Interpretazione e scrittura dell'Olocausto/Appendice storica

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Indice del libro
Lieder des Ghetto


Una nota sull'Olocausto[modifica]

Problemi semantici e cronologici sorgono nel tentativo di definire i parametri esatti dell'Olocausto. Quando è iniziato? La distruzione deliberata ebbe inizio con l'omicidio di otto ebrei a Berlino per mano delle SA il 1° gennaio 1930,[1] l'elezione di Hitler nel 1933, lo spiegamento delle prime squadre della morte SS in Polonia durante l'inverno del 1939, o l'arrivo del primo Einsatzgruppen in Russia nel giugno 1941? Il metodo usato per lo sterminio definisce l'Olocausto? È iniziato con la gassificazione sperimentale di 600 prigionieri di guerra russi e 300 ebrei con lo Zyclon B ad Auschwitz il 3 settembre 1941?[2] L'Olocausto è esclusivamente sinonimo del termine "Soluzione Finale" che fu confermato dai delegati della Conferenza di Wannsee solo a gennaio 1942 e messo in pratica diffusa nei cinque campi di sterminio, Sobibor, Chelmno, Treblinka, Belzec e Birkenau durante la primavera e l'estate dello stesso anno? L'Olocausto è una questione di scala? La morte degli otto ebrei di Berlino nel 1930 è forse inferiore alla morte dei sei milioni che seguirono?

Quando finì l'Olocausto? Nel 1945 con la resa incondizionata della Germania? O continuò con gli omicidi postbellici dei sopravvissuti? In Polonia, ad esempio, 350 ebrei furono assassinati dai polacchi tra il V.E. Day e la fine del 1945.[3] Non ne consegue, quindi, che si richieda una definizione esatta dell'identità degli autori? Gli assassini erano solo tedeschi? In tal caso, erano i capi del Reich e le SS o era coinvolta anche la Wehrmacht? E che dire del popolo tedesco che elesse Hitler democraticamente e poi partecipò alla lenta ma deliberata distruzione boicottando le imprese ebraiche e occupando le cattedre universitarie "liberate" di recente nonché altre posizioni precedentemente ricoperte da ebrei, socialisti e altri "indesiderabili"? Che dire degli alleati tedeschi che contribuirono al massacro? I croati, per esempio, che uccisero metà dei loro cittadini ebrei nei loro campi appositi?[4]

Quale ruolo hanno avuto i paesi in lotta con la Germania che parteciparono in modo implicito al massacro con la soppressione delle informazioni,[5] l'imposizione di restrizioni all'immigrazione[6] e la loro omissione di bombardare le linee ferroviarie che portavano i vagoni piombati alla loro destinazione finale?[7]

Infine, chi erano le vittime? Fino alla fine degli anni ’50, l'omicidio di ebrei, non-ariani e oppositori politici del nazionalsocialismo era un crimine senza nome. Gli ebrei la chiamavano "la catastrofe". Poi gli scrittori iniziarono a usare il termine "Olocausto". Per molti ebrei, questa parola non era adatta, non era giusta. In primo luogo, "Olocausto", derivato dal greco ὁλόκαυστος (holòkaustos, "bruciato interamente") per "offerta bruciata (sacrificale)", limitò la tragedia al periodo in cui erano operative le camere a gas e i crematori dei campi di sterminio. In secondo luogo, la frase "olocausto" ha associazioni religiose e suggerisce l'idea del martirio ebraico di massa. Terzo, la parola "Olocausto" è usata per riferirsi collettivamente a tutte le vittime del Terzo Reich che morirono nei campi dell'Europa orientale. Si sostiene che il caso ebraico era ontologicamente diverso da quello delle altre vittime: non si può scegliere se si è ebrei o no.[8] Infine, si riteneva che la natura generica della parola "Olocausto" fosse troppo spesso usata in associazione con altri cataclismi ("nucleare", per esempio). Molti scrittori ebrei invece usarono un'antica parola ebraica, Shoah (שואה – distruzione catastrofica) per riferirsi alla specifica tragedia ebraica.[9]

Tuttavia gli ebrei non furono i soli a soffrire per mano dei nazisti. I comunisti, per esempio, furono ugualmente perseguitati dai tedeschi.[10] Morti civili sovietiche ammontarono a circa quattordici milioni, più del doppio del numero di morti ebrei.[11] Tuttavia, i confronti nei numeri portano solo a confronti nella sofferenza. Se si vuole esaminare l'Olocausto solo in termini di numeri, scrive Alan Bullock, allora più adulti e bambini sono morti sotto Stalin a causa di esecuzioni di massa e di fame (circa quaranta-cinquanta milioni), di quelli morti nei campi di Hitler o davanti alle mitragliatrici delle Einsatzgruppen.[12]

La questione della definizione dell'Olocausto sta nell'intento. La motivazione dietro l'omicidio di otto ebrei da parte delle SA nel 1930 fu la stessa dell'omicidio dei sei milioni che seguirono? Furono queste otto persone uccise spontaneamente per odio razziale che aveva più in comune con la brama di sangue antisemita dei, diciamo, cosacchi nei secoli precedenti o furono queste otto persone uccise nella piena consapevolezza che l'intenzione del nazionalsocialismo era di sterminare tutti gli ebrei d'Europa? La risposta si trova nel decidere quando fu presa la decisione di eliminare tutti gli ebrei europei e da chi fosse costituta questa nuova generazione di antisemiti tedeschi. Entrambe queste domande sono diventate oggetto di un ampio dibattito tra gli storici e a tutt'oggi rimangono irrisolte.

