Messianismo Chabad e la redenzione del mondo/Redenzione messianica nel Chassidismo

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Il Cabalista, olio di Isidor Kaufmann (c. 1910-20)

Redenzione messianica nel Chassidismo[modifica]

La storiografia tradizionale, rappresentata da Scholem e Buber, afferma che il messianismo non appartiene al chassidismo tradizionale. Durante la sua vita, Rabbi Schneerson parlò continuamente del Messia. Molte delle sue lettere iniziano e finiscono con contenuti messianici e sembra che i suoi insegnamenti messianici fossero aumentati di intensità nel corso degli anni. Studiosi come Avrum Ehrlich e Aviezer Ravitzky[1] affermano che si tratta di un cambiamento radicale rispetto alle precedenti generazioni Chabad.[2]

Tre principali approcci riguardanti il messianismo nel chassidismo in generale possono essere riscontrati nella letteratura accademica.[3] Il primo approccio indica che gli elementi messianici classici sono ormai defunti nel chassidismo, e tale approccio fu promosso per la prima volta da Buber e Dubnow. Scholem invece riconobbe alcuni concetti messianici nel chassidismo, ma sostenne che l'elemento apocalittico (o acuto) del messianismo era stato demitizzato — descrisse ciò come una neutralizzazione del messianismo rispetto al messianismo luriano o sabbatiano. Scholem voleva dire che il messianismo chassidico mancava di acutezza, ma esisteva come un'utopia in un lontano futuro. Isaiah Tishby[4] e Ben-Zion Dinur hanno indicato un terzo modo di guardare al messianismo nel primo chassidismo e alla sua attività: entrambi riscontrano un'esplicita consapevolezza di messianismo.

In linea con il secondo approccio, sostenuto da Scholem, Ehrlich scrive che la ragione per cui il messianismo non è così visibile nel chassidismo è perché sin dall'inizio fu spirituale, piuttosto che politico, e ciò gli ha permesso di rimanere all'interno dell'ebraismo tradizionale. Ehrlich risolve la questione del messianismo nel movimento dicendo che "c'erano, tuttavia, un certo numero di submovimenti messianici più forti nel chassidismo".[5] Cita il Chassidismo Breslov, formato dai seguaci di Rabbi Nachman di Breslov (1772-1810), uomo che era e si dice possedesse l'anima di un Messia. Ehrlich afferma che questo ceppo di elitarismo chassidico ispira il Chassidismo Chabad contemporaneo, ma non lo spiega ulteriormente. Menziona inoltre quelle che chiama "blande affermazioni messianiche", come quelle relative al precedente rebbe Satmar, Joel Teitelbaum, che si credeva sarebbe vissuto abbastanza a lungo da vedere la venuta del Messia. Il rebbe Satmar aveva ovviamente una forte convinzione messianica, evidente nel fatto che c'era una stanza per il Messia nella sua casa, se il Messia fosse venuto a trovarlo.[6] È possibile che questi esempi contino davvero come meri sottogruppi chassidici periferici?

Mor Altshuler propende fortemente a favore del terzo approccio.122 Nel suo studio non presenta Rabbi Dov Ber come il fondatore della corte chassidica, ma fu invece un messianista, Rabbi Yechiel Mikhel di Zolochiv, affermando che si trattava in effetti di attività messianica quella che permeò la corte chassidica. Altshuler afferma che la sorprendente crescita del chassidismo nei primi quattro decenni fu il risultato dell'attività messianica. Fondamentalmente, Altshuler intende che il chassidismo ha davvero preso il suo incentivo e la sua forza dal messianismo.[7] Asserisce che il Besht non rifiutò i calcoli cabalistici relativi alla Fine dei Tempi, né creò qualcosa di nuovo. Invece egli seguì il percorso tracciato dalle generazioni prima di lui nel praticare la magia per accelerare la redenzione e l'era messianica.[8]

I passaggi letterari sul Messia non sono molti, dice Idel, e quindi potrebbe sembrare una proposta troppo drastica dire che il chassidismo fu fortemente intriso di messianismo nelle sue prime fasi. Tuttavia, Idel indica il modo in cui è plasmata la vita religiosa quotidiana e sostiene che non è il numero di citazioni che conta, né la fede o la speranza, ma l'azione. Idel menziona la responsabilità a livello personale nel chassidismo al fine di favorire l'avvento messianico e asserisce che gli argomenti messianici delle prime questioni chassidiche sono piuttosto significativi.[9]

