Storia della letteratura italiana/Gaspara Stampa

Wikibooks, manuali e libri di testo liberi.
Jump to navigation Jump to search
Storia della letteratura italiana
  1. Dalle origini al XIV secolo
  2. Umanesimo e Rinascimento
  3. Controriforma e Barocco
  4. Arcadia e Illuminismo
  5. Età napoleonica e Romanticismo
  6. L'Italia post-unitaria
  7. Prima metà del Novecento
  8. Dal secondo dopoguerra a oggi
Bibliografia

Le trasformazioni che caratterizzarono il Rinascimento interessarono anche la condizione della donna, che nelle società cortigiane ha la possibilità di partecipare alla vita culturale. Spesso, anzi, i dialoghi all'interno della corte avevano al loro centro eleganti e colte dame, mentre nelle poesia la donna diventa mediatrice dell'esperienza intellettuale. Le nuove intellettuali femminili si servono inoltre del linguaggio petrarchesco come mezzo di comunicazione sociale, che consente loro di partecipare in modo molto raffinato alla vita di relazione.[1] Tra le poetesse di questo periodo si ricordano i nomi di Veronica Gàmbara (1485-1550), Vittoria Colonna (1492-1547), Tullia d'Aragona (1510-1556), Chiara Matraini (1514-dopo il 1597), Isabella di Morra (1520-1546), Laura Battiferri (1523-1589), Veronica Franco (1546-1591). Particolarmente celebre è rimasta la figura della veneziana Gaspara Stampa, il cui canzoniere spicca per passionalità e vivacità.[2]

La vita[modifica]

Daniel Antonio Bertoli e Felicitas Sartori, Ritratto di Gaspara Stampa, 1738. Civica Raccolta delle Stampe "A. Bertarelli", Milano, Castello Sforzesco, Milano

Nasce a Padova intorno al 1523 da una famiglia di origine milanese e di condizione borghese: alla morte del padre Bartolomeo (1531), commerciante di gioielli, la vedova Cecilia, con Gaspara e i fratelli Baldassare e Cassandra, si trasferisce a Venezia. Cassandra era cantante e Baldassare poeta: quest'ultimo muore per malattia nel 1544 a diciannove anni,[3], e ciò turba molto Gaspara, tanto da farle meditare una vita monacale, stimolata su questa strada da suor Paola Antonia Negri;[4] di lui restano i sonetti stampati con quelli della ben più nota sorella.[5]

In laguna viene accolta dalla raffinata e istruita società veneziana; al suo interno conduce una vita elegante e spregiudicata, segnalandosi per la sua bellezza e per le sue qualità. È cantante e suonatrice di liuto,[4] oltre che poetessa, ed entra nell'Accademia dei Dubbiosi con il nome di Anasilla (così veniva chiamato in latino il fiume Piave - Anaxus - che attraversava il feudo dei Collalto, cui apparteneva quel Collaltino che lei amò). L'abitazione degli Stampa diviene uno dei salotti letterari più famosi di Venezia, frequentato dai migliori pittori, letterati e musicisti del Veneto, e molti accorrevano a seguire le esecuzioni canore di Gaspara delle liriche di Petrarca.[3]

Sufficientemente colta nella letteratura, nell'arte e nella musica, Gaspara è portata dalla forte carica della sua personalità a vivere in modo libero diverse esperienze amorose, che segnano profondamente la sua vita e la sua produzione poetica. I romantici vedranno in lei una novella Saffo, anche per la sua breve esistenza, vissuta in maniera intensamente passionale. La vicenda della poetessa va però ridimensionata e collocata nel quadro della vita mondana del tempo, dove le relazioni sociali, comprese quelle amorose, rispondono spesso a un cerimoniale e a una serie di convenzioni precise. Fra queste è da segnalare l'amore per il conte Collaltino di Collalto, uomo di guerra e di lettere, che durò circa tre anni (1548-1551): tuttavia a causa di lunghi periodi di lontananza Collaltino non ricambiò l'amore intenso che Gaspara provò per lui, e la relazione si concluse con l'abbandono della poetessa, che attraversò anche una profonda crisi spirituale e religiosa.[6]

Muore a Venezia il 23 aprile 1554,[7] dopo quindici giorni di febbri intestinali (mal cholico): alcune fonti riportano che si suicidò con il veleno per motivi amorosi, altre che le pene d'amore peggiorarono la sua salute fino a condurla alla morte per malattia.

