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Antologia ebraica/Genitori e Figli

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Sibylla Samia, del Guercino (1653)

ORACOLI SIBILLINI GIUDAICI

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(Oracula Sibyllina LL. III-IV-V)

Gli Oracoli sibillini (latino: Oracula Sibyllina), talvolta detti Pseudo-sibillini, sono 12 libri[1] in greco di contenuto assai eterogeneo, scritti in esametri e contenenti varie profezie circa eventi storici futuri; prendono il nome dai Libri sibillini.

Generalmente catalogati tra gli apocrifi dell'Antico Testamento, sono suddivisibili in due parti in base al loro contenuto: giudaico-ellenistico quello più antico, giudaico-cristiano quello più recente. Il loro nucleo originario (libri 3-5) fu composto tra il II e il I secolo p.e.v., ed è da mettere probabilmente in relazione con le comunità della diaspora ebraica in Egitto; il testo originario fu poi rielaborato e ampliato in ambiente cristiano, tra il I e il VI secolo,[2] con evidente scopo apologetico.

Composizione:

Il contenuto degli Oracoli è stato definito «una straordinaria miscellanea il cui contenuto rispecchia una varietà di dottrine, assimilando le caratteristiche della letteratura profetica orientale e della cultura ellenistica».[3]

Il nucleo più antico è infatti il risultato della rielaborazione delle collezioni di oracoli attribuiti alle Sibille, che tanta fortuna avevano presso il mondo ellenistico-romano; gli oracoli furono prodotti a scopo propagandistico, in modo che ne fosse esaltato il senso apocalittico e che potessero convogliare un messaggio monoteistico e messianico. Questo nucleo, infatti, è riconducibile al mondo culturale ebraico di Alessandria d'Egitto, dove gli Ebrei della diaspora vissero a contatto con la cultura ellenistica, a partire dal III secolo p.e.v. o dalla prima metà del II secolo p.e.v.[4]

Successivamente il materiale fu rielaborato in ambiente cristiano, adattando le profezie giudaiche (profezie apocrife) in modo che prefigurassero l'avvento del Cristianesimo (come avvenuto nel caso della reinterpretazioni delle profezie dell'Antico Testamento all'interno dei vangeli canonici). La Sibilla, in particolare la Sibilla Eritrea, diventa dunque un'occasionale medium per la trasmissione delle profezie ispirate da Dio.

I primi otto libri furono raccolti insieme da un autore anonimo, che compose anche il Prologo, il cui intervento si fa risalire al VI secolo.[5]

I libri più antichi sono quelli attualmente numerati come III, IV e XI; successivamente furono composti i libri I e II, collocati prima dei precedenti in quanto fanno riferimento alle fasi della creazione del mondo. Un gruppo a parte è costituito dai libri XI-XIV, nei quali si nota una fusione di temi escatologici-apocalittici con un carattere prevalentemente storico. A partire dall'antichità fino all'epoca romana, gli oracoli riportano eventi, storici o inventati, riconducibili a eventi luttuosi che colpiscono coloro che si oppongono al popolo scelto da Dio; in particolare sono evidenziate le difficoltà incontrate dai Romani, di cui viene sottolineata l'ostilità nei confronti degli Ebrei e la contrapposizione tra il loro dominio e il Regno del Figlio di Dio.[5] La data e il luogo di composizione dei libri che compongono gli Oracoli sono i seguenti:[6]

Libro Ambiente di composizione Data
I e II giudaico e cristiano tra il 50 p.e.v. e il 70 e.v.
III giudaico (cfr. testo Cap. 7) 163-140 p.e.v. (nucleo originario)
dopo il 31 p.e.v. (seconda fase)
I secolo e.v. (terza fase)
IV giudaico (cfr. testo Cap. 8) dopo l'80 e.v.
V giudaico, con interpolazioni cristiane
(cfr. testo italiano di seguito)
I/II secolo e.v. (nucleo originario)
epoca adrianea o aureliana (interpolazioni)
VI e VII cristiano II-III secolo e.v.
VIII giudaico/cristiano tra l'epoca aureliana e il III secolo
XI giudaico dopo il 19 p.e.v.
XII giudaico epoca di Massimino il Trace (235-238)
XIII giudaico epoca di Gallieno (253-268)
XIV giudaico rielaborato prima della conquista araba di Alessandria (646)

