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Storia della letteratura italiana/Edmondo De Amicis

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Storia della letteratura italiana

Negli anni ottanta dell'Ottocento si colloca l'attività letteraria di Edmondo De Amicis, conosciuto per essere l'autore del romanzo Cuore, uno dei testi più popolari della letteratura italiana per ragazzi. Entra anche nella questione della lingua con il saggio L'idioma gentile (1905).

Edmondo De Amicis

Edmondo De Amicis nasce il 21 ottobre 1846 a Oneglia. Di famiglia benestante, il padre Francesco è regio banchiere di sali e tabacchi, mentre la madre, Teresa Busseti, fa parte dell'alta borghesia. A sedici anni entra al Collegio militare Candellero di Torino,[1] ma è subito trasferito all'accademia militare di Modena, dove diventa ufficiale sottotenente. Nel 1866 partecipa alla battaglia di Custoza, assistendo alla sconfitta dei Sabaudi. Lascia l'esercito nel 1867, conservando, tuttavia, lo spirito patriottico tipico del periodo risorgimentale che leggiamo nelle sue opere, attraverso valori di disciplina militare come valido metodo educativo.

Diventa giornalista militare e si trasferisce a Firenze per assumere la direzione de L'Italia militare, organo del Ministero di Guerra. Riassume l'esperienza di questo periodo in una serie di bozzetti, raggruppati nella raccolta La vita militare (1868). L'anno seguente vi aggiunge il bozzetto-reportage L'esercito italiano durante il colera del 1867.[2] Il ventiduenne Edmondo è poi assunto nel 1868 dal giornale la Nazione di Firenze,[3] dove lavora come inviato militare, in Italia e all'estero, e assiste tra l'altro alla presa di Roma del 1870. Le sue corrispondenze di questo periodo formano vari libri-diari di viaggio: Spagna (1872), Ricordi di Londra (1873), Olanda (1874), Marocco (1876), Costantinopoli (1878/1879), Ricordi di Parigi (1879).

Dopo questo periodo De Amicis si stanzia definitivamente in Piemonte. Dapprima a Pinerolo, nel periodo 1882-1884, dove scrive Alle porte d'Italia, dedicato alla città e ai territori valligiani circostanti. Dal 1879 si stabilisce a Torino, dove termina, ispirato dalla vita scolastica dei suoi figli Ugo e Furio, la sua opera più famosa. Il 17 ottobre 1886 (il primo giorno di scuola di quell'anno), la casa editrice milanese Treves pubblica Cuore, una raccolta di episodi ambientati tra dei compagni di una classe elementare di Torino, che ha subito grande successo. Il libro è di forte carattere educativo-pedagogico ed è molto apprezzato anche perché ricco di spunti morali attorno ai miti affettivi (da cui il titolo) e patriottici del recente Risorgimento. Tuttavia è ampiamente criticato dai cattolici per l'assenza totale di tradizioni religiose (i bambini di Cuore non festeggiano nemmeno il Natale), specchio politico delle aspre controversie tra il Regno d'Italia e la Chiesa cattolica dopo la presa di Roma del 1870.

Nel 1889 De Amicis si avvicina al socialismo, fino ad aderirvi totalmente nel 1896. Questo mutamento d'indirizzo è visibile nelle sue opere successive, in cui presta molta attenzione alle difficili condizioni delle fasce sociali più povere e vengono completamente superate le idee nazionalistiche che avevano animato Cuore. Amico di Filippo Turati, collabora a giornali legati al Partito Socialista come la Critica sociale e La lotta di classe. Dopo il successo di Cuore seguono altri libri come Sull'oceano (1889), sulle condizioni dei poverissimi emigranti italiani e poi Il romanzo di un maestro (1890), Amore e ginnastica (1892), La maestrina degli operai (1895) e La carrozza di tutti (1899), ritratto della città di Torino vista da un tram. Inoltre scrisse per Il grido del popolo di Torino numerosi articoli d'ispirazione socialista, che furono poi raccolti nel libro Questione sociale (1894).

