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Storia della filosofia/Filosofia greca tra V e IV secolo a.C.

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Indice del libro

Con Socrate e con i sofisti, nella seconda metà del V secolo a.C., il pensiero greco antico giunge a una svolta. Se i fisiologi presocratici si erano occupati principalmente della natura e del cosmo, ora centro della riflessione diventano l'etica, la politica e l'uomo. Nel IV secolo a.C. vivono invece Platone e Aristotele, che diventeranno due punti di riferimento per tutta la storia del pensiero occidentale.

Contesto storico

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Sparta contro Atene

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Pericle

Dopo la fine della seconda guerra persiana (480-479 a.C.), Atene e le città ioniche fondarono nel 477 a.C. la Lega delio-attica, con sede a Delo, in funzione anti-persiana. Ben presto, però, Atene assunse un ruolo egemone nell'alleanza e divenne la prima potenza economica dell'Egeo. Nel 470 Temistocle, che aveva guidato la città durante la seconda guerra persiana, fu ostracizzato ed esiliato, mentre prese il potere Cimone, che inflisse pesanti sconfitte ai persiani nel 465 a.C.

L'ascesa di Atene era guardata con ostilità da Sparta, che nel 464-465 fu però messa a dura prova dalla guerra contro i Messeni e da un terremoto. Le truppe ateniesi, inviate nella città rivale per portare soccorso, furono tuttavia rimandate indietro per timore che diffondessero tra la popolazione princìpi democratici. Dal 700 a.C. circa la città era governata da una costituzione che la tradizione attribuiva a Licurgo, e che presentava ancora elementi provenienti dalle istituzioni monarchico-militari. Il governo di Sparta era assegnato a una diarchia (cioè due re), coadiuvati dalla gherusía (assemblea degli anziani) e dall'apella (assemblea del popolo). A questi si aggiunsero in un secondo momento gli efori, cinque magistrati eletti dall'assemblea popolare. La società era inoltre divisa tra spartiati (gli unici a potersi dire cittadini spartani), perieci (Lacedemoni che abitavano i dintorni della città, godevano dei diritti civili ma non potevano partecipare all'apella) e iloti (servi della gleba). Lo Stato provvedeva inoltre all'educazione dei giovani tra i 14 e i 20 anni, mentre gli uomini tra i 20 e i 30 erano membri della comunità dei guerrieri.

L'età d'oro della Grecia classica

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Nel 461 a.C. Cimone, favorevole a Sparta, venne ostracizzato e bandito da Atene. Presero il potere Efialte e Pericle, che attuarono una serie di riforme. Poco dopo Efialte cadde per mano di un sicario, e la guida della città rimase nelle mani di Pericle. Le decisioni politiche vennero demandate al tribunale dei giudici popolari, al Consiglio dei Quattrocento (boulé) e all'ekklesía (assemblea popolare). Nel 458 a.C. anche gli ultimi poteri vennero tolti all'aristocrazia e dati al popolo, nei limiti previsti dal diritto di cittadinanza, che riconosceva i pieni diritti solo a chi aveva entrambi i genitori ateniesi.

Intanto si inasprirono i rapporti con Sparta: sempre nel 461 a.C. Atene denunciò l'alleanza con la rivale e avviò la costruzione delle Lunghe Mura. Sparta allargò la sua influenza a nord, nel Peloponneso, mentre Atene diventò egemone nella Grecia centrale. A segnare questo potere, nel 454 a.C. il tesoro della Lega delio-attica fu trasferito ad Atene. Tuttavia, Atene in questo periodo dovette seguire due fronti di guerra, contro la Persia e contro Sparta. Grazie alla mediazione di Cimone, tornato in patria, nel 451 a.C. si stipulò una tregua con Sparta della durata di cinque anni. Nel 449 a.C. gli ateniesi sconfissero i Persiani nella battaglia di Salamina, quindi l'anno successivo fu siglata la Pace di Callia, con cui Cipro e le città greche dell'Asia minore rimasero all'impero persiano, il quale a sua volta ne garantì l'autonomia.

