Storia della letteratura italiana/Gian Giorgio Trissino
Poeta e tragediografo, Gian Giorgio Trissino è uno dei più importanti intellettuali del Cinquecento: diplomatico per il papato, ha scritto opere di linguistica e architettura e ha partecipato al dibattito sulla lingua.
Biografia
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Giovanni Giorgio Trissino nasce a Vicenza l'8 luglio 1478 da antica e nobile famiglia.[1][2] Studia greco a Milano sotto la guida di Demetrio Calcondila[3][4] e filosofia a Ferrara sotto Niccolò Leoniceno. Da questi maestri impara l'amore per i classici e la lingua greca, che tanta parte avranno nella sua produzione letteraria.
Nel 1494 sposa Giovanna, figlia del giudice Francesco Trissino, sua lontana cugina,[5] da cui ha cinque figli. L'ultimo, Giulio, è avviato dal padre alla carriera ecclesiastica e, dopo un soggiorno a Roma presso la corte del papa Clemente VII, diventerà arciprete della cattedrale di Vicenza, ma poi sarà sospettato di simpatie per le teorie calviniste.[6]
Tra la fine del XV e i primi decenni del XVI secolo Trissino intraprende diversi viaggi tra Venezia, Bologna, Mantova, Firenze e Roma, dove si ingrazia le simpatie dei papi Leone X, Clemente VII e infine Paolo III. I pontefici lo inviano come proprio ambasciatore presso il doge di Venezia, la corte dei Gonzaga e soprattutto l'imperatore, dapprima Massimiliano I e successivamente Carlo V. Spesso quindi viaggia tra la Germania e Roma, recando le rispettive ambascerie ai diversi potenti. Tuttavia a causa del suo sostegno all'impero, posizione interpretata in chiave anti-veneziana, viene temporaneamente esiliato. È in questo periodo che perde molti dei suoi cari (la moglie Giovanna nel 1505, il suo maestro Calcondila nel 1511, il primogenito Francesco nel 1514 e le tre sorelle).
Contando sul fatto che il figlio Giulio è ben avviato nella carriera ecclesiastica, Trissino rientra a Vicenza e sposa nel 1523 Bianca,[7][8] figlia del giudice Nicolò Trissino, dalla quale ha due figli: Ciro e Cecilia. La nomina di Ciro a erede universale scatena le ire di Giulio, che per lungo tempo lotta in tribunale contro il padre e il fratellastro. Anche a seguito delle divergenze causate dai cattivi rapporti con Giulio, la coppia si separa nel 1535, quando Bianca si trasferisce a Venezia, dove morirà nel 1540.[9]
Trissino manifesta il proprio sostegno all'impero dedicando a Carlo V il suo poema epico L'Italia liberata dai Goti, completato nel 1527 e pubblicato nel 1547. Nel 1530 a Bologna, nel corso dell'incoronazione di Carlo V a re d'Italia e Sacro Romano Imperatore, ha il privilegio di reggere il manto pontificale a Clemente VII.[10][11][12] e nel 1532 Carlo lo nomina conte palatino e cavaliere dell'Ordine Equestre della Milizia Aurata.[13]
Intanto nella villa di Cricoli alle porte della città, acquistata nel 1482 dal padre Gaspare, si raduna una delle più prestigiose accademie vicentine.[14] Trissino partecipa insieme a Pietro Bembo e Bernardo e Giovanni Rucellai al dibattito sulla questione della lingua italiana, sostenendo il valore degli apporti locali contro la diffusione del volgare fiorentino trecentesco, e propone l'introduzione di lettere dell'alfabeto greco per meglio identificare la pronuncia delle parole, in particolare le e e o aperte o chiuse, oltre alla distinzione tra u e v e l'uso della z al posto della t nelle parole terminanti in ione.
Muore a Roma l'8 dicembre 1550 ed è sepolto nella chiesa di Sant'Agata alla Suburra.
Le opere letterarie
[modifica | modifica sorgente]Trissino appartiene a quel gruppo di letterati per i quali l'arte è interpretazione dei classici: bisogna ricreare le forme elleniche nei generi moderni. È fautore di un classicismo integrale, conforme ai principi aristotelici, che espone nelle sei parti della sua Poetica (1562), una ambiziosa sistemazione di tutti i generi letterari, ognuno ricondotto a precise regole di struttura, stile e metrica.