In linea con studiosi come Ben-Zion Dinur e Isaiah Tishby, lo studio di Altshuler mostra che si verificò un cambiamento nel chassidismo, passando dall'esoterismo allo scrutinio pubblico e che il suo contenuto messianico seguì tale transizione. Sebbene il chassidismo fosse un movimento esoterico, l'impulso messianico allora era ancora forte, ma per essere integrato nella corrente ortodossa dell'ebraismo dovette sopprimere il messianismo quando divenne un tipo di gruppo più ampio e aperto. Secondo Altshuler fu la divisione in diverse corti che rese impossibile il messianismo esplicito, poiché "l'apparizione quasi simultanea di due o più Messia mette a rischio e ridicolizza la nozione di un singolo Messia prescelto". Tuttavia, esiste nelle diverse dinastie chassidiche di oggi la convinzione e la speranza che il Messia proverrà dal loro proprio leader, sebbene le palesi espressioni di tale rivelazione siano sempre state rare — con poche eccezioni. A differenza del movimento sabbatiano, il chassidismo non abbandonò ritegni e restrizioni, ma rimase all'interno dell'ebraismo.[10]

Harris Lenowitz collega la caratteristica messianica dello chassidismo all'istituzione dello zaddik, l'idea dottrinale del leader chassidico che lui definisce come un essere quasi divino che compie miracoli e riparazioni cosmiche e in cui abita l'anima del Messia. Lenowitz collega ulteriormente il Messia chassidico alla figura messianica luriana e sabbatiana, il cui scopo era riparare il cosmo e determinare la Fine dei Tempi, e in cui la visione tradizionale del Messia come colui che studia la Torah e osserva le leggi ebraiche scompare a favore di un ruolo più ampio e di carattere divino.[11]

Anche se i riferimenti al Messia sono scarsi, sono troppo frequenti nel primo chassidismo per essere ignorati. Il fatto che il chassidismo abbia favorito diverse figure messianiche indica anche che fondamentalmente il chassidismo non era privo di un elemento messianico. Se un certo ambiente ne dà vita a molti dello stesso tipo, abbiamo motivo di chiederci cosa sia in quell'ambiente che ispiri tale caratteristica. Si dice che il chassidismo abbia reso popolare il misticismo che ne è una delle sue principali fonti letterarie, e che a sua volta è intriso di escatologia. Se il Besht non fu il primo di una nuova linea, egli seguì comunque qualcosa di profondamente essenziale per l'ebraismo, e in particolare per il misticismo ebraico: il messianismo. È quindi possibile affermare che il chassidismo sia di carattere fondamentalmente messianico?

Note[modifica]

Searchtool.svg Per approfondire, vedi Essenza trascendente della santità, Le strutture basilari del pensiero ebraico e Pensare Maimonide .
  1. Cfr. Aviezer Ravitzky.
  2. Ehrlich 2000:116-117 e Ravitzky 1994:313.
  3. Gli approcci citati in questo paragrafo sono ben attestati nelle discussioni accademiche. Si vedano specialmente Buber 1948:6-7; Scholem 1969: 327-331; 1971:228-250. Moshe Idel ha spesso discusso le ipotesi di Buber Scholem, si veda per esempio Idel 1997:389-403. Emmanuel Etkes discute tendenze passate e nuove direzioni nel chassidismo, referendosi a Dubnow, Dinur e Tishby: cfr. Etkes 1997:447-464.
  4. Cfr. Isaiah Tishby.
  5. Ehrlich 2000:114.
  6. Ehrlich 2000:29, 114.
  7. Altshuler 2006:193-212.
  8. Altshuler 2006:27-28.
  9. Idel 1998:234.
  10. Altshuler 2006:10-11, 212. La citazione è presa da pp. 10-11. Le esplosioni messianiche chassidiche che si sono verificate ebbero a che fare con Rabbi Nahman di Bratslav e Rabbi Menachem Mendel Schneerson, sebbene Altshuler affermi a p. 11 che ciò fu "un pallido riflesso degli eventi occorsi nei primi giorni del movimento".
  11. Lenowitz 1998:199-200.