie selvagge della terra.
In principio, tutte le creature del mondo alzarono gli occhi e videro la forma santa nell'alto, e tremarono ed ebbero paura. Ma quando ebbero peccato la loro forma fu cambiata in un'altra forma, così cambiata che gli uomini tremano e temono le altre creature della terra.
Venite a vedere! Quando l'uomo non pecca dinanzi al suo Signore, non trasgredisce i precetti della Torah, lo splendore della sua forma non cambia e non diventa diversa dall'immagine di quella forma superna, e tutte le creature del mondo tremano e lo temono. Ma nell'ora in cui gli uomini trasgrediscono le parole della Torah, la loro forma viene cambiata e tutti loro tremano e temono le altre creature, proprio perché la forma celeste è stata cambiata ed è stata loro tolta. E quindi le creature selvagge della terra hanno potere su di loro, perché non vedono la forma superna che gli uomini avevano una volta.
Ma ora [dopo il Diluvio] che il mondo si è rinnovato, come in principio, Egli li benedisse con la Sua benedizione e diede loro potere su tutto, poiché è detto: "E... tutti i pesci del mare: essi sono dati in vostro potere" — persino i pesci del mare!

Il disegno dell'universo[modifica]

Mosè Maimonide

Spagna-Egitto, XII secolo

DA MOREH NEVUKHIM

Molto spesso una moltitudine di gente irragionevole afferma, nel proprio intimo, che ci sia più male che bene in questo mondo, cosicché in un gran numero di proverbi e poesie sembra che trovare il bene da qualche parte sia quasi un miracolo, come se il male prevalesse e persistesse. Tale errore non è commesso solo dalle persone irrazionali, ma è comune anche tra coloro che si considerano saggi. Infatti Al-Razi,[7] nel suo famoso libro intitolato Sulla Metafisica, raccolse molte delle sue idee assurde e stolte, tra cui un concetto che si inventò egli stesso, cioè, che esiste più male che bene. Poiché se paragoni il benessere dell'uomo e le sue gioie in tempi di tranquillità, con la somma dei suoi dolori, delle sue amare sofferenze, delle sue debolezze, della distruzione dei suoi organi, della sua irrequietezza, delle sue preoccupazioni e paure, scoprirai che l'esistenza dell'uomo è afflitta da angoscia e molto male. Poi [Al-Razi] si appronta a provare la verità di questa opinione elencando i mali, uno dopo l'altro, in contrapposizione a quello che pensano le persone amanti della verità in merito alla grazia di Dio e alla Sua palese misericordia, ed in merito al fatto che Egli, che sia lodato, è oltre ogni dubbio la bontà perfetta, e che tutto ciò che da Lui proviene è bene perfetto.
Tuttavia la causa di questo errore è che quest'uomo sciocco ed i suoi compagni irrazionali nella moltitudine considerano l'intero universo solo dall'angolo dell'esistenza individuale. Pertanto ogni stolto pensa che la vita esista solo per amor suo, come se non esistesse nient'altri che lui. E quindi, quando accade qualcosa che va contro i suoi desideri, conclude che tutto l'universo sia male. Ma se l'uomo considerasse l'universo intero stesso e capisse che parte infinitesimale egli ci giochi, la verità gli sarebbe chiara e manifesta. Vedrebbe che gli uomini hanno formulato la generalizzazione stupida della prevalenza del male in questo mondo, senza tener conto dei Messaggeri Divini,[8] o delle sfere e stelle, o degli elementi e ciò che li compongono, o delle pietre e piante, o delle specie di altre cose viventi, ma solo di una qualche occasione particolare occorsa al genere umano.
Tuttavia la verità della questuione è che tutte le persone esistenti, e ancor più tutte le altre specie di creature viventi, sono completamente sproporzionate rispetto all'universo permanente. Come vien detto chiaramente nelle Scritture: "L'uomo è come un soffio" (Sa. 144:4) — "Le nazioni son come una goccia da un secchio, contano come il pulviscolo sulla bilancia" (Is. 40:15). È di gran vantaggio che l'uomo riconosca la misura del suo valore, cosicché non cada nell'errore di credere che l'universo esista solo per lui. È nostra convinzione che l'universo esista solo per amore del Creatore, e che in esso la specie umana sia veramente molto piccola in confronto alla più alta proporzione dell'universo, delle sfere e delle stelle. E valutata in paragone coi Messaggeri Divini — ma come ci si può mai immaginare di confrontarli! Tuttavia l'uomo è il più importante di tutte le creature di questo mondo inferiore — voglio dire, tra tutto ciò che è composto dagli elementi — e quindi la sua vita è un grande tesoro e una grazia di Dio con cui Egli ha distinto l'uomo.
La gran parte del male che affligge gli individui proviene dalle imperfezioni che questi hanno. Da tali imperfezioni gridiamo richieste di desideri. Il male che infliggiamo a noi stessi, di nostra propria volontà, e che ci addolora, questo male lo attribuiamo a Dio: ma quanto è ciò in realtà lungi da Lui! Come viene espresso chiaramente nel Suo Libro: "È Sua la corruzione? No. I Suoi figli sono corrotti; generazione contorta e perversa" (Deut. 32).