Quando venne decisa la Soluzione Finale?[modifica]

Gli storici intenzionalisti, come Alan Bullock, sostengono che lo sterminio degli ebrei era sempre stato al centro dell'ideologia nazista, ma la sua progressione era stata limitata nei primi anni da considerazioni pragmatiche. Il massacro su vasta scala, sostiene Bullock, fu inizialmente ridotto dalla necessità che Hitler consolidasse il potere ed evitasse la condanna internazionale. Questo fu in un momento in cui Hitler credeva ancora di poter ricostruire l'impero tedesco e mantenere la Gran Bretagna come alleata neutrale nonostante la minaccia dell'intervento della Società delle Nazioni. Nel 1938, dopo che Chamberlain accettò l'annessione del Sudetenland, Hitler sapeva che la Società delle Nazioni e il Primo Ministro britannico si sarebbero dimostrati inefficaci se avesse deciso di invadere la Polonia. Ciò gli permise di aumentare la pressione contro gli ebrei; da qui la Kristallnacht e, per la prima volta, l'imprigionamento degli ebrei per il "crimine" di essere ebrei. La paranoia e l'isteria prodotte dalla guerra nella vita quotidiana rafforzarono l'immagine degli ebrei come nemici dello Stato e permisero omicidi di massa su una scala finallora sconosciuta. Nel 1941 si dovettero affrontare veri problemi pratici: agli Einsatzgruppen fu ordinato di rendere l'Unione Sovietica sia Judenrein (priva di ebrei) sia libera dai comunisti col solo uso di mitragliatrici. La portata del massacro proposto non solo creava un incubo logistico, ma un trauma psicologico tra le truppe tedesche. Pertanto, Christian Wirth, l'uomo che aveva creato le prime camere a gas per il programma di eutanasia tedesca nei primi anni ’30,[13] fu invitato a progettare impianti di sterminio su larga scala, lontano dai centri abitati. Anni di indottrinamento razziale e politico, il caos della guerra e la costruzione di campi in aree desolate della campagna europea, permisero a Hitler di fare ciò che aveva sempre voluto: uccidere tutti gli ebrei europei.

Hitler immaginava lo sterminio dei non-ariani in senso pratico quando scrisse Mein Kampf o se ne rese conto solo diciotto anni dopo, quando la prima guardia spinse il primo ebreo nella prima camera a gas, nella piena consapevolezza che questo era l'inizio del massacro? Quando i nazionalsocialisti pubblicarono il loro programma di venticinque punti a Monaco, nel febbraio 1920, Hitler dichiarò i suoi piani per gli ebrei tedeschi:

« Nessuno, tranne i membri della Nazione, può essere cittadino dello Stato. Nessuno tranne quelli di sangue tedesco, qualunque sia il loro credo, possono essere membri della Nazione. Nessun ebreo, quindi, può essere membro della Nazione.[14] »

La pubblicazione di Mein Kampf nel 1923 ribadì solo ciò che Hitler aveva già dichiarato. Nel 1933, quando i nazisti approvarono la prima legislazione per limitare le attività degli ebrei tedeschi,[15] Goebbels commentò che l'intenzione del governo era di "annientare l'ebraismo tedesco... Che nessuno dubiti della nostra risoluzione".[16] Alan Bullock sostiene:

« Molto prima che arrivasse al potere, l'ossessione di Hitler per preservare la salute del Volk dalla degenerazione lo aveva portato all'idea di eliminare coloro che fossero fisicamente o mentalmente disabili. Meno di tre mesi dopo essere diventato Cancelliere (nel 1933) introdusse una legge per la sterilizzazione obbligatoria dei "malati ereditari".[17] »

Bullock continua sostenendo che il programma di eutanasia fu il primo stadio dell'Olocausto. Molti funzionari dei campi di sterminio, come Franz Stangl, Kommandant di Treblinka, avevano iniziato la loro carriera nel programma di eutanasia.[18] Il boicottaggio di tutte le attività ebraiche nell'aprile 1933 e l'espulsione degli ebrei dal servizio civile, dalle università e dalle professioni legali e mediche, seguita dalle Leggi di Norimberga del 1935 (che impedivano il matrimonio misto) costituirono un chiaro segnale del futuro destino degli ebrei in Germania. Furono sistematicamente esclusi dalla società, fu loro negato il diritto al lavoro e tutti i mezzi di espressione personale.[19] Si sarebbe detto che nessuno, né in Germania né nel resto del mondo, avrebbe potuto fraintendere l'atteggiamento di Hitler nei confronti degli ebrei. Steven Katz, come Alan Bullock, sostiene che l'antisemitismo del nazionalsocialismo fu un genocidio sin dall'inizio.[20] L'antisemitismo tedesco, negli anni ’30 e ’40, scrive Katz, fu caratterizzato dal "premeditato piano nazista di uccidere tutti gli ebrei".[21]

