Immagini interpretative del Gesù storico/Gesù escatologico

Wikibooks, manuali e libri di testo liberi.
Jump to navigation Jump to search
Indice del libro
ChristandThorns.jpg
Ingrandisci
Cristo con corona di spine di Carl Heinrich Bloch (1890)

Il Gesù escatologico e le altre immagini[modifica]

Anche uno sguardo superficiale ai risultati della ricerca storica su Gesù rivelerà che esiste una divisione delle immagini sulla falsariga di escatologia e non-escatologia.

Albert Schweitzer (1963:vi) tracciò una divisione tra le immagini storiche di Gesù sulla falsariga escatologica e quella non escatologica. Concluse che Johannes Weiss aveva ragione nel muovere i primi passi per riconoscere questa divisione (1963:237).

Ci troviamo ancora nello stesso dilemma. La divisione tra le immagini scorre ancora tra escatologia e non-escatologia. Sanders (1992:11) si oppone alle immagini non escatologiche di Gesù e conclude che l'immagine escatologica è l'unica che rende giustizia al contesto ebraico di Gesù.

È quindi imperativo che il nostro esame includa almeno un'immagine escatologica. L'immagine di Gesù come profeta dell'escatologia restaurativa di Sanders (Jesus and Judaism, 1985) è il miglior esempio attuale di immagine escatologica. Allo stesso modo dovremo esaminare quelle opere che negano il contenuto escatologico della vita di Gesù e cercare la sua identità nella sapienza. Qui ci concentreremo su Downing (Christ and the Cynics, 1988), Mack (A Myth of innocence, 1988) e Crossan (The Historical Jesus, 1991).

Il problema delle differenti immagini di Gesù[modifica]

Prima di studiare le diverse immagini di Gesù, è importante cercare di capire le ragioni della diversità. Le ragioni della diversità sottolineano la complessità della domanda. Ciò eviterà di cercare una risposta facile a una situazione molto complessa.

Storiografia e interpretazione[modifica]

Quando usiamo la frase "Gesù storico", non significa Gesù come era. Significa Gesù come ricostruito con gli strumenti dello storico (Robinson 1983:26). Le ragioni della diversità sono tutte legate al fatto che siamo impegnati con la storiografia. Nella storiografia non esistono cose come bruta facta. La storiografia è la più probabile ricostruzione del passato dalle fonti disponibili.

I giudizi storici sono per loro stessa natura non oggettivi (Vorster 1990:202). Come abbiamo visto, l'idea di storiografia oggettiva in chiave positivistica è irraggiungibile. Semplicemente, non siamo in grado di riscrivere gli eventi così come si sono svolti realmente.

La via per una storiografia responsabile non si raggiunge lottando per l'oggettività, ma portando in primo piano i propri preconcetti e facendoli controllare e riscontrare nel testo (Vorster 1990:199).

Il controllo esercitato dal testo non è di per sé evidente. Dobbiamo renderci conto che siamo impegnati con un testo che deve essere interpretato prima che possa dare un contributo alla nostra comprensione di un evento storico. Anche questa interpretazione è irta di pericoli perché, come disse Tracy (1987:79): "Non esiste un interprete innocente, né un'interpretazione innocente, né un testo innocente". Per arrivare a un'interpretazione onesta dobbiamo comprendere i processi coinvolti nella lettura (Malina 1991:8-12). Per leggere un testo e rendergli giustizia, dobbiamo comprendere il mondo in cui il testo è nato. Una tale lettura richiede la conoscenza del mondo sociale del testo (Malina 1991:11). Dobbiamo essere consapevoli anche del nostro proprio mondo sociale. Il mondo sociologico del testo e dell'interprete non è l'unica dimensione nel processo di lettura. Dobbiamo prendere in considerazione anche gli aspetti psicologici dello scrittore e del lettore (Malina 1991:11-12). Questo potrebbe essere fatto utilizzando lo strumento della psicolinguistica.