Per poter dimostre tutto ciò, raggruppiamo tutti i mali che potrebbero affliggere gli esseri umani in tre categorie.
La prima categoria comprende i mali che capitano alla persona a causa della natura stessa di esser nata e morire — cioè, per il fatto che è fatta di sostanza mortale. Pertanto alcuni umani hanno malattie gravi, oppure i loro organi sono distrutti alla nascita o in seguito per cambiamenti che influiscono sugli elementi stessi, tramite aria impura, tempeste violente, o a causa del terreno che cede sotto le loro abitazioni. Abbiamo già dimostrato che la saggezza divina ha reso necessario che solo attraverso la morte ci sia la vita, e che senza la morte dell'individuo, la vita delle specie non può continuare. E vedi dunque come sia perfetta la Sua grazia e la Sua misericordia. Ma colui che è fatto di carne ed ossa e tuttavia non desidera essere assoggettato a ciò che assoggetta tutta la materia, cerca di riconciliare due opposti senza saperlo: vuole essere soggetto al cambiamento e non esserlo. Poiché se non fosse soggetto a cambiamento, non ci sarebbe generazione; ci sarebbe solo un unico essere, che però non costituirebbe l'individuo di una specie.
Ma capirai che i mali di questa categoria che affliggono gli uomini sono molto rari, e succedono solo a lunghi intervalli. Esistono terre dove il suolo non ha mai ceduto da secoli e dove non ci sono state conflagrazioni. Parimenti, migliai di persone nascono in ottima salute, e la nascita di un bambino infermo è cosa rara e caso speciale, o — se una qualche persona ostinata dovesse insistere e rifiutare di ammettere che sia un caso speciale — è comunque un avvenimento inusitato che non coinvolge nemmeno la centesima, anzi la millesima parte di tutti coloro che nascono perfetti.
La seconda categoria comprende i mali che gli uomini si infliggono a vicenda, in quanto usano violenza l'uno contro l'altro. Questo male si incontra più frequentemente di quello della prima categoria, e le ragioni sono numerose e ben note; anch'esse risiedono in noi stessi, tuttavia nessun grado di saggezza riesce a risolverle. Ma non c'è nazione al mondo dove tale categoria sia ampiamente diffusa tra i propri abitanti. È rara e la troviamo solo dove l'uomo complotta contro altro uomo, per ucciderlo o derubarlo di notte. È pur vero che nelle grandi guerre questa categoria di mali opprime molta gente; ma è anche vero che essa non affligge la maggior parte della terra abitata.
La terza categoria di mali è quella che colpisce l'uomo come conseguenza delle sue azioni. E questa categoria è quella che si riscontra più frequentemente. Il male che contiene è di gran lunga più consueto di quello della seconda categoria. Il male di questa categoria affligge tutti gli esseri umani, cosicché se ne addolorano fortemente e ciò perché non c'è nessuno che non abbia peccato contro se stesso, anche se in maniera minima. Poiché questa categoria è composta di tutte le qualità biasimevoli dell'uomo, come un'avidità eccessiva di cibo e bevande e di copulare, o troppa indulgenza in tali, disturbandone l'ordine giusto, o consumando cibo cattivo. Questa è la causa di tutte le malattie e dei colpi che mortificano il corpo o l'anima. Ciò è facile da riscontrare nelle malattie che affliggono il corpo. Ma la malattia dell'anima deriva da questo male in due rispetti. Il primo: i cambiamenti che subisce l'anima scatuiriscono necessariamente dai cambiamenti del corpo, poiché l'anima è una potenza che risiede nel corpo, dato che abbiamo già spiegato che le qualità dell'anima hanno origine dalla condizione del corpo.[9] Il secondo: l'anima tende ad abituarsi a ciò che non è necessario, e acquisisce la caratteristica specifica di desiderare ciò che non è necessario per sostentare l'individuo o per conservare la specie. E tale desiderio non trova uno scopo per se stesso — poiché la quantità del necessario può essere ottenuta, e ciò che è necessario ha uno scopo. Ma tutto quello che è superfluo non trova scopo.
Tuttavia il degno ed l'assennato riconoscono la saggezza insita nell'universo e la comprendono, come è espresso da Davide: "Tutti i sentieri del Signore sono verità e grazia per chi osserva il suo patto e i suoi precetti" (Salmi 25:10). Ciò che vuole qui significare è che coloro che rispettano la natura dell'universo ed i comandamenti della Torah e il fine di tali comandamenti, chiaramente contemplano verità e grazia, e quindi fissano come proprio scopo quello che è per loro inteso come esseri umani — la comprensione. E per soddisfare i bisogni del corpo, cercano solo le cose necessarie, "pane da mangiare e vesti da indossare", e nulla che sia superfluo. Ora ciò è alquanto semplice e tutti possono ottenerlo con poco sforzo — se fossero contenti di ciò che è necessario! Ma quello che ti sembra difficile in merito a ciò, troppo difficile e troppo gravoso per noi, è solo a causa del superfluo. Poiché se cerchi quello che non è necessario, diverrà difficile trovare anche quello che è necessario, e più gli uomini desiderano ciò che è superfluo, più difficile diventa questa cosa. Non solo la forza ed i beni sono corrosi da quello che è inutile, ma anche quello che è utile viene a mancare!