Atene ormai aveva costituito un vero impero, e impose il versamento di tributi alle città della Lega delio-attica. Nel 447 a.C. Pericle indisse un congresso panellenico per la pace, ma l'iniziativa fallì per l'opposizione degli spartani, che nel 446 invasero l'Attica. Si arrivò così alla Pace dei Trent'anni, con cui Sparta e Atene riconobbero a vicenda le rispettive aree di egemonia. Atene in particolare era ormai diventata la terza potenza economica del Mediterraneo, dopo la Persia e Cartagine. Sotto la guida di Pericle, la città conobbe il suo massimo splendore. In questo periodo fiorirono l'arte classica e la tragedia greca: erano attivi scultori come Policleto, Fidia e Prassitele, e poeti drammatici come Eschilo, Sofocle, Euripide e Aristofane. Pericle varò inoltre un ambizioso piano che portò alla costruzione del Partenone e degli altri edifici monumentali dell'Acropoli.

La Grecia nel V secolo a.C. La cartina mostra le aree di egemonia di Atene e Sparta (cliccare sull'immagine per ingrandirla)

La guerra del Peloponneso e il declino

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Rimase tuttavia la rivalità tra Atene e Sparta, che portò allo scoppio della guerra del Peloponneso (431-404 a.C.). Il conflitto si concluse con la capitolazione di Atene, che dovette subire l'imposizione di un governo filo-spartano (il cosiddetto governo dei Trenta Tiranni). Questo ebbe però vita breve, rovesciato nel 403 dalla rivolta di Trasibulo, con cui fu ripristinata la democrazia. In questo clima, nel 399 a.C. Socrate, compromessosi a causa della sua amicizia con personalità vicine agli ambienti oligarchici, fu condannato a morte con l'accusa di corrompere i giovani e voler introdurre nuove divinità.

Sparta intanto nel 399 a.C. riprese le ostilità contro la Persia, la quale nel 395 appoggiò la nascita di una coalizione tra Atene, Tebe, Corinto e Argo in funzione anti-spartana. Scoppiò così la guerra corinzia, che si concluse solo nel 387 a.C. con la Pace del Re (o Pace di Antalcida) fra Atene e Sparta. Per prepararsi nel caso Sparta decidesse di violare gli accordi di pace, nel 377 fu fondata una seconda Lega delio-attica, che confederò 60 polis. Nel 371 fu sancita una tregua tra Sparta e Atene, ma Tebe rifiutò di sciogliere la lega che aveva creato in Beozia. Sotto la guida dei comandanti Pelopida ed Epaminonda, l'esercito tebano sconfisse quello spartano a Leuttra e impose Tebe come nuova città egemone della Grecia. Nel 362 Tebe sconfisse nuovamente ateniesi e spartani nella battaglia di Mantinea, ma Epaminonda morì sul campo. L'egemonia tebana durò molto poco e la nuova situazione di crisi lasciò la regione alla mercé di una arrembante potenza straniera, la Macedonia.

I sofisti e Socrate: l'uomo come oggetto della filosofia

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Erma di Socrate. Rijksmuseum van Oudheden, Leiden, Paesi Bassi

Nel VI e in gran parte del V secolo a.C., la filosofia greca si è occupata esclusivamente del cosmo e dell'essere (anch'esso inteso come cosmo). Nello studio della physis i filosofi si erano occupati anche dell'uomo, ma lo avevano trattato come cosa accanto alle altre cose della natura.[1] Come scrive Reale, questo è stato possibile perché

« mentre il mondo e le vicende cosmiche appaiono già alla immediata rappresentazione sensoriale come una unità organica, gli uomini e le vicende umane appaiono invece in tutt'altra guisa: appaiono, precisamente, come una molteplicità in cui non si vedono chiari nessi e in cui, anzi, sembrano prevalere scissioni e separazioni.[2] »

È questo il motivo per cui la riflessione sull'uomo e sulla areté (virtù) si svilupperà a più di un secolo di distanza da Talete. Prima di allora l'uomo greco formava le sue convinzioni etiche e morali a partire dagli stimoli che riceveva dalla tradizione, e in particolare dai poemi omerici. La plasticità con cui sono delineati i personaggi dell'Iliade e dell'Odissea rispondevano bene, infatti, alle esigenze degli uomini arcaici. Un passo avanti verrà fatto con Esiodo, che nelle Opere e i giorni pone accanto all'eroismo degli eroi omerici l'ideale della vita contadina. Le sofferenze degli uomini sono una condanna inferta a loro dagli dèi per punirli della loro arroganza. All'uomo non resta quindi che il duro lavoro per sopravvivere: chi non lo fa finisce per dedicarsi all'ingiustizia, la quale a sua volta richiama una nemesi. Esiodo invita quindi a perseguire moderazione e benevolenza. Con i poeti del VII e soprattutto del VI secolo - come per esempio Solone, Focilide e Teognide - si affaccia chiaramente l'ideale della giusta misura come norma da osservare per chi vuole vivere felice. Questa norma, colta intuitivamente di poeti, sarà fondata concettualmente dai filosofi.[3]

