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Interlingua/Teoria/Forma delle parole

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La forma delle parole internazionali

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I prototipi discussi finora possono essere definiti come gli antenati culturali comuni documentati o ipotetici più vicini dai quali tutte le varianti contributrici si sono sviluppate secondo le leggi e i motivi operanti nelle varie lingue considerate. Questo implica che, nel caso dei sostantivi e degli aggettivi derivati dal latino, il prototipo non coincide normalmente con il nominativo originale (cioè con la forma che convenzionalmente entra nei dizionari), ma piuttosto con la forma che compare nelle forme tematiche e atematiche (troncate) dei casi obliqui del latino. Questo avviene perché nelle lingue romanze, quando ­ nel corso del loro sviluppo dal latino ­ esse persero il loro sistema di declinazione dei so­stantivi e degli aggettivi, gli aggettivi ed i sostantivi preservarono un caso a discapito di tutti gli altri, derivato dal caso obliquo. Il francese "pied", lo spagno­lo "pie", ecc. non si svilupparono dal latino "pes", ma dal latino "pedem"; così, "pede" può essere considerato una "combinazione" (normalizzazione) di "pe­dem", "pedis" ecc.

Questo prototipo non è altro che la radice tematica dei casi obliqui del latino, che compare ancora nei sostantivi e negli aggettivi derivati. Una parola come "temporal" (in qualunque sua variante) è normalizzata non dal latino "tempus", ma da "temporis, tempore", ecc.

Il prototipo dell'inglese "pontiff", e le varianti romanze corrispondenti che sta­biliscono l'internazionalità della parola, è "pontifice", mentre quello di "pontifi­cale" dei suoi equivalenti romanzi è "pontifical". La continuità di forma della coppia prototipica pontifice­pontifical (in contrasto all'inglese pontiff­pontifi­cal, al tedesco pontifex­pontifikal), è una caratteristica importante del vocabo­lario internazionale. Esso permette l'interpretazione di assumere "pontifical" come forma derivata particolare di "pontifice", proprio come, diciamo, "brotherly" in inglese può essere considerato una forma aggettivale di "brother".

Se questa regola dovesse essere accettata in linea di massima nel vocabolario internazionale, i suoi derivati dovranno sempre avere un'attinenza con il proto­tipo che si trova nel vocabolario. Per esempio: il prototipo dell'italiano "tempo", dello spagnolo "tiempo", del portoghese "tiempo" e del francese "temps" dev'es­sere, proprio, per via dei suoi derivati, "tempore", nonostante il fatto che l'antenato formalmente ed etimologicamente più vicino a queste varianti sia "tem­pus".

L'italiano "cuore", lo spagnolo "corazon", il portoghese "coracao", "cor", il fran­cese "coeur", non avranno il proprio prototipo in "core", che riflette la declina­zione volgare latina "cor, coris" (invece della classica "cor, cordis"), ma saranno standardizzati in "corde", per via del derivato "cordial", una derivazione del la­ tino medioevale con il suffisso ­ial sulla radice "corde".