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Storia della letteratura italiana/Annibal Caro

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Storia della letteratura italiana
Storia della letteratura italiana
  1. Dalle origini al XIV secolo
  2. Umanesimo e Rinascimento
  3. Controriforma e Barocco
  4. Arcadia e Illuminismo
  5. Età napoleonica e Romanticismo
  6. L'Italia post-unitaria
  7. Prima metà del Novecento
  8. Dal secondo dopoguerra a oggi
Bibliografia

La riscoperta dei classici nel Rinascimento passa anche attraverso il lavoro di traduzione. Tra i traduttori spicca il nome di Annibal Caro, uno dei massimi letterati dell'epoca, autore di scritti di vario genere, che compone una parafrasi (più che una traduzione)[1] dell'Eneide di Virgilio, rimasta famosa fino ai giorni nostri.

Annibal Caro in un ritratto risalente al 1562-1565

Nato a Civitanova Marche il 6 giugno 1507, Annibal (o Annibale) Caro si forma sotto la guida dell'umanista Rodolfo Iracinto, prima di trasferirsi a Firenze per completare i suoi studi sugli scritti antichi assieme a Benedetto Varchi.[2] Nel 1530 entra al servizio di Giovanni Gaddi, dapprima a Roma e poi a Napoli. A Roma frequenta le accademie dei Vignaiuoli e della Virtù, fondate e dirette dal filologo Claudio Tolomei.

Dal 1543 è segretario di Pier Luigi Farnese, primo duca di Parma e di Piacenza, finché questi non è assassinato a Piacenza nel 1547. In seguito, per intercessione dei cardinali Ranuccio e Alessandro Farnese, figli del duca, gli è riconosciuto nel 1555 il cavalierato dell'Ordine di San Giovanni di Gerusalemme e, con bolla papale, gli è affidata la Commenda dei Santi Giovanni e Vittore in Selva a Montefiascone. Rimane al servizio del cardinale Alessandro Farnese dal 1548 al 1563, quando si ritira a vita privata. Muore a Roma il 20 novembre 1566.[3]

Annibal Caro è autore di scritti molto diversi, caratterizzati da un gusto letterario molto raffinato.[1] Utilizzando i diversi modelli messi a disposizione dalla cultura del suo tempo senza apportarvi modifiche, realizza risultati originali in cui, come scrive Ferroni, presenta «una realtà quasi astratta e raggelata, che sembra sfuggire all'occhio di chi la guarda».[4]

Il suo esordio è segnato da una canzone scritta in onore della casa di Valois, intitolata Venite all'ombra de' gran gigli d'oro, seguita dai sonetti I Mattacchi e La Corona. È inoltre autore di un libro di Rime di stampo petrarchista.

È anche commediografo: la sua commedia Gli Straccioni è un importante esempio di teatro erudito rinascimentale che fornisce uno spaccato di Roma nel Cinquecento.

Le Lettere famigliari, costituite da circa ottocento lettere, forniscono non solo un archivio documentaristico, ma anche un'importante fonte di informazioni sulla cultura rinascimentale. Nelle lettere sono trattate tematiche letterarie, religiose e di costume, e avvenimenti politici e militari.

L'Eneide di Virgilio e le altre traduzioni

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L'opera che però gli vale la maggior fama è la sua traduzione in endecasillabi sciolti dell'Eneide di Virgilio. Come fanno notare molti critici, tra cui Giuseppe Petronio, quella di Annibal Caro non è però una traduzione vera e propria, ma piuttosto una rielaborazione in versi sciolti del poema, anch'essa caratterizzata dall'eleganza tipica del classicismo rinascimentale.[5] D'altra parte, scrive Ferroni, nell'opera di Caro il classicismo finisce per cristallizzarsi in un puro manierismo.[4]

Caro traduce anche altre opere delle letterature classiche, come la Poetica di Aristotele, Gli amori pastorali di Dafni e Cloe di Longo Sofista e le Lettere a Lucilio di Lucio Anneo Seneca.

  1. 1,0 1,1 Giuseppe Petronio, L'attività letteraria in Italia, Palermo, Palumbo, 1969, p. 278.
  2. Caro, Annibale, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  3. Caro, Annibale, in Dizionario biografico degli italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  4. 4,0 4,1 Giulio Ferroni, Profilo storico della letteratura italiana, Torino, Einaudi, 2003, p. 318.
  5. Giuseppe Petronio, L'attività letteraria in Italia, Palermo, Palumbo, 1969, p. 279.

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