Massime etiche sono attribuite anche ai cosiddetti Sette sapienti, a proposito dei quali le fonti danno ciascuna un elenco differente. Tuttavia anche queste massime, come osserva Reale,

« sono frutto di una lunga esperienza e riflessione, ma sono slegate le une rispetto alle altre, non sono sorrette da un principio, non sono motivate e quindi non sono giustificate.[4] »

La filosofia morale, dunque, richiede che l'uomo diventi oggetto della filosofia. È infatti necessario indagare cosa sia l'essenza dell'uomo, e come sia possibile dedurre da questa essenza il concetto di areté. Bisogna inoltre sottoporre a verifica i valori tradizionali e accertarsi della loro consistenza. Questo è ciò che accade, come si vedrà nei prossimi moduli, con i sofisti e con Socrate.[5]

Le grandi sintesi: Platone e Aristotele

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L'area archeologica in cui sorgeva l'Accademia di Platone

Con Platone e Aristotele la filosofia greca raggiunge i suoi massimi vertici: i due filosofi riprenderanno i temi degli autori a loro precedenti, conducendo un'importante opera di ripensamento e di sintesi.

Allievo di Socrate, Platone nei suoi primi scritti è fortemente influenzato dal pensiero del maestro, tanto da porlo come personaggio principale in molti suoi dialoghi. Progessivamente, tuttavia, Platone si stacca dalla sua figura del maestro e, accanto a temi di carattere etico e morale inizia a occuparsi di metafisica, sviluppando la cosiddetta dottrina delle idee. Ritorna inoltre su argomenti già indagati dai suoi predecessori: si occupa di cosmologia, di politica e teoria dello stato, di gnoseologia (teroia della conoscenza) e del linguaggio.[6]

Originario di Stagira, in Macedonia, Aristotele si trasferì ad Atene quando aveva 17 anni per entrare nell'Accademia di Platone. Il rapporto con il maestro è complesso: se da un lato riprende molti temi già affrontati da Platone, dall'altro si distacca dall'insegnamento platonico e segue strade proprie. Il suo campo di studi è estremamente ampio, e spazia dalla filosofia naturale alla logica, all'ontologia, all'etica, alla politica, alla retorica e alla poesia. Con Aristotele si introduce un nuovo modello nella cultura occidentale, in cui il sapere è sistematicamente suddiviso in branche specialistiche. Ogni trattato del filosofo, infatti, è dedicato a un singolo e ben preciso argomento. Ad Aristotele inoltre si devono termini che sono entrati nel vocabolario della filosofia per i secoli a venire, come "metafisica", "essenza", "categoria" e molti altri.[7]

  1. Giovanni Reale, Storia della filosofia antica, vol. 1, Milano, Vita e Pensiero, 1988, p. 201.
  2. Giovanni Reale, Storia della filosofia antica, vol. 1, Milano, Vita e Pensiero, 1988, p. 202.
  3. Giovanni Reale, Storia della filosofia antica, vol. 1, Milano, Vita e Pensiero, 1988, pp. 207-208.
  4. Giovanni Reale, Storia della filosofia antica, vol. 1, Milano, Vita e Pensiero, 1988, p. 212.
  5. Giovanni Reale, Storia della filosofia antica, vol. 1, Milano, Vita e Pensiero, 1988, p. 213.
  6. C.C.W.Taylor (a cura di), Routledge History of Philosophy, vol. I: From the beginning to Plato, Londra e New York, Routledge, 1997, pp. 6.
  7. David Furley (a cura di), Routledge History of Philosophy, vol. II: From Aristotle to Augustine, Londra e New York, Routledge, 1999, pp. 2-4.