Ma su, odi la funesta epoca dei discendenti di Latino. Certo primissimi dopo i re d'Egitto che perirono, che la terra medesima cacciò giù tutti; e dopo il cittadino di Fella, sotto il quale fu ridotto tutto l'Oriente e l'Occidente ricchissimo; cui Babilonia svergognò, presentò cadavere a Filippo, e non veracemente detto figlio di Giove, o di Ammone; e dopo quello della stirpe e del sangue di Assaraco, che venne da Troia e 10 tagliò l'assalto del fuoco; e dopo molti sovrani, uomini cari ad Ares; e dopo i bambinetti, figli della fiera che divora gli agnelli: sarà signore primissimo colui che addizionerà due volte il dieci nella lettera iniziale. Prevarrà di molto nelle guerre; avrà il primo segno dalla deina; cosi che dopo di lui regnerà quelli che fra gli elementi (dell'alfabeto) ha la prima lettera [per iniziale]; dinanzi a cui tremerà la Tracia e la Sicilia e poi Memfi. Menfi distrutta per la malvagità dei condottieri e di una donna non asservita, che cadde sul mare. E stabilirà ordinamenti per i popoli e sottoporrà tutto; ma dopo lungo tempo trasmetterà il potere ad un altro, che avrà per prima la lettera del numero trecento, porterà il nome caro di un fiume; e comanderà sopra i Persiani e su Babilonia, e allora colpirà con la spada i Medi. Dopo, regnerà colui che abbia la lettera del tre. Colui che avrà due volte dieci nella prima lettera, comanderà poi, e questa andrà fino all'ultima e insolita acqua dell'Oceano, ritornando assieme agli Ausonii. Sarà re colui che avrà per lettera il cinquanta, malvagio drago generante una grave guerra, il quale uopo aver teso le mani sulla sua stessa stirpe la distruggerà, e metterà ogni cosa in disordine, facendo l'atleta, guidando i cocchi, uccidendo, e osando diecimila cose; e taglierà il monte fra i due mari e lo toccherà con sangue impuro; ma sarà anche annientato e distrutto; poi tornerà indietro, facendosi uguale a Dio : ma dimostrerà di non essere. Tre re dopo di lui saranno distrutti l'uno dall'altro. E dopo verrà un gran distruttore degli uomini pii, che mostra chiarissimo il segno sette volte dieci. Il figlio di questi, che mostra l'iniziale del numero trecento, porterà via completamente il potere. Dopo di lui sarà re uno dal numero quattro, funesto, e dopo ancora un uomo venerando dal numero cinquanta; e dopo di lui quello che prende il segno iniziale dalla lettera, celta salitor di montagne, ma affrettantesi alla battaglia orientale non sfuggirà al destino miserabile, ma soccomberà: e lui cadavere ricoprirà una terra straniera, ma che avrà il nome del fiore di Nemea. Dopo lui comanderà un altro, un uomo dalla testa d'argento; egli avrà il nome di un mare; sarà un uomo eccellente e capirà tutto. E sotto di te, ottimo, superiore in tutto, azzurro crinito, e sotto i tuoi rami d'alloro sago ranno tutti questi giorni. E dopo di lui regneranno tre, ma il terzo regnerà in età avanzata.

Sono affranta, io, la tre volte sventurata, di contenere nell'animo una profezia crudele, e l'inno ispirato degli oracoli; io, la sorella d'Iside. Dapprima intorno alla base del tuo tempio molto compianto si precipiteranno le Menadi e in mani malvagie sarà quel giorno allor quando il Nilo percorrerà tutta la terra d'Egitto, fino a sedici cubiti, così da bagnare coi flutti e inafifìare con le sue correnti tutta la terra; taceranno, la grazia della terra e la bellezza del suo volto. Memfi, tu alzerai gravi lamenti sopra l'Egitto: tu, un tempo quella che eo superbamente dominava la terra sarai diventata misera; così che anch'Egli lo stesso amatore del fulmine ti chiamerà dall'alto del cielo a gran voce: O potente Memfi quella che in antico ti vantavi sopra gli infelici mortali, [tu piangerai moltissimo, superba e sfortunata, così che ti oda l'Eterno Dio Immortale tra le nuvole]. Dov'è ora quella tua potente arroganza tra gli uomini? Perché tu infuriasti contro i miei servi unti di Dio e suscitasti la cattiveria in uomini buoni: avrai in compenso come pena di questo un trattamento uguale; non avrai parte alcuna tra i beati; cadesti dalle stelle, non salirai al cielo.

Queste cose Dio mi chiamò per dire all'Egitto, nell'ultimo tempo, quando gli uomini saranno completamente malvagi; ma i malvagi si affliggeranno, aspettando malanni, l'ira dell'immortale celeste che colpisce con grave suono, essi che venerano invece di Dio pietre e animali e hanno timore in altri modi di molte altre cose, in cui non è parola, né mente, né udito, tanto che non é neppure giusto che io nomini ciascuno degli idoli, prodotti dalle mani degli uomini.

Dalle proprie opere e dagli scellerati pensieri, le nazioni accettarono gli dei di legno e di pietra e di rame e d'oro e d'argento; vani, privi di vita e di sensibilità, e li fabbricarono fusi al fuoco, scioccamente ponendo fede in siffatti oggetti.

Tmui e Xoi, Atribis, Coptos, Abido, Eracleopoli e Diopoli ed Ermepoli, e te, Alessandria, illustre nutrice di città, la guerra non lascerà, (non pestilenza; e tu pagherai il fio) della tua superbia, in misura di quello che hai fatto prima. Tacerai per lungo tempo, e, giorno del ritorno... [...] non scorrerà più per te bevanda delicata.