Tuttavia, si può sostenere che per gli anni Trenta tale retorica e la legislazione antisemita non furono né insolite né inattese. Né furono limitate alla Germania. "Senza dubbio gli ebrei non sono un popolo adorabile", commentò Chamberlain sulla difficile situazione degli ebrei tedeschi nel 1939, "Non piacciono neanche a me."[22] Gran parte del linguaggio di Hitler riguardo agli ebrei derivava da un'iperbole religiosa che aveva una lunga tradizione in Europa. Günter Lewy ha documentato come l'antisemitismo fosse parte integrante della civiltà occidentale sin dall'arrivo del cristianesimo.[23] L'ebraismo che continuava dopo la nascita di Cristo era una contraddizione diretta della validità del cristianesimo e una sfida alla preminenza sociale e culturale dei cristiani. L'unico modo in cui i cristiani potevano reagire era o di persuadere gli ebrei di essere stati fuorviati e convertirli o diffamarli come aveva fatto Martin Lutero.[24] La soluzione definitiva al dilemma continuativo della Chiesa cristiana fu quello di rimuovere tutti gli ebrei. Da qui le espulsioni di massa di ebrei da molti paesi europei durante la prima parte del secondo millennio.[25]

Ma gli storici funzionalisti, come Christopher R. Browning,[26]sostengono che la "Soluzione Finale" fu concordata solo quando non fu disponibile nessun'altra opzione per i nazisti nella loro ricerca di formare una Germania Judenrein. Fino a quel momento, l'emigrazione e l'espulsione erano le armi principali per stabilire una patria puramente ariana. In altre parole, fino al 1941, il trattamento di Hitler nei confronti degli ebrei non era una novità nella storia europea:

« La politica ebraica tedesca non fu il risultato di un complotto cospiratore nato nella mente di Hitler in seguito alla sconfitta della Germania nella prima guerra mondiale e poi condotto con fine unico e paziente astuzia mediante lo strumento di una dittatura monolitica. Si evolse da una congiuntura di diversi fattori di cui l'antisemitismo di Hitler era solo uno. Negare l'esistenza di un modello hitleriano di lunga data per lo sterminio degli ebrei non nega la centralità dell'antisemitismo nell'ideologia sociale darwiniana di Hitler.[27] »

Browning e Karl A. Schleunes sostengono che il percorso verso la Soluzione Finale fu una "strada contorta". Due caratteristiche del regime nazista contribuirono a questa graduale progressione nella politica e nell'applicazione. In primo luogo, il Terzo Reich non era uno stato monolitico in cui "ogni cosa veniva decisa al vertice e condotta tramite una catena di assoluta obbedienza che scendeva giù fino ai livelli più bassi". [28] Piuttosto, Hitler era un "monarca feudale" che sorvegliava i suoi "capi nazisti" mentre lottavano per il potere e cercavano di ingraziarsi con il loro Führer. In secondo luogo, poiché Hitler voleva un'Europa Judenrein sopra ogni altra cosa, la politica ebraica era un'area che i singoli nazisti potevano usare per far carriera. Browning cita la rivalità tra Goring e Goebbels che combatterono per la preminenza nel gestire il Judenfrage (la questione ebraica). "Date le dinamiche del sistema politico nazista", sostiene Browning, «le soluzioni finali» inevitabilmente diventarono le uniche degne di essere presentate al Führer, e non c'è da sorprendersi che alla fine prevalesse la soluzione più definitiva, lo sterminio."[29] Ma Browning sottolinea anche le considerazioni pragmatiche legate all'elaborazione della politica ebraica. Egli sostiene che i nazisti si concentrarono inizialmente sul rendere la vita il più insopportabile possibile per gli ebrei in Germania onde incoraggiare l'emigrazione.[30] Quando ciò fallì, ricorsero all'espulsione. La serietà con cui i nazisti consideravano seriamente l'emigrazione può essere giudicata dalla loro partecipazione alla Conferenza di Evian del 1938. Göring, capo del dipartimento per gli affari ebraici, mandò il ministro dell'economia, Hjalmar Schacht, a negoziare quello che in seguito divenne noto come il Piano Schacht-Rublee. La Conferenza di Evian fu un forum internazionale per esaminare il problema dei profughi europei e in particolare i profughi tedeschi. Tuttavia, il comitato esecutivo della Conferenza di Evian non riuscì a trovare né aree di insediamento per i profughi ebrei né le risorse monetarie per finanziare un simile insediamento, anche se i nazisti, ponendo una tassa di emigrazione sugli ebrei, speravano di generare parte delle risorse necessarie richiesto da altri paesi per facilitare l'insediamento.[31]