È importante che tu osservi come la natura comprova la validità delle nostre parole. Più importante è una cosa per le creature viventi, e più comune ed economica essa è, e tutto quello che è meno necessario, e pertanto meno importante, è più raro e più costoso. Per darti un esempio: le cose più necessarie all'uomo sono aria, acqua e cibo. E di questi, l'aria è di maggiore importanza, poiché se dovesse mancargli anche per una sola frazione d'ora, egli morirebbe. E l'acqua — riuscirebbe a sopravvivere senza di essa per un giorno o due. Quindi l'aria è presente nella più grande quantità ed è la più economica. L'acqua è più importante del cibo, dato che ci sono persone che possono sopravvivere senza cibo per quattro o cinque giorni, a patto che venga loro dato da bere. Ed in ogni terra, l'acqua è più comune ed economica del cibo. E tutto ciò si applica al cibo stesso: i cibi più importanti ovunque sono più abbondanti ed economici di quelli che sono meno necessari. Muschio e ambra grigia, rubini e smeraldi — non penso che nessuno con una conoscenza perfetta possa credere che questi siano necessari all'uomo, a meno che non siano usati come mezzo di terapia, sebbene varie erbe e pietre possano essere usate al loro posto, o al posto di cose come quelle.
Questa è una rivelazione della misericordia di Dio, che sia benedetto, una misericordia conferita a tutta la vita fino alla più fragile di tutte le creature. E la Sua giustizia e rettitudine riguardo agli animali sono palesi, poiché nell'intero ciclo naturale del vivere e del morire non esiste una sola creatura tra tutti i tipi di animali che diventi qualcosa di straordinario per una qualche dotazione straordinaria, o perché gli sia dato un arto in più. No, tutti i poteri psichici e fisici, tutte le forze vitali e tutti gli arti conferiti ad una creatura sono parimenti conferiti all'altra. E se qualcuna manca di qualcosa, ciò avviene successivamente e non a causa della natura, ed è fatto raro, come abbiamo dimostrato.
Alla luce di queste due considerazioni, intenderai chiaramente la misericordia di Dio verso le proprie creature, che Egli sia benedetto; poiché ha dato all'essere il necessrio secondo le relative leggi, e ha creato uguali tutti gli individui di una data specie. E con questa verità in mente, il maestro tra i profeti ha detto: "Poiché tutte le sue vie sono giustizia... Egli è giusto e retto" (Deut. 32:4) e Davide lo esprime ancor più definitivamente con le parole: "Buono è il Signore verso tutti, la Sua tenerezza si espande su tutte le creature" (Salmi 145:9). Perciò ci ha dato la vita, che è il bene grande e perfetto, come abbiamo dimostrato; e la creazione della potenza che guida gli animali, questa è la compassione che ha palesato loro, come abbiamo dimostrato.[10]

