Storia della letteratura italiana/Antonio Fogazzaro

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L'opera di Antonio Fogazzaro è segnata dal tentativo di coniugare la tradizione cattolica con le istanze della modernità. La sua narrativa, in cui permangono ideali risorgimentali ed elementi di ascendenza romantica, si caratterizza per una maggiore attenzione agli stati d'animo dei personaggi e per il suo interesse per temi come l'irrazionale, il sogno e il mistero, aspetti che in parte lo avvicinano alle tendenze del decadentismo che si stavano diffondendo in Europa negli ultimi decenni del secolo.

La vita[modifica]

Antonio Fogazzaro nei primi anni del Novecento

Antonio Fogazzaro nasce a Vicenza il 25 marzo 1842 in una ricca famiglia borghese, profondamente cattolica e di ferventi sentimenti patriottici.[1] Educato in vari istituti religiosi, ha tra i suoi insegnanti di liceo l'abate Giacomo Zanella, poeta e in seguito docente di letteratura italiana a Padova. Trascorre inoltre le ferie a Oria in Valsolda sul lago di Lugano, paese di origine della madre, un luogo che tornerà più volte nella sua opera.[2]

Inizia a studiare giurispudenza a Padova, ma si laurea a Torino, dove il padre era emigrato per fuggire al governo austriaco. Nel 1865 si trasferisce a Milano, dove entra in contatto con gli ambienti della Scapigliatura.[1] Nel 1866 sposa la contessa Margherita Lampertico di Valmanara, da cui avrà tre figli. Si dedica all'attività di avvocato fino al 1869, anno in cui torna a Vicenza e si occupa esclusivamente di letteratura. Pubblica la sua prima opera nel 1874, la novella in versi Miranda.[3]

Gli anni settanta sono segnati da un periodo di crisi religiosa, durante il quale legge opere di argomento filosofico-religioso, tra le quali La filosofia del Credo di Auguste Joseph Alphonse Gratry. Tornato al cattolicesimo, riflette sulla conciliazione tra scienze e fede, tema che sarà al centro di varie conferenze che terrà in giro per l'Italia. Si interessa, in quest'ottica, anche all'evoluzionismo, a cui dedica i saggi raccolti in Ascensioni umane (1899). Aderisce inoltre al movimento modernista, sostenendo che fosse necessario un rinnovamento della Chiesa che però non contraddicesse la tradizione cattolica, e a cui potessero partecipare anche laici dotati di una certa sensibilità culturale.[4] È possibile riconoscere i riflessi di questi studi in molte sue opere e in tutti i suoi romanzi.[3] A questi principi è ispirato il romanzo Il Santo (1905), che però sarà condannato dalla Chiesa e messo all'Indice. Lo scrittore accetterà la condanna e si sottometterà alla censura,[1] pur continuando a difendere le sue tesi attraverso articoli e conferenze.

Ormai conosciuto anche a livello internazionale, nel 1896 Fogazzaro era intanto diventato senatore a vita. Alla fine del 1910 pubblica il suo ultimo romanzo, Leila, scritto durante l'isolamento in cui si era ritrovato dopo la censura vaticana; anche questo sarà però messo all'Indie. Muore a Vicenza il 7 marzo 1911, durante un'operazione chirurgica.[3]

Oltre il realismo[modifica]

Antonio Fogazzaro nei primi anni dieci

Durante la vita, Fogazzaro è stato uno scrittore di successo e i suoi romanzi hanno conosciuto grande popolarità. Con gli anni la sua importanza è stata ridimensionata dai critici, ma la sua opera rimane comunque un punto di riferimento per comprendere i gusti e le tendenze letterarie diffuse negli ultimi decenni dell'Ottocento.[1]

Già dai primi romanzi la narrativa di Fogazzaro si discosta sensibilmente dal verismo. La sua è una prosa evocatrice, che si apre all'irrazionale e a elementi tipici del decadentissmo, come il sogno, l'analisi degli aspetti più torbidi dell'animo umano, le suggestioni provenienti dalla musica e dai paesaggi, le corrispondenze segrete tra le anime.[3][5] Alla narrativa realista oppone un'arte trasfiguratrice, che da un lato è influenzata dal lirismo tipico del Romanticismo nordico, dall'altro assorbe le novità provenienti dalla letteratura decadente contemporanea.[1] Secondo Pazzaglia «il suo vero nucleo poetico è costituito da una sensualità inquieta e turbata, in apparente contrasto con un misticismo vago e un po' torbido, ma ad esso sostanzialmente connessa».[6] Petronio scrive invece che il suo stile «tende a suggerire impressioni ed emozioni, sottile, vibratile, lirico più che narrativo».[5]