Verrà infatti il Persiano sulla tua terra come grandine e distruggerà la tua terra e gli uomini macchinatori d'infamie: con sangue e con cadaveri davanti ai tuoi gloriosi altari, egli, dall'animo barbaro terribile sanguigno, arrabbiato pazzamente con tutta la moltitudine in numero infinito portandoti la distruzione; e allora, città ricchissima, sarai grandemente travagliata. Tutta l'Asia piangerà, cadendo a terra, a causa dei doni dei quali, provenienti da te, si rallegrò incoronandosi il capo. Egli stesso, quelli che ottenne la terra dei Persiani farà guerra, uccidendo ogni uomo distruggerà ogni risorsa, cosi che agli infelici mortali resterà solo la terza parte. Egli stesso verrà dall'occidente volando con salti leggeri, assediando e desolando tutta la terra. Ma quando avrà ottenuto la potente altezza e audacia svergognata, verrà volendo distruggere anche la città dei Beati. E allora un re mandato da Dio contro di lui distruggerà tutti i grandi re, e i potenti mortali; e allora sarà il giudizio dell'incorruttibile sopra gli uomini.

Ahi, ahi a te, misero cuore, perché mi ecciti a mostrare queste cose all'Egitto, il doloroso governo di molti? Vai verso l'oriente alla stolta razza dei Persiani, e rivela a loro il presente e ciò che sarà.

La corrente del fiume Eufrate farà un'inondazione e distruggerà i Persiani e gli Arabi e i Babilonesi e i Massageti che amano la guerra e hanno fede negli archi. Tutta l'Asia bruciata dal fuoco brillerà fino alle isole. Pergamo sacra fin dall'antichità sarà distrutta con rumore di tuono [o: dalle fondamenta] e Pitane si mostrerà fra gli uomini completamente deserta. Lesbo tutta precipiterà nell'abisso profondo, cosi da perire. Smirne arrotolatasi sotto i suoi precipizi, un giorno piangerà; ella un tempo veneranda e celebre sarà distrutta. I Bitinii piangeranno la loro terra incinerita e la grande Siria, e la Fenicia dalle molte razze.

Guai a te, Licia, quanti mali ti prepara il mare, salendo improvvisamente sopra la terra dolorosa, così da scuotere con un malo moto e con brusche correnti la terra di Licia, quella senza profumi e quella che li produce.

Terribile ira sarà sopra la Frigia a causa dell'afflizione per la quale Rea (madre) di Giove venne e quivi rimase.

Il mare rovinerà la razza e il barbaro popolo dei Centauri; un fiume che scorre profondo rovinerà la terra Tessala, il Peneo dalla profonda corrente (distruggerà) le forme delle fiere della terra; l'Epidano ucciderà i Lapiti sulla terra, l'Epidano che dichiara di aver un tempo generato le forme delle fiere.

I poeti lamenteranno l'Eliade tre volte infelice, quando dall'Italia taglierà il collo all'istmo il re della grande Roma, uomo simile a Dio, cui, dicono, generò lo stesso Giove e la signora Era; il quale, con la voce tutta da musa del suo dolce inno affaticandosi in teatro, ucciderà molti insieme con la infelice sua madre. Da Babilonia fuggirà questo re terribile e svergognato che tutti i mortali e gli uomini migliori hanno in orrore; infatti uccise molti e pose le mani sul ventre (che lo generò), peccò contro le mogli e fu formato dall'iniquità. Andrà verso i Medi e i Re dei Persiani, cui desiderò per primi, e ai quali recò fama tendendo agguati con questi malvagi contro il popolo verace; egli che prese il tempio costruito da Dio e bruciò i cittadini e i popoli che salivano a quello come giustamente io cantai. Al suo apparire fu scossa tutta la creazione ed i re perirono e quelli in cui rimase i! potere distrussero la grande città ed il popolo giusto. Ma quando durante il quarto anno splenderà il grande astro che da solo distruggerà tutta la terra per punizione, un grande astro dal cieio cadrà sul lampeggiante mare e brucierà il mare profondo e la stessa Babilonia e la terra d'Italia, a cagione della quale perirono di tra gli Ebrei molti santi fedeli e il popolo verace.

Fra malvagi uomini tu starai soffrendo molti mali, ma resterai completamente desolata per tutti i tempi quind'innanzi, rendendo odioso il tuo suolo, poiché hai ricercato l'arte dei farmachi; in te, città malvagia, sciagurata fra tutte sono adulterii, e l'illecita, effeminata, ingiusta unione dei fanciulli. Ahi, città tutta impura della terra latina, mènade che ama le vipere, vedova ti siederai sulle alture, ed il fiume Tevere piangerà te, la tua consorte, che hai cuore omicida e animo impuro.

Non sai, che cosa può Dio, che cosa prepara? Ma tu dici «Io sono solo e nessuno mi distruggerà» Ed ora te e tutti i tuoi distruggerà Dio sempre esistente, e non vi sarà più traccia di te in quella terra, come prima, quando il gran Dio inventò le tue glorie. Rimani sola, o iniqua; immersa nel fuoco divampante abita la iniqua regione tartarea di Ade.

Ed ora, da capo, o Egitto, deploro il tuo destino: o Memfi, sarai causa prima di sventure colpita nei ten- iso dini: in te le piramidi faranno sentire una voce senza vergogna. Pithom, chiamata un tempo a ragione la città doppia, tu tacerai per secoli, affinché tu ponga fine alla tua iniquità; o insolenza, tu ripostiglio di mali, menade che si lamenta forte, afflitta molto lagrimante, rimarrai vedova per sempre.