Browning sostiene che l'ultimo tentativo di espulsione di massa fu il Piano del Madagascar. Adolf Eichmann, l'uomo a cui era stato affidato l’Endlösung (Soluzione Finale) cercò di escogitare un piano praticabile per espellere gli ebrei tedeschi all'isola del Madagascar.[32] L'idea era quella di creare un "superghetto". Tuttavia, la conquista di Olanda, Belgio e Francia a maggio e giugno 1940 portò un numero crescente di ebrei sotto il controllo del Reich. Il problema era che la politica razziale nazista fosse in conflitto con la politica estera. Hitler voleva una Germania Judenrein, ma ogni conquista non faceva che aumentare il numero di ebrei sotto la sua giurisdizione. Fu la decisione di invadere la Russia che costrinse i politici nazisti a ripensare del tutto la loro politica ebraica. Browning scrive:

« Tuttavia, in un periodo tra l'autunno del 1940 e la primavera del 1941, Hitler prese la fatale decisione che la conquista della Russia non avrebbe ulteriormente aggravato una soluzione finale alla questione ebraica. Pensava infatti, che gli ebrei russi sarebbero stati sistematicamente sterminati mentre cadevano in mani tedesche. Questa decisione creò un radicale mutamento nella politica ebraica tedesca. Le precedenti soluzioni finali alla questione ebraica significavano tutte la rimozione fisica; d'ora in poi la Soluzione Finale avrebbe significato la distruzione fisica.[33] »

Tuttavia, alcuni storici sostengono che i piani del Madagascar e di Schacht-Rublee fossero cortine fumogene per nascondere le vere intenzioni di Hitler. A. J. Nicholls, per esempio, sostiene che i primi SS Einsatzgruppen vagavano per la campagna polacca e sparavano agli ebrei già nell'inverno del 1939.[34] Ma Raul Hilberg, come Browning, sostiene che i primi ghetti stabiliti in Polonia nel 1939 furono una "misura temporanea" per separare gli ebrei, dato che al momento esisteva "solo una concezione nebulosa del fine ultimo".[35] Quando l'idea di sterminio venne formulata per la prima volta è quindi difficile, se non impossibile, stabilirlo ed è oggetto di ricerche storiche ancora in atto. Le date basilari nello sviluppo della politica ebraica sono: 1933 (elezione di Hitler); 1938 (Kristallnacht); Settembre 1939 (l'invasione della Polonia e l'istituzione dei primi ghetti in ottobre seguiti dal primo Einsatzgruppen); 22 giugno 1941 (Operazione Barbarossa e dispiegamento di ulteriori Einsatzgruppen)[36] e gennaio 1942 (Conferenza di Wannsee). Tutte queste date segnano fasi molto chiare nella progressione della "soluzione" alla questione ebraica.

Sempre più, tuttavia, le prove confermano che le fasi del piano (e anche se ci fosse un "piano" in primo luogo) non erano così ben definite come inizialmente creduto. Come sottolinea Hilberg, non vi era né un'organizzazione centralizzata né un budget per gestire la soluzione finale.

« Nessuna agenzia era stata istituita per trattare degli Affari Ebraici e nessun fondo era stato destinato al processo di distruzione. Il lavoro antiebraico fu svolto nell'ambito del servizio civile, dell'esercito, degli affari e del partito. Tutti i componenti della vita organizzata tedesca furono coinvolti in questa impresa. Ogni agenzia era contribuente; ogni specializzazione era utilizzata; e ogni strato della società era rappresentato nel rastrellamento delle vittime.[37] »

Più ebrei morirono uccisi da mitragliatrici durante le prime cinque settimane dell'Operazione Barbarossa di quanto non ne fossero stati trucidati negli otto anni precedenti del dominio nazista, scrive Martin Gilbert.[38] Tuttavia egli identifica i primi gasazioni a Chelmno il 7 dicembre 1941 come "il primo giorno della Soluzione Finale".[39] In effetti, il 31 luglio 1941, un dispaccio da Göring a Heydrich, il Reischprotektor nazista in Polonia, lo aveva incaricato di "fare tutti i preparativi in ​​termini organizzativi, pratici e materiali necessari per la soluzione totale alla questione ebraica nei territori "sotto influenza tedesca ".[40] Questo è il primo documento storico che parla dello sterminio degli ebrei in termini pratici piuttosto che ideologici. Eppure l'evidenza suggerisce che le gasazioni potrebbero essere state iniziate pochi mesi prima. Al Processo di Francoforte Auschwitz del 1965 alcuni testimoni testimoniarono che le prime gasazioni avvennero nella primavera del 1941.[41] I piani architettonici di Auschwitz rilasciati dagli Archivi del Cremlino nel 1995 rivelano che sembra ci fosse stato un sistema confuso e ad hoc in operazione prima del dicembre 1941, data di inizio ufficiale delle gasazioni.[42] Hilberg e il curatore di Auschwitz, lo storico Francisziek Piper, concordano sul fatto che ci sia un conflitto tra le prove documentali riguardanti la decisione burocratica di costruire le camere a gas e i piani ingegneristici del campo. Entrambi credono che le camere a gas potevano essere state operative già all'inizio del 1941, cinque o sei mesi prima dell'invasione della Russia e quasi un anno prima della Conferenza di Wannsee:

« Le strutture di Birkenau furono costruite come installazioni disterminio dal 1941. La decisione della Soluzione Finale fu presa da Hitler all'inizio del 1941 prima dell'invasione della Russia.[43] »

Ai fini del presente mio studio, sono incline ad accettare che l'Olocausto sia iniziato nel luglio del 1941. Fino a quando non saranno raccolte ulteriori informazioni dai documenti di proprietà russa, solo l'esistenza del memorandum di Göring del luglio 1941 stabilisce la prima data definitiva per la Soluzione Finale. Questo, insieme alla portata del genocidio avviato dalle Einsatzgruppen in Russia, indica per la prima volta, in senso pratico, che i nazisti intendevano cancellare gli ebrei dalla mappa dell'Europa. L'utilizzo dei gas per la fine di quell'anno era un semplice perfezionamento tecnico progettato per proteggere gli assassini dal contatto con le loro vittime e i tumuli di cadaveri dagli occhi di civili curiosi.

Chi furono gli esecutori[modifica]

L'antisemitismo violento faceva parte della cultura europea e non si limitava alla Germania. Ernest Levy, un sopravvissuto cresciuto a Bratislava, fu testimone dei primi attacchi fisici alla sua famiglia da parte di nazionalisti tedeschi intorno al 1934-5. Quando furono espulsi nel 1938, fuggirono a Budapest dove l'accoglienza non fu molto migliore. Le esperienze di Christabel Bielenberg in Austria durante la guerra sono parimenti chiarifichiatorie.[44] Bielenberg, una donna inglese, il cui marito tedesco alla fine fu coinvolto nel complotto dei generali del luglio 1944 contro Hitler, visitò l'Austria in numerose occasioni in cui fu testimone di spettacoli di violenza pubblica contro gli ebrei. Alcuni astanti parteciparono alle percosse, altri rimasero a guardare o a ridere. La violenza nei confronti degli ebrei non solo fu tollerata in altri paesi europei, ma alcuni segmenti della popolazione presero parte attivamente: il Partito delle Croci Frecciate in Ungheria dagli anni ’30; il governo austriaco e quello di Vichy dal 1938 e dal 1941 in poi,[45] gli ucraini e i lituani che si unirono all’Einsatzgruppen. Altri paesi come la Gran Bretagna parteciparono in complicità col loro silenzio. Ciò è importante da tenere presente poiché la narrativa dell'Occidente che è emersa negli ultimi cinquant'anni (con, non a caso, l'eccezione della Germania) dà la sola responsabilità per l'Olocausto ai tedeschi. Molti governi non erano disposti a lasciarsi coinvolgere nel conflitto ebraico-tedesco perché credevano che l'immigrazione creasse una tensione razziale. Alla Conferenza di Evian, ad esempio, il delegato australiano T. W. White disse ai suoi colleghi: "Senza dubbio si apprezzerà il fatto che, poiché non abbiamo alcun problema razziale, non desideriamo importarne uno".[46]

Resta da chiedersi se l'antisemitismo nazista fosse diverso dallo storico odio ebraico narrato da Günter Lewy. Con l'eccezione di coloro che emulavano i nazisti (i nazisti austriaci e il Partito delle Croci Frecciate in Ungheria, per esempio) molti antisemiti europei saltarono sul carrozzone nazista, i lituani, gli ucraini e i croati quali esempi principali. L'antisemitismo nazista fu un fenomeno completamente diverso, sostiene Steven Katz, che distingue tra odio storico europeo e dottrina razziale nazista. Anche se il cristianesimo può aver fornito terreno fertile per la crescita dell'antisemitismo moderno, egli scrive che non può essere collocato nella stessa categoria del nazismo: "Auschwitz è emblematico del rovesciamento rivoluzionario del dogma cristiano."[47] I nazisti non riconoscevano la moralità cristiana e consideravano gli ebrei come Untermenschen (sub-umani). Perfino i cristiani avevano visto gli ebrei come esseri umani con anime che potevano essere salvate.