Una porta nella porta[modifica]

dallo Zohar
Spagna, XIII secolo

"E Sara ascoltava all'ingresso della tenda, che era dietro di lui" (Gen. 18:10).
Rabbi Judah iniziò un discorso col versetto: "Suo marito è stimato alle porte, quando si siede fra gli anziani del paese" (Prov. 31:23). Disse:
Il Santo, che sia benedetto, è trascendente nella Sua gloria, è nascosto e lontano al di là di ogni comprensione; non c'è nessuno al mondo, né c'è mai stato uno la cui saggezza ed essenza Egli non eluda, poiché Egli è recondito e occultato e al di là di ogni comprensione, cosicché né gli esseri superni né gli esseri inferiori sono in grado di essere con Lui in comunione fintanto che non pronuncino le parole: "Benedetta sia la gloria del Signore dalla Sua dimora!" (Eze. 3:12)
Le creature della terra Lo pensano nell'alto, dichiarando: "La Sua gloria è nell'alto dei cieli", mentre gli esseri celesti Lo pensano nel mondo inferiore, dichiarando "La Sua gloria è in tutta la terra", fintanto che entrambi, in cielo ed in terra, si accordano dichiarando: "Benedetta sia la gloria del Signore dalla Sua dimora", perché Egli è inconoscibile e nessuno può veramente comprenderLo.
Essendo questo così, come puoi dire: "Suo marito è stimato alle porte"? Ma invero il Santo si fa conoscere a ciascuno secondo la misura del suo intendimento e capacità di associarsi allo spirito della saggezza divina; una conoscenza completa è al di là della portata di qualsiasi essere.
Rabbi Simeon disse:
La "porte" citate in questo passo sono le stesse delle porte nel passo "O porte, alzate i vostri capi" (Salmi 24:7) e si riferiscono ai gradi superni solo attraverso i quali una conoscenza dell'Onnipotente sia possibile all'uomo, senza dei quali l'uomo non può unirsi in comunione con Dio. Similmente, l'anima dell'uomo non può essere conosciuta direttamente, salvo mediante le membra del corpo, che sono i gradi che formano gli strumenti dell'anima. L'anima è quindi conosciuta e sconosciuta. Così è con il Santo, che sia benedetto, poiché Egli è l'Anima delle anime, lo Spirito degli spiriti, coperto e velato a tutti; ciò nondimeno, attraverso queste porte, che sono porte dell'anima, il Santo si fa conoscere.
Poiché esiste una porta nella porta, un grado dietro grado, attraverso cui la gloria del Santo è resa nota. Pertanto qui "l'ingresso della tenda" è la porta della giustizia, riferita nelle parole, "Apritemi le porte della giustizia" (Salmi 118:19), e questa è la prima porta d'entrata: tramite questa porta una visione è aperta di tutte le altre porte superne. Colui che riesce ad entrare questa porta ha il privilegio di conoscerla e anche le altre porte, poiché tutte si ripongono in essa.
Al tempo presente questa porta rimane ignota perché Israele è in esilio; e quindi tutte le altre porte ne sono rimosse, cosicché non possono conoscere o unirsi in comunione; ma quando Israele ritornerà dall'esilio, tutti i gradi superni sono destinati a poggiarsi su questa. Allora gli uomini otterranno una conoscenza della preziosa saggezza superna che finora non hanno conosciuto, poiché sta scritto:[6]

« Su di lui si poserà lo spirito del Signore,
spirito di sapienza e di intelligenza,
spirito di consiglio e di fortezza,
spirito di conoscenza e di timore del Signore. »
(Isaia 11:2)

Pace[modifica]

Perek ha-Shalom
Palestina, I-III secolo

Rabbi Joshua ben Levi disse: Grande è la pace, perché la pace è per la terra quello che il lievito è per l'impasto. Se il Santo, che sia benedetto, non avesse dato la pace al mondo, esso sarebbe spopolato dalla spada e da moltitudini di bestie.[11]

In Palestina apprendiamo: Rabban Simeon ben Gamaliel disse: Il mondo poggia su tre cose: Sulla giustizia, sulla verità, sulla pace. Disse Rabbi Monah: Queste tre sono la stessa identica cosa. Poiché se c'è giustizia, c'è verità e c'è pace. E queste tre sono espresse nello stesso versetto della Bibbia, poiché sta scritto: "Alle vostre porte date giudizi secondo verità, giustizia e pace" (Zac. 8:16). Ovunque ci sia giustizia, ci sarà pace, e ovunque c'è pace, ci sarà giustizia.

