Costellazioni/Costellazioni australi

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Costellazioni
Hubble ultra deep field.jpg
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Alcune delle costellazioni dell’emisfero meridionale sono visibili, in parte o intere, anche dall’Italia. Considerata la latitudine media di + 42°, si possono osservare stelle con declinazione – 48° a patto che l’orizzonte sia completamente libero da ostacoli e tenendo conto dell’estinzione dell’atmosfera terrestre, che più è vicina all’orizzonte è più è fosca. Per sapere quanto, al massimo, si eleverà una stella che abbia declinazione negativa sull’orizzonte in direzione sud, basta fare la differenza tra la sua declinazione e il valore detto prima, cioè – 48°. Per esempio, la stella alfa del Pesce australe ha una declinazione di – 30°. Osservata da un luogo a declinazione + 42° ( Roma, per es. ) si alzerà sopra l’orizzonte di 18°. A parte pochissime eccezioni, le costellazioni del sud erano sconosciute nell’antichità e furono definite solo all’epoca dei grandi viaggi esplorativi ( XVII secolo). Per questo i loro nomi non hanno nessun riferimento mitologico, ma piuttosto sono stati loro assegnati nomi che rispecchiano strumenti di navigazione ( Ottante, Compasso… ), strumenti scientifici ( Microscopio, Orologio…) o nuove ( allora per noi ) specie animali ( Pavone, Tucano… ). Dalle regioni equatoriali è possibile osservare entrambi gli emisferi, però nessuna stella è circumpolare, tutte sorgono e tramontano perpendicolari all’orizzonte. Alla latitudine – 35° Cassiopea, l’Orsa maggiore e Cefeo non sono più visibili. Da Capo Horn ( punta estrema dell’Africa ) diventano invisibili anche Cigno e Lira. Al Polo Sud si può osservare solo l’emisfero celeste australe. L’osservazione scientifica del cielo australe è stata per lungo tempo trascurata, in quanto i maggiori osservatori si trovavano in Europa e in Nordamerica. Poi la situazione è mutata con la costruzione di osservatori in Sudafrica, in Australia e America meridionale, alcuni succursali di quelli europei.