Le Rime[modifica]

Wikisource-logo.png
Ritratto di Collaltino di Collalto. Civica Raccolta delle Stampe "A. Bertarelli", Milano

A Collaltino è dedicata la maggior parte delle 311 rime della Stampa (pubblicate dalla sorella Cassandra nel 1554 e dedicate a Giovanni Della Casa), che, concepite secondo il modello petrarchesco, costituiscono una delle più interessanti raccolte liriche del Cinquecento fra cui Arsi, piansi, cantai; piango, ardo e canto. Daniele Ponchiroli ha definito così queste rime:

« Umanamente complesso, ricco di "moderna" psicologia, il canzoniere della Stampa, che la nostra romantica sensibilità ha visto soprattutto come un "ardente diario" amoroso, risente dell'inquieta originalità di una vicenda umana "confessata" con femminile espansione. Nessun altro canzoniere cinquecentesco ci offre un così vivo interesse documentario e psicologico.[8] »

L'originalità coincide con i limiti stessi di una versificazione che tende a risolversi nelle forme immediate e quasi discorsive di una confessione autobiografica, rifiutando una più complessa elaborazione tecnico-formale del discorso poetico. Luigi Baldacci ha detto:

« Il valore della sua poesia, la sua possibilità di suscitare un'eco, consistono nell'aver saputo quasi sempre rifiutare l'esperienza retorica dei contemporanei e nell'essersi umiliata il più delle volte, secondo un'elezione istintiva, a un uso della poesia che certo quel secolo non conobbe mai così immediato, o se conobbe si preoccupò di schermare perché lo stesso elemento biografico si portasse a un più alto grado di mito petrarchesco e di rievocazione di quella paradigmatica vicenda. [...] E per questo a proposito di Gasparina si è parlato, anche ai nostri tempi, di diario: definizione che trova conferma in un intervento di troppo immediata biografia in quello che dovrebbe essere il dominio più sacro della poesia. Questo, si sa, fu il suo limite, ma anche la ragione della sua positiva eccentricità di fronte alla cultura poetica del suo tempo, della quale le era ignoto il calcolo e la tecnica del dettare.[9] »

Dalla professione di musicista la Stampa ebbe, come dice Ettore Bonora,

« l'impulso a svolgere in un tessuto melodico tenue e vario la sua lirica amorosa, alleggerendo la poetica petrarchesca, pure a lei presente, in forme che toccano sovente la grazia e la facile orecchiabilità di componenti popolari", e in particolare nel gruppo dei madrigali "il virtuosismo melodico arriva a riscattare la facilità quasi convenzionale delle immagini, trasforma la parola in sospiro, come avverrà a tanta poesia melodrammatica che appunto dai madrigali prese l' avvio per i suoi movimenti più patetici.[10] »

Altri progetti[modifica]

Note[modifica]

  1. Giulio Ferroni, Profilo storico della letteratura italiana, Einaudi, Torino, 2001, pp. 313-314.
  2. Giuseppe Petronio, L'attività letteraria in Italia, Palumbo, Palermo, 1971, pp. 271-272.
  3. 3,0 3,1 http://www.simonescuola.it/areadocenti/s75/1autorietesti.pdf
  4. 4,0 4,1 Liber Liber (redirect)
  5. Rime [...] di Gaspara Stampa con alcune altre [...] di Baldassare Stampa, Venezia, Francesco Piacentini, 1738, pp. 191-208.
  6. Guido Baldi, Silvia Giusso, Mario Razetti, Giuseppe Zaccaria, Testi e storia della letteratura, Torino, Paravia, 2010, vol. B: L'Umanesimo, il Rinascimento e l'età della Controriforma, pag. 168-171
  7. Stampa in “Enciclopedia Italiana” – Treccani
  8. Lirici del Cinquecento, Utet, Torino, 1958
  9. Lirici del Cinquecento, a cura di Luigi Baldacci, Longanesi, Milano, 1972, p. 80
  10. Ettore Bonora, Aspetti della letteratura del Cinquecento, La Goliardica, 1962, p. 180