Le religioni e il sacro/La religione/Etimologia

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Etimologia del termine "religione"[modifica]

Marco Tullio Cicerone (106 a.C.-43 a.C.), fu il primo autore a proporre l'etimologia, collegata all'"attenzione" alla "cura" verso ciò che riguardava gli dèi.
Probabile raffigurazione di Lattanzio (250-327) in una pittura murale del V secolo. Apologeta cristiano, Lattanzio criticò l'etimologia di "religione" proposta da Cicerone, ritenendo che questo termine dovesse essere riferito al "legame" tra l'uomo e la divinità.

Il termine italiano "religione" deriva dal latino relìgio, la cui etimologia non è del tutto chiara.

Secondo Cicerone (106 a.C.-43 a.C.), la parola originerebbe dal verbo relegere, ossia "ripercorrere" o "rileggere", intendendo una riconsiderazione diligente di ciò che riguarda il culto degli dèi:

(IT)
« invece coloro che riconsideravano con cura e, per così dire, ripercorrevano tutto ciò che riguarda il culto degli dei furono detti religiosi da relegere, come elegante deriva da eligere (scegliere), diligente da diligere (prendersi cura di), intelligente da intelligere (comprendere) »

(LA)
« qui autem omnia quae ad cultum deorum pertinerent diligenter retractarent et tamquam relegerent, sunt dicti religiosi ex relegendo, ut elegantes ex eligendo, diligendo diligentes, ex intelligendo intelligentes »
(Cicerone. De natura deorum II, 28; traduzione in italiano di Cesare Marco Calcante in Cicerone.La natura divina. Milano, Rizzoli, 2007, pagg. 214-5)

Invece Lattanzio (250-327), ripreso anche da Agostino d'Ippona (354-430)[1], correggendo Cicerone, sostiene che la parola derivi da un altro verbo: religàre, cioè "legare, vincolare", nel significato di legare l'uomo alla divinità:

(IT)
« Con questo vincolo di pietà siamo stretti e legati (religati) a Dio: da ciò prese nome religio, e non secondo l'interpretazione di Cicerone, da relegendo. »

(LA)
« Hoc vinculo pietatis obstiicti Deo et religati sumus ; unde ipsa religio nomen accepit, non ut Cicero interpretatus est, a relegendo. »
(Lattanzio. Divinae institutiones IV, 28. Traduzione di Giovanni Filoramo. Le scienze delle religioni. Brescia, Morcelliana, 1997, pag.286)

Così Luigi Alici (1950-) mette a confronto la lettura etimologica offerta da Agostino in De civitate Dei X,3, che si richiama a Cicerone, con quella di Lattanzio il quale "preferisce insistere sull'idea primitiva di 'ciò che lega' di fronte agli dèi":

« tale legame sarebbe pure indicato dall'uso simbolico delle vitae, cioè delle bende con cui si coprivano il capo i sacerdoti »
(Luigi Alici. Nota 5 in Agostino. La città di Dio. Milano, Bompiani, 2004, pag.462)

Tuttavia lo storico delle religioni italiano Enrico Montanari (1942-) osserva che:

« Etimologicamente, religio non deriva da religare ('legarsi faccia a faccia con gli dèi'): questa interpretazione, di fonte cristiana (Lattanzio), fu attribuita agli antichi, ma sulla base del nuovo culto monoteistico. »
(Enrico Montanari. Roma. Il concetto di "religio" a Roma. In Dizionario delle religioni (a cura di Giovanni Filoramo). Torino, Einaudi, 1993, pag.642)

Quindi, per Enrico Montanari, l'origine del termine "religione" è da ricercarsi nella coppia dei termini religere/relegere intesi come "raccogliere nuovamente", "rileggere"[2] osservare "con scrupolo e coscienziosità l'esecuzione di un atto"[3] e quindi eseguire con attenzione l'"atto religioso". Furono i primi teologi cristiani, nel IV secolo, a rovesciare il significato originario del termine per collegarlo al nuovo credo[4].

Allo stesso modo osservò Gerardus van der Leeuw (1890-1950) che coniando l'espressione homo religiosus lo oppose all'homo negligens:

« Possiamo quindi intendere la definizione del giurista Masurio Sabino: religiosus est, quod propter sanctitatem aliquam remotum ac sepistum a nobis est. Ecco precisamente in che cosa consiste il sacro. Usargli sempre debiti riguardi: è questo l'elemento principale della relazione fra l'uomo e lo straordinario. L'etimologia più verosimile fa derivare la parola religio da relegere, osservare, stare attenti; homo religiosus è il contrario di homo negligens»
(Gerardus van der Leeuw. Phanomenologie der Religion (1933). In italiano: Gerardus van der Leeuw. Fenomenologia della religione. Torino, Boringhieri, 2002, pag.30)

Note[modifica]

  1. Retractationes I, 13. Anche se in De civitate Dei X,3 Agostino segue invece l'etimologia offerta da Cicerone:
    « Eleggendo quindi Dio, o piuttosto rieleggendolo (da cui verrebbe il termine religione) avendolo perduto per nostra negligenza »
    (Agostino. La città di Dio. Milano, Bompiani, 2004, pag.462)
  2. Cfr. anche Giovanni Filoramo. Che cos'è la religione. Torino, Einaudi, 2004, pag.81-2.
  3. Giovanni Filoramo. Op.cit. 1993.
  4. Cfr. Giovanni Filoramo. Op.cit 2004 pag.82 nota 2; Op.cit. 1993, pag. 624; Le scienze delle religioni. Brescia, Morcelliana, 1997, pag.286