Rabbi Jose il Galileo dice: Anche il nome dell'Unto è pace, poiché sta scritto: "Dio potente, Padre eterno. Principe della pace" (Is. 9:6).

Rabbi Jose il Galileo dice: Grande è la pace — poiché nell'ora in cui il Re Unto si rivela a Israele, egli inizierà solo con la "pace". Poiché sta scritto: "Quanto sono belli sui monti i piedi del messaggero di buone novelle, che annunzia la pace" (Is. 52:7).

Rabbi Jose il Galileo dice: Grande è la pace, poiché anche nell'ora della guerra, iniziamo solo con la "pace". Poiché sta scritto: " Quando ti avvicinerai a una città per attaccarla, le offrirai prima la pace" (Deut. 20:10).

Rabban Simeon ben Gamaliel dice: Grande è la pace, poiché Aronne il sacerdote fu lodato solo perché egli era un uomo pacifico. Dato che amava la pace, cercava la pace, era il primo ad offrire la pace, e rispondeva alla pace; poiché sta scritto: "Camminava con Me nella pace e nella rettitudine" (Mal. 2:6). E cosa sta scritto dopo? "E ne ritrasse molti dall'iniquità." Ciò insegna: Se mai vide due uomini che si odiavano a vicenda, andava da uno di loro e gli diceva: "Perché odi quell'uomo? In verità egli è venuto a casa mia e mi si è prostrato davanti dicendo: «Ho peccato contro di lui!» Vai e rappacificati con lui!" Poi Aronne lo lasciava e andava dal secondo uomo e gli parlava come al primo. Era quindi sua abitudine portare pace e amore e amicizia tra uomo e uomo, ed egli infatti "ritrasse molti dall'iniquità."

Rabbi Joshua di Siknin parlò a nome di Rabbi Levi: Grande è la pace, poiché noi chiudiamo tutte le benedizioni e tutte le preghiere con "pace". Concludiamo la recitazione dello Shema[12] con "pace": "Apri il tabernacolo della pace".[13] La benedizione del sacerdote termina con "pace": "E ti dia pace." Tutte le benedizioni finiscono con "pace": "Egli dà la pace."

Disse Rabbi Joshua ben Levi: Così parlò il Santo, che sia benedetto, a Israele: "Hai provocato la distruzione della mia casa e l'esilio dei miei figli — ma chiedi la pace per Gerusalemme ed Io ti perdonerò." Tuttavia a colui che ama la pace, che persegue la pace, e per primo offre la pace, e risponde alla pace, il Santo, che sia benedetto, farà ereditare la vita di questo mondo e del mondo a venire, poiché sta scritto: "Ma i mansueti possederanno la terra e godranno di una grande pace" (Salmi 37:11).

Note[modifica]