Le opere poetiche di Trissino sono coerenti con questa rigorosa concezione di letteratura: così la Sofonisba (composta nel 1514-1515, pubblicata nel 1524) è la prima tragedia in una lingua europea a essere definita "regolare" (cioè composta secondo le regole aristoteliche) e strutturata secondo i canoni della tragedia greca classica.[15] Pur ispirandosi a Tito Livio, guarda alla Grecia classica e il metro utilizzato, l'endecasillabo sciolto, vuole essere una imitazione del trimetro giambico. La prima rappresentazione documentata[16] della Sofonisba avviene in francese, nel 1554 nel castello di Blois, davanti alla corte reale di Caterina de' Medici. In lingua originale è invece recitata per la prima volta nel 1562, durante il carnevale di Vicenza, messa in scena dall'amico Andrea Palladio.
Trissino compone anche una raccolta di Rime volgari (1529), con interessanti esperimenti metrici, e la commedia I simillimi (1548), fortemente ispirata ai Menaechmi di Plauto. Il suo impegno maggiore è però L'Italia liberata dai Goti (1527, pubblicata nel 1547), un laborioso poema, sempre in endecasillabi sciolti, di 27 libri sulla guerra tra l'imperatore bizantino Giustiniano I e gli Ostrogoti che in quel tempo (535-539) occupavano gran parte dell'Italia. L'opera si apre con una dedica a Carlo V, nella quale Trissino dichiara che i celebri testi classici di Aristotele e Omero debbano essere l'esempio da imitare per la corretta composizione del poema moderno. La narrazione della guerra, condotta dal generale Belisario tra duelli e scontri intervallati da lunghi discorsi pronunciati dai vari personaggi, fa da sfondo a situazioni amorose che rimandano a Dante e Petrarca accompagnate da antiche divinità mitologiche trasformate in angeli cristiani (come Palladio, Nettunio, Saturnio) e da un gioco di magie e incantesimi ripresi dalla tradizione cavalleresca precedente.[17]
Il risultato è un tentativo di recuperare i valori dell'epica classica (grandezza e generosità d'animo, nobiltà e gloria), con un'attenzione estrema alla corretta applicazione delle regole aristoteliche più che alla fluidità della narrazione. La solennità dell'argomento epico si scontra con la prosaicità dello stile e del metro, per cui questo lavoro viene ricordato più per gli apporti accademici: nella letteratura del Trissino lo studio e la tecnica della metrica prevalgono sull'ispirazione e sul sentimento. La visione di un mondo superiore di eroi solenni e composti nella dignità del loro ideale e della loro missione, tipicamente aristocratico, anticipa le preoccupazioni morali della Controriforma.[18]
Le ricerche linguistiche
[modifica | modifica sorgente]Per leggere su Wikisource il testo originale, vedi De la vωlgare εlωquεnzia
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I suoi interventi nel campo della linguistica suscitano vivaci reazioni nel mondo letterario dell'epoca. Scrive Il castellano (1529), dialogo immaginario tra Filippo Strozzi e Giovanni Rucellai, per una tesi "cortigiana-italianista" che sostiene l'idea d'una lingua formata dagli elementi comuni a tutte le parlate dei letterati della penisola. Questa teoria, concorrente di quelle avanzate da Bembo e Machiavelli, è appoggiata dalla pubblicazione, sempre nel 1529, della sua traduzione del De vulgari eloquentia di Dante Alighieri che Trissino ha il merito di far riemergere dall'oblio. Alla sua tesi si dimostrano particolarmente sensibili (e ostili) i letterati toscani.
Per leggere su Wikisource il testo originale, vedi De le lettere nuωvamente aggiunte ne la lingua Italiana
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Accese discussioni suscitano le sue proposte di riformare l'alfabeto italiano, che raccoglie nell'Epistola de le lettere nuovamente aggiunte alla lingua italiana (1524). Trissino suggerisce l'adozione di alcune vocali e consonanti dell'alfabeto greco al fine di disambiguare suoni diversi resi con la medesima grafia: e e o aperte (ε e ω) e chiuse, z sorda e sonora (ζ), nonché la distinzione delle i e u con valore di vocale o di consonante (j, v). In seguito ripropone questa idea (sebbene ricorrendo a grafie diverse) anche l'accademico della Crusca Anton Maria Salvini, sempre senza successo. Accolta è invece la sua proposta di utilizzare la z al posto della t nelle parole che finiscono in ione.