Ma quando Barca riveste sullo sporco la sua tunica bianca, potessi io non essere, non essere nato! O Tebe, dov'è la tua gran potenza? Un uomo selvaggio distruggerà il popolo, ma tu prendendo abiti scuri piangerai, o sventurata, sola, e pagherai il fio per tutto ciò che hai fatto prima, avendo un animo senza vergogna, e guarderanno la piaga sul petto, a causa delle opere inique.

Un grand'uomo di fra gli Etiopi distruggerà Siene. Gli Indii di colore scuro abiteranno a forza Teuchira. Pentapoli, tu piangerai; un uomo di grande potenza ti abbatterà. E chi esporrà i tuoi destini, o Libia miserabile? E qual uomo piangerà in modo compassionevole te, o Cirene? Non cesserai dal doloroso lamento fino al tempo della distruzione.

Tra i «Bryges» e i Galli dal molto oro l'oceano risonante sarà riempito di molto sangue; ed essi infatti commisero malvagità contro i figli di Dio, quando il Re di Fenicia condusse dalla Siria ai Sidonii una numerosa schiera gallica; e ucciderà te, Ravenna, e comanderà fino alla morte.

Indiani, non imbaldanzitevi, e voi, superbi Etiopi; poiché quando la ruota fiammeggiante dell'enclitica e il Capricorno e il Toro nei Gemelli abbia circondato il mezzo del cielo, e la Vergine salendo, e iì Sole legando intorno alla fronte una cintura, dominerà sul cielo, vi sarà un grande incendio celeste sopra la terra, e dopo la battaglia degli astri una nuova creazione. Così che sarà distrutta nel fuoco e tra i lamenti tutta la terra degli Etiopi.

Piangi anche tu, Corinto, la triste distruzione che è in te. Quando infatti le tre sorelle Moire filando coi fili avvolti condurranno il fuggente con inganno attraverso il dirupo dell'istmo, l'elevato in aria, finché tutti lo abbiano veduto, quello che una volta tagliò la pietra col bronzo molto duttile e distruggerà la tua terra, e la taglierà, com'è predisposto. A costui infatti Dio diede animo per fare ciò che nessun altro prima di lui fra tutti quanti i re. Dapprima strappando da tre capi le radici con la falce, darà agli altri da nutrirsene grandemente, così che mangeranno le carni dei genitori del re impuro. A tutti gli uomini sovrastano morte e terrori, a causa della grande città e dol popolo giusto, salvato per sempre, cui la Provvidenza ebbe per eletto.

O instabile e perverso, sottoposto a malvagi destini, e per gli uomini principio di sofferenza e gran termine della creazione turbata e nuovamente salvata dai Fati, insolenza, condottiero di mali e grande flagello per la creazione, chi dei mortali ti amò, chi dentro di sé non ti è avverso? Un re che si era precipitato (o lasciato cadere) in te perdette la sua santa vita. Tu hai messo ogni cosa sottosopra, e allagato tutto il mondo e per te le belle ordinanze del mondo sono state mutate. Lancia verso la nostra contesa queste ultime cose; perché dici: «Io ti persuaderò» e «se ti critico te lo dirò»? Vi era un tempo tra gli uomini la chiara luce del sole, raggio diffuso compagno dei profeti. La lingua che spandeva miele mostrava ed offriva a tutti gli uomini una buona bevanda, e faceva crescere per tutti la sua pianta gentile. Per questo, tu dai ristretti consigli, primo duce dei malanni più grandi, verrà in quel giorno la spada e l'afflizione. O per gli uomini principio di sofferenza e gran termine della creazione turbata e salvata di nuovo dai Destini, ascolta Tamara voce dal suono ingrato, tu flagello agli uomini.

Ma quando la terra persiana cesserà dalla guerra e dalla pestilenza e dal lamentarsi, allora sarà in quel giorno la razza divina dei celesti beati Giudei, che abitano tutt' intorno alla città di Dio nel centro della terra, cerchiando un gran muro fino a Joppa io eleveranno alto fino alle nere nubi. La tromba non suonerà piij richiami guerreschi, non più periranno [gli uomini], per le mani furibonde dei nemici, ma Egli innalzerà per l'eternità trofei sopra i malvagi.

E allora vi sarà di nuovo un uomo eletto dal cielo il quale stese le mani sul legno molto fruttifero, l'ottimo fra gli Ebrei, e che un giorno fermerà il sole, parlando con bella parola e con sante labbra.

Non tormentarti più l'animo in petto, o beata, figlia seo di Dio, ricchissima, solo fiore amato, o luce buona e santo rampollo. Giudea piena di grazie, bella città e inspirata di inni. Non più camminerà come baccante sulla tua terra il piede impuro dei Greci, avendo (Egli, il Greco: ma letteralm. riferito al piede) in petto un animo disposto a subire la legge; ma ti onoreranno figli gloriosi e fra tanti inni circonderanno la tavola con sacrifici di ogni genere e con benedizioni, in lode di Dio; tutti quelli che hanno sopportato le sofferenze di una piccola aggressione, i giusti riceveranno un bene maggiore e grazioso, ma i malvagi che alzarono verso il cielo una lingua invereconda cesseranno di parlare gli uni davanti agli altri, e si nasconderanno, fino a che il mondo sia cambiato; vi sarà dalle nuvole una pioggia di fuoco ardente; ed i mortali non coglieranno più un frutto buono sulla terra. Tutto sarà non seminato né arato, finché gli uomini mortali conoscano il reggitore di tutte le cose. Dio immortale e sempre esistente; e non onorino più cose mortali, né cani né avvoltoi, le cose che l'Egitto insegnò ad adorare con bocca vana e labbra stolte. La santa terra dei soli pii porterà tutte queste cose, una corrente di miele che scorre dalla pietra e dalla sorgente, e latte ambrosio fluirà per tutti i giusti, poiché ebbero fede nell'unico Padre, Dio unico che è superiore, avendo un gran pietà ed una gran fiducia.

