Le religioni e il sacro/Il sacro/Babilonesi

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Marduk e il drago Mušḫuššu.
« O Marduk guerriero, la cui ira è il diluvio, ma il cui perdono è quello di un padre misericordioso. Parlare senza essere ascoltato mi ha privato del sonno, gridare senza avere risposta mi ha tormentato, ha fatto svanire le forze del mio cuore, mi ha piegato come se fossi un vecchio. »
(Testo cuneiforme: King, BMS, 41, 1-4)

I Babilonesi furono un popolo semitico che visse, a partire dal 2000 a.C., tra il corso dei fiumi Tigri ed Eufrate avendo come centro la città di Babilonia (Bābilu, Porta di Dio).

Il sesto sovrano babilonese, Hammurabi (1728-1686 a.C.) fondò un regno unitario sottoposto ad un insieme di norme legali che prendono il suo nome, il Codice di Hammurabi. Hammurabi elevò il Dio Marduk, divinità della città di Babilonia, al rango di protettore di tutto il suo regno.

Il successivo poema religioso babilonese Enûma Eliš eleva la figura del dio Marduk su tutte le altre divinità. La sua vittoria su queste ultime riporta l'ordine nel cosmo. L'antico dio An, colui che ha messo sul trono Marduk, è intriso di anūtu, la primordiale trascendenza. Anūtu è quindi, per i Babilonesi, l'aspetto primordiale della "sacro". Gli dèi sono indicati con il termine Ilū (accadico; plurale, Ilūtu).

Tutto ciò che esprime, è in contatto o è il luogo delle divinità (Ilūtu), ovvero tutto ciò che è "sacro" viene indicato con il termine ellu (luce, splendore) ma anche come kuddhushu. Il "sacro" si manifesta sempre come lampo di luce e di splendore. L'uomo ricopre un ruolo piuttosto periferico nella manifestazione del "sacro". Egli fu creato dal dio della saggezza, Ea, e i suoi atti per raggiungere il luminoso "sacro" sono validi solo se raggiungono il mondo divino. Da qui l'elaborazione di rituali e la costruzione di oggetti e luoghi per creare questo legame tra l'uomo e le divinità espressione del sacro.