La riforma trissiniana è rimasta un prezioso documento delle differenze di pronuncia tra toscano e lingua cortigiana perché l'autore applica i suoi criteri grafici nel pubblicare l'Epistola, la Sofonisba e Il Castellano. La conseguente maggior difficoltà di lettura non favorisce la diffusione dei suoi scritti e porta diverse critiche da parte degli autori suoi contemporanei. Se però si riflette sul fatto che la poesia epica adotta definitivamente l'endecasillabo sciolto con le celeberrime traduzioni dell'Eneide di Annibal Caro (1566), dell'Iliade di Vincenzo Monti (1810) e dell'Odissea di Ippolito Pindemonte (1822), che il nome di lingua italiana ha la meglio su fiorentino o toscano, e infine che l'ortografia accoglie la distinzione tra i e j e quella tra u e v oltre all'uso della z al posto della t, si può concludere che le ambizioni normative di Trissino hanno avuto successo.[19]
Note
[modifica | modifica sorgente]- ↑ Bernardo Morsolin, Giangiorgio Trissino o Monografia di un letterato del secolo XVI, Vicenza, Girolamo Burato, 1878, pp. 3-4.
- ↑ Pierfilippo Castelli, La vita di Giovangiorgio Trissino, Venezia, Giovanni Radici, 1753, pp. 2-3.
- ↑ Pierfilippo Castelli, La vita di Giovangiorgio Trissino, Venezia, Giovanni Radici, 1753, p. 4.
- ↑ Bernardo Morsolin, Giangiorgio Trissino o Monografia di un letterato del secolo XVI, Vicenza, Girolamo Burato, 1878, pp. 26 e seguenti.
- ↑ Bernardo Morsolin, Giangiorgio Trissino o Monografia di un letterato del secolo XVI, Vicenza, Girolamo Burato, 1878, pp. 13-14.
- ↑ Bernardo Morsolin, Giangiorgio Trissino o Monografia di un letterato del secolo XVI, Vicenza, Girolamo Burato, 1878, pp. 302 e seguenti.
- ↑ Pierfilippo Castelli, La vita di Giovangiorgio Trissino, Venezia, Giovanni Radici, 1753, p. 48.
- ↑ Bernardo Morsolin, Giangiorgio Trissino o Monografia di un letterato del secolo XVI, Vicenza, Girolamo Burato, 1878, pp. 131-133.
- ↑ Lucien Faggion, Les femmes, la famille et le devoir de mémoire: les Trissino aux XVIe et XVIIe siècles, in Rives méditerranéennes, 2006, p. 4.
- ↑ Pierfilippo Castelli, La vita di Giovangiorgio Trissino, Venezia, Giovanni Radici, 1753, p. 43.
- ↑ Antonio Magrini, Reminiscenze Vicentine della casa di Savoja, Vicenza, Giuseppe Staider, 1869, pp. 17-18.
- ↑ Bernardo Morsolin, Giangiorgio Trissino o Monografia di un letterato del secolo XVI, Vicenza, Girolamo Burato, 1878, pp. 190.
- ↑ Bernardo Morsolin, Giangiorgio Trissino o Monografia di un letterato del secolo XVI, Vicenza, Girolamo Burato, 1878, pp. 196.
- ↑ Bernardo Morsolin, Giangiorgio Trissino o Monografia di un letterato del secolo XVI, Vicenza, Girolamo Burato, 1878, pp. 222.
- ↑ Bernardo Morsolin, Giangiorgio Trissino o Monografia di un letterato del secolo XVI, Firenze, Le Monnier, 1894.
- ↑ Leopoldo Cicognara, Storia della scultura dal suo risorgimento in Italia fino al secolo di Canova, Losanna, Giachetti, 1824.
- ↑ Paola Cosentino, Italica - Rinascimento: Giovan Giorgio Trissino, L'Italia liberata dai Gotthi, su Italica (archiviato dall'url originale il 24 marzo 2012).
- ↑ Trissino, in Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- ↑ Paolo D'Achille, Trissino, Giangiorgio, in Enciclopedia dell'italiano, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010-2011.
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