Interlingua/Metodi/Criteri di selezione

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I criteri di selezione dei termini internazionali[modifica]

Per il vocabolario internazionale abbiamo ritenuto i termini correnti comuni alle lingue anglo­romanze. Le lingue da esaminare singolarmente sono: l'italiano, il francese, l'inglese e, considerati un tutto, lo spagnolo/­portoghese. Le due lingue iberiche sono considerate assieme non perché si dubiti della loro impor­tanza individuale, ma perché il loro significato nel gruppo delle lingue roman­ze è simile. L'assenza di una parola dal vocabolario di una delle lingue menzio­nate è spesso una coincidenza che da sola non pare sufficiente a bandirla dal vocabolario internazionale.

Possono essere considerate come lingue supplementari anche al posto di qualsiasi lingua anglo­romanza il tedesco ed il russo. Una formula sintetica preliminare per definire il criterio di internazionalità può essere così enunciata: "si può accettare un termine come internazionale quan­do la sua presenza è attestata ­ in forme e significati corrispondenti­ in almeno tre delle seguenti lingue linguistiche: italiano, spagnolo e/o portoghese, fran­cese e inglese, con tedesco e russo come possibili complementi".

L'applicazione pratica di questa regola comporta un certo numero di problemi.

a) La questione se una parola sia o no presente in una data lingua non è sem­pre chiara e semplice. Per verificare l'esistenza di un dato termine anche oscuro non è nemmeno possibile che ci limitiamo a quanto ci riportano dizionari scel­ti. Bisognerà cercare i termini tecnici nei dizionari tecnici, mentre le espressio­ni comuni dovranno essere cercate nei dizionari del linguaggio corrente. Inol­tre, l'investigazione non dovrà limitarsi sempre e in ogni caso al vocabolario corrente. Per esempio, benché la parola francese tuer (uccidere), non abbia relazione formale con l'italiano uccidere, vi sono tracce in francese, del verbo occire. Anche in spagnolo, la cui usuale parola per 'uccidere' è matar, un vecchio verbo corrispondente all'italiano uccidere e al francese occire è sopravvissuto almeno nella sua forma participiale occiso. In questo caso ­ e in casi simili ­ si può concludere che dietro a tuere a matar, vi sono forme più antiche che corri­spondono all'italiano uccidere, cosicché il requisito d'internazionalità è adem­piuto per quanto riguarda una parola come 'uccidere'; che corrisponde diretta­ mente al latino occidere. Se portiamo alle estreme conseguenze questo procedimento giungiamo a giustificare l'inclusione nel vocabolario internazionale di parole corrispondenti a tutti i termini latini, a condizione che compaiano in un modo o in un altro nelle lingue moderne.

A prima vista una tale interpretazione allargata della regola di internazionalità moderna delle parole può parer ar­bitraria. Se si esamina la cosa più a fondo, però, si resta colpiti dal fatto che le lingue occidentali hanno tutte la tendenza a ricorrere al materiale linguistico classico, prevalentemente latino, quando si tratta di coniare nuove espressioni. Lo notiamo nei casi in cui si etichettano nuove idee, nuovi fatti e nuove cose, e quando abbiamo bisogno di un sinonimo per un termine tradizionalmente di­sponibile.

b) Il principio di corrispondenza formale di parole nelle varie lingue contri­buenti richiede una certa tolleranza. Le parole inglesi automobile e fidelity cor­rispondono del tutto alle francesi automobile e fidelité, alle spagnole automo­vile fidelidad. Il secondo termine è dovunque il discendente diretto del latino fidelitas/fidelitat­ e si presenta sempre come un aggettivo reso sostantivo con l'aggiunta di un suffisso ­it­ in varie forme etimologicamente analoghe. Il pri­mo, invece, è una moderna parola composita, formata da elementi etimologici identici. Succede però che in italiano, per esempio, la parola amaritudine non trovi nello spagnolo e nel francese equivalenti con piena corrispondenza etimo­logica. Il francese amertume e lo spagnolo amargor, così come i sinonimi italia­ni amarore e amarezza, hanno sostituito i suffissi originari latini con suffissi di­ versi. Tali sostituzioni di suffisso, che non derivano da bisogni espressivi, non devono permettere di bandire una parola dal suo status internazionale, perché in essi la differenziazione della forma non implica una differenziazione del si­gnificato. Vi sono numerosi esempi proposti da aggettivi inglesi che spesso dif­feriscono dalle parole corrispondenti in altre lingue per un suffisso senza particolare significato. Il suffisso ­al in fanatical non ha significato alcuno. Esso non fa differire la parola dal suo sinonimo fanatiche non giustifica discriminazione alcuna fra esso ed il francese fanatique, l'italiano fanatico, ecc. Lo stesso vale per l'inglese voracious, il cui suffisso ­ious è particolarmente inglese. La parola corrispondente francese è vorace, quella spagnola voraz, ecc..

c) Vi sono numerose parole che, paradossalmente, non compaiono come tali in una data lingua, ma solo potenzialmente. In inglese, per esempio, il tipo deri­vazionale di versatile/versatility, visible/visibility, ecc. sono così normali che la ricorrenza eccezionale di un isolato proximity senza aggettivo corrispondente colpisce lo studente come se si trattasse di un "incidente" della lingua inglese.

Vi dovrebbe pure essere un aggettivo come proxim, o meglio proximous. La frequenza delle parole ed il netto carattere dell'affisso inglese ­ity permette di asserire che dietro il nome proximity esiste, almeno potenzialmente, un agget­tivo che può accompagnarsi all'italiano prossimo quindi contribuire allo status internazionale dell'aggettivo che sta dietro il derivato. Lo stesso ragionamento non potrebbe applicarsi se non esistesse alcun aggettivo dietro proximity in al­tre lingue. D'altro canto, la regola vale pure in casi in cui la situazione appare rovesciata, ossia, dove la semplice parola è pienamente internazionale, mentre il suo derivato è disponibile solo a livello potenziale. Gli affissi che, quando compaiono in formazioni d'irradiazione limitata, ne facilitano l'assunzione, nel vocabolario internazionale, devono essere frequenti e chiari. Tutti i termini che compaiono in questa categoria sono rappresentati nel corpo di questo diziona­rio, con speciale menzione.

Quello che abbiamo affermato circa i derivati a irradiazione limitata, ma prov­visti d'affissi internazionali si applica pure ai composti. Ad esempio, la parola italiana fiammifero: essa si compone di elementi di carattere internazionale e non ambiguo. La parola come tale, però, ricorre solo in una lingua, ma la pre­senza dei suoi elementi in tutte le lingue contributrici giustifica la tesi che que­sta parola sia potenzialmente internazionale. In un numero considerevole di casi, ove concetti a irradiazione internazionale ricorrono con numerosi termini non collegati fra di loro, si potrà trovare una forma internazionale adeguata nel vocabolario internazionale esaminando come questa si presenta in una sin­gola lingua, e tentando di ricuperare la sua rappresentazione potenziale nelle lingue-­fonti.