Disturbi mentali/Disturbi d'ansia

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Sono inclusi:

  • attacchi di panico (con o senza agorafobia)
  • agorafobia
  • fobie specifiche
  • fobia sociale
  • disturbo ossessivo-compulsivo
  • disturbo post traumatico da stress
  • disturbo d’ansia generalizzato.

Ansia[modifica]

L’ansia costituisce una condizione spiacevole con manifestazioni psicologiche (malessere, apprensione, paura) e somatiche (costrizione toracica, cardiopalma, nausea, sudorazione, soffocamento) ed è patologica quando è immotivata o eccessiva rispetto alle cause determinanti.

Teorie[modifica]

Esistono diverse teorie che vogliono spiegare la nascita dell’ansia…

Psicoanalisi[modifica]

In psicoanalisi è stata fatta dipendere prima da un accumulo della tensione sessuale, poi considerata come un segnale emesso dall’Io di fronte al pericolo di una pulsione che sta per emergere alla coscienza.

Psicoterapia dialettica[modifica]

Secondo la psicoterapia dialettica di Nicola Ghezzani e Luigi Anepeta l'ansia è uno stato d'animo derivato dalla reazione istintuale della paura. Ma mentre nella paura si reagisce a uno stimolo concretamente presente nel mondo oggettivo, nel fenomeno ansioso si ha paura di qualcosa di indefinito o di qualcosa che sta per qualcos'altro (per esempio, nella agorafobia l'attraversamento di uno spazio aperto sta per la liberazione di un desiderio represso che l'io avverte come una minaccia). L'ansia segnala il sentimento di minaccia e inibisce la liberazione; in questo senso essa rimanda sempre a un conflitto inconscio di motivazioni contrapposte.

Terapia cognitivo-comportamentale[modifica]

Le teorie cognitivo-comportamentali danno importanza all’apprendimento e al condizionamento, basandosi sul fatto che una stimolo neutro (animale di stoffa) abbinato più volte a uno stimolo doloroso, determini ansia anche quando si presenti da solo.

Teorie sociogeneriche[modifica]

Le teorie sociogeneriche mettono in primo piano lo stress della vita moderna, le insicurezze, il crollo delle ideologie, i cambiamenti troppo rapidi, l’alienazione (insoddisfazione, disagio esistenziale).

Teorie biologiche[modifica]

Le teorie biologiche invece mettono alla base dell’ansia dei cambiamenti dell’attività cerebrale che si realizzano in alcune zone corticali e sottocorticali. *Questi studi biochimici dell’ansia non dovrebbero essere visti in contrapposizione con le teorie psicogene, ma solo come un diverso livello di indagine.

Il disturbo da attacchi di panico (con o senza agorafobia)[modifica]

Periodo di ansia, paura e disagio intensi, che insorgono rapidamente raggiungendo l’apice dopo 10 minuti per durarne una ventina (raro che duri più di un’ora):

  • respiro superficiale o sensaz. di soffocamento
  • vertigini
  • tachicardia
  • tremori
  • sudorazione
  • nausea
  • vissuti di depersonalizzazione
  • dolori
  • paura di morire o di impazzire.

Colpisce soggetti giovani con frequenza annuale o con più crisi al giorno e tali crisi insorgono spesso senza motivi apparenti.

La risoluzione della crisi può essere graduale o immediata… il suo ripetersi porta di solito a una condizione di ansia anticipatoria (paura di aver paura).

2/3 dei soggetti colpiti da attacchi di panico (soprattutto donne) soffrono anche di agorafobia condizione di ansia in posti da cui può essere difficile allontanarsi (coda, treno, aereo,…) e dove non può essere disponibile l’aiuto se insorge una crisi di panico. Il danno sociale è vario da caso a caso e la terapia può essere farmacologica (antidepressivi e tranquillanti) e psicologica.


L’agorafobia[modifica]

Il termine "agorafobia" deriva dal greco "agorà" (piazza) e "phobos" (paura); la composizione dei due termini indica la paura degli spazi aperti. L'agorafobia è dunque il sintomo fobico relativo alla paura degli spazi aperti. La sua manifestazione più consueta si ha tra la tarda adolescenza e la prima giovinezza, dunque intorno ai 18-20 anni.

Secondo la teorie psicodinamiche e secondo la Psicoterapia dialettica, di fronte al sentimento di libertà che lo spazio aperto induce nel soggetto, costui teme il risveglio di pulsioni o bisogni repressi, spesso inconsci, che il sintomo inibisce e paralizza. Il panico di fronte allo spazio aperto è dunque panico di fronte alla prospettiva di una liberazione pulsionale.

