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Storia della letteratura italiana/Alberto Moravia

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Storia della letteratura italiana
Storia della letteratura italiana

Tra i più rappresentativi scrittori italiani del secondo dopoguerra, Alberto Moravia è un autore prolifico, animato da passione civile e curiosità culturale. Critico nei confronti della borghesia italiana, classe sociale da cui egli stesso proviene, si fa conoscere già con il suo primo romanzo, pubblicato quando è poco più che ventenne, Gli indifferenti. Nel dopoguerra firma altre opere di successo, molte delle quali sono trasposte al cinema.

Alberto Moravia

Nasce a Roma, con il nome di Alberto Pincherle, il 28 novembre 1907 in una agiata famiglia borghese. Firma però le sue opere con il cognome della nonna paterna, Moravia. La sua è un'infanzia difficile: malato di tubercolosi ossea, è costretto a letto per lunghi periodi e subisce vari ricoveri in sanatorio. Compie studi irregolari, leggendo per lo più classici e narratori contemporanei. Durante la convalescenza in un albergo di montagna scrive tra il 1925 e il 1928 il suo primo romanzo, Gli indifferenti: pubblicato nel 1929, ottiene immediato successo. Si inserisce attivamente nel mondo intellettuale e letterario italiano: continua a pubblicare racconti e stringe rapporti con Alvaro, Bontempelli e la redazione della rivista 900. Viaggia a lungo all'estero: soggiorna a Londra, a Parigi, negli Stati Uniti (ospite di Prezzolini) e persino in Cina.

Intrattiene buoni rapporti con influenti intellettuali fascisti, sebbene il regime guardi con sospetto alla sua produzione letteraria e imponga agli editori di darle scarsa visibilità. Infine nel 1941, con la pubblicazione del romanzo La mascherata, la censura interviene in modo duro e gli proibisce di scrivere sui quotidiani se non dietro pseudonimo. Nello stesso anno sposa la scrittrice Elsa Morante. Dopo l'8 settembre 1943 la coppia fugge da Roma e ripara a Fondi, per tornare nella capitale solo dopo la Liberazione. Riprende l'attività letteraria e giornalistica, collaborando con Il Mondo, L'Europeo, il Corriere della Sera. Pubblica vari interventi, reportage, riflessioni su argomenti di attualità. La sua attività di scrittore impegnato si intreccia con la partecipazione alla vita mondana.

Nel 1947 il successo del romanzo La romana lo fa conoscere e apprezzare da un pubblico sempre più ampio. Vari suoi libri si rivelano spunti per riduzioni cinematografiche. Tra i film tratti dalle sue opere si ricordano La provinciale (1952) di Mario Soldati, La romana (1954) di Luigi Zampa, La ciociara (1960) di Vittorio De Sica, Agostino o la perdita dell'innocenza (1962) di Mauro Bolognini e Il conformista (1970) di Bernardo Bertolucci. Attivo anche come sceneggiatore, Moravia si avvicina, durante gli anni cinquanta, alla scrittura per il teatro.

Nel 1953 fonda, insieme ad Alberto Carocci, la rivista culturale «Nuovi Argomenti», che dirige fino agli ultimi anni di vita. Nel 1957 inizia a collaborare con l'Espresso, sul quale firma una rubrica di critica cinematografica. Nel 1960 la sua notorietà si amplifica ancora di più dopo il successo del romanzo La noia. Nel 1962 rompe con Elsa Morante e inizia una relazione con la giovane scrittrice Dacia Maraini. Negli anni ottanta il suo impegno politico lo porta a candidarsi alle elezioni europee come indipendente nelle liste del Partito Comunista: eletto, siede al parlamento di Strasburgo dal 1984 al 1989. Muore a Roma il 26 settembre 1990.[1]

La passione civile e la curiosità culturale, che hanno accompagnato Moravia per tutta la sua attività letteraria, lo rendono scrittore impegnato. L'opera di Moravia è legata al realismo e indaga le patologie delle classi sociali, specialmente dell'alta e della media borghesia. Il suo è uno stile esclusivamente da narratore che non si compiace di effetti lirici ma si affida esclusivamente allo svolgersi del periodo. Moravia guarda la realtà dall'esterno, lo stile della sua prosa è spoglio e disadorno, sempre regolare e privo di ogni slancio.[2]

I primi scritti e Gli indifferenti

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Moravia inizia a scrivere i suoi primi racconti sulla rivista 900 alla quale collabora a partire dal 1927:[1] Cortigiana stanca (1927), Delitto al circolo del tennis (1928), Il ladro curioso e Apparizione (1929). Il successo ottenuto con il primo romanzo Gli indifferenti (1929), che viene visto dalla critica come esempio di romanzo esistenzialista e di stampo dostoevskijano,[3] gli permette di proseguire la sua attività di scrittore e gli apre le porte del giornalismo.