Fogazzaro ha inoltre tentato di dare vita a una letteratura cattolica moderna, un filone che nella letteratura italiana avrà scarso seguito, diversamente da quanto accadrà invece in altre nazioni.[3][5] Il suo cattolicesimo si differenzia però da quello di Manzoni perché non si basa su questioni morali ben definite, ma piuttosto ricerca raffinate esperienze spirituali sia nei rapporti tra le persone sia nella natura, che è pervasa di mistero e in cui si agitano forze arcane. I protagonisti delle sue opere sono inoltre personaggi superiori per sensibilità e raffinatezza, che si distaccano dagli uomini comuni rimanendo però ancorati alla morale borghese. Fogazzaro asseconda quindi i gusti e le contraddizioni del pubblico borghese a cui si rivolge, il quale da un lato è irrequieto e desideroso di innovazioni, ma dall'altro rimane legato a posizioni conservatrici.[6]

Malombra[modifica]

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Fogazzaro esordisce con la novella in versi Miranda (1874), a cui seguono le liriche raccolte in Valsolda (1876). Al 1881 risale la pubblicazione del suo primo romanzo, Malombra, che conoscerà grande fortuna di pubblico.

Nel romanzo sono già presenti i temi principali che caratterizzeranno la produzione letteraria di Fogazzaro, come il mistero, l'ascolto delle voci della natura, l'inconscio, la sensualità, la religiosità. Nel complesso, come scrive Pazzaglia, si tratta di un romanzo «d'atmosfere, piuttosto che di fatti»,[6] sospeso tra le suggestioni suscitate dai luoghi e dalla musica, e una sottile indagine psicologica.[4]

Dopo Malombra, l'autore pubblicherà altre opere in cui si concentra su motivi etici e politici, collegandoli però a temi come l'amore e il sentimento: Daniele Cortis (1884), Fedele a altri racconti (1887), Il mistero del poeta (1888).

Piccolo mondo antico[modifica]

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L'opera più famosa di Fogazzaro è però Piccolo mondo antico. Pubblicato nel 1895, il romanzo racconta del contrasto tra le personalità dei due protagonisti, Franco e Luisa, sullo sfondo del Lago Maggiore negli anni del Risorgimento.

In questo libro è possibile riconoscere una tendenza al realismo di ascendenza manzoniana. La psicologia dei personaggi non è torbida e irrequieta come negli esempi precedenti, quindi meno lontana dalla realtà quotidiana, e il romanzo è nel complesso dotato di equilibrio e limpidezza. Tuttavia non si può parlare di realismo in senso proprio, poiché i personaggi, i luoghi e gli eventi sono avvolti a un senso di sogno e di nostalgia per il passato (vari sono infatti gli spunti e i riferimenti che provengono dai ricordi giovanili dell'autore).[7]

A Piccolo mondo antico seguono Piccolo mondo moderno (1900) e Il Santo (1905), che hanno per protagonista Pietro Maironi, figlio di Franco e Luisa. Pietro ha una personalità contraddittoria, che passa dalla sensualità autodistruttiva alla convinzione di essere chiamato a svolgere una missione per il bene della Chiesa. Nel Santo Pietro partecipa alla fondazione di un movimento per la rigenerazione della Chiesa; il romanzo è narrato con un tono rarefatto, che sottolinea la volontà di elevazione del protagonista. Come già ricordato, questo libro sarà condannato dalla Chiesa: pur accettando la censura, Fogazzaro non rinuncerà a difendere le proprie convinzioni, rimanendo però sostanzialmente isolato. La stessa sorte spetterà anche al successivo Leila (1907). La critica oggi giudica con severità questi ultimi romanzi, che all'epoca sono stati invece molto apprezzati dal pubblico, e i temi affrontati sembrano lontani anche dal cattolicesimo attuale; tuttavia sono una testimonianza del malessere che serpeggiava in Italia all'inizio del Novecento.[8]

Note[modifica]

  1. 1,0 1,1 1,2 1,3 1,4 Mario Pazzaglia, Letteratura italiana: testi e critica con lineamenti di storia letteraria, vol. 3, Bologna, Zanichelli, 1979, p. 931.
  2. Guido Baldi, Silvia Giusso, Mario Razetti e Giuseppe Zaccaria, La Scapigliatura, il Verismo, il Decadentismo, in Moduli di letteratura, Torino, Paravia, 2002, p. 186.
  3. 3,0 3,1 3,2 3,3 3,4 Guido Baldi, Silvia Giusso, Mario Razetti e Giuseppe Zaccaria, La Scapigliatura, il Verismo, il Decadentismo, in Moduli di letteratura, Torino, Paravia, 2002, p. 187.
  4. 4,0 4,1 Giulio Ferroni, Profilo storico della letteratura italiana, Torino, Einaudi, 2001, p. 820.
  5. 5,0 5,1 5,2 Giuseppe Petronio, L'attività letteraria in Italia, Palermo, Palumbo, 1969, p. 803.
  6. 6,0 6,1 6,2 Mario Pazzaglia, Letteratura italiana: testi e critica con lineamenti di storia letteraria, vol. 3, Bologna, Zanichelli, 1979, p. 932.
  7. Mario Pazzaglia, Letteratura italiana: testi e critica con lineamenti di storia letteraria, vol. 3, Bologna, Zanichelli, 1979, p. 933.
  8. Giulio Ferroni, Profilo storico della letteratura italiana, Torino, Einaudi, 2001, pp. 822-823.

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