Come conseguenza del primo attacco di panico, i pazienti sviluppano un’intensa paura di trovarsi nuovamente nelle condizioni in cui sono andati incontro ad ansia e disagio e sviluppano pertanto tecniche di evitamento.

Vivono in costante apprensione, sfiduciati e spesso depressi anche se non gravemente.

Terapia: psicoterapia e farmaci tranquillanti.

Le fobie specifiche[modifica]

Condizione caratterizzata da paura, soprattutto nelle donne, provocata dalla presenza o dall’anticipazione di un oggetto o di una situazione specifica che può riguardare animali, tempeste, acqua,…iniezioni, sangue, ferite, situazioni come treno, aereo, ascensori, automobili,… condizioni che possono far ammalare o soffocare,…

I soggetti sanno che la loro paura è ingiustificata… un’immagine è sufficiente a provocarla.

Le famiglie in cui questi soggetti sono cresciuti erano pervase dall’ansia.

Le fobie possono comparire nell’infanzia nei riguardi degli animali e tendono a scomparire con la crescita, o possono comparire nell’età giovanile e allora aumentano di numero limitando sempre più la libertà e l’autonomia del soggetto.

La guarigione è possibile.

Utili la psicoterapia e gli psicofarmaci.


La fobia sociale: Persistente paura di una o più situazioni sociali in cui la persona è esposta a una possibile osservazione da parte di altri e teme di poter restare umiliata o imbarazzata.

L’esposizione alla specifica situazione provoca una immediata risposta ansiosa anche sottoforma di attacco di panico.

Il disturbo tende a cronicizzare anche se con il passare degli anni e dopo l’età media la sua intensità diminuisce.

Può portare all’abuso di alcol e ansiolitici.

Il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC)[modifica]

Quadro clinico dominato da ossessioni e da compulsioni che insorge di solito verso i 20 anni.

Il soggetto è sotto assedio di idee, immagini, paure, dubbi, interrogazioni che inutilmente cerca di respingere. Sono interminabili le ruminazioni su temi religiosi o filosofici.

I pazienti hanno crisi durante le quali sono tormentati da tentazioni terribili contro se stessi e contro gli altri (solo eccezionalmente vengono poste in atto).

Possono venire attuati vari comportamenti patologici come compiere azioni un certo numero di volte eseguire certi cerimoniali o compiere azioni come vestirsi in una rigida successione. Solo se riescono a realizzare quanto previsto in maniera esatta questi soggetti possono evitare l’ansia.

Si tratta di una lotta sfibrante dominata dall’ansia che può durare ore con lievi intervalli liberi.

È frequente che si accompagni a depressione dell’umore, di solito conseguenza della sintomatologia ossessivo-compulsiva.

La egodistonia sincronica è l’esperienza di conflitto tra il mettere in atto impulsivamente o in ripetizione e l’inibizione.

La terapia farmacologica usa antidepressivi triciclici e ad azione serotoninergica ed è efficace nel 50% dei casi.

Migliori risultati si possono ottenere con le terapie cognitivo-comportamentali.

Il disturbo post-traumatico da stress[modifica]

Quadro clinico che insorge subito dopo o a breve distanza (eccezionalmente dopo 6 mesi) da un trauma di varia natura.

Della sintomatologia è caratteristica la persistente presenza dell’evento traumatico in sogni, fantasie, paure, gioco dei bambini; frequenti ansia, disturbi del sonno, torpore emotivo, depressione, illusioni o allucinazioni terrificanti.

Sono utili le psicoterapie anche brevi o di sostegno, e i farmaci tranquillanti e antidepressivi. Solo il 10% dei casi non guarisce.

Il disturbo da ansia generalizzata[modifica]

Si tratta di soggetti soprattutto donne che soffrono di ansia e inquietudini eccessive, di difficoltà a concentrarsi, di faticabilità, dolori, tremori, dolori muscolari, palpitazioni, nausea, vertigini, insonnia, parestesie (alterazioni qualitative indolori della sensibilità: formicolio, intorpidimento, prurito,…).

Il disturbo tende a cronicizzarsi ed è frequente la comparsa di depressione e l’abuso di alcolici o di ansiolitici.

I farmaci di elezione sono le benzodiazepine e possono essere utili gli antidepressivi.

Risultati soddisfacenti si ottengono con la psicoterapia.