  1. Per le relative biografie dei vari autori, antichi e moderni, si rimanda a it.wikipedia con collegamento diretto. Nel caso l'autore non vi appaia, se ne forniscono i particolari in nota.
  2. Citato anche da Martin Buber, Des Baal-Schem-Tow Unterweisung im Umgang mit Gott, Bücherei des Schocken Verlages, n. 21, 1935, p. 39.
  3. Martin Buber, Die Chassidischen Bücher, Schocken, 1928, pp. 31-36 per tutti gli stralci di questa sezione.
  4. 4,0 4,1 4,2 4,3 4,4 4,5 4,6 4,7 4,8 Tutti gli stralci e i riferimenti testuali primari sono estratti dal Talmud nelle varie versioni e traduzioni, tra cui Complete Full Size Schottenstein Edition of the Talmud: The Forman Edition of Sever Zera'im: the Gemara: the Classic Vilna Edition, cur. da Gedaliah Zlotowitz, Yisroel Simcha Schorr, et al., Mesorah Pubns Ltd, 2005; The Talmud: A Selection, cur. da Norman Solomon, Penguin, 2009; The Talmud of Babylonia: A Complete Outline A: An Academic Commentary, 3 voll., cur. da Jacob Neusner, Scholars Press, 1995; naturalmente, l'edizione madre (EN) The Babylonian Talmud (Set in 30 volumes) English (Talmud Bavli -The Babylonian Talmud), 30 voll., Soncino Press, I ed. 1952. Ulteriori fonti consultate sono A Jewish Reader, cur. da Nahum N. Glatzer, Schocken Books, 1946/1961; Sage Tales Teacher's Guide: The Complete Teacher's Companion to Sage Tales: Wisdom and Wonder from the Rabbis of the Talmud, cur. da Rabbi Burton L. Visotzky, Jewish Lights Publishing, 2011; Martin Buber, Tales of the Hasidim, 2 voll., Schocken Books, 1991; id., The Way of Man: According to the Teachings of Hasidism, Routledge, II ed., 2002; Abraham Cohen, Il Talmud, Laterza, 1999; Günter Stemberger, Il Midrash. Uso rabbinico della Bibbia. Introduzione, testi, commenti, EDB, 2006; David Banon, La lettura infinita. Il Midrash e le vie dell'interpretazione nella tradizione ebraica, Jaca Book, 2009.
  5. L'Arca dell'Alleanza, trasportata con due stanghe di legno, si trovava nel Santo dei Santi (Esodo 25:10segg.) Cfr. anche Geremia 23:24.
  6. 6,0 6,1 Testi in originale, stralci in traduzione e relativi commentari, sono reperibili presso le seguenti fonti: Giulio Busi (a cura di), Zohar. Il libro dello splendore, traduzione di Anna Linda Callow, Einaudi, 2008; Arthur Green, A Guide to the Zohar, Stanford University Press, 2004; Maurice-Ruben Hayoun, Lo Zohar. Alle origini della mistica ebraica, Jaca Book, 2012; Moshe Idel, Cabala ed erotismo: metafore e pratiche sessuali nella Cabala, 1986, trad. Tiziana Villani, Mimesis, 1993; Giuseppe Laras, La mistica ebraica e il pensiero cabbalistico dello Zohar, CUEM, 2004; Elena Loewenthal (a cura di), Zohar. Il libro dello splendore. Passi scelti della Qabbalah a cura di Gershom Scholem, Einaudi, 1998; Matt, D.C., Zohar. Un'antologia commentata del massimo testo cabbalistico, La Giuntina, 2011; Gershom Scholem (a cura di), I segreti della creazione. Un capitolo del libro cabbalistico «Zohar», Adelphi, 2003; Gershom Scholem, Il nome di Dio e la teoria cabbalistica del linguaggio, Adelphi, 1998; Gershom Scholem I segreti della creazione. Un capitolo del libro cabbalistico «Zohar», La Giuntina, 2003; Gershom Scholem, Major Trends in Jewish Mysticism, Schocken Books, 1995; Isaiah Tishby, Wisdom of the Zohar, tr. inglese David Goldsterin, 3 voll., Littman Library, 1989 e 1997; Rabbi Shimon bar Yochai, Sefer Ha-Zohar, Idra Rabba Kadusha-Il Libro dello Splendore, la Santa Maggiore Assemblea, Providence University Inc, ULC-ITALIA, 2006. Si vedano anche i collegamenti: "L'Antico Testo" interamente scaricabile in lingua originale e gratuitamente dal sito del Centro Mondiale di Studi Kabalistici Bnei Baruch; Sefer haZohar, ed. Mantova (1558), alla National Library of Israel, DjVu file; Sefer haZohar, ed. Cremona (1559), alla National Library of Israel, DjVu file.
  7. Abu Bakr Mohammad Ibn Zakariya al-Razi, noto anche col nome di al-Razi, o ar-Razi, o Ibn Zakariyya e in latino col nome di Rhazes o Rasis, fu un medico e scienziato pluridisciplinare persiano vissuto nel X secolo.
  8. La traduzione usuale è "angelo". La parola ebraica tuttavia denota qualsiasi essere o forza naturale impiegata da Dio per l'esecuzione del Suo messaggio. Cfr. Nahum N. Glatzer, A Jewish Reader, cit., 1946, p. 26.
  9. Moreh Nevukhim II:36.
  10. Moreh Nevukhim III:12.
  11. Perek ha-Shalom è un trattato contemporaneo del Talmud che tratta della pace, e viene compreso nel Derekh Eretz Zutta come supplemento alle sue nove sezioni. Inserito nel Talmud babilonese, Numeri Rabbah XI, 16-20.
  12. Lo Shema in ebraico שמע, Ascolta (a volte detto Shemà Israel, שמע ישראל) è una preghiera della liturgia ebraica. È in genere considerata la preghiera più sentita, forse insieme al Kaddish. La sua lettura (Qiriat Shema) avviene due volte al giorno, nella preghiera mattutina ed in quella serale. Lo Shema è costituito da una premessa, fatta di due versi, e da tre parti, costituite da brani della Torah: la prima da Deut. 6:4-9; la seconda da Deut. 11:13-21; la terza da Num. 15:37-41.
  13. Frase che forma parte della preghiera ebraica serale.