Una storiografia responsabile è possibile solo se comprendiamo l'ambiguità e la pluralità che riguardano tutti (Tracy 1987:79). Batdorf (1984:212) propone una via verso la storiografia responsabile nella ricerca storica su Gesù:

(IT)
« In sintesi, come partecipanti alla ricerca, dobbiamo (1) abbandonare il mito dell'oggettività (2) formulare per una verifica pubblica quali siano i nostri pregiudizi ermeneutici personali (3) formulare per una verifica pubblica l'immagine totale di Gesù sulla base della quale procede la nostra indagine e (4) rendere esplicito come i pregiudizi personali e l'immagine totale di Gesù siano legati tra loro e all'insistenza del canone nel voler leggere la storia di Gesù nella sua totalità. »

(EN)
« In sum we need as participants in the quest (1) to abandon the myth of objectivity (2) to formulate for public inspection what our personal hermeneutic prejudices are (3) to formulate for public inspection the total image of Jesus on the basis of which our investigation proceeds and (4) to make explicit how personal bias and total Jesus image are related to each other and to the canon's insistence on reading the story of Jesus in its totality. »
(Batdorf, 1984, p. 212)

I pregiudizi[modifica]

Sia Vorster che Batdorf affermano che l'obiettività totale è irraggiungibile. Ciò non significa, tuttavia, che non sia necessario un qualche controllo sul pregiudizio dello storico. Occorre tenere conto dei preconcetti del ricercatore. Questo è un compito molto difficile, perché i preconcetti tendono a intrufolarsi inaspettati. Bisogna quindi essere consapevoli dei propri preconcetti, ma anche di quelli degli altri (Tracy 1987: 77).

Il ricercatore è vincolato a idee, credenze e concetti del proprio tempo. Questi sono ulteriormente complicati da fattori personali come l'ottimismo o il pessimismo. Giocano un ruolo anche le influenze culturali come la posizione sociale dello storico. Questi fattori sono difficili da spiegare ed è inevitabile che sia sempre presente una certa quantità di pregiudizio.

Inoltre, il ricercatore non utilizza mai i testi senza una precomprensione del loro valore relativo. Sanders è incline a valutare i testi escatologici più di quelli che non lo sono. È evidente che laddove Crossan deve fare scelte personali sull'autenticità nelle sue appendici, egli non accetta testi escatologici, sebbene possano avere attestazione multipla nel primo strato. Non si possono ignorare i testi o sminuirli solo perché non si adattano al proprio punto di vista. Il disaccordo coi testi e le ragioni per cui alcuni testi vengono scelti e altri no, devono essere chiaramente discussi.

I testi[modifica]

La natura dei testi su Gesù è un'altra ragione per le diverse immagini che abbiamo di lui. Questi testi sono antichi e non sono scritti nelle convenzioni della storiografia moderna. La maggior parte è stata scritta per scopi religiosi e non come storia.

Un attento esame dei testi rivela che hanno utilizzato lo stesso soggetto in modi diversi. Un buon esempio è l'uso dell'argomento nel discorso della montagna di Matteo (5:1-7:29) e nel discorso della pianura di Luca (6:17-49). Questi testi su Gesù sono tanto diversi quanto le loro controparti moderne nell'immagine che trasmettono di lui.

Metodi di ricerca[modifica]

Lo studioso che ha fatto di più per convincerci del fatto che i Vangeli non sono storiografia è stato Rudolf Bultmann. Bultmann perfezionò il concetto di teologia del kerigma che era stato avviato da Martin Kähler, che era in gran parte responsabile dell'accettazione dell'opinione secondo cui gli scrittori dei Vangeli non scrivevano storia ma teologia. Di conseguenza riassunse i problemi che la differenza tra il Gesù della storia e il Cristo del kerigma pone ai ricercatori:

« (1) Nei sinottici abbiamo, al posto della persona storica di Gesù, il figlio mitologico kerigmatico di Dio. (2) Gesù, messaggero del regno di Dio, divenne il contenuto del messaggio dei vangeli. (3) Il Gesù storico si concentrò sull'etica. L'etica prese un secondo posto nel kerigma»
(Bultmann, 1960, p. 6)

Questi problemi resero Bultmann molto scettico sulla possibilità di ricostruire un'immagine del Gesù storico (Bultmann 1962:7). Il lascito della teologia del kerigma è stato una valutazione negativa dei vangeli come fonti storiche (Bornkamm 1978:21).

