Messianismo Chabad e la redenzione del mondo/Ascesa delle anime

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Indice del libro
The Jews at prayer Trutnev.jpg
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Ebrei in preghiera, di Ivan Trutnev (c. 1911)


LO ZADDIQ COLLEGA CIELO E TERRA

« Per quanto ci riguarda, noi possiamo pregare il Rebbe
e lui può trattare con Dio a nome nostro. »
(Un membro della sinagoga centrale Lubavitch, Crown Heights, New York[1])

L'ascesa delle anime[modifica]

« La missione dello zaddiq nella vita,
il suo dovere verso i suoi simili e verso Dio,
è di coinvolgersi nel mondo ed elevarlo. »

(Rabbi Adin Steinsaltz[2])

Un aspetto importante nel chassidismo è sempre stata l'esperienza ultima di Dio chiamata "stringersi/dedicarsi a Dio" (דבקות devekut). In sostanza questa è un'unione mistica con Dio. Di questo si parla molto anche nella letteratura Chabad contemporanea, anche se non è presente nella Tanya. In Chabad devekut è la stessa cosa di hitbonanut, la meditazione contemplativa, che dovrebbe avere lo stesso risultato di devekut. L'aspetto comune in devekut e hitbonanut è la concentrazione.[3] Per i Lubavitcher lo studio della Torah e l'adempimento dei comandamenti sono la forma più elevata di devekut.[4] Come è già stato affermato, la Tanya è meno interessata non tanto allo zaddiq, quanto alle capacità di ogni credente di eccellere nelle questioni spirituali. Al contrario, il chassidismo in generale sottolinea il ruolo redentore dello zaddiq per i suoi seguaci. Tale credenza esiste comunque anche in Chabad, come esprime la citazione introduttiva di Steinsaltz supra. Al fine di ottenere una comprensione di come i Lubavitcher possano percepire il loro zaddiq quale redentore, verrà ora esaminato il compito dello zaddiq nell'elevare o far ascendere le anime del suo popolo, in modo da unire il Santo con la Shekhinah.[5]

All'inizio del chassidismo il sistema di leadership con lo zaddiq riceveva importanza attraverso la fede mistica nell'origine delle anime, denotando che un gruppo di anime aveva la stessa radice o famiglia in cielo. Lo zaddiq aveva solo il "potere" di influenzare le anime che appartenevano alla stessa radice della sua propria anima. Secondo Ada Rapoport-Albert, Rabbi Jacob Joseph di Polonne spiegò che lo zaddiq è il redentore (גאל go’el, che potrebbe anche significare "parente") delle persone le cui anime sono collegate a lui. Nel chassidismo la fede cabalistica nella trasmigrazione delle anime divenne un compito dello zaddiq: egli avrebbe dovuto elevare le anime del suo popolo fino alle loro radici tramite la sua unione mistica con Dio.[6] Lo zaddiq si muoveva tra il mondo spirituale e quello mondano e poteva eliminare il male nella vita dei suoi seguaci su entrambi questi livelli. Poteva portare il pentimento, che era un moto spirituale, e assicurare salute e prosperità a livello materiale.[7]

Lo zaddiq doveva agire per conto delle anime del suo popolo, perché si credeva che i peccati di una persona influenzassero tutte le anime ad esso collegate, anche l'anima dello zaddiq. Questo era un concetto basato sulla teoria cabalistica delle connessioni metafisiche che legano insieme tutte le anime di Israele. Alla fine non importava quanto qualcuno fosse santo: la sua anima poteva sempre e comunque essere influenzata dalle anime dei peccatori. Il Besht, d'altra parte, credeva nell'ordine inverso delle cose. Quando egli si pentì come "capo della generazione", pensava che ciò avrebbe avuto un impatto sullo stato morale dei peccatori intorno a lui. Rabbi Jacob Joseph di Polonne spostò invece lo stress dalla leadership alle persone: le persone dovevano aderire al leader spirituale per essere connesse ai reami celesti. In questo senso il chassidismo significava qualcosa di nuovo: le persone comuni avrebbero potuto comunicare con Dio in questo modo. Fino ad allora, la comunione mistica con Dio era stata vista come una prerogativa dell'élite. Ora l'élite diveniva necessaria come mezzo per elevare l'ebreo ordinario. Questo doveva unirsi allo zaddiq per poter adempiere al suo dovere nel servizio di Dio, poiché senza lo zaddiq non poteva farlo.[8]

Ritratto di uomo che legge, del Correggio
(c. 1525)
Hillel Paritcher.jpg
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Frontespizio del Pelech Harimon (1887)

Note[modifica]

Searchtool.svg Per approfondire, vedi Le strutture basilari del pensiero ebraico e Torah per sempre.
  1. Citato in Haaretz, 17 aprile 2008.
  2. Steinsaltz 2003:266: Quando lo zaddiq dimentica se stesso e persino il suo desiderio di unio mystica per coinvolgersi nel mondo profano, egli sta in effetti unendo il Santo con la Shekhinah.
  3. Steinsaltz 2003:310-311.
  4. Schochet 1995 I:44.
  5. Steinsaltz 2003:266.
  6. Rapoport-Albert 1997:126-128. Si veda anche Steinsaltz 2003:310-311.
  7. Dan 1997:423.
  8. Etkes 1997:161-164.