Daniel Goldhagen sostiene che l'antisemitismo religioso storicamente innato fu spinto in una nuova direzione da Hitler. Gli fu data una struttura e una base logica che fu "attivamente" sfruttata dal governo. L'odio razziale irrazionale fu assorbito dall'identità, dal misticismo e dal destino nazionale tedeschi. La violenza fu sia teutonicamente innata che sanzionata dal governo:

« I tedeschi comuni erano pronti nel 1939 ad avere il loro antisemitismo razziale incanalato in una direzione genocida e attivato per un'impresa genocida.[48] »

Hitler, usando un linguaggio che definiva il destino tedesco in termini di apocalisse biblica, riuscì a dare al suo popolo un'identità, un destino e una nuova religione.[49] Il suo Weltmacht oder Niedergang (potere mondiale o rovina) fu messianico nel suo ragionamento. Come scrisse Hannah Arendt, "la propaganda nazista era abbastanza ingegnosa da trasformare l'antisemitismo in un principio di autodefinizione".[50] L'elemento cruciale, sostiene Goldhagen, era che il popolo tedesco non solo chiudeva un occhio sulla violenza che si verificava nelle proprie comunità, ma alcuni parteciparono e molti lo avviarono. Questo è importante da ricordare poiché, sempre di più, la narrativa tedesca del dopoguerra sull'Olocausto è stata quella di porre il cappio di responsabilità per il genocidio attorno al collo di Hitler e del Reichskabinet, con la popolazione generale rappresentata come ingenui babbei e persino vittime di un selvaggio regime totalitario. Come sottolinea Tom Segev, le persone si unirono alle SA e alle SS per scelta. All'inizio i nazisti non potevano permettersi di pagare i membri della loro ala militare e molti nelle SA e SS dovettero acquistare le proprie uniformi.[51] La narrazione dei demoni nazisti e di una nazione tedesca vittimizzata è stata ulteriormente incoraggiata dai politici europei e americani del dopoguerra che, rendendosi conto che i tedeschi erano necessari alleati nella ricostruzione del commercio europeo e nell'istituzione della NATO, non potevano permettere che il popolo tedesco venisse ostracizzato o demonizzato.

La misura in cui i comuni tedeschi furono coinvolti in attività antisemite e conobbero il piano di sterminio è ancora fortemente contestata. È stato a lungo proposto che la persecuzione popolare contro gli ebrei non abbia trovato impeto fino a Kristallnacht, nel novembre 1938. Molti storici hanno contestato questo e recenti ricerche mostrano che, dopo l'elezione di Hitler, atti di vandalismo, confisca di proprietà ebraiche, umiliazioni pubbliche, percosse ed esecuzioni spontanee furono più diffuse di quanto si credesse inizialmente. Daniel Goldhagen illustra che nel quinquennio che precede la Kristallnacht i tedeschi comuni non erano contrari a causare danni fisici e persino assassinare gli ebrei.[52] Che la maggioranza dei tedeschi mostrasse tendenze antisemite non si può negare. Tuttavia, a parte coloro che erano ideologicamente motivati, è dubbio che tale violenza venisse commessa nella conoscenza del futuro sterminio di tutti gli ebrei.

Lawrence L. Langer sostiene che astenersi dal confrontare determinati fatti sul popolo tedesco tra il 1933 e il 1945 significa evitare la realtà.[53] George Steiner ha dedicato gran parte dei suoi scritti alla risoluzione dell'enigma di come la Germania, "sede della civiltà europea", potesse produrre una tale frenesia di bestialità:

« La tenebra non emerse nel deserto del Gobi o nelle foreste pluviali dell'Amazzonia. Sorse dall'interno e dal centro della civiltà europea. Il grido dell'assassinato risuonò nei paraggi delle università; il sadismo accadeva in strade non lontane da teatri e musei. Nel tardo XVIII secolo Voltaire aveva guardato con fiducia alla fine delle torture; il massacro ideologico doveva essere un'ombra bandita via. Nel nostro tempo, ai giorni nostri, gli altolocati luoghi dell'istruzione, della filosofia, dell'espressione artistica divennero la cornice di Belsen.[54] »

Alvin H. Rosenfeld presenta un argomento persuasivo per spiegare perché un confronto con la realtà della psiche tedesca tra il 1933 e il 1945 rimanga così problematico. Ironia della sorte, si basa sul razzismo intrinseco degli europei caucasici. A differenza di altri autori di genocidi, come Stalin e i suoi scagnozzi, che potrebbero essere dichiarati "asiatici" o quantomeno "alieni/stranieri", i tedeschi erano europei caucasici. Rosenfeld sostiene che questa vicinanza invita a un'epifania personale spiacevole e indesiderata ed è una riflessione sgradevole sulla "supremazia" della cultura europea bianca.[55] Inoltre, ciò che ha evidenziato Hitler e il suo popolo fin dall'inizio è stato il fatto che i tedeschi istruiti lo elessero legalmente e continuarono a sostenerlo. L'attrazione popolare del nazismo fu segnato da strade affollate di gente esultante e sorridente. Hitler fu un leader totalitario amato dal suo pubblico.

