Storia della filosofia/Diogene di Apollonia

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I manuali di filosofia concludono la trattazione dei presocratici con Diogene di Apollinia. Originario della colonia milese di Apollonia in Tracia, ha vissuto per qualche tempo ad Atene e le sue dottrine sono conosciute principalmente grazie Diogene Laerzio e Simplicio. Credeva che l'aria fosse l'unica fonte di tutto l'essere e che, in quanto forza primaria, fosse intelligente. Tutte le altre sostanze derivano da essa per condensazione e rarefazione. Aristotele ha conservato un lungo passaggio di Diogene riguardante l'organizzazione dei vasi sanguigni.

La vita[modifica]

Diogene era originario della colonia milese di Apollonia Pontica in Tracia, l'attuale Sozopol sul Mar Nero.[1] Il nome di suo padre era Apollothemis. Non si sa nulla degli eventi della sua vita, tranne che ha vissuto un po' di tempo ad Atene. Diogene Laerzio afferma che «a causa della grande invidia suscitata, poco mancò che rischiasse la vita in Atene», ma potrebbe essersi confuso con Anassagora, menzionato nello stesso passaggio.[2] Come tutti i fisiologi (filosofi naturalisti), scrisse nel dialetto ionico.

Opere e pensiero[modifica]

La sua opera più famosa fu Sulla natura (Περὶ Φύσεως, Peri Physeos), della quale si sono conservati alcuni frammenti, principalmente citati da Simplicio. Diogene, come Anassimene, credeva che l'aria fosse l'unica fonte di tutto l'essere, e tutte le altre sostanze derivassero da essa per condensazione e rarefazione. Questa dottrina, mutuata dalle teorie di Anassagora, afferma che l'aria, la forza primaria, è intelligente:

« Mi sembra che sia dotato d'intelligenza quel che gli uomini chiamano aria, che tutti siano da esso governati e che tutti esso domini. Questo stesso mi sembra che sia dio e giunga dovunque e tutto disponga e in tutto sia. »
(DK 64 B5)

La natura dell'universo è l'aria, illimitata ed eterna, dalla quale, mentre condensa e rarefatta e cambia le sue proprietà, nascono le altre forme.[3] Tra le sue altre dottrine, si dice che abbia creduto che esistesse un numero infinito di mondi e un vuoto infinito: l'aria, addensata e rarefatta, produceva i diversi mondi. Nulla è stato prodotto dal nulla o ridotto a nulla. Sempre secondo Diogene la Terra inoltre era rotonda, sostenuta nel mezzo, e aveva raggiunto la sua forma dal giro vorticoso dei vapori caldi, e la sua concrezione e indurimento dal freddo.[2]

Il frammento superstite più lungo di Diogene è quello inserito da Aristotele nel terzo libro della sua Historia animalium.[4] Contiene una descrizione della distribuzione dei vasi sanguigni nel corpo umano. È importante soprattutto perché "qui possiamo leggere di prima mano ciò che nel caso degli altri presocratici apprendiamo solo indirettamente: un tentativo di descrivere nei dettagli scientifici la struttura e l'organizzazione del mondo fisico."[5]

Note[modifica]

  1. Geoffrey Kirk, Raven, & Schofield, The Presocratic Philosophers (Cambridge, 1983, 2nd edition), p. 434.
  2. 2,0 2,1 Diogenes Laërtius IX, 57
  3. Simplicio, Commentario alla Fisica, 25.1-9
  4. DK 64B6
  5. Jonathon Barnes, Early Greek Philosophy, page xlviii. Penguin Books