Ma perché la mia mente saggia m'ispira queste cose? Ora io lamenterò amaramente te, infelice Asia, e i popoli degli Ioni, dei Cari, dei Lidi dal molto oro. Guai a te. Sardi; guai, incantevole Traili; guai, Laodicea, bella città come perirete distrutte da terremoto e mutate in polvere! Nell'Asia oscura e alla stirpe dei Lidi dal molto oro... [...] il ben costrutto tempio di Diana in Efeso per voragini e terremoti cadrà prono nel mare, come le tempeste empiono d'acqua le navi. Rovesciata si lamenterà Efeso piangendo presso le sue alture, e cercando per il tempio non più abitato.

E allora irato Dio immortale abitante nell'etere dal cielo manderà l'uragano contro la sommità impura. Invece d'inverno vi sarà estate in quel tempo; e allora i mortali avranno un gran panico. Il Tonante dall'alto distruggerà tutti gli svergognati, con tuoni e con lampi e con fulmini ardenti sopra gli uomini a lui avversi e li distruggerà come empi, così che restino sulla terra i cadaveri più numerosi della sabbia. Verrà anche Smirne lamentando il suo cantore alle porte di Efeso ed essa sarà distrutta di più.

Cuma la folle con le sue correnti ispirate caduta nelle mani, di uomini atei, ingiusti e senza legge non alzerà più al cielo tanta gioia, ma giacerà morta tra le correnti azzurre. E allora grideranno insieme aspettando il malanno. Il popolo crudele di Cuma – razza di svergognati – saprà il segno avendo per cui soffrire. Poi quando piangeranno la mala terra ridotta in cenere, Lesbo sarà distrutta per sempre dall'Eridano.

Guai a te, Cibyra, bella città, cessa la tua festa. E tu Ierapoli, sola terra sposata a Plutone, avrai quel che desiderasti di avere, un luogo di molte lagrime, tu, seppellita nella terra presso la corrente del Termodonte. Tripoli cresciuta sulla roccia presso le acque del Meandro, assegnata dalla sorte alle onde notturne sotto la spiaggia, da cima a fondo ti distruggerà la Provvidenza di Dio.

Che io non voglia prendere la terra vicina di Febo; un uragano dall'alto distruggerà la effemminata Mileto, perché essa prese il perfido canto di Febo il saggio studio degli uomini e la sapiente volontà: Sii propizio, Padre di tutte le cose, alla delicata fruttifera terra, la grande Giudea, affinché vediamo i tuoi giùdizi; tu conoscesti questa, o Dio, per prima nelle tue grazie, perché apparisse a tutti i mortali che era una tua grazia speciale, ed essi considerassero, che dono Dio le faceva.

Desidero di vedere le opere tre volte infelici dei Traci e il muro dei due mari da Ares gettato a guisa di fiume, nella sabbia, al pescante mergo.

Povero Ellesponto, ti congiungerà il figlio dell'Assiria; la grande potenza dei Traci distruggerà Lisimache; il re d'Egitto conquisterà la Macedonia, e la regione barbarica atterrerà il potere dei duci; Lidii e Calati, Panfili con Pisidii armati con tutto il loro popolo arrecheranno una cattiva contesa.

Italia tre volte infelice rimarrai tutta desolata incompianta; in una terra fiorente una belva funesta ti distruggerà. Vi sarà un tempo, quando nel sereno il vasto cielo dall'alto udirà un grido risuonante come il tuono, la voce di Dio, ed i raggi del sole stesso non più saranno incorruttibili, né vi sarà più la chiara luce della luna, nel tempo finale, quando Dio regnerà.

Ogni cosa si annerirà, vi sarà oscurità sulla terra, e ciechi [saranno! mortali e belve malvage e [vi sarà] sventura. Durerà quel, giorno per lungo tempo, così che riconoscano lui stesso il Signore Iddio che tutto sorveglia dall'alto. Egli allora non avrà compassione per gli uomini a lui ribelli, che sacrificano ad Erme prive di vita ed agli dei di pietra mandre di agnelli e di pecore e di muggenti buoi e di grandi vitelli dalle corna d'oro. Sia di guida la legge della Sapienza e la gloria dei giusti; affinché irato l'Eterno Dio non distrugga tutta insieme ogni vita umana e la razza svergognata conviene amare il padre Dio, saggio, che sempre è.