Pertanto, quando mi riferisco agli esecutori, intendo specificamente la nazione tedesca e quella austriaca. Molti leader delle SS e dei nazisti, ad esempio Stangl, Eichmann e Hitler, erano austriaci di nascita. Il loro antisemitismo fu della varietà ideologica nazista, un antisemitismo a livello "industriale", un antisemitismo mai visto prima.

Chi furono le vittime[modifica]

Hitler immaginava un'Europa ariana. Non-ariani erano definiti i disabili mentali e fisici; i non-bianchi come neri, ebrei, zingari e bolscevichi "asiatici"; oppositori religiosi come i Testimoni di Geova; oppositori politici come comunisti e clero; e un'accozzaglia eterogenea di omosessuali e criminali. Tutti furono messi ai lavori forzati, affamati, torturati e assassinati. Dal 1941 in poi, gli ebrei furono mandati nelle camere a gas direttamente all'arrivo nei campi. Per quanto sgradevole possa sembrare, ad altri gruppi almeno "fu data una possibilità" di sopravvivenza. Agli ebrei no. L'antisemitismo fu al centro dell'ideologia di Hitler dai suoi primi discorsi di Monaco ed furono gli ebrei a subire l'ira più sadica dei nazisti. Gli ebrei furono cacciati e sterminati come topi. Emil L. Fackenheim sostiene che ciò che differenzia gli ebrei dalle altre vittime del nazionalsocialismo fu la natura immutabile dell'essere ebreo. Non si può diventare ebrei e non si può smettere di essere ebrei. La categoria è sia religiosa che razziale. I nazisti non tracciarono il limite a quegli ebrei convertiti ad altre fedi. Non c'era scampo e nessuna scelta aperta alle vittime. Il fatto che riserve straordinarie di manodopera, veicoli rotabili e materiali da costruzione si concentrassero sull'eliminazione degli ebrei proprio fino alla fine della guerra, quando la Germania era paralizzata economicamente, testimonia la centralità e la spietatezza della politica antisemita. La crociata per liberare l'Europa degli ebrei sfidò la logica.[56] Sfidò la logica perché fu una campagna fanatica e il fanatismo non può essere combattuto, negoziato o addirittura compreso.

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Ai più bassi livelli della politica e al più alto livello della spiritualità
il silenzio non aiuta mai la vittima, il silenzio aiuta sempre l'aggressore.
(Elie Wiesel)

Galleria di immagini della Shoah[modifica]

Senza didascalie — Le immagini parlano da sole (clicca sulle singole immagini e vai a Commons per i titoli)

Altri progetti[modifica]

Note[modifica]