Le parti autentiche[modifica]

Secondo l'ipotesi delle due fonti, il Vangelo secondo Matteo e il Vangelo secondo Luca furono scritti indipendentemente, ciascuno usando il Vangelo secondo Marco come base più un altro documento, detto "Fonte Q", per il materiale comune ai due vangeli ma non presente in Marco

██ Marco

██ Q

██ Matteo (materiale esclusivo)

██ Luca (materiale esclusivo)

Nonostante lo scetticismo sul valore storico dei Vangeli, i ricercatori ammettono che in essi ci fu un nucleo storico. Per trovare questo nucleo storico, gli studiosi neotestamentari hanno impiegato una serie di criteri per verificarne l'autenticità.

L'uso di questi criteri dipende da una visione comune di come i testi sono nati. Il punto di vista comune potrebbe essere ampiamente delineato come segue:

  1. All'inizio i logia e le opere di Gesù furono trasmesse oralmente.
  2. Queste tradizioni orali erano scritte in fasi diverse, ma non necessariamente in modo completo come li abbiamo noi ora nei Vangeli canonici.
  3. Gli autori dei primi scritti su Gesù usarono i logia a loro disposizione per formare la relativa immagine di Gesù.

Ciò si collega con la Teoria delle due fonti come l'ipotesi più accettabile fino ad ora, per spiegare l'inizio dei vangeli sinottici. Questa ipotesi considera Marco come vangelo principale usato da Matteo e Luca. Sia Matteo che Luca usarono anche un'altra fonte, cioè Q. Questa è una fonte ipotetica che è possibile trovare solo attraverso una ricostruzione di Matteo e Luca. Inoltre, Luca ebbe un'altra fonte (L) come anche Matteo (M). Anche queste sono fonti ipotetiche disponibili solo attraverso una ricostruzione.

Sebbene l'ipotesi delle due fonti sia ampiamente accettata, tale accettazione è sempre più messa in discussione. Michael Goulder (1993:150-152) ha tenuto un dibattito con Gerald Downing (1992:15-36) riguardo alla composizione dei testi dei vangeli canonici. Egli sostiene che Luca abbia usato Matteo nel suo processo compositivo. La sua ipotesi utilizza il materiale esistente e ha il vantaggio che non è necessario postulare fonti perdute. Un altro noto critico dell'ipotesi delle due fonti è W. R. Farmer.

Per il momento userò le premesse dell'ipotesi delle due fonti, semplicemente perché la maggior parte delle opere che vengono esaminate in questo mio studio la utilizzano. Va comunque tenuta presente la critica all'ipotesi delle due fonti, che implica che Marco non possa essere visto come un documento più antico di Matteo e Luca. La stratificazione storica dei testi cambierebbe, e questo cambierebbe le argomentazioni sull'autenticità di un particolare logion.

Molti argomenti sull'autenticità sono basati sul documento Q (Meier 1991; Boring 1988). Il rifiuto dell'ipotesi delle due fonti invaliderebbe gli argomenti basati sul documento Q. Ciò comprometterebbe l'argomentazione a favore dell'immagine cinica, sebbene anche la natura cinica del documento venga messa in dubbio a favore della profetica (Catchpole 1992: 220).

Entrambi i criteri di dissomiglianza e somiglianza, così come l'approccio di Crossan, funzionano entro le linee generali dell'ipotesi delle due fonti.

Il criterio della doppia dissomiglianza è stato seguito a lungo come mezzo di autenticazione. Ciò significa che un detto potrebbe essere considerato autentico se non corrispondesse all'ebraismo o non potesse provenire dalla chiesa primitiva. Il problema di questo metodo è che lascia molto poco materiale autentico. È anche sbilanciato verso l'unicità di Gesù e la sua discontinuità con l'ebraismo (Harrington 1987a:40).

Un altro criterio è stato sviluppato con la supposizione dell'ebraicità di Gesù. Viene applicata la regola della somiglianza, il che significa che le frasi simili all'ebraismo sono considerate autentiche. Tale criterio è quindi orientato a favore dell'ebraismo (Harrington 1987a:40).

Entrambi questi criteri erano soggetti al problema della circolarità: ciò significa che i risultati della ricerca vengono utilizzati per controllare la ricerca. Giro vizioso. Non c'è via d'uscita scientifica dal problema della circolarità, perché è inevitabile che si insinui là dove si formano le ipotesi. Tuttavia, bisogna tenerne conto (Harrington 1987a:40). Il modo migliore per farlo è affermare chiaramente dove un argomento è soggetto a una qualche forma di circolarità e spiegarne le implicazioni.