Vi sarà nel tempo finale verso la cessazione della luna una guerra furente sul mondo e astuta nell'arte degli inganni. Verrà dalle estremità della terra l'uomo matricida fuggitivo macchinando nella sua mente taglienti consigli: ed egli s'impadronirà di tutta la terra, e dominerà su tutto, e penserà cose più sagge di tutti gli uomini: quella, per causa della quale peri egli stesso, quella egli prenderà subito di colpo. Farà perire molti uomini e grandi re e brucierà tutti come non mai un altro fa, ma quelli che si rannicchiano per paura egli li raddrizzerà nella sua furia. Dall'occidente vi sarà una grande guerra agli uomini, scorrerà il sangue fino all'argine dei fiumi dalla profonda corrente. L'ira gocciolerà nelle pianure della Macedonia... [...] dall'occidente aiuti al popolo e rovina al re. E allora un soffio di tempesta soffìerà sopra la terra e la pianura si riempirà allora di guerra crudele. In verità dai campi celesti pioverà fuoco sugli uomini; fuoco e sangue, acqua, tempesta, oscurità, notte in cielo, e distruzione in guerra, e sopra le stragi l'oscurità (nube di fumo) distruggerà insieme tutti i re e gli uomini più elevati, Dopo che così cesserà la pietosa distruzione della guerra mai più alcuno combatterà con la spada, né col ferro né con gli stessi proiettili; cose che allora non saranno giustizia (giuste). Il popolo saggio che era stato abbandonato, avrà pace; provato nella malvagità, perché si rallegrasse alla fine.

Matricidi, cessate dalla vostra imprudenza e dall'audacia perversa, voi che già iniziaste relazioni impure con i fanciulli e in case infami poneste meretrici, un tempo pure, con oltraggio e danno e vergogna che affligge... [...] In te infatti la madre si uni al figlio contro ogni legge, e la figlia coi proprio padre si congiunse come sposa; in te anche i re contaminarono la loro bocca sciagurata, in te gli uomini malvagi trovarono commercio con le bestie. Taci, o malvagia lamentabile città, che hai festa: che non più in te le fanciulle vergini custodiranno il sacro fuoco con tronchi di legna ben nutrita. Si è spento da tempo presso di te l'incendio della casa amata, quando io vidi distrutto, a terra, squagliato dal fuoco per mezzo di una mano impura; un secondo tempio, tempio che era stato sempre fiorente, tempio dell'osservanza di Dio, costruito da santi e sperato indistruttibile ed eterno dall'anima e dal corpo stesso.

Ché presso di loro un abile artigiano non fece con indifferenza un Dio senz'anima fuori dalla terra oscura, né di pietra, e non venerò un ornamento d'oro, inganno delle anime; ma onorarono Dio il gran padre di tutti i viventi, ai quali diede il respiro, con santi sacrifici ed ecatombi; ora lo distrusse e lo abbandonò in rovina un re oscuro ed impuro, salitovi con grande truppa e uomini di guerra; ma egli stesso perì per mano dell'Immortale abbandonando quella terra, e segno tale non era stato più compiuto tra gli uomini, così che appare che altri distrusser la grande città.

Venne infatti dalle celesti sfere (dalla volta celeste) un uomo beato che aveva nelle mani lo scettro che Dio affidò, e comandò su tutti bene, e a tutti i buoni diede la ricchezza, che gli uomini precedenti avevano presa. Prese dalle fondamenta tra molto fuoco tutta la città, che Dio amò, questa egli fece più raggiante degli astri, del sole e della luna, e vi pose ornamento e il tempio santo i incarnato] nuovo bellissimo e lo fece grande per parecchi stadi, ed una torre immensa che toccava le nuvole, e visibile a tutti, così che tutti i fedeli e tutti i giusti vedessero la gloria di Dio Eterno, la sua amata presenza; l'oriente e l'occidente cantarono, la gloria di Dio. Infatti non vi saranno più per i miseri mortali [cose] terribili, né adulteri né illegale amore di fanciulli, non omicidio né rumore di guerra, ma in tutti un giusto gareggiare. È il tempo finale dei Santi, quando compie queste cose Dio che tuona dall'alto, fondatore del gran tempio. Guai a te. Babilonia dal trono d'oro, dai sandali d'oro, annosa regina sola signoreggiante sul mondo, tu da lungo città grande e universale, non più ti stenderai sulle tue montagne d'oro sulle correnti dell'Eufrate; sarai gettata al suolo dalle scosse di un terremoto; ma i terribili Parti ti hanno fatto regnare su tutto. Tieni la bocca in una museruola, o impura razza dei Caldei, non chiedere e non meditare come prevarrai sui Persiani come regnerai sopra i Medi, poiché a cagione di quel potere per il quale tieni, mandando a Roma come ostaggi che anche erano schiavi all'Asia, appunto perché anche tu credendoti regina..... verrai al giudizio dei tuoi nemici... a cagione dei quali nnandasti prezzo di riscatto. Ma darai per parole perverse una parola amara ai tuoi nemici.

Nell'ultimo tempo il mare sarà asciutto e non più veleggeranno le navi venso l'Italia, la grande Asia che produce di tutto sarà allora acqua e Creta pianura, Cipro avrà un gran flagello e Pafo lamenterà un terribile infortunio così che si capirà che anche Salamina la grande città starà soffrendo un gran flagello; ora deserto sterile starà allora sulla spiaggia. Non poche cavallette rovineranno la terra di Cipro. Su Tiro, infelici mortali, piangete nel riguardarla. Fenicia, ti sovrasta una terribile via, finché tu cada una cattiva caduta, allorché le Sirene si lamenteranno davvero.

