La filosofia greca

Wikibooks, manuali e libri di testo liberi.
Jump to navigation Jump to search

Una storia della filosofia greca concepita non secondo lo schema manualistico per autori e/o per testi, ma lungo il filo conduttore – metis – dei problemi e delle domande sorti nei tre secoli della storia ellenica, dal VII al IV avanti Cristo. I personaggi di questa narrazione sono i concetti, le loro metamorfosi e il loro radicarsi in una visione del mondo che è alla base della nostra civiltà. Come nel cammino da Olimpia alla sede dei giochi, quello che conta non è il tedoforo ma la torcia, quel fuoco che non si spegne mai pur passando di mano in mano.

Che cos'è la filosofia?[modifica]

La filosofia è una disciplina teorica inclusa nell’ambito delle discipline umanistiche. Essa copre quindi un ambito delle conoscenze umane ben delimitato. Ma quale? Che cosa studia il filosofo? E chi è il filosofo? La risposta appare subito complicata. È più facile rispondere, per esempio, alla domanda: “che cosa studia lo storico, o il filologo , o il teologo?” Ma, ad essere pignoli, anche in questi casi una risposta non è così scontata. Vediamo. Si può affermare che lo storico studia “la storia”. Ma che cos’è “storia”? Tutti gli eventi appartenenti al passato? Ma “dove” si presentano tali eventi? Se sono passati, essi non si offrono più al nostro sguardo. Semplicemente non ci sono più. Gli eventi passati tuttavia hanno lasciato delle tracce, classificate come reperti, documenti, testimonianze di varia natura. Il passato non esiste in quanto tale, ma in quanto insieme di tracce o segni lasciati dagli esseri umani che ci hanno preceduto. Lo storico quindi studia queste tracce e questi segni. Classifica, analizza e interpreta reperti e documenti, e da essi ricava alcune informazioni circa gli eventi accaduti nel passato. Ma i segni non sono “il passato”: essi vanno sempre interpretati, e non è detto che un’interpretazione sia sempre giusta, che ciò che comprendiamo di un documento rifletta esattamente l’evento che lo ha prodotto. La disciplina storica, o storiografia, è basata su una serie di interpretazioni che possono venire continuamente corrette e confutate. Torniamo allora alla filosofia. È bene chiarire subito che, come disciplina umanistica, la sua nascita è abbastanza recente. Nei licei la filosofia (o meglio: la storia della filosofia) si studia da meno di un secolo. Eppure la filosofia è una disciplina plurimillenaria. Come si spiega tutto ciò? La risposta più semplice è che la “storia della filosofia”, così come viene studiata oggi, non coincide esattamente con la filosofia come specifico ambito di conoscenza. Studiare filosofia non è esattamente la stessa cosa che fare filosofia. Si può essere storici della filosofia senza essere filosofi, mentre è generalmente assodato che un filosofo non può non conoscere la storia della filosofia. La filosofia quindi è l’insieme maggiore all’interno del quale opera lo storico della filosofia (insieme minore).

La nostra domanda iniziale quindi si divarica: 1 che cosa studia lo storico della filosofia? 2 Che cosa studia il filosofo? Lo storico della filosofia, come ogni storico, consulta, analizza e interpreta documenti, esclusivamente testi scritti, che ritiene pertinenti allo scopo di delineare la Storia del pensiero occidentale. Ma quali sono i documenti che possono rientrare nell’ambito storiografico della filosofia? Ovviamente testi filosofici. Ma come si riconosce un testo filosofico? Che cosa lo distingue veramente da un testo letterario o scientifico? Come si può vedere, le domande si moltiplicano e una risposta appare sempre più sfuggente. In sintesi, chi scrive un testo filosofico è un pensatore che si pone un certo tipo di domande e di obbiettivi, diversi da chi intende creare un’opera d’arte o un saggio scientifico. Le domande della filosofia non le decide quindi lo storico della filosofia, ma il filosofo propriamente detto. Ma non in modo arbitrario. Un filosofo si può interrogare su tutto, ma con obbiettivi diversi da qualunque altro studioso. Per es.: la filosofia si può occupare della Natura, e in passato questo è stato fatto abbondantemente. Ma è molto diverso chiedersi “che cos’è La Natura” da “che cos’è un mammifero”. Nel primo caso la domanda si eleva su un piano razionale e ontologico; nel secondo, essa è confinata sul piano pratico della classificazione di certi esseri viventi. Definire la Natura in quanto tale implica un livello di astrazione molto più elevato, e una disposizione speculativa molto diversa da quella richiesta dalla ricerca scientifica.

Ricapitolando. La filosofia, più che una disciplina scolastica, è un vero e proprio modo di intendere il pensiero. Essa presuppone degli scopi che le sono propri e non paragonabili a nessun’altra disciplina. Filosofare vuol dire speculare (pensare teoreticamente) su tutto ciò che concerne “ciò che è”, sia intrinsecamente all’essere umano che fuori di esso (il mondo, il tutto, la realtà in quanto tale). Il filosofo può insegnare o scrivere; in quest’ultimo caso egli deposita nella storia dei documenti che entrano a far parte della Storia della filosofia, i testi filosofici. Lo storico della filosofia è colui che consulta e interpreta tali testi, allo scopo di delineare un filo conduttore tra di essi, o meglio una tradizione di pensiero che oggi noi indichiamo come Storia della filosofia.