Scritto quando l'autore aveva solo 22 anni, il romanzo si presenta come uno dei primi esempi della nuova letteratura che stava nascendo negli anni del fascismo. L'opera non è il risultato di una riflessione teorica, ma piuttosto da un impulso istintivo che spinge Moravia alla narrazione. Si tratta di una caratteristica tipica del suo stile, che si osserva anche nelle opere successive. Quella descritta negli Indifferenti è una realtà vuota, in cui i personaggi sono mossi unicamente dal proprio egoismo e non mostrano nessun interesse per la tragedia che si sta consumando. Ne esce un'immagine risentita e violenta della borghesia italiana negli anni del regime.[4]

Durante il fascismo, che penalizzava la sua origine ebraica da parte del padre, la sua opera viene tenuta sotto controllo e alcuni suoi scritti vietati, come le recensioni a Le ambizioni sbagliate (1935), o sequestrati, come La mascherata (1941).[1] In alcuni casi ne viene addirittura impedita la pubblicazione, come avviene per Agostino (terminato nel 1943). Moravia però non rinuncia alla letteratura e scrive comunque opere di carattere allegorico. Continua inoltre l'attività giornalistica firmando i suoi interventi con uno pseudonimo. Esce in questo periodo la raccolta di racconti La bella vita (1935), L'imbroglio (1937) e I sogni del pigro (1940).[5]

Gli scritti del dopoguerra: il neorealismo

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Terminata la seconda guerra mondiale e trascorsi alcuni anni all'estero, Moravia riprende a scrivere e, oltre a dedicarsi al giornalismo, s'interessa di cinema, di teatro e di saggistica. Per il teatro scriverà Beatrice Cenci (1958), Il dio Kurt (1968), La vita è gioco (1969) e come saggista L'uomo come fine (1963) e l'Impegno controvoglia (1980).[5]

Nel 1945 lo scrittore pubblica Agostino. Il romanzo segue i turbamenti di un tredicenne, Agostino, che scopre il sesso venendo a sapere di una relazione della madre con un uomo più giovane. Frequentando un gruppo di coetanei disposti a qualsiasi esperienza, il protagonista esce dall'ingenuità, attratto dagli aspetti torbidi della realtà attorno a lui. Tuttavia è frenato nei suoi impulsi dalla sua posizione di bravo ragazzo borghese, che gli impedisce di godere appieno della vitalità a cui possono accedere i ragazzi del popolo. Moravia aggredisce così il mito dell'adolescenza diffuso nella letteratura degli anni trenta, descrivendola come una fase della vita in cui la realtà appare come qualcosa di estraneo e sordido.[6]

Alberto Moravia sul set de La romana (Zampa) si intrattiene con Gina Lollobrigida

Due anni dopo, nel 1947, vede la luce il romanzo La romana, che narra la storia di una giovane prostituta che agisce in un ambiente di polizia fascista e di cospiratori antifascisti. Moravia viene così consacrato come autore neorealista. Seguono, al ritmo di un anno di distanza, La disubbidienza (1948) e L'amore coniugale (1949) nei quali lo scrittore fa una critica all'istituzione borghese del matrimonio.

Nel romanzo Il conformista (1951) racconta la storia di un uomo che diventa una spia dell'OVRA, ispirata all'assassinio dei fratelli Rosselli. Una tra le opere più famose dello scrittore è La ciociara (1957), storia di una donna del popolo e di sua figlia che vengono mortificate dalla guerra.[7] Si annovera anche I due amici, scritto nel 1952 ma rimasto incompiuto e pubblicato da Bompiani nel 2007.

A questa fase sono riconducibili anche i Racconti romani, scritti negli anni cinquanta, e nati dall'osservazione della realtà popolare.[7]

Alienazione e crisi esistenziale

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Nel romanzo Il disprezzo (1954) e nei successivi, lo scrittore propone le tematiche adeguate alle nuove tendenze letterarie e culturali, come quella dell'alienazione, anche se la linea essenziale che lo guida rimane sempre l'osservazione della realtà. Tra i più noti è La noia (1960), al quale segue la raccolta di novelle L'automa (1962), L'uomo come fine (1964), L'attenzione (1965), Una cosa è una cosa (1967).

La noia è, insieme a Gli indifferenti, il romanzo più rappresentativo di Moravia e della sua analisi critica del mondo borghese. Il protagonista Dino è un intellettuale proveniente da una ricca famiglia romana, che fa di sé un'analisi psicologica e morale a partire dal senso di noia che prova. La "noia" non è altro che l'indifferenza di cui parlava il primo romanzo, l'estraneità nei confronti della realtà. Moravia porta avanti un affondo alla borghesia italiana degli anni cinquanta: la noia di Dino è un senso di inadeguatezza della realtà, che non riesce a persuaderlo della sua effettiva esistenza. L'unico modo per uscire da questa incomunicabilità sembra l'esperienza erotica. Anche questa però finisce per far ricadere nella noia, proprio per la sua ansia di possesso.[8]

L'attualità contemporanea rimane un tema centrale anche nei romanzi dei decenni successivi, incentrati sulla sessualità o temi politici, e in specifico quello del terrorismo: Il paradiso (1970), Io e lui (1971), La vita interiore (1978), La cosa (1983), L'uomo che guarda (1985), Viaggio a Roma (1988), Palocco (1990).

  1. ↑ 1,0 1,1 1,2 Giulio Ferroni, Profilo storico della letteratura italiana, Torino, Einaudi, 2003, p. 1066.
  2. ↑ Giulio Ferroni, Profilo storico della letteratura italiana, Torino, Einaudi, 2003, p. 1068.
  3. ↑ Stefano Guerriero, «Gli indifferenti» nella storia del romanzo, in Belfagor, vol. 63, n. 3, 31 maggio 2008, p. 264.
  4. ↑ Giulio Ferroni, Profilo storico della letteratura italiana, Torino, Einaudi, 2003, pp. 1068-1069.
  5. ↑ 5,0 5,1 Moràvia, Alberto, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  6. ↑ Giulio Ferroni, Profilo storico della letteratura italiana, Torino, Einaudi, 2003, p. 1069.
  7. ↑ 7,0 7,1 Alberto Asor Rosa, Storia europea della letteratura italiana, vol. 3: La letteratura della Nazione, Torino, Einaudi, 2009, p. 406.
  8. ↑ Giulio Ferroni, Profilo storico della letteratura italiana, Torino, Einaudi, 2003, p. 1070.