E nella quinta generazione, quando cesserà la distribuzione d'Egitto, quando si congiungeranno re svergognati; e le generazioni dei Panfili si stabiliranno in Egitto, vi sarà in Macedonia ed in Asia ed in Libia una guerra furente sul mondo riempiente di sangue nella polvere cui porrà fine un re di Roma, e i potenti dell'Occidente.

Quando cada nevoso il turbine invernale, essendo gelato il gran fiume e le sterminate paludi, ecco un popolo barbaro s'incammina verso la terra d'Asia e distrugge il popolo dei terribili Traci come cosa facile a distruggere. E allora gli uomini che si divorano il cuore, sfiniti dalla fame, divoreranno i genitori e consumeranno avidamente tali cibi. Da tutte le case le fiere — mangeranno la tavola — e gli stessi uccelli mangeranno tutti gli uomini, l'oceano sarà riempito di male dalla guerra arrossato nella carne e nel sangue degli stolti. Fino a tal punto vi sarà mancanza di risorse sulla terra da poter sapere il numero esatto degli uomini e delle donne.

Infinite cose lamenterà un'infelice generazione verso il termine del tramonto del sole per non risorgere mai più; aspettando di essere immerso nelle acque dell'oceano; poiché vide le cattive azioni impure di molti uomini. Vi sarà un'oscurità senza luna per il gran cielo istesso, una tenebra non piccola coprirà per la seconda volta i recèssi del mondo; ma dopo di questo la luce di Dio sarà guida agli uomini buoni, quanti avranno cantato inni a Dio. Isi[de], dea tre volte infelice, rimarrai sola presso la corrente del Nilo, menade che non articola i suoni presso le sabbiose rive dell'Acheronte, e di te non rimarrà più ricordo per tutta la terra. E tu, Sarapide, coperto da tante rozze pietre giacerai rovina immensa sull'Egitto sventuratissimo. Quanti d'Egitto recavano a te il loro desiderio tutti quanti ti piangeranno acerbamente; ponendosi nell'animo Dio incorruttibile; sapranno che tu sei nulla, quanti avranno cantato inni a Dio. E allora uno dei sacerdoti, vestito di bianco, dirà: Orsù, alziamo di nuovo il bel tempio del Dio vero, orsù mutiamo il malvagio costume ricevuto dai genitori, a cagione del quale essi facendo processioni e riti a dei di pietra e di coccio non furono sapienti. Voltiamo (mutiamo) le nostre anime, innalzando inni a Dio immortale, egli il padre, il sempre esistente [eterno] il reggitore di tutte le cose, il vero, il Re, padre vivificante, gran Dio che esiste per sempre. E allora in Egitto vi sarà un grande e santo Tempio, e a quello porterà sacrifici il popolo fatto da Dio e ad essi darà Dio incorruttibile di vivere a lungo.

Ma quando gli Etiopi, abbandonando la tribià senza vergogna di Triballi, si precipiteranno ad arare la terra d'Egitto, cominceranno la malvagità, affinché si compiano tutte le ultime cose. Poiché essi distruggeranno il gran tempio della terra d'Egitto; Dio pioverà giù sulla terra un'ira terribile su di loro, così da distruggere tutti i malvagi, e tutti gl'ingiusti; e non vi sarà più moderazione in quella terra, poiché non custodirono ciò che Dio aveva dato loro in dono.

Io vidi la minaccia dei sole che bruciava fra gli astri e la terribile ira di Selene tra i raggi; gli astri soffrivano nel dar vita ad una battaglia; Dio permise loro di combattere. Infatti contro il sole fecero lotta grandi fiamme e si mutò il sibilo bicorne della luna, Lucifero (Fosforo) ebbe battaglia salendo sul dorso del Leone, Capricorno percosse i tendini [sul collo] al giovine (nuovo — appena sorto) Toro; il Toro strappò a Capricorno il giorno del ritorno; Orione tolse alla Libra il potersi fermare mai più. La Vergine in Montone (Ariete) mutò il Fato dei Gemelli; la Pleiade non splendette più; il Dragone respinse la Cintura; i Pesci penetrarono nella corazza del Leone; Cancro non stette più fermo, poiché temeva Orione; lo Scorpione attaccò la coda — [si rifugiò sotto la coda] a causa del terribile Leone ed il cane sdrucciolò dalla fiamma del Sole; ma la forza del potente Risplendente (Brillante) fece bruciare Acquario. Sorse lo stesso Cielo per scuotere i combattenti, nella sua ira li scagliò a testa in giù sulla Terra. Ed essi gettati rapidamente nell'acqua dell'Oceano, bruciarono tutta la terra; il cielo restò senza stelle.