  1. Gilbert, The Holocaust, p. 29.
  2. Ibid., p. 239.
  3. Ibid.,p. 816.
  4. Hilberg, Perpetrators, Victims and Bystanders, p. 77.
  5. Documento: The Unpseakable Atrocity, BBC Radio 4 (9 dicembre 1995): la BBC decise di non trasmettere nuove informazioni riguardo ai campi di sterminio perché il popolo britannico "dovevano già affrontare la loro propria catastrofe".
  6. Gilbert, The Holocaust, p. 41: La Palestina a quel tempo era sotto mandato britannico. Il governo britannico, in risposta alle rivolte arabo-ebraiche a Nablus, Jaffa e Gerusalemme, nell'ottobre del 1933 approvò un libro bianco che limitava l'immigrazione ebraica. Le navi cariche di rifugiati europei furono allontanate e diverse affondarono in mare. Ad esempio, al Salvador dalla Bulgaria fu negato l'ingresso in Palestina e affondò il 12 dicembre 1940 con a bordo 160 adulti e 70 bambini.
  7. In 1942, la spia polacca, Jan Karski, che era stato testimone oculare degli orrori di Belzec e Treblinka, s'incontrò sia con il Primo Ministro britannico, Winston Churchill che col Presidente americano, Franklin D. Roosevelt, per incitarli ad agire. Ma questi incontri non approdarono a nulla, nonostante alcuni movimenti clandestini avessero fornito ai due governi mappe delle linee ferrovierie che conducevano ad Auschwitz.
  8. Un pari caso, tuttavia, poteva essere fatto per gli zingari e gli omosessuali.
  9. "Olocausto" deriva originariamente dal greco Holokatoma, che significa "offerta bruciata" al Tempio di Salomone – ha quindi caratteristiche rituali positive, per così dire.
  10. Tuttavia, una volta implementata la Soluzione Finale, la maggior parte degli ebrei fu uccisa immediatamente all'arrivo nei campi di sterminio, mentre i comunisti furono messi ai lavori forzati.
  11. Leiser, A Pictorial History of Nazi Germany, p. 194.
  12. Alan Bullock, Hitler and Stalin. Parallel Lives, Fontana, 1993, p. 1056.
  13. Gitta Sereny, Into That Darkness, pp. 53-4.
  14. Gilbert, The Holocaust, pp. 23-4.
  15. Il 28 febbraio 1933 la Legge per la Protezione della Nazione fu approvata, seguita il 7 aprile da una legge che obbligava il "pensionamento" di tutti i dipendenti pubblici di origine non ariana. Ne conseguì il boicottaggio di negozi e aziende ebraiche. Nel settembre del 1933 la Legge per la Protezione del Sangue e dell'Onore Tedesco legalizzarono la convinzione antisemita che gli ebrei fossero una razza inferiore.
  16. Joachim Fest, Hitler, p. 422.
  17. Bullock, Hitler and Stalin, p. 810.
  18. Sereny, Into That Darkness, pp. 50-90.
  19. Karl A. Schleunes, The Twisted Road to Auschwitz. Nazi Policies Towards German Jews, University of Illinois Press, 1970, p. 102.
  20. Steven T. Katz, The Holocaust in Historical Context, p. 390.
  21. Ibid., p. 60.
  22. Gilbert, The Holocaust, p. 81.
  23. Gunter Lewy, The Catholic Church and Nazi Germany, Weidenfeld and Nicolson, 1964.
  24. Uriel Tal, Christians and Jews in Germany, trad. (EN) Noah Jonathan Jacobs, Cornell University Press, 1975, pp. 150-1. Si veda anche Gilbert, The Holocaust, p. 19.
  25. Ian Bild, The Jews in Britain, Batsford Academic and Educational Books, 1984, p. 8: Gli ebrei d'Inghilterra furono espulsi nel 1290; Richard David Barnett, The Jews of Spain and Portugal Before and After the Expulsion of 1492, Valentine Mitchell, 1971: Gli ebrei sefarditi della Spagna furono espulsi in 1492 ed il Portogallo espulse i propri ebrei cinque anni dopo.
  26. Christopher R. Browning, The Final Solution and the German Foreign Office, Holmes and Meier, 1978.
  27. Browning, The Final Solution, p. 1.
  28. Browning, The Final Solution, p. 2.
  29. Ibid.
  30. Tuttavia Hitler aveva anche reso molto difficile l'emigrazione per gli ebrei, limitando l'emissione dei visti di uscita e creando la tassa sull'emigrazione. Inoltre, alle famiglie ebree era permesso di prelevare dal paese solo un importo minimo di patrimoni finanziari.
  31. Ibid., p. 4.
  32. Gitta Sereny, Into That Darkness, p. 96.
  33. Browning, The Final Solution, p. 8.
  34. Nicholls, Weimar and the Rise of Hitler, p. 167.
  35. Hilberg, Perpetrators, Victims and Bystanders, p. 5.
  36. Gilbert, The Holocaust, p. 175: il 22 luglio 1941, Hitler ruppe il suo patto di non-aggressione con Stalin e invase la Russia.
  37. Hilberg, Perpetrators, Victims and Bystanders, p. 20.
  38. Gilbert, The Holocaust, p. 175.
  39. Ibid., p. 240.
  40. Schleunes, The Twisted Road to Auschwitz, p. 255.
  41. Bernd Nauman, Auschwitz, trad. (EN) Jean Steinberg, introduzione di Hannah Arendt, Pall Mall Press, 1966.
  42. The Guardian Weekend (21 gennaio 1995), pp. 12-13.
  43. Ibid., p. 20, citato da Francisziek Piper.
  44. Christabel Bielenberg, The Past is Myself, Corgi Books, 1984.
  45. Si veda Michael R. Marrus e Robert 0. Paxton, Vichy France and The Jews, Basic Books Inc., 1981.
  46. Gilbert, The Holocaust, p. 64. Gli australiani non avevano "problemi razziali" poiché avevano eliminato tale problema liquidando gli aborigeni.
  47. Katz, The Holocaust in Historical Context, p. 234.
  48. Goldhagen, Hitler's Willing Executioners, p. 128.
  49. Si veda, per esempio, Hitler, Mein Kampf, trad. (EN) Ralph Manheim, Hutchison, 1969, p. 60: "Quindi oggi credo di agire in accordo con la volontà dell'Onnipotente Creatore: difendendomi contro l'ebreo, combatto per l'opera del Signore."
  50. Arendt, The Origins of Totalitarianism, p. 356.
  51. Segev, Soldiers of Evil, p. 3. Bertolt Brecht scrisse un breve dramma satirico su un uomo delle SA che mentiva ai suoi amici e alla sua fidanzata sul fatto che aveva dovuto acquistare in parte la sua uniforme, in "La Croce di gesso", in Terrore e miseria del Terzo Reich.
  52. Goldhagen, Hitler’s Willing Executioners, pp. 92-7.
  53. Langer, Admitting the Holocaust, p. 26.
  54. George Steiner, prefazione a Language and Silence, Penguin, 1969, pp. 13-17; pp. 14-15.
  55. Rosenfeld. Imagining Hitler, pp. 15-16.
  56. Fackenheim, Quest for Past and Future, pp. 18-19.