Gli ultimi anni sono rattristati sia dalla morte della madre Teresa, sia dai continui screzi con la moglie Teresa Boassi, che aveva sposato nel 1875.[4] Nel 1903 è eletto socio dell'Accademia della Crusca.[5] Il ministro Vittorio Emanuele Orlando lo chiama (insieme a Fogazzaro) a far parte del Consiglio Superiore dell'Istruzione. Le ultime sue opere sono L'idioma gentile (1905), quindi Ricordi d'un viaggio in Sicilia e Nuovi ritratti letterari e artistici. Tornato nella sua natìa Liguria, De Amicis muore improvvisamente per un'emorragia cerebrale l'11 marzo 1908.

Per approfondire su Wikipedia, vedi la voce Cuore (romanzo).
La piccola vedetta lombarda in un'illustrazione del 1886

L'opera più importante e conosciuta di De Amicis è Cuore, un libro di lettura per ragazzi che ha grande fortuna nel sistema educativo italiano durante l'età post-unitaria. La trama ruota interamente attorno al mondo della scuola, che viene descritto attraverso le pagine del diario di Enrico Bottini, un bambino di terza elementare proveniente da una famiglia borghese. Il libro si presenta quindi come un insieme di scene e bozzetti che hanno per protagonisti i compagni di classe di Enrico, che appartengono a diverse classi sociali.[6]

Alcuni di questi personaggi sono rimasti celebri: Garrone, il quattordicenne forte e generoso, che si comporta già come un uomo; Derossi, il migliore della classe oltre che il più bello e ammirato, sempre pronto ad aiutare i compagni nello studio; Nobis, l'aristocratico snob; il figlio del muratore, chiamato «muratorino»; Precossi, il figlio del fabbro; Crossi, il figlio dell'erbivendola; l'«infame» Franti, ragazzo svogliato e irrispettoso, che a metà del libro viene cacciato da scuola. In questo modo viene delineato il quadro della società torinese dell'età umbertina, nelle sue diverse componenti. Alla narrazione dei fatti, che percorre l'intero anno scolastico 1881-1882, vengono interposti i messaggi ammonitori scritti dai genitori di Enrico e la trascrizione dei racconti edificati che il maestro fa leggere agli studenti ogni mese. Tra questi, alcuni sono diventati famosi, come La piccola vedetta lombarda e Il tamburino sardo.[6]

Il libro ha un evidente scopo educativo: formare la futura classe dirigente del nuovo stato unitario (rappresentata dal piccolo borghese Enrico) e trasmettere un sistema valori valido per tutte le classi sociali del regno. Tra questi principi morali ci sono il rispetto della famiglia, il patriottismo, il culto dell'esercito e per la recente stagione risorgimentale, il rispetto per le istituzioni e in particolare per la figura del re, la condanna dei comportamenti critici o irrispettosi dello stato vigente. A questo si aggiungono poi la fede nel progresso e l'esaltazione di virtù come la laboriosità, l'altruismo, la solidarietà tra le classi sociali.[6]

Grazie alla sua ampia diffusione, Cuore diventa parte della formazione culturale di generazioni di ragazzi, fino agli anni cinquanta. Attraverso la scuola, De Amicis cerca infatti un comune terreno nazionale e offre agli studenti di tutte le parti d'Italia una serie di valori civili laici elaborati dalla borghesia post-risorgimentale.[7]

  1. Risorgimento dimeticato: il cuore dell'Italia, in Unione Monarchica italiana. URL consultato il 22 settembre 2015.
  2. Piero Meli, Edmondo De Amicis e i fantasmi letterari del colera in Sicilia, in La Sicilia, 22 dicembre 2012.
  3. Il giornale dei ragazzini, in La Nazione, 18 gennaio 2009.
  4. Maria Santini, La scellerata e l'egocentrico: Teresa ed Edmondo De Amicis, su simonel.com. URL consultato il 22 settembre.
  5. Edmondo de Amicis, in Accademia della Crusca. URL consultato il 7 giugno 2009.
  6. 6,0 6,1 6,2 Guido Baldi, Silvia Russo, Mario Razetti e Giusepper Zaccaria, La Scapigliatura, il Verismo, il Decadentismo, in Moduli di letteratura, Torino, Paravia, 2002, p. 128.
  7. Giulio Ferroni, Profilo storico della letteratura italiana, Torino, Einaudi, 2002, p. 819.

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