Crossan ha recentemente affrontato il problema da una prospettiva testuale. Il suo metodo consiste in un atto triadico di inventario, stratificazione e annotazione di attestazione. In primo luogo, ha fatto un inventario completo di tutte le fonti disponibili. La seconda fase è stata la stratificazione dei testi in diversi strati a seconda della loro età. Infine, è stata annotata la molteplicità di attestazione indipendente per ogni complesso della tradizione di Gesù. Ciò consente di determinare l'attestazione di un logion in tutti gli strati in cui si trova (Crossan 1991:xxi). Il metodo di Crossan sarà discusso più dettagliatamente di seguito.

Se un logion si trova in più attestazioni indipendenti (più di tre volte) nel primo strato, significa che ha un'alta probabilità di autenticità. L'enfasi è sull'attestazione indipendente perché ciò significa che la parte che deve essere autenticata non è stata specifica per un gruppo selezionato di persone. La probabilità di autenticità diminuisce con il declino dell'attestazione indipendente e l'inclinazione dello strato. Crossan non nega che un logion autentico nel quarto strato possa essere trascurato in questo modo (1991:xxxii). Per disciplina metodologica e integrità investigativa, egli prende lo strato più vicino nel tempo al Gesù storico come testimone più importante. Un'altra considerazione significativa è mettere tra parentesi qualsiasi logion che sia attestato una sola volta. L'inventario di Crossan consente di utilizzare i logia di Gesù in un ambiente controllato. Consente inoltre di vedere come ogni logion viene reinterpretato in ciascuno dei testi.

Intendo utilizzare gli inventari di Crossan nella ricerca di questo mio studio. Ha il vantaggio di essere il meno arbitrario di tutti i metodi di autenticazione. Consente inoltre ai ricercatori di indicare chiaramente il ragionamento alla base delle scelte che fanno. Di grande importanza è anche la possibilità di differenziarsi da Crossan anche se si utilizzano i suoi inventari.

Il più grande svantaggio del metodo di Crossan è il fatto che sia possibile avere un logion o atto singolarmente attestato nel quarto (ultimo) strato che potrebbe essere autentico come abbiamo visto sopra. Si rischia quindi di escludere eventuale materiale autentico. Nonostante ciò, la possibilità di includere materiale non autentico è minore. Gli elementi autentici che rimangono, quando si utilizza questo metodo, sono sufficienti per disegnare un'immagine completa di Gesù se si usano anche le discipline letterarie e sociologiche. Questo metodo consente di fare scelte responsabili e di essere in grado di descrivere il proprio ragionamento nel fare tali scelte.

Stessi logia, differenti interpretazioni[modifica]

La diversità delle immagini deriva anche dal fatto che testi diversi utilizzano la stessa logica per scopi diversi. Ciò implica che non abbiamo i logia nella loro impostazione originale, il che rende difficile capire cosa si intendesse originariamente per un dato logion.

Un esempio di ciò è il complesso "Quando e dove" (Crossan 1991:435). Ho scelto questo complesso perché dimostra come lo stesso logion sia usato sia escatologicamente che come sapienza, il che è importante per il ruolo di queste immagini nel dibattito. Il complesso è costituito da cinque gruppi che sono tutti attestati nel primo strato. Ciò significa che potrebbe essere considerato autentico oltre ogni ragionevole dubbio. Il complesso si legge come segue:

(1a) Vangelo di Tommaso 3:1 — Gesù disse, "Se i vostri capi vi diranno, ‘Vedete, il Regno è nei cieli’, allora gli uccelli dei cieli vi precederanno. Se vi diranno, ‘È nei mari’, allora i pesci vi precederanno. Invece, il Regno è dentro di voi e fuori di voi." Quando vi conoscerete sarete riconosciuti, e comprenderete di essere figli del Padre vivente. Ma se non vi conoscerete, allora vivrete in miseria, e sarete la miseria stessa." L'altro testo in questo gruppo è P. Oxy.654.3:1 che è lo stesso di Tommaso 3:1.
(1b) Vangelo di Tommaso 51:2 — Lui disse loro, "Quello che aspettate è venuto, ma non lo sapete."
(1c) Vangelo di Tommaso 113:2 — "Non verrà cercandolo. Non si dirà ‘Guarda, è qui!’, oppure ‘Guarda, è lì!’ Piuttosto, il Regno del Padre è sulla terra, e nessuno lo vede."
(2) 2Q:Luca 17:23 — "Vi diranno: Eccolo là, o: eccolo qua; non andateci, non seguiteli." L'altro testo in questo gruppo è Matteo 24:26: "Se dunque vi diranno: Ecco, è nel deserto, non ci andate; o: È in casa, non ci credete."
(3) Marco 13:21-23 — "Allora, dunque, se qualcuno vi dirà: ‘Ecco, il Cristo è qui, ecco è là’, non ci credete; perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti e faranno segni e portenti per ingannare, se fosse possibile, anche gli eletti."L'altro testo di questo gruppo è Matteo 24:23-25: "Allora se qualcuno vi dirà: Ecco, il Cristo è qui, o: È là, non ci credete. Sorgeranno infatti falsi cristi e falsi profeti e faranno grandi portenti e miracoli, così da indurre in errore, se possibile, anche gli eletti. Ecco, io ve l'ho predetto."
(4) DialSalv 16b11 — "...quello che cercate e chiedete, [ecco è] dentro di voi..."
(5) 1Q:Luca 17:20-21 — "Il regno di Dio non viene in modo da attirare l'attenzione, e nessuno dirà: Eccolo qui, o: eccolo là. Perché il regno di Dio è in mezzo a voi!" (Crossan 1986:92).

È importante osservare che abbiamo un logion di Gesù sulla ricerca dei segni del regno. Non abbiamo un contesto per questo aforisma oltre a quello in cui lo mettono i diversi autori. Questo aforisma di Gesù è scritto in modo tale nel Vangelo di Tommaso, di Luca e nel Dialogo del Salvatore da non renderlo escatologico. In Marco e Matteo è invece chiaramente escatologico. Se un ricercatore non utilizza tutti i testi nella sua ricerca, si ritroverà con un'immagine unilaterale di Gesù. Non è sufficiente fare una scelta per una delle interpretazioni. Dobbiamo riconoscere che questo aforisma di Gesù è stato interpretato in modi diversi dagli autori nel primo strato. Le domande storiche che richiedono una risposta sono: perché questo logion è stato interpretato in modi opposti? Che tipo di persona avrebbe potuto essere interpretato in modi così opposti?

Ricercatori come Davies (1983:14) considerano come una premessa basilare l'esistenza di diversi "cristianesimi" nel I secolo. Le numerose interpretazioni dei logia e delle azioni di Gesù indicano un cristianesimo diverso e variegato. White (1991:25) conclude che tutte le attività di Gesù riportate, propendono verso la prospettiva di un particolare redattore per il consumo di un particolare pubblico. Vorster (1987) ha indicato, con testi di Luca, Marco e Paolo, che i primi cristiani non avevano una visione teologica singola o un quadro di riferimento unico. Ciò è supportato dalla nostra conoscenza delle diverse visioni del paleocristianesimo che andavano dall'apocalitticismo alla sapienza. Anche i diversi contesti sociali dei cristiani diedero origine a diverse interpretazioni di Gesù (Vorster 1987: 33).

Valutazioni[modifica]

La diversità moderna e la diversità antica fanno entrambe parte della ricerca storica su Gesù.

La diversità moderna è nata a causa dei pregiudizi dei ricercatori moderni e della natura dei testi che abbiamo su Gesù. Sia il pregiudizio che la natura dei testi hanno portato a una divergenza di immagini del Gesù storico. Le diverse immagini del Gesù storico hanno screditato la ricerca storica e dato all'intera ricerca un tono problematico.

L'antica diversità è stata riconosciuta solo di recente. Deve essere vista come una delle ragioni della diversità moderna. Il modello della diversità antica è stato seguito dalla diversità moderna in modo che entrambi si riducano ad una escatologia in contrasto con un'immagine non escatologica.

Searchtool.svg Per approfondire, vedi Serie cristologica.