O uomini mortali e carnali, che non siete nulla come vi innalzate (così) rapidamente, non scorgendo la fine della vita? Voi non tremate innanzi a Dio né lo temete, il nostro tutore, altissimo, conoscitore [del futuro] che tutto vede, testimone di tutte le cose, creatore che tutto nutre, che pose in tutte le cose il suo dolce spirito, e lo fece guida di tutti i mortali? Uno è Dio, che solo regna, immenso, ingenerato, onnipotente, invisibile Egli che vede ogni cosa, ed Egli stesso non è veduto da alcuna carne mortale; qual carne infatti può scorgere con gli occhi il celeste e vero Dio immortale che abita il cielo? Ma neppure davanti ai raggi del sole sono capaci di stare gli uomini, generati uomini mortali, essendo vene e carne [tenute insieme dalle] ossa. Venerate lui che è solo, duce del mondo, che solo è per l'eternità e dall'eternità, autogenerato, e ingenerato, che tutto regge per ogni tempo, che a tutti i mortali dà discernimento nella luce comune. Della vostra volontà malvagia avrete la degna ricompensa, poiché trascurando di render gloria al Dio vero ed eterno, e di sacrificargli sacre ecatombi, avete fatto sacrifici ai demoni, a quelli nell'Ade. Voi camminate nell'inganno e nella demenza e abbandonando la retta via maestra vi siete allontanati ed avete errato fra pruni e rovi; mortali, cessate stolti, dal vagare nell'oscurità e nella notte nera senza lume, e abbandonate l'oscurità della notte, anzi fatevi padroni della luce. Ecco Egli a tutti è chiaro e non incerto. Venite, non perseguite sempre l'oscurità e il buio. Ecco, la luce del sole così dolce da con- so templare splende più che mai. Imparate a conoscere, ponendo nei vostri petti la saggezza: uno è Dio che manda pioggie, venti, terremoti, lampi, fami, pestilenze e tristi lutti e tempeste di neve (e) ghiacci. Ma perché enumero ad uno ad uno ? È Signore del cielo, regge la terra. Egli è.

Se gli dei nascono e rimangono immortali, gli dei sarebbero stati pii!i numerosi degli uomini, né ai mortali sarebbe rimasto luogo dove stare.

Se dò che è generato del tutto anche perisce, non poteva Dio essere stato formato dai lombi di un uomo o dal ventre; ma Dio (è) solo, uno, altissimo sopra ogni cosa il quale fece il cielo il sole e gli astri e la luna, la terra fruttifera e gli abissi d'acqua del mare, i monti elevati e le perenni fonti d'acqua corrente. Ancora, egli genera la grande folla innumerevole degli animali acquatici, inspira vita ai rettili che si muovono sulla terra, e le molteplici razze degli uccelli, dalla chiara voce, rumoreggianti, bruni, strepitanti con le ali, che battono l'aria con le ali. Ma nei dirupi dei monti pose la selvaggia razza delle fiere, e sottopose a noi mortali tutti gli animali domestici. Egli ha costituito il generato da Dio duce di tutto, e all'uomo ha sottoposto cose d'ogni genere e non comprensibili. Qual carne infatti tra i mortali può sapere tutte queste cose? Ma le sa solo Egli il loro fattore fin dal principio, immortale creatore eterno, abitante nell'etere, che ai buoni dà una buona ricompensa molto strabocchevole e che ai malvagi ed ingiusti suscita l'ira e la collera, e guerra e pestilenza e tristi lutti.

Uomini, perché vanamente innalzandovi siete sradicati? Vergognatevi di deificare gatti e animali feroci (coccodrilli). Non forse una rabbiosa follia vi ha tolto dall'animo i sensi, se gli dei portano via piatti e rubano vasi; e invece di abitare nel cielo immenso e dorato, egli guarda le cose mangiate dai vermi, ed è coperto da fìtte ragnatele. Adorando serpenti, cani, gatti, o stolti, venerate e gli uccelli e le fiere serpenti della terra e statue di pietra e immagini manufatte, e mucchi di pietre lungo le vie; queste cose venerate e altre molte vanità che è anche vergogna il nominare; sono dei che guidano con inganno gli uomini stolti, e dalla bocca dei quali si spande un veleno mortifero.

Ma Colui che è vita e luce eterna immortale e che spande agli uomini una letizia più dolce del miele,... a costui solo piega il collo, e che tu inclini la via nei tempi beati. Tutte queste cose lasciando, il bicchiere pieno di vendetta, puro e schietto, forte, ben premuto, completamente non allungato, avete trangugiato con stoltezza ed animo folle. E non volete riscuotervi dall'ubriachezza, e venire alla saggezza dello spirito [lett: allo spirito saggio] e riconoscere per re Dio, Colui che tutto vede. Per ciò verrà su voi lo splendore del fuoco ardente, sarete bruciati dalle fiamme per un giorno senza fine attraverso il tempo, vergognandovi dei vostri inutili e falsi idoli. Ma quelli che venerano il Dio vero ed eterno erediteranno la vita, essi per il tempo del tempo abitando insieme la lussureggiante piantagione del Paradiso, mangiando il dolce pane [proveniente, o, fornito] dal cielo stellato.

Per approfondire, vedi Serie maimonidea e Serie misticismo ebraico.
  1. Numerati I-VIII e XI-XIV.
  2. Liliana Rosso Ubigli, Oracoli sibillini libro III, in Paolo Sacchi (a cura di), Apocrifi dell'Antico Testamento, vol. 3, Brescia, Paideia, 1999, p. 390.
  3. Monaca, p. 5.
  4. H.R. Drobner, Patrologia, Piemme, 1998, p. 95.
  5. 5,0 5,1 Monaca, p. 19.
  6. Mariangela Monaca, Oracoli sibillini, Città Nuova, 2008, p. 30.